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A wake (USA, 2019)

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Il caso ha voluto che mi trovassi a considerare contemporaneamente per la pubblicazione sul blog due film recenti, diversi per clima culturale e sviluppo drammatico, ma accomunati da uno stesso argomento: come un adolescente affronta la perdita derivante dalla morte di una persona a lui vicina. Si tratta di A wake, film USA del 2019, e Été 85, del grande regista francese Francois Ozon. Ho portato avanti in contemporanea la sistemazione dei sottotitoli, ora li pubblico uno di seguito all’altro.
Inizio con A wake (Una veglia) del regista americano Scott Boswell.
Si tratta di una produzione indipendente, ambientata all’interno di una tipica famiglia americana di forte impronta religiosa e cristiana, i cui classici atteggiamenti omofobi trovano comunque rispondenza nella comunità e negli ambienti nei quali il protagonista Mitchel si è trovato a vivere. Una famiglia razzista e intollerante verso l’omosessualità, tanto che i genitori di Mitchel credono esplicitamente che essere gay sia un peccato per il quale l’anima brucerà per sempre all’inferno.
In questo contesto il giovane Mason si trova ad affrontare il senso di colpa e il trauma per la perdita del fratello gemello Mitchel, mentre la famiglia è all’oscuro dei risvolti segreti della vita di Mitchel: i segreti e il lutto hanno comunque un effetto tossico su tutti i componenti della famiglia.

Da segnalare la prestazione attoriale di Noah Urrea, che interpreta i due gemelli Mason e Mitchel. Naturalmente il budget del film indipendente non consente i trucchi oggi correnti, ma il regista ovvia utilizzando gli angoli di ripresa e il montaggio per creare scene in cui Urrea sembra parlare con l’altro personaggio che sta interpretando.

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Making love (USA, 1982)

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All’nterno dei film di genere Making Love è considerato forse il primo dramma hollywoodiano tradizionale ad affrontare i temi dell’omosessualità, del coming out e dei matrimoni di convenienza.
Nel 1982 erano usciti film come Personal Best , Victor/Victoria o Partner, nei quali si iniziavano a considerare i temi dell’omosessualità sotto una luce più tollerante e comprensiva.
Ovviamente era solo un inizio, per il ruolo principale di Zach il regista aveva contattato vari attori, fra cui Tom Berenger, Michael Douglas, Harrison Ford, William Hurt e Peter Strauss, ma tutti con varie scuse hanno rifiutato il ruolo, confermando così i timori dell’epoca che interpretare un ruolo gay potesse nuocere alla carriera di un attore.
Terminate le riprese nel 1981 l’uscita ufficiale di Making Love ritardò quasi un anno per la reazione negativa di Marvin Davis , il magnate del petrolio che aveva acquistato la 20th Century-Fox nell’aprile 1981: a una proiezione privata di Making Love Davis urla “Avete fatto un dannato film di froci!”, e se ne va.

Il famoso scrittore Scott Berg ha concepito la storia alla base del film utilizzando le confidenze dei compagni di college all’amico sceneggiatore Barry Sandler, che come Berg era apertamente gay. Berg pensava che il movimento gay fosse il prossimo grande movimento sociale del paese: dopo il movimento per i diritti dei neri degli anni ’60 e il movimento femminista degli anni ’70, il movimento gay sarebbe stato secondo lui quello degli anni ’80.
Il film, considerato il primo film hollywoodiano rivolto a un pubblico gay, contrappone due visioni di uno stile di vita gay: Zack desidera una relazione monogama a lungo termine, mentre Bart si mostra promiscuo e non interessato a prendere impegni.
La sigla del film, “Making Love” interpretata da Roberta Flack , è valsa ai suoi compositori – Burt Bacharach, Bruce Roberts e Carole Bayer Sager- una nomination ai Golden Globe per la migliore canzone originale da film.

