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Tropical malady (Thailandia, 2004)

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Tropical Malady (titolo originale: S̄ạtw̒ prah̄lād – Mostro) è un film del 2004 scritto e diretto dal regista thailandese Apichatpong Weerasethakul, beniamino dei festival internazionali quanto misconosciuto e avversato in patria per le sue posizioni politiche avverse ai vari regimi di natura militare-autoritaria succedutisi in Thailandia in questi anni.
Il film ha vinto il Premio della giuria al Festival di Cannes del 2004, ed è stato il primo film thailandese a partecipare alla competizione principale a Cannes. È anche il primo film thailandese a vincere un premio in uno dei 3 principiali festival del cinema. Successivamente Apichatpong Weerasethakul nel 2010 ha vinto la Palma d’oro a Cannes per il suo film “Lo zio Boonmee che si ricorda delle sue vite precedenti“.
In tutti i suoi film il regista cerca di rappresentare il bivio di fronte al quale si trova oggi la società thailandese, incapace di perdere il vincolo con la superstizione, ma pronta a lasciarsi abbagliare dal capitalismo e dalla sua miriade di oggetti in apparenza indispensabili. In Tropical Malady si incarna la quintessenza dello spirito thai – o per meglio dire ciò che appare come l’anima di tali radici culturali. Così la struttura del film si articola in due parti che non sono semplicemente due episodi, ma la rappresentazione della doppiezza dell’animo umano e nello stesso tempo l’ambiguità della società thailandese.


La prima metà di Tropical Malady, con una dolce storia d’amore gay tra un soldato e un contadino, si sviluppa tra il caos cittadino e la pace atavica della foresta, in un contrasto portato alle estreme conseguenze, mentre la seconda metà del film è tutta pervasa dalla lotta tra uomo e bestia, tra ragione e mostruosità.
Nella parte finale dell’opera, attraverso la rilettura di un mito locale – quello di uno sciamano capace di incarnarsi in una tigre e assetato di sangue umano – avviene l’accettazione dell’io da parte del protagonista: la lotta tra uomo e bestia è in realtà la lotta dell’uomo con la sua stessa parte animale per giungere ad accettarsi ed a purificarsi, rapportandosi con il carico delle memorie e delle perdite subite.

Nota: una collaboratrice e allieva del regista, Anucha Boonyawatana, ha firmato la regia di due film che ho già segnalato su questo blog: The blue hour e Malila, the farewell flower.

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Theory of Love episodi 12 (Thailandia, 2019)

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Serie completa
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EPISODI

01 Best Friends (Migliori amici)
02 Love Actually (L’amore, davvero)
03 Friends with Benefits (Amici con benefici)
04 Crazy, Stupid, Love (Pazzo, stupido, amore)
05 10 things I Hate About You (10 cose che odio di te)
06 Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Se mi lasci ti cancello)
07 Flipped (Fuori di testa)
08 The Proposal (La proposta)
09 Love Triangle (Triangolo d’amore)
10 Begin again (Un nuovo inizio)
11 He’s Just Not That Into You (Lui non ti ama poi tanto)
12 My Dear (Mio amato)

Le pene di un amore non corrisposto e gli incerti confini tra amicizia e amore nell’età dell’adolescenza.
Theory of Love è una serie thailandese prodotta dalla GMMTV, una società di produzione televisiva che produce programmi TV, serie TV, canzoni e video musicali.
La serie è iniziata nel giugno 2019 e si è sviluppata su 12 episodi con cadenza settimanale. È tratta dal racconto originale thailandese scritto da JittiRain, scrittrice specializzata nei racconti Boys Love (BL).

Pur rientrando sempre nel genere, la serie è probabilmente una delle più riuscite dell’anno. Attori, registi e sceneggiatori stanno visibilmente migliorando rispetto ai prodotti thai di qualche anno fa, ed i protagonisti hanno acquistato una loro fama soprattutto presso le fans asiatiche, e anche nel resto del mondo. Come ultima notizia, a conferma della qualità, sembra che Netflix stia trattando per inserire Theory of love nella sua programmazione.

Fanmeeting a Taiwan fra i due attori protagonisti e le loro fans.

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Malila, the farewell flower (Thailandia, 2017)

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Malila: The farewell flower (Gelsomino, il fiore del congedo), è il terzo film diretto dalla geniale regista thailandese Anucha Boonyawatana, dopo Down the river (2004) e The blue hour (su questo blog, 2015). Il film è stato presentato in anteprima al Busan International Film Festival 2017 dove ha vinto il Kim Jiseok Award. Con i suoi paesaggi allucinati e l’abile mescolanza di sacro e profano, Malila si avvicina molto al lavoro del maestro thailandese Apichatpong Weerasethakul di Tropical Malady.

