Archivi tag: Francia

Bangkok love story (Thailandia, 2007)

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Regia e sceneggiatura Poj Arnon

La Thailandia sta discutendo in questi giorni l’approvazione di un progetto di legge per introdurre il matrimonio ugualitario, seconda nazione asiatica dopo Taiwan, e lasciando l’Italia ancora più distaccata, non solo in Europa ma anche in Asia. Nonostante in Thailandia sia al potere una monarchia militar-autoritaria l’atteggiamento verso le tematiche ugualitarie è sempre stata più seria rispetto a chi, per molti anni, ha coltivato atteggiamenti derisori e superficiali, tipo ad esempio lo squallido “Vizietto”. Prova ne sia il bellissimo film “Bangkok love story”, datato 2007 e sembra prodotto già prima del più famoso “Brokeback mountain”, al quale è stato paragonato per l’intensità e la drammaticità della storia.

Come coprotagonista è stato a suo tempo scelto l’attore e modello Chaiwat Tongsang (Iht), del quale sarà il caso di pubblicare una foto per rendere giustizia alla sua avvenenza.

Il titolo del film letteralmente significa Amico mio… confesso di amarti; è un film che narra, all’interno d’una situazione di criminalità altamente drammatica, la romantica storia d’amore d’un uomo che s’innamora d’un altro uomo: per l’esattezza di colui che dovrebbe uccidere.
Inizialmente (in fase di pre-produzione) ad innamorarsi del killer Maek doveva essere un poliziotto ma, a seguito di proteste della polizia reale tailandese il personaggio di Iht è stato parzialmente modificato, nel timore che il film non potesse superare il consiglio della censura che comprende anche i capi della polizia di stato.
Entrambi gli attori protagonisti sono eterosessuali, ma hanno accettato subito il ruolo propostogli come sfida per dimostrare le loro capacità: Rattaballang (Maek) ha semplicemente dichiarato che impersonare un personaggio gay è stato per lui un onore e fonte d’orgoglio.
I baci tra i due per insistenza del regista sono tutti perfettamente reali e non il risultato d’un montaggio.
Nota: Maek, il nome del protagonista, suona simile al thailandese Mæ̀, mamma.

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Bungee jumping of their own (Corea, 2001)

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Titolo coreano: 번지점프를 하다 – Beonjijeompeureul hada
Regia: Kim Dae-seung
Sceneggiatura: Go Eun-nim

In questi giorni a Firenze è in corso l’annuale festival del cinema coreano (KFF https://koreafilmfest.com/) e tra gli altri film è prevista la proiezione di Bungee jumping of their own (2001), con la presenza del protagonista Lee Byung-hun. Quando l’ho visto diversi anni fa il film mi ha molto impressionato ed è rimasto uno dei miei preferiti: se non l’ho condiviso sul blog è stato perché fin dal 2005 esisteva una traduzione dei sottotitoli su Asianworld e l’ho ritenuto superfluo. Avendolo oggi reincontrato nel programma del KFF ho pensato che fosse venuto il momento di rilanciarlo, anche attraverso una revisione del testo dei sottotitoli, con l’utilizzo dei nuovi strumenti ora a disposizione. Quindi sono partito dalla traduzione di AW e dal testo inglese che allora ha fatto da base, aggiungendo una traduzione simultanea tramite i traduttori attuali. In effetti ho riscontrato diverse discrepanze fra il testo inglese e i dialoghi in coreano, per cui spero di aver raggiunto un risultato utile.

A parte l’innegabile qualità artistica, il film ha un grande valore sociale, per aver affrontato nel 2001 la tematica omosessuale in una società ancora oggi fortemente sessuofobica e omofobica quale quella coreana. A riprova di questo nel 2021 è stato annunciato il ritiro del previsto remake del film, a causa di preoccupazioni da parte dello sceneggiatore originale Go Eun-nim. Lo sceneggiatore si è opposto al remake a causa delle sue nuove convinzioni cristiane, che sono contro il tema dell’omosessualità, del suicidio e della rinascita, punto principale della trama del film!

