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Gameboys – serie WEB (Filippine, 2020)

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Episodi: 13 + 1
regia: Ivan Andrew Payawal

Di recente ha chiuso improvvisamente il blog Pinkmilkmonster.blogspot.com, specializzato nel genere BL di provenienza asiatica. Il blog è stato rimosso dalla piattaforma BLOGGER (di Google) a seguito di segnalazioni nate da una delle tante guerre fra blog concorrenti, dispute dalle quali mi tengo accuratamente fuori (e speriamo che basti).
In ogni caso ho avuto occasione di pescare fra il materiale da loro prodotto, e senz’altro uno dei più piacevoli e divertenti è stata la serie Gameboys, prodotta nelle Filippine nel 2020.
La data non è a caso, in quanto affronta il problema della comunicazione nel periodo peggiore di chiusura causato dalla pandemia di COVID-19, che ovviamente non ha risparmiato l’arcipelago in questione.
Interessanti le modalità delle riprese: i primi nove episodi della serie sono stati girati completamente online a causa delle restrizioni di quarantena. Gli attori principali Elijah, Kokoy, Adrianna e Kyle sono stati invitati a montare i fotogrammi e truccarsi da soli- e il regista ha diretto le riprese online. Anche i membri della famiglia di Kokoy De Santos ed Elijah Canlas sono stati accreditati per aver aiutato la produzione, mentre gli attori stessi recitavano da casa loro. Anche il fratello di Elijah, Jerom, e il padre Rommel, hanno agito nella serie rispettivamente come fratello e padre di Cairo. Questa situazione ha contribuito senz’altro alla freschezza e all’originalità della storia.

Gli attori protagonisti sono adorabili e la serie è scritta e giocata benissimo, tanto che Netflix si sta interessando per portarla sulla sua piattaforma, ed in questi giorni è uscita la notizia che verrà realizzato un film con gli stessi protagonisti.

00 locandina

Dopo la chiusura del blog i video sono scomparsi dalla piattaforma russa sulla quale erano stati caricati, anche se continuano ad essere reperibili su Youtube ( https://www.youtube.com/watch?v=uvOfPBV-W6A ) con i sottotitoli tradotti in italiano dalle ragazze di Pinkmilkmonster. In alternativa ho reso scaricabili video e sottotitoli da MEGA, sperando di non incorrere nell’ira funesta di qualcuno.

Un’ultima notazione sulla strabiliante lingua usata nelle Filippine, un misto di tagalog, spagnolo e inglese, il tutto apparentemente mescolato a piacere di chi parla, per me assolutamente divertente.

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Tale of the lost boys (Taiwan – Philippines, 2017)

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Tale of the lost boys (Storie di ragazzi perduti), film di coproduzione filippino-taiwanese del regista filippino Joselito Altarejos, affronta questioni di identità e appartenenza, incarnate dalle storie di un meccanico filippino e di uno studente aborigeno di Taiwan. La multiculturalità del film è confermata dall’uso di tre-quattro linguaggi differenti: il cinese mandarino, l’inglese, il linguaggio della tribù Atayal e il tagalog, lingua originale delle filippine, che nell’uso corrente prevede l’inserimento in apparenza casuale di termini inglesi e spagnoli!

L’isola di Taiwan, chiamata Formosa dai portoghesi per la sua bellezza, è stata abitata per migliaia di anni da popolazioni tribali imparentate geneticamente e linguisticamente con i gruppi etnici polinesiani, delle Filippine, Indonesia e Malesia. Oggi i popoli ex aborigeni taiwanesi rappresentano appena il 2-3 % della popolazione di Taiwan, cercando di conservare quanto possono delle loro culture e lingue di fronte alla preponderanza della popolazione cinese han, giunta sull’isola a ondate successive fino alla definitiva occupazione nel 1945 da parte del Kuomintang e del generale Chiang Kai-shek.

Aborigeni Atayal (inizio ‘900)

Gli Atayal, di cui fa parte uno dei protagonisti del film, sono una delle principali tribù aborigene di Taiwan. Si ritiene che il popolo Atayal sia anticamente emigrato a Taiwan da varie zone dell’Asia, ma studi genetici hanno anche trovato somiglianze tra Atayal e abitanti delle Filippine.
Proprio l’appartenenza a due etnie così vicine come la Filippina e l’Atayal costituisce il motore narrativo del film, la profonda amicizia che si sviluppa fra un filippino in visita a Taiwan e un barista gay proveniente dalla tribù Atayal.
Alex (il filippino) non riesce a recuperare un senso di identità dopo l’abbandono da parte dei genitori, mentre Jerry (atayal Ta Su) si sforza di venire a patti con le responsabilità tribali e la sua identità sessuale di fronte ai genitori. Divisi tra famiglia e identità, i due giovani trovano conforto l’uno nell’altro.

Una sentenza della Corte Suprema di Taiwan del maggio 2019 autorizza i matrimoni gay per la prima volta in Asia. Nonostante le persistenti difficoltà per le persone gay, il clima culturale e sociale di Taiwan ha permesso per la prima volta di affrontare tali problematiche anche dal punto di vista della comunità aborigena di Taiwan.

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