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Love, Victor 2 – serie TV (USA, 2021)

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Dato il grande successo della prima serie di Love, Victor i produttori hanno deciso per l’inevitabile seconda serie, che continua le vicende lasciate in sospeso nella prima serie, e con l’avvertenza di un probabile proseguimento.
Per me la continuazione di una serie si è quasi sempre rivelata una delusione, la ripetizione degli schemi risulta presto noiosa (penso a Elite oppure a Sex education, e speriamo bene per Young Royals…), ma nel caso di Love, Victor gli autori hanno avuto l’accortezza di mantenere aperta la soluzione delle vicende, per cui in qualche modo si mantiene una certa tensione narrativa, credo che valga la pena continuare la visione.

Rispetto alla scheda di presentazione non mi sono preso la briga di modificare quella della prima serie, che ripropongo tal quale, dato che i personaggi e le vicende ricalcano la precedente.

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Molti di noi avranno visto il film “Love, Simon” uscito in Italia nei cinema e su Netflix, e prodotto in USA dalla Fox. Si è trattato di uno dei tentativi più riusciti di coniugare una tematica sentimentale gay con un film rivolto al grande pubblico, ritenuto oramai in grado di digerire argomenti un tempo proibitivi per le grandi case di produzione. Per la prima volta in un film di una major (la Fox), il protagonista è un adolescente gay, spaurito ma alla fine anche coraggioso, che porta felicemente a compimento il proprio processo di autoaccettazione e il coming out.
Al seguito del grande successo in USA la Disney, subentrata nel frattempo alla Fox, ha deciso di creare un serie TV con la stessa ambientazione ma con personaggi diversi, appunto “Love, Victor“. Il protagonista della serie non è più Simon bensì Victor, un nuovo studente al Liceo Creekwood di Atlanta, che affronta un suo percorso di scoperta personale, nonostante le difficoltà nella vita familiare e il cambiamento per il trasloco in una nuova città.

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Were the world mine (USA, 2008)

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Essendo un fanatico di Shakespeare non sono in grado di resistere a nessuna proposta, compresa questa rivisitazione di una trama classica quale il “Sogno di una notte di mezza estate“.
Were the world mine (2008) è un film a tratti non ben riuscito, talvolta ridicolo come nei balletti, talora tremendo nelle musiche delle canzoni tipo Broadway, ma fa sorridere e anche ridere e per questo vale ancora la pena.
Were the world mine“, sembra un’alternativa indipendente e una risposta gay alla trilogia Disney di “High School Musical”, prodotta in quegli anni. Il film è pieno di stereotipi gay (fatine, ragazzi con le ali, giocatori di rugby che fanno piroette…), ma tutto trattato con leggerezza e humor, come d’altronde conviene alla materia teatrale originale.

Dalla riduzione musicale di Henry Purcell nel 1695 (con il titolo di “The fairy queen“) fino a questo film del 2008, il fascino esercitato dalle opere di Shakespeare sembra non poter mai venire meno.

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Love, Victor – serie TV (USA, 2020)

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Molti di noi avranno visto il film “Love, Simon” uscito in Italia nei cinema e su Netflix, e prodotto in USA dalla Fox. Si è trattato di uno dei tentativi più riusciti di coniugare una tematica sentimentale gay con un film rivolto al grande pubblico, ritenuto oramai in grado di digerire argomenti un tempo proibitivi per le grandi case di produzione. Per la prima volta in un film di una major (la Fox), il protagonista è un adolescente gay, spaurito ma alla fine anche coraggioso, che porta felicemente a compimento il proprio processo di autoaccettazione e il coming out.
Al seguito del grande successo in USA la Disney, subentrata nel frattempo alla Fox, ha deciso di creare un serie TV con la stessa ambientazione ma con personaggi diversi, appunto “Love, Victor“. Il protagonista della serie non è più Simon bensì Victor, un nuovo studente al Liceo Creekwood di Atlanta, che affronta un suo percorso di scoperta personale, nonostante le difficoltà nella vita familiare e il cambiamento per il trasloco in una nuova città.
La serie doveva originariamente essere distribuita sul canale Disney+ ma il network ha considerato la serie “troppo matura” per il target di riferimento della piattaforma; è stato deciso in seguito, di spostare la serie sulla piattaforma Hulu che, come Disney+, è parte della The Walt Disney Company. Anche per questa ragione non è disponibile al momento una distribuzione italiana.