Anucha Boonyawatana

Malila: The farewell flower è un film stupendo, una meditazione contemplativa e piena di sentimento sulla bellezza, l’effimero e la perdita, racconto elegiaco e malinconico in bilico tra il dolore esistenziale e la sua contemplazione. Il film segue i 2 ex amanti Shane e Pich mentre si ritrovano per lottare contro la malattia di Pich: la mortalità viene esplorata attraverso la filosofia buddista e il Bai Sri, un ornamento devozionale di fiori di gelsomino la cui creazione è indissolubilmente legata alla sua dissoluzione. I delicati fiori di gelsomino iniziano a deteriorarsi non appena sono piegati e attorcigliati alle foglie, divenendo simbolo della caducità del mondo e delle cose.

Il rito del Bai Sri Kwun è una cerimonia di benvenuto che si celebra quando qualcuno di importante arriva o si congeda.
Lo scopo del rituale è di riunire al corpo lo spirito che, per un motivo o per l’altro, vorrebbero andarsene, lasciando la persona in preda a malattie e disturbi. Quindi il Bai Sri oltre che una forma di saluto simboleggia anche una forma di guarigione.

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Reincarnate (Thailandia, 2010-2017)

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Reincarnate è un film del 2010 del regista thailandese Thunska Pansittivorakul (wikipedia.org/wiki/Thunska_Pansittivorakul), il quale nel 2017 ne ha prodotto una versione revisionata soprattutto nelle immagini e nei colori. Questa versione, da lui pubblicata su Vimeo, è quella che ho usato per la traduzione dei sottotitoli, impressi in inglese sul video.
Thunska Pansittivorakul si è diplomato in educazione artistica all’Università di Bangkok e ben presto ha allargato la sua attività artistica all’uso della telecamera, iniziando nel 1997 a fare piccoli film autoprodotti e partecipando con questi a dei concorsi. In uno di questi era presente nella giuria Apichatpong Weerasethakul (wikipedia.org/wiki/Apichatpong_Weerasethakul), il più famoso regista thailandese a livello internazionale. Apichatpong ha apprezzato molto il lavoro di Thunska e in seguito lo ha molto supportato, soprattutto nei festival internazionali che sono l’unico spazio nel quale Thunska Pansittivorakul ha la possibilità di presentare i suoi lavori: un regista invisibile in patria ma apprezzato nelle grandi manifestazioni internazionali.
In una recente intervista all’Asia Film Festival in Italia, Tunska ha dichiarato: “Anche se nella situazione attuale non posso far vedere i miei lavori in Thailandia, spero che in futuro possano essere utili almeno come testimonianza di quello che succede oggi”.

Thunska attraverso Reincarnate si oppone ad una legge della Thailandia che va ben oltre la censura; con questa legge mostrare certe cose (ad esempio atti sessuali) non è solo vietato, ma diviene anche reato. Il film inizia con un testo che è anche una presa di posizione: “Act 2008: in Thailandia è vietata la proiezione di tutti i film che mostrano rapporti sessuali o contengano scene che mostrano l’organo sessuale. Inoltre, l’Ufficio di censura può ordinare tagli o vietare film contro la moralità, che sovvertano la nazione o influenzino la sicurezza della nazione“.
Per un regista che nei suoi film sente impellente il bisogno di concentrarsi sulla passione fisica, c’è quindi un problema. Thunska sostiene che avrebbe rinunciare al cinema se non fosse stato in grado di seguire le sue motivazioni (artistiche e sessuali). Una proiezione pubblica di Reincarnate in un cinema in Thailandia è fuori discussione, il regista verrebbe subito arrestato.

Una storia d’amore gay. Una storia sotto forma di ricerca sperimentale, a metà strada fra il documentario e la finzione, probabilmente soprattutto un film politico.
Ma anche un film molto personale, con lo stesso regista che condivide con noi la sua vita e i suoi sentimenti, la sua passione personale nei confronti dell’attore protagonista, Panuwat Wisessiri. In varie scene Thunska mostra l’amore omosessuale tra maestro e allievo in maniera più esplicita che mai, mentre diverse scene criptiche rimandano alla oppressiva situazione politica thailandese.

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The blue hour (Thailandia, 2015)

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Titolo originale: อนธการ – Onthakan (Burocrazia)
Regia: Anucha Boonyawatana
Sceneggiatura: Anucha Boonyawatana, Waasuthep Ketpetch

The Blue Hour (อนธการ, Onthakan) è un film thailandese del 2015 diretto da Anucha Boonyawatana, al suo esordio da regista. Si tratta di una versione estesa dell’episodio finale della serie televisiva “Phuean hian.. rongrian lon” (ThirTEEN Terrors), serie antologica di tredici episodi autoconclusivi incentrati su temi dell’orrore, ognuno con personaggi e trame diverse. L’ultimo episodio, “The Blue Hour“, è una versione ridotta dell’omonimo film, andato in onda pochi giorni prima dell’uscita vera e propria del film.
Il titolo del film fa riferimento alla cosiddetta “ora blu“, un particolare momento della giornata in cui la luce morente non ha ancora ceduto il passo all’oscurità, oppure l’alba nascente non ha ancora vinto sulla notte. È un istante magico in cui il paesaggio sembra sospeso in una dimensione irreale, e tutto si tinge di blu.

