Il film che Vi presento oggi viene da un paese Baltico: la Lituania. Il titolo originale è Advokatas, l’avvocato, in inglese The Lawyer. “Non si può chiedere aiuto ad un avvocato quando le uniche cose che funzionano non sono legali”. In questa frase c’è un po’ la sintesi di questo lungometraggio di Romas Zabarauskas. Ci viene infatti mostrato come sia difficile per un rifugiato di guerra, per di più omosessuale, ottenere lo status per poter andare dove vorrebbe in Europa. Uno dei protagonisti è Marius (Eimutis Kvosciauskas), un avvocato gay in Lituania. Marius ha uno status di privilegiato, nel suo paese, è benestante dal punto di vista finanziario, frequenta salotti di buon livello, in cui lui ed i suoi amici possono scherzare. L’altro protagonista è Ali (Dogac Yildiz), un bel ragazzo siriano, che viene incontrato da Marius su una piattaforma di una chat a pagamento. Marius è a caccia di uomini più giovani di lui, e si imbatte inizialmente, in una delle sue cene con gli amici, in Pranas, un bel ragazzo, agli occhi di Marius. Ma Pranas lo spiazza, quando gli dice che lui è un “uomo trans”. Qui Marius va un po’ in crisi, e per di più, dopo poco, riceve la notizia del morte del padre. E’ a questo punto che Marius si butta a capofitto in una storia improbabile, quanto nuova come tematica per il Blog. Marius vola a Belgrado, e si incontra, dal vivo, con Ali. Qui Marius, che fino a questo momento stava vivendo questo incontro in maniera un po’ fantasiosa, si scontra con la realtà in cui vive quotidianamente Ali, un rifugiato politico proveniente da una guerra come quella in Siria. Ali spiegherà a Marius, con i tempi tecnici ed i modi pensati dal regista Romas Zabarauskas, le sue vicissitudini, il suo vivere come gay in un paese come la Siria, di come sia arrivata la guerra ed abbia spazzato via tutto il suo mondo, fino alla fuga dal suo paese, alla ricerca di una vita migliore. Una vita migliore che per Ali sarebbe andarsene da Belgrado, dove è rinchiuso in un campo profughi, per andare verso quell’Europa che vediamo tutti i giorni, nei servizi giornalistici dei nostri TG, essere la meta agognata di tutti i profughi. I due cercheranno di instaurare una relazione “sui generis”, che mescolerà il “sentimento alla pragmaticità” nella ricerca di una soluzione che consenta ad Ali di lasciare Belgrado. Ma gli ostacoli sembrano insormontabili, per via della mancanza di strutture che possano aiutare persone come Ali nella Belgrado dove Ali è un rifugiato, e per i protocolli stretti e rigidi delle Nazioni Unite nel concedere dei lasciapassare come status di omosessuale. Il film è costellato di piccoli momenti intimi, come quando Marius guarda sul suo smartphone un video, quel video che Pranas la sera della cena con gli amici gli aveva chiesto se lo avesse visto, dove Pranas spiega il suo difficile coming out come trans in una società omofobica, come ci viene esibita essere quella Lituana. Molto bella la colonna sonora, ed altrettanto la fotografia. Il film non era facile, così come non lo è un finale per una storia complicata come questa. Gli argomenti proposti sono, come va di moda dire adesso, “tanta roba”. Dall’omofobia di un paese come la Lituania, all’omofobia interiorizzata presente qua e là, alla città alienante e spersonalizzata come ci viene mostrata Belgrado, allo status di rifugiato politico di guerra. Il film ha alcuni momenti dove forse si perde un po’, ma nel complesso è un film che mi è piaciuto molto, e nonostante la tematica pesante che tratta, lo fa con ironia, dolcezza e pure romanticismo. Vi auguro una buona visione. By Dino Sauro Stupazzoni.