NOTA: la serie dei sottotitoli si trova tradotta in italiano su Opensubtitles, in libera distribuzione. Dato l’interesse e le varie richieste, ho pensato di mettere a disposizione la serie con video di discreta qualità su MEGA, con sottotitoli su file. Per puro piacere mi sono divertito a revisionare il primo episodio, aggiungendo i testi tradotti delle canzoni, tutti gli altri sottotitoli sono originali da Opensubtitles.

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Something like summer (USA, 2017)

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Proseguo con la linea consolatoria dei film gay sentimentali ai tempi del virus.
Something Like Summer è un film musicale drammatico del 2017 basato sul romanzo del 2011 Something Like Summer scritto da Jay Bell, e primo romanzo della serie Something Like… (Summer, Autumn, Winter, Spring). Già nel 2015 è uscita l’edizione italiana, reperibile su Amazon o su Hawk legend .
Dato il tipo di vicende ed i colpi di scena di cui il film è generoso non non esiterei ad attribuirlo al genere del melodramma, tipica specialità italiana, essendo per di più ricco di numerosi intermezzi musicali. Se l’intero film sembra insinuarsi più volte nel territorio della soap opera, il colpo di scena finale rimuove infine tutti i dubbi.
Con qualche azzardo, questo piacevole film musicale è stato definito la versione gay di “La La Land”. In effetti troviamo nel film momenti sinceri e coinvolgenti, accompagnati da brani musicali originali e assai efficaci che accompagnano una storia d’amore giovanile vissuta tra una vasta gamma di emozioni: la scoperta della propria identità, il primo grande amore, subito perso ma poi ritrovato non senza passare attraverso una serie di difficili e tragici momenti che sono poi le sfide della vita, il viaggio verso la maturità. La lotta di Ben per la sua felicità sembra apparentemente non avere mai fine, come le sfide della vita.

Il film è il secondo diretto dal regista David Barry, già autore dell’apprezzato “Judas kiss”. Fra gli attori è da segnalare la cantante Ajiona Alexus, che ricopre il ruolo di Allison, l’amica di Ben, e che interpreta nel film varie sue canzoni.

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The thing about Harry (USA, 2020)

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La Grande Epidemia ci ha sorpresi un po’ tutti intenti alle nostre solite faccende, costringendoci bene o male a ripensare a quello che stavamo facendo. Nel nostro modesto caso, a parte il chiedersi cosa sta facendo tutta quella gente nei film così ammucchiata, ho interrotto i progetti a carattere drammatico-impegnato per ripiegare velocemente su una commedia americana leggera e spensierata, più adatta ad aiutarci ad evadere le angosce quotidiane.
The thing about Harry è un film TV prodotto dal network americano Freeform di proprietà della Disney. La rete, nell’esplorare in maniera avanzata tutte le sfumature della nostra contemporaneità, sta affrontando con successo la tematica dell’omosessualità, sia maschile che femminile.
Il film è una romantica commedia d’amore la cui programmazione sul canale TV è stata prevista durante la settimana di San Valentino, protagonista il celebre Jake Borelli, il dottor Levi nella serie tv Grey’s Anatomy, e attore dichiaratamente gay.

Il regista Peter Paige ha affermato che uno dei suoi obiettivi nel realizzare il film era quello di mettere in evidenza il fatto che i giovani LGBT vivono oggi le loro identità sessuali in modi differenziati rispetto alle generazioni passate. Harry per esempio è pansessuale, piuttosto che gay o bisessuale, perché “l’ipotesi che due giovani uomini gay sotto i 25 anni si identifichino entrambi come tali sembra stare stretta a questa generazione.”

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Happy endings sleepover (USA, 2019)

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Una deliziosa commedia noir prodotta negli USA ma interamente girata in Danimarca. Anche se non strettamente di genere, adatto al periodo natalizio, in quanto la “felice conclusione” è contenuta già nel titolo!
È basato sull’omonimo romanzo di Cade Jay Hathaway uscito nel 2015, primo di una serie di 7 romanzi che nelle intenzioni dell’autore dovrebbero uscire nei prossimi anni. Lo stesso autore ha scritto la sceneggiatura per il film.