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PERSÉPHONE – I. Stravinskij – Teatro Real de Madrid (2012)

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NOTA: fare attenzione che video e sottotitoli abbiano lo stesso nome, altrimenti rinominare

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Non c’è guerra che tenga, molti dei miei musicisti preferiti sono russi: Čajkovskij, Stravinskij, Šostakovič, Prokof’ev. Caso a parte Vladimir Horowitz, David Ojstrach e Svjatoslav Richter: tre immensi esecutori musicali ucraini, che oramai non devono essere più chiamati russi, ma appunto ucraini.

L’arrivo della primavera induce a voler evadere dall’inferno in terra scatenato in Ucraina dal regime del dittatore russo, niente di meglio per ridare speranza che rivivere l’antico mito greco di Persefone, che ogni anno riemerge dal gelo infernale a riportare la rinascita della primavera sulla terra.
Perséphone è una composizione di Stravinskij in tre parti composta fra il 1933 e gennaio 1934 su testo del poeta francese André Gide. Sebbene l’autore definisse Perséphone come “mélodrame”, in realtà si tratta di un’opera più complessa, ben lontana sia dalla tradizionale opera italiana sia da un semplice melologo; l’opera comprende infatti musica, canto, danza e recitazione.
L’opera fu commissionata a Stravinskij nel 1933 da Ida Rubinstein per la stagione del 1934 a l’Opéra di Parigi. L’idea era quella di far rivivere la meravigliosa triade del Teatro Greco: Poesia, Musica e Danza. Il testo è costituito da un dramma di André Gide ispirato al mito di Demetra, così come viene descritto nell’Inno a Demetra di Omero.
Come giudizio sulla musica di Stravinsky per Perséphone riporto quello lusinghiero dato da Robert Craft, direttore d’orchestra e biografo del compositore russo: «Perséphone trabocca di magnifiche innovazioni orchestrali. Mai un numero così ridotto di note di pianoforte fu utilizzato con un tal brio. Mai nessun compositore era riuscito a dare alla musica un tal rilievo tramite una strumentazione individuale ed elegante ad ogni frase dell’opera. Nel suo complesso l’opera – per citarne il testo – è fresca come “il primo mattino del mondo”».
L’esecuzione proposta è quella del Teatro Real di Madrid (2012) con la superba regia di Peter Sellars e la partecipazione di un ensemble di danzatori della Cambogia, che danno all’opera un gusto esotico orientaleggiante richiamante quello che poteva essere (ma non lo sappiamo) lo stile di danza dell’antica Grecia.

TRAMA
In genere nel caso di un film si evita di raccontare tutta la trama, per non togliere il piacere di scoprire il finale. In questo caso però l’intera trama è ben nota, trattandosi dell’antico mito di Demetra e Persefone che molti avranno stadiato anche a scuola, quindi di seguito la guida all’ascolto presa da Wikipedia:

PARTE PRIMA – Persefone rapita.
il sacerdote Eumolpo (tenore) invoca la dea Demetra, regina della terra, e ricorda come la figlia di lei Persefone (voce narrante) venne rapita. Nella rievocazione le ninfe circondano Persefone cantando e danzando, glorificando la Natura e la bellezza dei suoi fiori; quando appare il narciso Persefone si inchina sul fiore e lo coglie, nonostante gli avvertimenti di Eumolpo, e vede così il mondo degli Inferi con le sue anime tristi e disperate. Le ninfe incitano quindi la principessa a restare con loro, ma Persefone vuole portare conforto alle anime dei trapassati.
PARTE SECONDA – Persefone agli Inferi.
Narra del passaggio di Persefone nell’Ade e della sua unione con Plutone; Persefone rifiuta i doni di Plutone; quando Mercurio le offre un frutto del melograno per farle desiderare di tornare sulla terra, la principessa morde il frutto e viene presa da una grande nostalgia. Intanto sulla terra cambiano le stagioni, la primavera impallidisce e Persefone rimpiange di aver abbandonato la madre.
PARTE TERZA – Persefone rinata.
La principessa Persefone ritorna alla vita, si ricongiunge alla madre e allo sposo terrestre Trittolemo; intanto la natura sulla terra si risveglia come da un letargo, la primavera si colora di fiori. Persefone però sa di dover tornare nell’Ade dal suo sposo infernale perché il suo destino è anche quello di portare alle ombre un po’ di luce e di conforto; ella si incammina a lenti passi e volontariamente fa ritorno nel mondo tenebroso degli inferi; in tal modo ella porterà sia la luce alle anime degli Inferi, sia la primavera sulla terra.

