A distant place (Corea, 2020)

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A distant place (Corea, 2020)

 
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Sebbene le relazioni tra persone dello stesso sesso non siano più illegali in Corea del Sud, la consapevolezza e la comprensione fra la gran parte della popolazione rimangono basse, specialmente nelle aree rurali. La dinamica città-campagna è ancora particolarmente sentita, data la recente precipitosa (e a volta rovinosa) fuoriuscita da secoli di una civiltà rurale ancora ben presente, anche nei comportamenti della popolazione inurbata. E proprio per sfuggire alle difficoltà della vita urbana Jin Woo, il protagonista di “Un luogo lontano”, ha cercato un luogo il più possibile “lontano”, non solo in termini fisici ma anche psicologici e mentali. Nonostante l’impatto dell’omofobia, non ci sono veri cattivi in ​​questo film, che mostra una certa simpatia per ognuno dei personaggi, anche i più negativi. Il pregiudizio qui non si manifesta come violenza esplicita, ma assume forme di una aggressività passiva: evitamento, sguardi risentiti, sottile esclusione.
Anche se il ritmo narrativo richieda all’inizio un po’ di attenzione e pazienza, il film brilla di grande bellezza poetica, con meravigliose rappresentazioni della natura che in maniera romantica rispecchiano il mutare dei sentimenti dei personaggi.

A distant place (정말 먼 곳 lett. Molto lontano), film indipendente del regista Park Kun-young, è stato presentato nel 2020 in Corea al Seoul Independent Film Festival e al Jeonju International Film Festival, e successivamente vari festival cinematografici a carattere LGBT, in particolare al 19° Florence Korea Film Fest del 2020:

Los Angeles Gay & Lesbian Film Festival – 2021
Vincitore: Grand Jury Prize (International Narrative Feature)

Tallinn Black Nights Film Festival – 2020

Inside Out Toronto LGBT Film Festival – 2021

MIX Copenhagen LGBTQ+ Film Festival – 2021

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Azul y no tan rosa (Venezuela, 2012)

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Ogni tanto non è male recuperare vecchi “classici” che quasi tutti hanno visto ma che non farà male rivedere, anche solo per misurare i progressi (o regressi) nella battaglia per i diritti.
Il Venezuela è sempre stato uno dei paesi del Sud America pervaso da una diffusa e atavica omofobia, grazie anche al forte influsso della chiesa cattolica. Di fronte a molti paesi latino-americani che hanno già riconosciuto legittimità alle unioni per le coppie dello stesso sesso, in Venezuela per ora se ne parla solo in maniera generica: dopo una presunta “apertura” del papa alle unioni gay, il dittatore Maduro ha invitato l’Assemblea Nazionale a discutere il matrimonio tra persone dello stesso sesso, durante il prossimo mandato (quindi rieleggetemi, altrimenti…). Come se non bastasse, il leader del Partito socialista (che si presume progressista) ha detto: «Ho amici e conoscenti che sono molto contenti di quanto ha detto il Papa. Lascio questo compito, il compito del matrimonio LGBT, alla prossima Assemblea nazionale».
Ma spesso si vedono sui muri graffiti con scritto “morte ai froci” e bande di teppisti attaccano e picchiano chiunque venga sospettato di essere gay. Nel film poi sentiamo dire “preferisco avere un figlio delinquente piuttosto che gay”.
In questo clima nel 2012 è uscito il film Azul y no tan rosa, diretto e scritto dal regista e attore Miguel Ferrari, la prima pellicola cinematografica a forte tematica LGBT mai prodotta in Venezuela.

A riprova del fatto che in qualunque società accanto a parti oscurantiste coesistono forze positive, il film ha avuto anche in patria un grande inatteso successo. Il film è rimasto in cartellone per otto mesi ed è stato visto da più di 600 mila spettatori. In seguito ha vinto il premio Goya 2014 (il più importante riconoscimento cinematografico spagnolo) come miglior film latino-americano.
In un Venezuela così violento e omofobo, saper raccontare una storia d’amore gay e renderla così attrattiva da avere un pubblico di tutto rispetto nelle sale, di per sè merita un grande elogio.

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Malhaar – serie web (India, 2021)

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SERIE  EP.5
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Una serie in 5 episodi del regista indiano Divyadhish Chandra Tilkhan, pubblicata su Youtube sul canale WAO (We Are One Films), dove si possono trovare altri video e short movies.
È da notare prima di tutto la musica tradizionale indiana di origine religiosa che accompagna e sottolinea tutti i momenti della vicenda, e in secondo luogo l’ambientazione in un villaggio rurale, agli antipodi dalle ostentazioni sgargianti caratteristiche del cinema di Bolliwood: semplici abitazioni, paesaggi rurali e paesaggi naturali, suoni e musiche della tradizione popolare, l’eterno conflitto fra città e campagna.
Il termine Malhaar del titolo si riferisce sia ad uno dei nomi del dio Shiva (Khaṇḍobā o Malhar) sia ad un raaga usato nella musica sacra. Il dio Khaṇḍobā o Malhar è la divinità protettrice di guerrieri e caste agricole, mentreil raaga Malhar è associato alle piogge torrenziali, necessarie all’agricoltura.