La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore. Un grande ringraziamento per l’adattamento dei sotto titoli a Renato. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com
La locandina del film The Lawyer
Il Cast di Advokatas – The Lawyer e scheda tecnica
Eimutis Kvosciauskas è Marius Dogac Yildiz è Ali Darya Ekamasova è Darya Denisas Kolomyckis è Lukas Danilas Pavilionis è Pranas Regia di Romas Zabarauskas Sceneggiatura di Romas Zabarauskas Data di uscita: 28 agosto 2020 in Lituania Paese di origine: Lituania Lingua: inglese e lituano Durata: 1 ora e 37 minuti
Oggi in bacheca del Blog Caprenne metto un film che non può mancare: FREIER FALL. La trama qui di seguito. Marc (Hanno Koffler) è un poliziotto felicemente sposato la cui moglie Bettina (Katharina Schüttler) sta aspettando il loro primo figlio. I genitori di Bettina hanno preparato per loro una bellissima casa con diverse stanze. Un giorno succede che Marc, ad un corso di addestramento, si trova solo nella foresta con l’affascinante collega Kay (Max Riemelt), gli sguardi s’incrociano fino a non staccarsi più, è amore a prima vista, primo bacio e … Marc, alla sua prima esperienza gay, è profondamente scosso, ancora di più quando Kay si fa trasferire nella sua unità. Tutta la sua vita ben organizzata sta per essere sconvolta. Con la scusa di corsi di addestramento fuori sede, iniziano ad incontrarsi in un vortice di passione e a fare sesso sempre più spesso. Il problema del sesso è quando si trasforma in una relazione. Quando i sentimenti entrano in gioco e vogliono la loro via di fuga, diventa difficile mantenere tutti i pezzi in equilibrio: la scoperta di un estraneo dentro di se, l’accettazione di questo sconosciuto, l’ unheimlich freudiano, di come integrarlo nel proprio contesto sociale – un sedimentato contesto mascolino – la presenza di una famiglia con una donna e un figlio, la presenza della propria famiglia di origine che si trova di fronte ad un figlio irriconoscibile ma soprattutto la presenza dell’amore, della felicità che ne deriva, che tutto scuote e che tutto sovrasta. Quando Kay viene sorpreso dalla polizia in un locale gay si sparge la voce della sua omosessualità. Un collega poliziotto omofobo, come quasi tutti, lo picchia selvaggiamente ma il capo sezione lo protegge e nasconde l’aggressione. Marc, per la prima volta veramente innamorato, si sente sempre più estraneo alla sua famiglia, sia nello spirito che nel corpo, proprio mentre sta per arrivare il figlio. Pensa di andare via con Kay, che si sente marginalizzato, abbandonare tutto ed iniziare una nuova vita. Ma è una soluzione quasi impossibile per Marc. Kay decide di far precipitare le cose, denuncia il suo amore per Marc sia ai colleghi che ai genitori di Marc. Questi ultimi non sopportano la cosa. La situazione precipita. Anche nell’ambiente della polizia le cose si fanno sempre più difficili, ma qualche spiraglio si apre: quando il poliziotto omofobo attacca un’altro sospettato di essere gay, questa volta il capo non lo copre più. Un giorno Kay sparisce senza avvisare nessuno. Marc capisce che la sua vita senza Kay sarebbe insopportabile… Un’opera prima coraggiosa, che affronta le principali tematiche gay, dall’omofobia al coming out, all’amore gay, con scene forti ed incisive, grazie anche all’avvenenza dei due protagonisti. Film presentato alla Berlinale 2013 e all’inaugurazione del MoMA’s Kino! Exhibition 2013 (Museum of Modern Art di New York). Bravissima l’attrice femminile Katharina Schüttler che riesce a dare forma ad un personaggio appena accennato, Bettina; assolutamente affascinante il seduttore, un giovanissimo Max Riemelt, la cui bravura viene fuori in maniera naturale caratterizzando il suo ruolo di co-protagonista con elementi reali fatti di emozioni e contraddizioni. Freier Fall ha vinto 8 premi ed ottenuto la bellezza di 22 candidature (Fonte IMDb) . By Dino Sauro Stupazzoni.
La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore. Un grande ringraziamento per l’adattamento dei sotto titoli a Roberto L. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com
La locandina del film Freier Fall
Il Cast di Freier Fall e scheda tecnica
Hanno Koffler è Marc Borgmann Max Riemelt è Kay Engel Katharina Schüttler è Bettina Bischoff Regia di Stephan Lacant Sceneggiatura di Stephan Lacant, Karsten Dahlem, Cooky Ziesche Data di uscita: 23 maggio 2013 in Germania Paese di origine: Germania Lingua: tedesco Durata: 1h 27 minuti