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Eastern boys (Francia, 2013)

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Pochi giorni prima dell’aggressione russa all’Ucraina, ho iniziato a sistemare i sottotitoli di Eastern boys, film francese del 2013 dello scrittore e regista Robin Campillo (La classe – 2008, Palma d’Oro a Cannes, L’Atelier – 2017, 120 battiti al minuto – 2017, Grand Prix a Cannes). Nel procedere ho scoperto che dei 3 interpreti principali uno è francese, uno ucraino e uno russo, proprio nel momento in cui è iniziata la guerra di sterminio della Russia nei confronti del popolo ucraino, accrescendo ovviamente di molto l’interesse per questo straordinario film.

Segnalo una interessante intervista al regista (https://filmuforia.com/interview-with-robin-campillo-director-eastern-boys-2013/) che descrive in maniera esauriente il processo di scrittura e realizzazione del film, e anche alcune curiosità: trattandosi di una storia di invasione domestica il regista ha pensato bene di usare per le riprese il proprio appartamento, in modo da vivere da vicino questo tipo di esperienza: “Mi piace la sensazione di essere invaso dai miei personaggi, nel mio film e nel mio spazio”. Gli attori sono talmente bravi che molti a suo tempo hanno pensato che si trattasse di personaggi presi dalla strada, quando invece l’attore che interpreta Marek proviene da una famiglia di attori e recita con grande professionalità.

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Été 85 (Francia, 2020)

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Estate ’85 (Été 85) è un film del 2020 scritto e diretto da François Ozon.
Il film, adattamento cinematografico del romanzo “Danza sulla mia tomba” di Aidan Chambers, è stato selezionato per il Festival di Cannes 2020. Il romanzo è reperibile in traduzione italiana anche su ebook, ed è una lettura molto coinvolgente esorretta da uno stile letterario di grande qualità. Non c’è da stupirsi se il giovane Ozon sia stato colpito così tanto da volerne fare la sua opera prima, anche se il progetto si è potuto realizzare solo ora.
A me è capitato di leggere il romanzo pochi anni fa, il regista François Ozon invece sembra averlo letto nella sua giovinezza durante gli anni ’80, mentre si trovava in vacanza in Normandia: di qui la scelta di spostare l’ambientazione nei luoghi e nel periodo in cui Ozon ha letto il romanzo.

Non anticipo niente dicendo che il racconto parte subito introducendo il tema fondamentale della morte, evocato in modo inequivocabile anche dal titolo del romanzo di Chambers. Nell’estate del 1985 in Normandia, Alexis, ragazzo sedicenne con pensieri continui sulla morte, esce in mare e viene salvato dal diciottenne David quando la sua barca si capovolge. Tra i due ragazzi nasce una tumultuosa storia d’amore, che terminerà con la morte di David in un incidente di moto. Alexis, e anche lo spettatore, si trova trascinato in impulsi e ossessioni che solo durante l’adolescenza si sperimentano in modo così intenso e totalizzante.
A me il film è piaciuto molto ma, data la complessità delle tematiche e la fama del regista non aggiungo altri commenti: mi limito a segnalare due recensioni (una favorevole ed una contraria), utili comunque ad approfondire il significato del film.
Recensione favorevole: https://www.mymovies.it/film/2020/ete-84/
Stroncatura: http://www.cinelapsus.com/ete-85-2020-di-francois-ozon/
Riguardo alle musiche, ho riascoltato con emozione dopo tantissimo tempo la canzone “Sailing” di Rod Stewart, mentre non mi ha detto niente il brano dei The cure, data la mancanza di un adeguato retroterra di cultura rock-pop.