Malhaar è una delle cose più belle ed emozionanti che mi sia capitato ultimamante di vedere, la struttura narrativa relativamente semplice è intercalata dalle pause musicali e dalle immagini di una natura ancora splendida, donando all’insieme l’armonia e il necessario distacco da vicende anche drammatiche, in una atmosfera ipnotica e comtemplativa.

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Hjartasteinn – Heartstone (Islanda, 2016)

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Queer Lion alla Mostra del Cinema di Venezia 2016, Hjartasteinn di Guðmundur Arnar Guðmundsson è un malinconico racconto di scoperta.
Un film di grande qualità proveniente ancora una volta dall’Islanda, una storia di formazione in cui la crudeltà della natura si riflette nel comportamento degli uomini e dei ragazzi. In un remoto paesino di pescatori lontano dalla capitale Reykjavik si svolgono gli svaghi quotidiani di due inseparabili amici, Thor e Christian. I due ragazzi protagonisti iniziano a percepire la propria sessualità mentre la natura del piccolo centro islandese la fa da padrona, madre e matrigna di una società ancora troppo cieca per accettare il fiorire di una sessualità diversa. Il film ci racconta di un amore puro, indimenticabile, nascosto, un sentimento a cui si ripensa con lieve dolore nostalgico, quell’amore che malinconicamente resta coperto dai primi fiocchi di neve. Alla fine l’estate lascerà il posto all’inverno e la neve delle battute finali cancellerà le ultime tracce della loro spensieratezza per accoglierli nella cruda realtà del mondo adulto.
Hjartasteinn è stato il primo film islandese a ricevere l’onore di un’anteprima mondiale al Festival del Cinema di Venezia, nel settembre 2016. Da allora il film ha vinto 30 premi internazionali e 9 Edda Awards in Islanda. È quindi uno dei film islandesi più premiati di tutti i tempi.

La traduzione del titolo (Heartstone) fa riferimento alla pietra del focolare, ma forse allude anche al “pesce pietra” (stonefish) la cui presenza apre e chiude il film, metafora della pesante presenza/assenza delle famiglie. I genitori dei giovani protagonisti sono quasi assenti e quando partecipano alla vita dei figli si impongono come modelli negativi: la madre di Thor non ha alcuna autorità in casa e dimostra di non conoscere per niente la vita del figlio e delle sue due sorelle, mentre il padre di Christian lo terrorizza e lo brutalizza a più riprese.

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Do you believe in the ideal type? (Corea, 2021)

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Durata: 8:33 minuti

Navigando su Youtube mi sono imbattuto in questo short movie coreano (titolo originale 말해줘 (malhaejwo – Dimmelo), che mi ha subito colpito per le scelte musicali: all’inizio un sonata per piano di Beetovhen, due preludi di Chopin e per finire una meravigliosa canzone eseguita nel 1920 dal celebre tenore John McCormack.
Nell’approfondire le informazioni mi sono accorto che in realtà lo short movie è un filmato pubblicitario realizzato dalla sezione coreana della app Blued, dicono la più famosa e diffusa app di incontri gay al mondo, cosa che a me, impenitente monogamo, era del tutto ignota.
In ogni caso si tratta di un piccolo gioiello, girato con mano sicura, che conferma ancora una volta il grande livello qualitativo raggiunto dall’industria della comunicazione in Corea.

La trama praticamente non esiste, è tutto affidato alle musiche ed alle atmosfere: due ragazzi che si incontrano grazie alla app Blued.

Familie verpflichtet – Obbligo di famiglia (Germania, 2015)

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Per aiutarci a superare la coda avvelenata della pandemia una commedia TV leggera dalla Germania, con tutti gli ingredienti del caso: principalmente il conflitto storico e religioso fra ebrei e arabi il quale però, trasferito in terra tedesca, assume caratteristiche molto meno drammatiche e irresolvibili. Si tratta, insomma, di un gradevole racconto di tentativi, più o meno riusciti, di integrazione tra gay ed etero, musulmani ed ebrei, sciiti e sunniti.