Oggi vi propongo un film di estrema attualità, nonostante sia del 2012. Out in the Dark. Lo voglio fare per dare un messaggio positivo in questo momento storico. Questo film Israeliano del 2012 infatti è tuttora attuale stante gli avvenimenti contingenti. Cominciamo parlando del primo protagonista, che è Nimer Mashrawi (Nicholas Jacob). Nimer è un bel ragazzo palestinese, studente in psicologia, appena diplomato, che sogna di continuare gli studi all’estero dove poter condurre una vita migliore. Una fatidica notte incontra, in un nightclub, lo studente di legge israeliano Roy Schaffer (Michael Aloni), coprotagonista del film, ed è subito un reciproco colpo di fulmine. Superata facilmente qualche esitazione, un paio di giorni dopo questo incontro, Nimer chiama Roy e da quel momento iniziano una serie di appuntamenti che testimoniano del loro grande amore e delle loro aspettative per il futuro. Obbligato a confrontarsi con la realtà della società palestinese che non accetta la sua sessualità e con la società israeliana che rifiuta la sua nazionalità, Nimer trova conforto solamente tra le braccia di Roy. Ma sogna sempre il giorno in cui potrà andare a studiare negli USA. Mentre continua a mantenere segreto il suo orientamento sessuale nei confronti della famiglia conservatrice, le cose si fanno ancora più difficili con l’aumentato attivismo politico e violento di suo fratello che milita in un gruppo estremista. Grazie ai buoni voti, Nimer riesce ad avere un permesso studio e la vita per i due sembra si stia spianando. Sembra, perché la vita in quei posti può essere idilliaca o trasformarsi in un inferno in un attimo. Il messaggio che traspare dal film, è che posizioni politiche radicali a parte, la gran parte della popolazione vuole la pace e la convivenza. Storie di passioni proibite sono molto frequenti nel cinema gay, ma qui il regista Michael Mayer, al suo debutto nel lungometraggio, affronta la tematica in modo assai originale, con una immediatezza sorprendente, abilmente orchestrata sullo sfondo del conflitto israelo-palestinese. Una toccante storia d’amore, con due bravissimi interpreti, Nicholas Jacob e Michael Aloni nei panni rispettivamente di Nimer e Roy, che ci regala forti emozioni, sia per l’avvincente trama, che per la profondità dei sentimenti messi in campo. Out in the dark – Alata, oltre ad essere una travolgente storia d’amore incondizionato, ha un bel ritmo, un crescendo di suspense, una storia credibile che vi terrà bloccati aspettando il finale. Bravi gli attori, che ci regalano forti emozioni. Forse hanno calcato un po’ troppo la mano sulla differenza delle due famiglie, benestanti buoni e accoglienti quelli di Roy, poveri terroristi e assolutamente contrari all’omosessualità quelli di Nimer. Out in the dark ha un carnet di tutto rispetto: ha vinto 19 premi, ed ottenuto 22 candidature. (Fonte IMDb) . By Dino Sauro Stupazzoni.
La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com
La locandina del film Out in the Dark / Alata
Il Cast di Out in the Dark / Alata e scheda tecnica
Nicholas Jacob è Nimer Mashrawi Michael Aloni è Roy Schaffer Jameel Khoury è Nabil Mashrawi (il fratello di Nimer) Regia di Michael Mayer Sceneggiatura di Yael Shafrir e Michael Mayer Data di uscita : 28 febbraio 2013 (Israele) Paese di origine: Israele Lingue : Ebraico Arabo Inglese Durata : 1 ora 36 minuti
Oggi Vi propongo un film del 2014, tornare un po’ indietro nel tempo ci aiuta a capire i cambiamenti che ci sono stati nella società, e se vi siano stati o meno. Il film è una coproduzione tra Germania ed Ungheria, il cui titolo originale è Viharsarok, in inglese Land of Storms, la terra delle tempeste, o dei temporali. Il protagonista è Szabi (Andras Suto) è un calciatore che scappa dall’ambiente macho dello spogliatoio, per tornare nel suo paese di origine, in Ungheria. Qui si imbatte in Aron (Adam Varga), e tra i due scatta subito l’attrazione. Fino a quando non arriva Bernard (Sebastian Urzendowsky), compagno di squadra di Szabi. Ispirato da una storia vera, Land of Storms è un film duro ed intenso, con i personaggi che sono sospesi tra “luce e buio”, desiderio e tabù sociale: una denuncia dell’omofobia presente nel mondo dello sport e nelle piccole comunità rurali. Premio del pubblico a Tel Aviv, LGBT IFF 2014, Premio speciale della giuria al Taipei film festival 2014. By Dino Sauro Stupazzoni.
La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com
Oggi Vi proponiamo un film proveniente dal Brasile, Deserto particular. In inglese Private Desert, ovvero deserto privato. Si tratta di un dramma sentimentale travestito da road movie di Aly Muritiba e presentato in anteprima mondiale alla 18° edizione di Giornate degli Autori di Venezia. Questo film, a noi dello staff del Blog è piaciuto moltissimo. Il primo ad averlo visto ed avercelo segnalato fu Carlo P., che ringraziamo. Ha ottenuto la bellezza di 19 premi, e scusate se è poco, e ben 37 candidature, fonte IMDb. La storia vede due protagonisti assoluti: Antonio Saboia, nei panni di Daniel Moreira, e Pedro Fasanaro, che interpreta Sara Robson. Daniel è un polizotto di Curitiba, una cittadina brasiliana del profondo sud. Sara invece è originaria di Sobradinho, una cittadina del nord del Brasile. I due si incontrano nel più classico dei modi dei nostri tempi: in chat. Ma non si sono mai visti di persona. Sara ad un certo punto tronca la relazione virtuale con Daniel. Questi va in crisi, molla il padre invalido e non autosufficiente alla sorella Deborah, e parte, facendosi oltre 2.600 km del paese per raggiungere Sobradinho, ed incontrare finalmente Sara. Dopo la prima mezzora di presentazione iniziale della vita di Daniel, personaggio piuttosto ruvido e rabbioso, parte il film. Con questo viaggio di Daniel alla ricerca di questa persona “misteriosa” che è Sara.