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Fiertés – episodio 3 (Francia, 2018)

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Dopo il Victor della Disney ecco ora un altro Victor, protagonista di una miniserie in 3 episodi da 50 minuti dalla TV ARTE, trasmesso la prima volta in televisione il 3 maggio 2018.
In Fiertés (Orgoglio) il creatore e regista Philippe Faucon ha cercato di narrare la storia dell’omosessualità maschile in Francia, seguendo il filo della vita di un personaggio in tre date fondamentali: nel 1981-1982 durante la depenalizzazione dell’omosessualità, nel 1999 con l’adozione dei Pacs, e nel 2013 con l’apertura del matrimonio alle coppie omosessuali.
Dalla tardiva depenalizzazione dell’omosessualità nel 1982, in seguito all’elezione di François Mitterrand, fino all’adozione nel 2013 della legge Taubira sul matrimonio per tutti, Philippe Faucon ripercorre attraverso il destino di Victor la lotta in Francia delle minoranze sessuali per il riconoscimento dei loro diritti. Una storia raccontata in modo piano, con una analisi quasi calma, che non cancella però la violenza simbolica e concreta subita dagli omosessuali nel corso dei decenni.

Come ha dichiarato il regista Philippe Faucon non si tratta però solo di un film militante: “Fiertés racconta trent’anni di lotta per i diritti dei gay, ma non è un film militante. È anche, e soprattutto, una grande storia d’amore, insieme agli interrogativi sui rapporti di parentela”.
Ma il titolo Fiertés (Orgoglio) fa ovviamente riferimento alla conquista di sentirsi liberi di essere quello che siamo, e di vivere di conseguenza, senza la paura di essere giudicati.

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Fiertés – episodio 2 (Francia, 2018)

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Dopo il Victor della Disney ecco ora un altro Victor, protagonista di una miniserie in 3 episodi da 50 minuti dalla TV ARTE, trasmesso la prima volta in televisione il 3 maggio 2018.
In Fiertés (Orgoglio) il creatore e regista Philippe Faucon ha cercato di narrare la storia dell’omosessualità maschile in Francia, seguendo il filo della vita di un personaggio in tre date fondamentali: nel 1981-1982 durante la depenalizzazione dell’omosessualità, nel 1999 con l’adozione dei Pacs, e nel 2013 con l’apertura del matrimonio alle coppie omosessuali.
Dalla tardiva depenalizzazione dell’omosessualità nel 1982, in seguito all’elezione di François Mitterrand, fino all’adozione nel 2013 della legge Taubira sul matrimonio per tutti, Philippe Faucon ripercorre attraverso il destino di Victor la lotta in Francia delle minoranze sessuali per il riconoscimento dei loro diritti. Una storia raccontata in modo piano, con una analisi quasi calma, che non cancella però la violenza simbolica e concreta subita dagli omosessuali nel corso dei decenni.

Come ha dichiarato il regista Philippe Faucon non si tratta però solo di un film militante: “Fiertés racconta trent’anni di lotta per i diritti dei gay, ma non è un film militante. È anche, e soprattutto, una grande storia d’amore, insieme agli interrogativi sui rapporti di parentela”.
Ma il titolo Fiertés (Orgoglio) fa ovviamente riferimento alla conquista di sentirsi liberi di essere quello che siamo, e di vivere di conseguenza, senza la paura di essere giudicati.