Delle famiglie dei due protagonisti si mettono in evidenza soprattutto i rispettivi difetti, preludio ad una attesa pacificazione: da un lato la famiglia di Khaled con un padre profondamente omofobo, che non sa nulla dell’omosessualità del figlio ma non è affatto antisemita e ricorda, quasi con nostalgia, il tempo in cui musulmani ed ebrei vivevano in pace nella stessa terra. Dall’altro la famiglia di David con una tipica madre ebra, molto presente e ossessiva, che non è omofoba ma piena di pregiudizi nei confronti dei musulmani.

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Love, Victor 2 – serie TV (USA, 2021)

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Dato il grande successo della prima serie di Love, Victor i produttori hanno deciso per l’inevitabile seconda serie, che continua le vicende lasciate in sospeso nella prima serie, e con l’avvertenza di un probabile proseguimento.
Per me la continuazione di una serie si è quasi sempre rivelata una delusione, la ripetizione degli schemi risulta presto noiosa (penso a Elite oppure a Sex education, e speriamo bene per Young Royals…), ma nel caso di Love, Victor gli autori hanno avuto l’accortezza di mantenere aperta la soluzione delle vicende, per cui in qualche modo si mantiene una certa tensione narrativa, credo che valga la pena continuare la visione.

Rispetto alla scheda di presentazione non mi sono preso la briga di modificare quella della prima serie, che ripropongo tal quale, dato che i personaggi e le vicende ricalcano la precedente.

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Molti di noi avranno visto il film “Love, Simon” uscito in Italia nei cinema e su Netflix, e prodotto in USA dalla Fox. Si è trattato di uno dei tentativi più riusciti di coniugare una tematica sentimentale gay con un film rivolto al grande pubblico, ritenuto oramai in grado di digerire argomenti un tempo proibitivi per le grandi case di produzione. Per la prima volta in un film di una major (la Fox), il protagonista è un adolescente gay, spaurito ma alla fine anche coraggioso, che porta felicemente a compimento il proprio processo di autoaccettazione e il coming out.
Al seguito del grande successo in USA la Disney, subentrata nel frattempo alla Fox, ha deciso di creare un serie TV con la stessa ambientazione ma con personaggi diversi, appunto “Love, Victor“. Il protagonista della serie non è più Simon bensì Victor, un nuovo studente al Liceo Creekwood di Atlanta, che affronta un suo percorso di scoperta personale, nonostante le difficoltà nella vita familiare e il cambiamento per il trasloco in una nuova città.

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Love stage!! (Giappone, 2021)

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Un altro film giapponese la cui storia è passata attrraverso la oramai consolidata trafila: manga – audio storia – serie anime – film. Di tutto questo ho visto anni fa la serie anime del 2014, e l’avevo trovata abbastanza divertente, come qualità fra le migliori, considerando le robe inguardabili del genre yaoi-anime circolanti prima di allora. Doveroso quindi occuparsi ora del film, anche se temo che non raggiunga il livello qualitativo dell’anime.

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Il manga Love Stage!! è un manga di genere yaoi scritto da Eiki Eiki e disegnato da Taishi Zaō, serializzazione sull’Asuka Ciel della Kadokawa Shoten a partire dal numero di luglio 2010.

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Un adattamento anime fu annunciato da Kadokawa nel novembre 2013 , la serie è stata diretta da Ken’ichi Kasai e prodotta dallo studio d’animazione J.C.Staff, trasmessa fra luglio e settembre 2014.

Personaggi
Sena Izumi
Il protagonista della storia, uno studente universitario di diciotto anni. Il suo sogno è quello di diventare un famoso mangaka (passione che gli ha trasmesso Saotome-sensei, autore del suo manga preferito, Lala-Lulu), cosa su cui i suoi familiari non vanno d’accordo, poiché vorrebbero che intraprendesse la “porta del mondo dello spettacolo”.

Ichijō Ryōma
Famoso attore che, con Izumi, dieci anni prima ha girato uno spot pubblicitario per “Happy Wedding”. Non sapendo che Izumi fosse un maschio, se ne era innamorato, e dieci anni dopo, durante le riprese del sequel della pubblicità lo bacia. Inizialmente è disgustato dai sentimenti che prova per Izumi una volta scoperto la sua vera identità, ma col tempo li accetta e fa di tutto per conquistarlo.

Sagara Rei
Manager dei Sena. Per Izumi è come una seconda madre dato che si preoccupa molto per lui.

Sena Shōgo
È il cantante della famosa band di nome “Crusherz” e il fratello maggiore di Izumi.