Questo incontro inaspettato metterà in discussione tutte le certezze di Daniel, provocandone rabbia e aggressività, prima di aiutarlo gradualmente a riconnettersi con se stesso e le sue emozioni. È la storia di un incantesimo spezzato, una relazione impossibile che vede due anime sospese tra amore e odio; ma è anche l’incontro tra due mondi distinti: il freddo e conservatore Sud del Brasile e il più solare e progressista Nord. Il tutto girato con grande delicatezza e corroborato da un’intensa recitazione, dando vita a un film equilibrato che mette in discussione il concetto di libertà personale e il peso delle gabbie che erigiamo nella nostra mente. Il film è di una poesia a tratti struggente, retto in alcuni momenti dalla colonna sonora del brano di Bonnie TylerTotal eclipse of the heart (anno di uscita del brano 1983). Vi auguriamo una buona visione e vi invitiamo a gustare con calma questo raod movie made in Brasil. By Dino Sauro Stupazzoni.
La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com
La locandina del film Deserto Particular
Il Cast di Deserto Particular e scheda tecnica
Antonio Saboia è Daniel Moreira
Pedro Fasanaro è Sara Robson
Thomas Aquino è Fernando
Zezita Matos è Tereza la nonna di Sara
Regia di Aly Muritiba
Sceneggiatura di Aly Muritiba e Henrique Dos Santos
Questo film giunge provvidenzialmente da un utente, e ci era stato richiesto da un altro utente. Love! Valour! Compassion!, titolo originale, tradotto in italiano con “le stagioni dell’amore”, un titolo impegnativo. E’ un film “datato”, anno di uscita 1997. Il film offre dialoghi molto interessanti e alcune performance molto forti (specialmente John Glover in due gemelli gay molto differenti). La storia segue otto amici gay che passano insieme tre lunghi weekend fra il Memorial Day e la Festa del Lavoro. Bisticciano, ridono, occasionalmente si accoppiano e chiacchierano moltissimo, ma ciò che rende questi incontri diversi da tutti quelli simili visti al cinema è la resa magnifica dei dialoghi di Terence McNally. Ci sono emozioni così reali che riescono a movimentare un film che altrimenti sarebbe rimasto chiuso nell’impianto teatrale da cui prende origine.Uscito in Italia solo per Home video e solo in versione VHS (nel 1999 col nome di “Le stagioni dell’amore”), questo film è la versione cinematografica di una fortunata commedia del drammaturgo americano Terence McMally. Joe Mantello, alla sua prima regia cinematografica, già regista della versione teatrale, ha utilizzato per il film gli stessi attori (tranne uno) e questo spiega la buona prova di recitazione di tutti ed il loro perfetto affiatamento. Love! Valour! Compassion! è una riflessione sull’amicizia e sull’amore all’interno di una comunità di gay americani di ceto medio. Il film richiama, attualizzando le situazioni ai giorni nostri, i temi di The Boys in the band (Festa per il compleanno del caro amico Arrold), una pietra miliare del cinema gay degli anni settanta. Tutta la storia si svolge in un casa di campagna dove otto amici si ritrovano per il weekend. In un susseguirsi di cene, di momenti di gioco e di riposo, di bagni nel lago, ma anche di tradimenti, delusioni e desideri più o meno espressi, ognuno a poco a poco si lascia andare e mostra liberamente se stesso con tutte le sue debolezze. In tutti affiora un profondo bisogno di solidarietà e di amore, sentimenti che uniscono questa alternativa famiglia allargata. Ringrazio Roberto per averci fornito questo film che è un vero e proprio reperto storico. Speriamo di fare felici gli utenti del Blog nel proporlo. La pellicola è doppiata in italiano, quindi niente sotto titoli, una volta tanto. Il film è una sorta di “pietra miliare” del cinema LGBTQI-Queer. E’ stato <<digitalizzato>> dall’amico Roberto, e la traccia audio in italiano masterizzata su file .MP4. By Dino Sauro Stupazzoni.
La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 doppiata in italiano.
ATTENZIONE: alla luce dei passaggi “tecnici da analogico a digitale”, si raccomanda la visione in streaming, direttamente qui sul blog, oppure sul lettore universale VLC.
Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com
La locandina del film Love! Valour! Companion!
Il Cast di Love! Valour! Compassion ! e scheda tecnica
Jason Alexander è Buzz Hauser Stephen Spinella è Perry Sellars Stephen Bogardus è Gregory Mitchell Randy Becker è Ramon Fornos John Benjamin Hickey è Arthur Pape Justin Kirk è Bobby Brahms John Glover è John & James Jeckyll Regia di Joe Mantello Sceneggiatura di Terrence McNally Lingua : inglese (doppiato in italiano) Genere: commedia, drammatico, sentimentale. Paese di origine: U.S.A.