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Fiertés – episodio 1 (Francia, 2018)

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Dopo il Victor della Disney ecco ora un altro Victor, protagonista di una miniserie in 3 episodi da 50 minuti dalla TV ARTE, trasmesso la prima volta in televisione il 3 maggio 2018.
In Fiertés (Orgoglio) il creatore e regista Philippe Faucon ha cercato di narrare la storia dell’omosessualità maschile in Francia, seguendo il filo della vita di un personaggio in tre date fondamentali: nel 1981-1982 durante la depenalizzazione dell’omosessualità, nel 1999 con l’adozione dei Pacs, e nel 2013 con l’apertura del matrimonio alle coppie omosessuali.
Dalla tardiva depenalizzazione dell’omosessualità nel 1982, in seguito all’elezione di François Mitterrand, fino all’adozione nel 2013 della legge Taubira sul matrimonio per tutti, Philippe Faucon ripercorre attraverso il destino di Victor la lotta in Francia delle minoranze sessuali per il riconoscimento dei loro diritti. Una storia raccontata in modo piano, con una analisi quasi calma, che non cancella però la violenza simbolica e concreta subita dagli omosessuali nel corso dei decenni.

Come ha dichiarato il regista Philippe Faucon non si tratta però solo di un film militante: “Fiertés racconta trent’anni di lotta per i diritti dei gay, ma non è un film militante. È anche, e soprattutto, una grande storia d’amore, insieme agli interrogativi sui rapporti di parentela”.
Ma il titolo Fiertés (Orgoglio) fa ovviamente riferimento alla conquista di sentirsi liberi di essere quello che siamo, e di vivere di conseguenza, senza la paura di essere giudicati.

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Marvin où la belle éducation (Francia, 2017)

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Marvin ou la Belle Éducation è un film drammatico francese realizzato da Anne Fontaine, e ispirato al romanzo autobiografico di successo Il caso Eddy Bellegueule, pubblicato in Francia nel 2014.
Autore del romanzo, e coautore della sceneggiatura del film, è Édouard Louis, scrittore ventunenne alla sua prima pubblicazione, nato come Eddy Bellegueule nella Francia del Nord da una famiglia della classe operaia: suo padre disoccupato e la madre che non ha mai lavorato. La povertà, il razzismo, l’alcolismo con cui si è confrontato nella sua infanzia e la sua classe sociale sono il punto di partenza della sua opera letteraria. Nel 2013 ha ottenuto di poter cambiare nome e diventare Édouard Louis.

Il film aderisce solo in parte alle vicende del romanzo, da cui trae spunto per vicende che rispecchiano solo l’infanzia e la prima giovinezza di Eddy Bellegueule-Édouard Louis.
Nel film il protagonista si chiama Marvin Bijoux, e vi si narra la sua infanzia in un villaggio rurale nei Vosgi, segnata dalla povertà materiale e culturale e dai maltrattamenti legati alla sua omosessualità. In seguito, trasferitosi a Parigi e cambiato il nome in Martin Clément, si sforza di costruirsi un destino grazie al teatro.


Determinante per il destino del giovane Martin Clément è l’incontro con la grande attrice Isabelle Huppert, che nel film interpreta un personaggio con il suo stesso nome, con la quale crea uno spettacolo attraverso il quale troverà il coraggio di narrare la sua storia.

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Departure (Francia – Inghilterra, 2015)

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Departure è il primo lungometraggio del regista e attore britannico Andrew Steggall. Pur affrontando i noti temi della formazione dell’identità sessuale e del rapporto con i genitori nell’adolescenza, il regista riesce comunque ad offrire qualcosa di unico nell’affrontare la trasformazione subita da un giovane e da sua madre in un momento di cambiamenti cruciali. Nel ritrarre una profonda evoluzione dei personaggi, il film presenta una narrazione singolare, arricchita da uno scenario quasi mitico e dalle ottime interpretazioni dei protagonisti, risultando così profondamente stimolante e a tratti commuovente.


La trama coinvolgente è arricchita da una bellissima fotografia e da una aderente colonna sonora, piena di riferimenti al tema (da citare assolutamente la “Aria della luna” da “Rusalka” di Antonín Dvořák (qui la splendida esecuzione di Renée Fleming)

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