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And then we danced (Svezia – Georgia, 2019)

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Titolo originale Da chven vitsekvet

Bellissimo film del regista Levan Akin, svedese ma di origine georgiana, presentato al Festival di Cannes 2019. Presentato anche al Lovers Film Festival di Torino nell’ottobre 2020. Il film è stato scelto come candidatura per la Svezia agli Oscar 2020.
Il film inizia con Merab, il protagonista, in una sala prove di ballo mentre, di fronte ai compagni ed al rigido insegnate, sta eseguendo l’Adjarian duet, uno stile della danza folk georgiana che si esegue in coppia. Il ballo però viene interrotto bruscamente: per l’insegnate Merab è ancora troppo soft, nei suoi movimenti non c’è abbastanza vigore, potenza e virilità, come vuole la danza tradizionale. “La danza georgiana è lo spirito della nostra nazione”. E ancora: “Devi sembrare un monumento”, redarguisce il maestro.
La Georgia, situata nel Caucaso fra Europa e Asia, è un piccolo stato dell’ex blocco sovietico divenuto dipendente nel 1991, ma risentendo tuttora dell’oppressione politica e culturale post URSS. Nonostante il forte controllo esercitato da una Chiesa Ortodossa particolarmente retriva, ad oggi la Georgia conservatrice aspira a far parte della Comunità Europea. Non è dunque affatto facile in uno stato così immobile e reazionario, raccontare ciò che non è ammesso: la storia d’amore tra Merab, un giovane ballerino del Georgian National Ensemble e Irakli, danzatore giunto nella capitale Tbilisi per sostituire un membro del corpo di ballo.

La tradizionale danza georgiana ha origini medioevali. Raffigurando i due momenti del corteggiamento e della battaglia, si esprime attraverso movimenti eseguiti in coppia, dove però i corpi, non si sfiorano quasi mai. In “And then we danced” il divieto di sfiorarsi viene capovolto, riportando al centro il linguaggio universalmente riconosciuto e riconoscibile del corpo, e restituendo valore alla tenerezza maschile come possibilità opposta a un machismo imperante e nocivo.

Polizia in Georgia all’anteprima del film

La Chiesa Ortodossa Georgiana ha condannato “And then we danced” anche prima che arrivasse sul grande schermo, rilasciando dichiarazioni contrarie anche durante le sue riprese. Quando è stato proiettato in anteprima a Tbilisi e nella città costiera di Batumi l’8 novembre 2019, i protestanti di estrema destra, sempre con il supporto della chiesa, hanno impedito agli spettatori di entrare nei cinema. Ma questa volta il governo ha reagito mandando la polizia a difendere gli spettatori e ad arrestare i protestatari, quindi permettendo lo svolgimento dell’anteprima. Qui un utile approfondimento sulla situazione LGBT in Georgia (https://it.globalvoices.org/2020/09/in-georgia-il-cinema-e-lultimo-punto-di-rottura-nella-lotta-per-i-diritti-lgbtq/)

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