Dopo una breve pausa estiva, Vi propongo un film che arriva da molto lontano: dalla Nuova Zelanda. Il pugilato è sempre stato una fonte di fascino per il cinema. Anche prima che Rocky Balboa corresse su quei gradini, l’idea di un avversario che combatte dentro e fuori dal ring ha fatto da cornice a molti momenti cinematografici famosi. Tenendo presente questo, è un merito del regista neozelandese Welby Ings che il suo nuovo film Punch sia così fresco. Il bel Jordan Oosterhof interpreta Jim, un ragazzo che vive in una piccola città di provincia, una zona rurale di Auckland, con una promettente carriera nella boxe. È allenato dal padre, Stan (Tim Roth), i cui demoni gli impediscono di diventare veramente il padre che vorrebbe essere. Un giorno Jim incontra Whetu (Conan Hayes), un giovane gay, di origine Maori, che vive accettando la sua condizione di emarginato due volte, sia come omosessuale, che come nativo Maori, e vive in una capanna autocostruita. I due si innamorano, ma il legame si rivela pericoloso per Jim, poiché l’attrazione di una nuova storia d’amore mette a rischio la sua carriera, la sua identità, le sue amicizie, la sua idea di famiglia. Ings cattura magnificamente il senso del luogo, rendendo la città fittizia, quasi una entità a sé stante, e fornisce al dramma scenari mozzafiato. Anche la natura insulare delle piccole comunità è ben rappresentata, con tutto ciò che minaccia di allontanarsi dalla “norma”, fino a venire trattato con derisione. Con i suoi occhi brillanti e un atteggiamento sincero, Oosterhof attira facilmente l’empatia nei confronti di un ragazzo che raggiunge quel momento in cui felicità e sicurezza divergono. Ha un’ottima chimica con Hayes, che evita i troppi standard dei personaggi omosessuali al cinema e presenta Whetu come un individuo, magari eclettico, piuttosto che come un archetipo. Whetu ha un sogno nel cassetto: cantare. Ed il suo desiderio è di trasferirsi a Sydney. Ma non si può sfuggire al percorso familiare che Punch mette in scena con la sua storia di amore proibito in una piccola città. La figura del padre non sempre ne esce bene, ma troverà modo nel finale di redimersi e di essere vicino a suo figlio al meglio delle sue limitate possibilità, quelle limitate possibilità che gli vengono dall’ambiente in cui è vissuto. In un montaggio pittoresco dopo l’altro, molto bella la fotografia, Jim combatte e si allena – in una scena corre nudo su e giù per le dune – ma stranamente, il film, basato su una storia di pugiliato, mostra solo un singolo incontro di questo sport, e non c’è uno sforzo effettivo per caratterizzare l’abilità di Jim nel combattimento o il suo spirito competitivo. Ad un certo punto del film, Jim fa un discorso da “star”, su come un pugile salga sul ring e si trasformi, definendolo “la cosa più bella”, ma poi non lo vedremo mai accadere veramente. Il pugilato, in questo film, è strumentale per rappresentare un ambiente culturale dove esplorare atteggiamenti e comportamenti da macho tossici, un mondo in sintonia con la violenza. A tale proposito, nel film vi sono alcune scene piuttosto “rudi e violente”, è bene esserne consapevoli. Nel complesso, Punch è un gioiellino di film. Attendiamo Vostri graditi commenti. Ringrazio per l’aiuto nell’adattamento dei sotto titoli l’amico Renato. Già l’inglese – australiano è di difficile comprensione, in più alcune forme di slang sono risultate davvero ostiche da interpretare, ce ne scusiamo. Il senso generale delle conversazioni comunque è comprensibile. By Dino Sauro Stupazzoni.
La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile su qualunque tipo di lettore. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com
Dopo due film a tematica ed ambientazione militare, Eismayer e Kanarie, ci traferiamo dall’Austria e dal Sud Africa in Cile. Los Fuertes è un film semplice, lontano dai fasti e dalle paillettes di Hollywood. E’un film romantico, ambientato in un Cile selvaggio, in un villaggio sperduto di pescatori. Basato sui sentimenti, sugli splendidi panorami dell’oceano spazzato dal vento, in ambienti a noi europei molto lontani, con uomini rudi con i capelli spazzati dal vento, dove tutti indossano maglioni a maglia a cavo. Una storia come tante, di persone che si incontrano, casualmente, viene tratteggiata con molta grazia dal regista Omar Zúñiga. Lucas, interpretato da Samuel González, ed Antonio, interpretato da Antonio Altamirano, sono i protagonisti di questo film. Lucas è un artista che vive nella città di Santiago, che si reca per qualche settimana in visita alla sorella Catalina, interpretata da Marcela Salinas, prima di trasferirsi in Canada. Non parla volentieri con i genitori, non li sente da un po’ di tempo, perché a loro non piace il fatto che sia gay, ma la sorella lo sostiene. Lucas intende trascorrere del tempo, durante il suo soggiorno al villaggio, disegnando le rovine dei vecchi forti spagnoli che ricoprono il villaggio, imparando la storia locale dalle rievocazioni di guerra che tutti i turisti amano vedere. Un giorno, incontra Antonio, che si presenta a casa della sorella di Lucas per consegnare della legna. Lucas è immediatamente folgorato ed attratto dal bell’uomo, che gli ruba gli sguardi, mentre Antonio lo aiuta a spostare la legna. Antonio è il nostromo di un peschereccio locale e uno dei rievocatori della guerra di indipendenza del Cile dalla Spagna. A questo punto le loro strade si incrociano, la chimica e l’attrazione reciproca faranno il resto. Antonio porterà Lucas sulla piccola isola dove è cresciuto, trasformando l’escursione in un romantico corteggiamento. Dovranno vivere anche situazioni poco simpatiche, il villaggio non è ancora pronto per una storia come la loro. Potremmo dire che lo scopo del film è soprattutto quello di osservare l’interazione tra questi due uomini affascinanti, lasciando che si godano la reciproca compagnia, la reciproca sensualità, il più a lungo possibile, sullo sfondo di un’incredibile fotografia paesaggistica. Ma non vogliamo dirvi più di tanto. Vi invitiamo pertanto ad assaporare questo film con calma e passione, non vi deluderà. Dopo questa serie di tre film, il Blog si prende una pausa fino a settembre. Vi auguriamo una buona visione ed una buona estate, da tutto lo staff! Dino Sauro Stupazzoni.