Il film è anche la prima produzione della compagnia indipendente WOLF PUPPY FILMS , a favore del quale è stata lanciato un crowfunding sul sito Indiegogo.
Il protagonista Johnnie è un giovane agente della CIA alla sua prima missione in Europa, dove si imbatte nelle spie di Putin: Johnny è gay, ma non esita ad usare le armi contro gli omofobi agenti segreti russi: uno dei momenti più esaltanti del film!

Anche se non esplicitato, è molto interessante il contrasto fra le culture, da una parte quella american-trumpiana e dall’altra la tolleranza del piccolo regno di Danimarca, e comunque dell’Europa in genere.

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White frog (USA, 2012)

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White frog (regia di Quentin Lee) è un film che molti, me compreso, hanno visto nella sua versione doppiata in italiano. Come in altri casi, mi è piaciuto riproporre il film nella versione da me preferita, con audio originale e sottotitoli in italiano, a partire dall’unica disastrosa versione inglese circolante sul web, che consta di circa 1800 righe con continui doppioni e ripetizioni: alla fine di un allucinante lavoro ho ricondotto la misura a circa 900 righe, compresa la ricostruzione del timing. È per questa ragione che metto a disposizione anche i sottotitoli inglesi, la cui versione corretta non sembra reperibile sul web.
White frog (La rana bianca) è un film familiare ben scritto e ben recitato, soprattutto da parte del gruppo di attori giovani, tanto che riesce ad essere avvincente, commovente e totalmente credibile. In particolare la prestazione del protagonista Nick, affetto da sindrome di Asperger (autismo), che si troverà a fare i conti con la propria ma anche con l’altrui diversità, soprattutto quella dell’adorato fratello Chaz, che lui perde all’improvviso in un incidente. Il film quindi gioca in maniera efficace su più temi: la perdita e il lutto, la crisi delle identità, le diversità e la ricerca di accettazione. Quindi non solo la tematica omosessuale ma le problematiche derivanti dal disagio mentale e comportamentale..

Fin dalla sua uscita White frog è stata una rivelazione, lontano dagli schemi del genere gay, talmente sincero (si stenta a credere che il giovane attore che recita Nick non sia davvero autistico!) da lasciare a chi l’ha visto allora ed a chi lo rivede ora una profonda impressione e una grande commozione.

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Take me to the river (USA, 2015)

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Regia, sceneggiatura e produzione: Matt Sobel, alla sua prima produzione.
Canzone finale: Under Pressure – Queen & David Bowie

Presentato al Sundance Fim Festival 2015 e nominato al premio del pubblico come miglior film dal budget più contenuto. Tipico prodotto del maggior festival americano del cinema indipendente, creato e patrocinato dall’attore Robert Redford.
Il regista, sceneggiatore e produttore Matt Sobel racconta di essere partito da una esperienza personale quando, durante una riunione di famiglia nella fattoria dove poi ha girato il film, ha fatto un incubo nel quale era falsamente accusato di qualcosa di terribile durante una di quelle riunioni: “Ricordo di aver realizzato che tutto ciò che dicevo per difendermi avrebbe solo peggiorato la situazione, quindi dovevo stare zitto, anche se ribollivo per la sensazione di ingiustizia. Il mio primo obiettivo nel creare questo film è stato quello di catturare quella sensazione viscerale.” Il film si nutre fra l’altro dello scontro fra la cultura progressista della California, dalla quale proviene il protagonista, e gli ostracismi omofobi del Midwest rurale, fonte del potere politico dell’ultimo (speriamo) sciagurato presidente USA.

Sobel dichiara che gli è sempre piaciuto pensare alla storia come a una storia di inversione di età dove, invece di acquistare fiducia, il personaggio principale finisce per essere meno sicuro di molte cose rispetto all’inizio. Ryder, il protagonista gay adolescente, è fin dall’inizio sicuro della sua sessualità, a lui non serve il classico “coming out”, e lungi dallo scoprire la sua identità sessuale e il suo posto nella società, fa una sorta di cammino inverso, prendendo le mosse dal potere di altre soggettività per mettere in discussione le sue certezze.

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