Archivi tag: Finlandia

A Moment in the reeds (Finlandia, 2017)

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Opera prima di Mikko Mäkelä, che ha scritto la sceneggiatura e diretto il film. Realizzato a basso budget per mantenere al massimo la libertà di espressione, con la stessa logica il regista ha deciso di scegliere attori gay per i 2 ruoli principali, decidendo anche di non scrivere quasi nessun dialogo prima delle riprese. In tal modo ha lasciano volutamente una grande libertà agli attori, che improvvisano il testo nella maggior parte delle scene, il che conferisce al film un naturalismo e una semplicità sorprendenti. Il naturalismo è rafforzato dalla lingua scelta: Leevi e Tareq, uno finlandese e l’altro immigrato siriano, si parlano con un inglese approssimativo che non è la loro lingua madre. Questo riflette una realtà forse poco presente sullo schermo: l’utilizzo di un inglese internazionale come lingua comune ai giovani di tutto il mondo.
Il film trova tutta la sua forza e la sua vitalità nel ritratto di questa gioventù: vediamo due ragazzi del nostro tempo che, malgrado le origini diverse, si comprendono, condividono le stesse preoccupazioni, le stesse inquietudini, e lo stesso modo di vivere la loro sessualità in seno alla famiglia e sul web.

Malgrado la distanza, culturale prima che geografica, che separa i due giovano protagonisti, le preoccupazioni di Tareq e quelle di Leevi sono simili: un ambiente conservatore molto vincolante, e un’omosessualità che fatica a farsi spazio all’interno della famiglia.

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Pihalla (Finlandia, 2017)

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Pihalla (titolo internazionale: Screwed), una storia nella strana estate del nord, per dimenticare le attuali vampe dell’estate mediterranea, una storia d’amore estiva senza eccessi sentimentali ma piena di pensieri ed emozioni.
Un film delicato e divertente che affronta in modo originale una delle tematiche più visitate dal cinema gay: il coming out, prima con se stessi poi con la famiglia ed il resto del mondo.
Il titolo originale del film, Pihalla, significa letteralmente “cortile“, e in senso metaforico indica l’esser fuori da sé stessi, dunque una traduzione approssimata dalla astrusa lingua finlandese potrebbe essere “confuso“, anche se non rende esattamente l'”esser fuori” di praticamente tutti i personaggi: dal protagonista Miku, che si fissa ad ascoltare la natura immaginando la musica che la potrebbero accompagnare, al padre narcolessico, il fratello drogato, la madre interessata unicamente a sé stessa ed al suo lavoro e il co-protagonista Elias, che vive in un mondo immaginario per sfuggire alla realt di una madre fuori di testa. E l’elenco non finisce qui, disegnando un panorama di disfunzionalità individuali e sociali con le quali si scontra l’insicurezza adolescenziale di Miku, la difficoltà di non sapere ancora come confrontarsi col mondo che lo circonda.

Questa storia di crescita ha un carattere tipicamente nordico, con un eccentrico senso dell’umorismo e una celebrazione spudorata sia del sesso, ma anche di quanto viene prima e dopo. Ottima la sceneggiatura (e la regia) che sapientemente alleggerisce i momenti più drammatici con uno spirito leggero e quasi divertito che rende il tutto sempre molto accattivante.

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