La locandina del film Los Fuertes
Il Cast di Los Fuertes e scheda tecnica
Samuel González è Lucas Antonio Altamirano è Antonio Marcela Salinas è Catalina Gabriela Fernández è Adriana Rafael Contreras è Martín Domingo Araya B. è Gustavo(as Domingo Araya) Nicolás Corales è Roca Luis Montoya è il Capitán Regia di Omar Zúñiga
Genere: drammatico / sentimentale Data di uscita: 12 marzo 2020 Cile Lingua: spagnolo Luoghi delle riprese : Niebla, Valdivia, Los Ríos, Cile Premi: 9 vittorie e 3 candidature (Fonte: IMDb)
La pellicola viene rilasciata con i sotto titoli hardcoded = sovraimpressi, in formato Mp4, visualizzabile direttamente su qualsiasi lettore o TV. Per ogni domanda dubbio perplessità, se desiderate partecipare al progetto del Blog Caprenne, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com
Giuseppe Fiorello debutta alla regia con questa pellicola, tratta da un fatto di cronaca siciliana: l’omicidio di Giorgio Giammona e Antonio Galatola avvenuto a Giarre nel 1980. A seguito di quell’evento, grazie all’intervento dell’associazione Fuori! e di personaggi come Francesco Rutelli, Don Bisceglia e Nichi Vendola venne formato, a Palermo, il primo circolo Arcigay italiano.
L’adattamento della sceneggiatura prende spunto dal romanzo di Valerio La Martire, Stranizza. Il titolo del film, invece, è un palese omaggio a Franco Battiato: autore della canzone omonima e presente nella colonna sonora composta e curata da Giovanni Caccamo – cantante conosciuto anche per le sue partecipazioni sanremesi del 2015 e 2016 – e da Leonardo Milani.
Il film è uscito nelle sale il 23 marzo 2023. Alla fase promozionale non ha potuto partecipare Samuele Segreto, uno dei due giovani protagonisti, in quanto impegnato nella trasmissione Amici di Maria De Filippi, in qualità di concorrente. Alla produzione ha partecipato anche Rai Cinema, per cui è probabile che la pellicola verrà trasmessa presto sui teleschermi.
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Sicilia, estate del 1982: durante i mondiali di calcio spagnoli, Gianni e Nino si conoscono – a causa di un incidente in motorino – e diventano amici. Gianni viene da una situazione familiare disagiata: ha una madre sottomessa al nuovo compagno ed è circondato da un ambiente che lo ha etichettato come puppu cu’ bullu – letteralmente: omosessuale patentato. Al contrario, Nino è un ragazzo attorniato dall’amore della sua famiglia. Queste diversità non inficiano sulla loro relazione, che cresce con il tempo fino a diventare amore. Una situazione non nuova per Gianni, che continua a pagarne le conseguenze, mentre sarà devastante per Nino, che verrà affrontato severamente dalla sua famiglia. Nonostante le molte difficoltà, i due giovani non riescono a stare lontani. Fino al tragico epilogo che, involontariamente, sancirà questa unione per sempre.
Recensione di Stranizza d’amuri
Giuseppe Fiorello si concede la sua prima regia e lo fa andando a narrare una storia a lui particolarmente vicina, legata alla sua terra natia e ai luoghi della sua infanzia – sulla costa orientale siciliana. Lo fa usando i propri ricordi dell’epoca e prendendo tre punti di riferimento: il romanzo di Valerio La Martire, i mondiali di calcio di Spagna ’82 e le canzoni di Franco Battiato.