The blue hour è una storia d’amore soprannaturale fra un ragazzo solitario vittima di bullismo, Tam, e il suo coetaneo Phum, incontrato in una fatiscente piscina stregata. La storia si apre in un luogo e in un momento che evocano il colore cruciale. Nella luce bluastra del crepuscolo i due ragazzi si ritrovano vicino alla piscina, apparentemente avendo organizzato l’appuntamento su internet.

Phum rivela che la terra della sua famiglia è stata rubata e i nuovi amanti immaginano una vita perfetta insieme sulla terra contesa. Infestato da una presenza spettrale, Tam lotta per rimanere in contatto con la realtà.
Selezione ufficiale al Festival Internazionale del Cinema di Berlino 2015 nella sezione Panorama.

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Rainbow boys: the movie (Thailandia, 2005)

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Rainbow Boys: The Movie (titolo alternativo: Right By Me), è un film basato su una trilogia di romanzi dello scrittore messicano-americano Alex Sanchez, da cui nel 2005  è stato tratto un film thailandese. I romanzi di Alex Sanchez raccontano della scoperta dell’amore gay fra giovani studenti, i tre ragazzi esplorano per la prima volta i sentimenti dell’amore gay, in modo naturale e autentico.
Il regista Thanyatorn Siwanukrow ne ha fatto un adattamento cinematografico, in una commedia centrata su tre adolescenti thailandesi alle prese con i problemi tipici della loro età, a cui si aggiungono le sfide di accettarsi come gay, affrontando le pressioni della vita universitaria, la relazione con gli amici ed il peso delle famiglie. Il film è apparso in numerosi festival di cinema gay negli Stati Uniti e in Asia.

Il film ha una struttura narrativa semplice, con attori apparentemente non professionisti, con forti riferimenti ad un attivismo gay ancora allo stato nascente, in una nazione quale la Thailandia, che da allora sembra aver fatto buoni progressi in termini di tolleranza. In qualche modo il film sembra essere il capostipite della successiva abbondante produzione thailandese di film e serie tv-web del genere cosiddetto Boys Love (B.L.).

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Gay OK Bangkok – web serie (Thailandia, 2016)

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Progetto in collaborazione con il blog Keep Calm & BL Asia

 

5 episodi in onda sulla web TV LINE e successivamente su Youtube, a partire dal febbraio 2016.
Racconta la vita di 6 giovani gay nella capitale thailandese: Pom, Big, Aof, Nat, Arm e Pete.
Gay OK Bangkok è stata prodotta da LINKAGES Thailand, partner della Coalizione Asia-Pacifico per la salute sessuale maschile (APCOM).
La serie fa parte della campagna TestBKK, che cerca di stimolare la domanda di test HIV per uomini che hanno rapporti omosessuali a Bangkok e in Tailandia. A questo scopo gli episodi sono collegati al sito TestBKK, dove gli spettatori possono ottenere maggiori informazioni.


Rispetto alla media dei correnti prodotti BL-LGBT provenienti dalla Thailandia, Gay OK Bangkok spicca per la qualità dei soggetti e dei dialoghi, credibili e mai banali. Nel primo mese di messa in onda la serie è stata vista da più di 60 mila persone e sono appena usciti gli episodi dell’attesa seconda serie.

Arm e Nat.

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Make it right: la serie (Thailandia, 2016)

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Make it right (titolo originale: รักออกเดิน Ruk Auk Dern), è una serie TV basata sull’omonimo romanzo del genere cosiddetto BL (Boys Love).
La serie si svolge su 12 puntate di circa 45 minuti ciascuna ed è andata in onda fra maggio e giugno 2016 sul canale TV thailandese Channel 9 e sulla web TV LINE.
Una seconda stagione della serie è attualmente in lavorazione, come confermato dall’attore della serie Boom Krittapak. Secondo un altro attore, Toey Sittiwat, la seconda stagione sarà filmato durante la seconda metà del 2016. In ogni caso l’uscita della seconda serie è prevista per il 2017.
NOTA: i nomi ‘ufficiali’ thailandesi sono effettivamente lunghi e complessi, non solo per noi, tanto che solitamente i giovani adottano dei secondi nomi molto brevi, in seguito riportati fra virgolette.

Make it right segue le vicende romantico-sentimentali di un gruppo di ragazzi in un liceo di Bangkok, che scoprono la nascita di certi sentimenti dentro sé stessi e di fronte ad una società che li giudica.

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