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The long day closes (Inghilterra, 1992)

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Il lungo giorno finisce (The Long Day Closes, 1992) è un film del regista inglese Terence Davies, seguito ideale del suo primo lungometraggio, Voci lontane… sempre presenti (Distant Voices, Still Lives, 1988), che ho già messo a disposizione su questo blog.
Mentre Voci lontane… racconta l’infanzia del protagonista nella città Liverpool fra gli anni ’40 e ’50, Il lungo giorno finisce racconta, sempre con accenti ampiamente autobiografici, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza del giovane Bud. È un anno della sua vita,vtra il 1955 e il 1956, nel quale affronta le tempeste emotive e le scoperte tipiche dell’adolescenza: l’amore per la madre e per il cinema, il bullismo dei compagni di scuola e la crudeltà degli insegnanti, la religione, i primi segnali della propria omosessualità, tutto narrato con il tipico stile di Davies, che induce lo spettatore a seguirlo nelle frequeti digressioni temporali e oniriche, insieme alle numerose parentesi musicali.

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La canzone che da il titolo al film, inserita per intero nella parte finale, è la più famosa fra quelle pubblicate da Sir Arthur Sullivan nel 1868, prima dell’inizio della celebre collaborazione con W. S. Gilbert.
The Long Day Closes utilizza una versione a cappella della canzone eseguita da Pro Cantione Antiqua (https://www.youtube.com/watch?v=ikdHR9xhq3A).
Altra canzone guida è Stardust (Polvere di stelle) cantata da Nat King Cole nell’omonimo film hollywoodiano.

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Ossan’s love HK – Amore di Zio ep.15 (Hong Kong, 2021)

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Titolo originale: Dàshū de ài 大叔的愛  (Amore di zio)
In giapponese: ossan = zio 

Inizio con il titolo di un articolo di Pinknews dello scorso 20 luglio 2021:
Un politico pro-Beijing di Hong Kong ha affermato che la serie TV di successo Ossan’s Love, che presenta un triangolo amoroso tra persone dello stesso sesso, viola la legge sulla sicurezza nazionale cinese perché promuove l’omosessualità“.
Ossan’s Love (Amore di Zio) è il primo drama televisivo di Hong Kong a presentare una storia d’amore omosessuale come trama centrale, e data la situazione che si è creata di recente temo molto che sarà anche l’ultimo.
Il 2021 per Hong Kong ha visto una serie di drammatici passaggi, con l’applicazione della “Legge sulla sicurezza nazionale” citata nel titolo. Inoltre le ultime direttive del governo cinese vietano i programmi televisivi con personaggi ritenuti “immorali ed effeminati“. La Governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha dichiarato che la popolarità di Ossan’s love non suggerisce che gli abitanti di Hong Kong debbano sostenere i diritti degli omosessuali.
La ormai diffusa discriminazione nei confronti delle persone LGBT+ a Hong Kong suscita preoccupazione per la tenuta dei Gay Games del 2022, la prima volta che l’evento sportivo e culturale LGBT+ si dovrebbe tenere in Asia.
Nonostante le dichiarazioni dei politici omofobi ed il clima di crescente repressione orchestrata dal governo cinese, la serie è diventata incredibilmente popolare da quando è stata presentata in anteprima su ViuTV a giugno. Ossan’s Love, trasmessa a Hong Kong dal 28m giugno al 16 luglio ha registrato una media di oltre 450.000 spettatori, diventando così la serie TV con il punteggio più alto da quando ViuTV è stata inaugurata nel 2016.

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In una specie di gioco di specchi la serie di Hong Kong è un adattamento dell’omonima serie giapponese prodotta dalla TV Asahi e uscita nel 2018 su 8 episodi. Ma di recente si è saputo che la stessa TV Asahi avrebbe acquisito i diritti della versione Hong Kong con l’intenzione di rifarne una serie ulteriore! Attendiamo gli sviluppi…

I personaggi principali della serie sono membri dei MIRROR, una boy band del cosiddetto Canton-pop di Hong Kong formatasi nel 2018 nel reality talent show Good Night Show – King Maker,citato più volte anche nella serie. Il Canton-pop fa riferimento all’uso del dialetto cantonese nelle canzoni, ed è anche la lingua usata nella serie Ossan’s love, con la tipica cadenza che tutti sono in grado di cogliere. Il cantonese è usato in alcune zone del sud della Cina, mentre la politica repressiva del governo cinese cerca in ogni modo di dissuadere dal suo uso a favore del più diffuso mandarino, parlato dalla maggioranza Han dei cinesi. I membri dei MIRROR che recitano nella serie sono:
Edan Lui come “Tin” Tin Yat-hung
Anson Lo come “Muk” Ling Siu-muk
Stanley Yau come Louis Lui
La sigla di apertura “Sudden Feeling of a Heartbeat” (突如其來的心跳感覺) è eseguita dai protagonisti principali Edan Lui e Anson Lo.
La sigla finale (a partire dall’episodio 8) è “The Unloveable One” eseguita da Anson Lo.

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