Per quanto riguarda la storia, la scelta di raccontare l’amore fra due coetanei è sicuramente funzionale da un punto di vista non solo narrativo ma anche rappresentativo e commerciale: consente di coinvolgere gli amanti dei queer drama – a prescindere dall’appartenenza al mondo lgbtqi+ – che sono in aumento e causa involontaria di un uso disinvolto del queer baiting. Inoltre, questa modalità offre la possibilità di raccontare una storia rimanendo sempre in un conveniente closet, ponendo un velo a protezione – di cosa, lo possiamo solo supporre. La relazione fra Gianni e Nino viene messa in atto tramite l’espediente della conoscenza casuale mentre la crescita del sentimento fra i due è più legata a un coming of age romantico che passionale. Una passione che viene evidenziata, come gesto estremo, solo con due baci – asettici – su cui Fiorello usa una duplice visuale: quella celata, di spalle, a voler sottolineare come doveva essere nascosta anche la loro relazione, e quella poi indugiante, con primi piani che diventa una forma di voyerismo difficile da comprendere e che poco ha a che vedere con la voglia di rappresentare questo amore in maniera libera.
Tale presunta libertà è in realtà un camouflage narrativo in un film in cui l’autore non vuole – o non può – permettersi di andare oltre. A dispetto di chi ritiene che il regista abbia fatto una scelta interessante – adducendo come valore aggiunto il suo punto di vista eterosessuale rispetto ai pregiudizi sull’amore omosessuale – è da notare come invece ciò lo abbia portato verso l’omonormatività che oramai abbonda nel cinema italiano. Non solo: per evitare gli stereotipi classici sui gay, Fiorello arriva ad accentuare i cliché del maschio del sud Italia degli anni Ottanta: ad esempio, la mascolinità gretta – con tanto di pelo sulla schiena – marcata da atteggiamenti seduttivi nei confronti delle donne che sono stati ben rappresentati nel cinema di Wertmüller, Samperi, Festa Campanile e molti altri – solo che loro li usavano in una accezione quasi grottesca, mentre Fiorello a conferma di una realtà.
Volevo fare una storia intimista, ma raccontarla in una cornice universale… E così ho messo in scena una piccola storia tragica in un’Italia che vive una grande festa, la vittoria ai Mondiali di Calcio del 1982. Volevo sottolineare come nella distrazione collettiva si verifichi un epilogo così drammatico.
Giuseppe Fiorello
I mondiali di calcio sono un espediente di sceneggiatura che esula dal romanzo di La Martire e lo stesso regista ha fatto notare come ciò servisse a inserire un finale drammatico in un contesto in cui la gente è occupata con un passatempo sportivo. Invece di voler mettere in luce come la tragedia possa aver avuto luogo in una situazione di complicità e connivenza, si è preferito inserirlo in una cornice che desse dei momenti di leggerezza al film. Peccato che tale espediente sia disfunzionale: l’evento calcistico aveva una durata decisamente limitata nel tempo – dal 13 giugno all’11 luglio – mentre la narrazione crea la sensazione di un tempo decisamente più esteso, a giustificare l’evoluzione sentimentale fra i due ragazzi – a maggior ragione visto che il coinvolgimento non è dato da un’attrazione fisica. Il televisore diventa il centro del gruppo, amicale o familiare, e l’orgoglio nazionale sfocia in colorazioni di capelli piuttosto che in sbandieramenti. Tutto ciò porta a un senso di gruppo e di comunità già identificato nelle sagre di paese.
Un sottofondo simile è creato dalle canzoni del Maestro FrancoBattiato, che non vengono utilizzate per amplificare la significazione delle scene, come vuole il modello classico hollywoodiano, bensì per creare nuovi spazi emotivi e a rimarcare una territorialità già ben connotata. Una modalità non necessaria ma che non disturba, se non altro per la bellezza dei testi. Il resto della colonna musicale, creata da Giovanni Caccamo e da Leonardo Milani, è studiata per seguire l’empatia interpretativa e ben si intreccia con la scelta di usare spesso una colonna sonora naturale, fatta dai rumori del luogo.
[…] L’autenticità e la cura delle riprese, la delicatezza delle interpretazioni ci hanno commosso profondamente consegnandoci fin dall’inizio la giusta chiave di lettura musicale. I colori della Sicilia e le vibrazioni viscerali dell’intreccio narrativo ci hanno portato a utilizzare strumenti mediterranei con contaminazioni elettroniche spaziando da sintetizzatori, strumenti a corda e sound design, con un linguaggio contemporaneo ma con radici profonde, capace di costruire un legame sonoro con ognuno dei personaggi del film.
Giovanni Caccamo
In tutta questa sovrastruttura, le interpretazioni dei protagonisti risaltano e non perché giocano sul facile coinvolgimento emotivo bensì perché ben calibrate. In questo, Giuseppe Fiorello è stato un’ottima guida ed è riuscito a riversare la sua magistrale esperienza da interprete a Samuele Segreto – concorrente dell’ultima edizione di Amici 2022-23 e interprete di Gianni – e a Gabriele Pizzurro – giovane attore romano interprete di Nino. I due giovani riescono ad accedere alle due diverse personalità senza facili eccessi: Segreto ha una profondità che è capace di mantenere anche nei silenzi, passando dai momenti di disperazione a quelli di gioia senza dare mai l’impressione di essere fuori luogo; Pizzurro dosa il suo sorriso e la sua ingenuità e riesce a mantenere questa innocenza calando solo nel momento del confronto con il genitore – dove usa un pathos drammatico forse non ancora nelle sue corde ma comunque apprezzabile.
Entrambi i personaggi, però, deficitano di un approfondimento che avrebbe dato il giusto spessore anche agli eventi: se Nino, nella sua ingenuità, soffre meno di questa mancanza, il personaggio di Gianni invece ne avrebbe solo che giovato e avrebbe anche reso più pregne alcune scene – come quella del rossetto messo al giovane all’interno di un bar. Gianni pare essere stato vittima, in passato, di un abuso più che di una scelta consensuale e che il marchio di puppu sia conseguente più a maldicenze che ad atteggiamenti equivocabili; questo dettaglio, così come il personaggio che esige le attenzioni di Gianni, rimangono non indagati. Tutto ciò a favore di una rappresentazione più conforme.
Gli altri protagonisti vengono oscurati dai loro personaggi, molto accentuati, ad eccezione di Antonio De Matteo, che interpreta il padre di Nino: riesce a misurare anche le reazioni più complesse senza cadere nell’eccesso. Un discorso a sé stante meritano Fabrizia Sacchi e Simona Malato, interpreti delle madri dei due giovani. Entrambe le donne vengono fagocitate dai loro ruoli, troppo connotati e, per questo, a volte forzati. La madre di Gianni – interpretata da Fabrizia Sacchi – è la rappresentazione della donna debole, succube del nuovo compagno: arriva a tradire il figlio con cui ha un rapporto d’amore genitoriale ma che, allo stesso tempo, non riesce a proteggere dagli altri e da sé stessa. La madre di Nino – interpretata da Simona Malato, il cui viso e i cui occhi ricordano una non più giovane Laura Antonelli – è colei che gestisce casa, il fulcro della famiglia e che, ciò nonostante, non riesce a parlare onestamente con il figlio. Le due donne sono così ben delineate che le due attrici non hanno potuto far altro che immergersi in maniera accademica, il che non è necessariamente un male – e neanche alla portata di tutti – ma, in un film, va a discapito dell’empatia. Che manca anche nella scena della telefonata fra le due, nonostante il facile espediente melodrammatico.
In conclusione
Il regista ha creato sicuramente un film apprezzabile, in cui ha dedicato le maggiori attenzioni ai giovani interpreti e mostrando leggerezza su altri aspetti – le location, usate per momenti e situazioni diverse; l’excursus temporale; l’incongruità di alcune scene come una inerente ai fuochi d’artificio. È apprezzabile il richiamo a San Sebastiano – anche se il santo viene festeggiato in gennaio; meno invece lo sono le macchiette – come il vigile urbano, rappresentazione usata e abusata più volte per una facile risata.
Fiorello cerca di fare passare, con tutti i limiti che si è imposto, il messaggio di apertura verso un amore che, ancora oggi, può trovare ostacoli. C’è chi associa Stranizza d’amuri a pellicole come Chiamami col tuo nome piuttosto che a Close: associazione che può avvenire solo se si tiene in considerazione una tematica queer – che nella pellicola belga, oltretutto, non è neanche così evidente mentre è palese che affronta un coming of age. Il film è più vicino, per tematica affrontata, ad Amaro amore di Francesco Henderson Pepe o, per modalità di rappresentazione, a Puoi baciare lo sposo di Alessandro Genovesi.
Per quanto lodevole questo sforzo, non si può non tener conto dell’estrema voglia di omonormalizzazione di un amore fra due ragazzi – e fra uomini, se si considera il quasi coming out che lo zio di Nino fa al nipote. Una caratteristica che il cinema italiano si porta avanti da molti anni e che lo vede indietro, sulla tematica queer, rispetto ad altre nazioni, europee e no. Del resto, questo è un prodotto studiato per un prossimo passaggio televisivo e, come tale, è stato opportunamente confezionato.
Dopo una pausa estiva di riposo e riflessione, questa settimana Vi proponiamo un film che a noi è piaciuto molto: Kanarie. Proseguiamo con questa tipologia di film LGBTQI ambientati in in ambito militare, dopo Eisamyer, ci trasferiremo dall’Austria in Sud Africa. Kanarie o Canary è un dramma musicale sudafricano di Christiaan Olwagen, inizia come un videoclip anni ’80 con un ragazzo di una piccola città vestito con un abito da sposa che imita il celebre Boy George, mentre canta e balla per le strade insieme ad alcuni amici che lo seguono a tempo. Presentato in anteprima al Giffoni Film Festival 2019 nella categoria +18, questo piccolo grande film racconta la storia di Johan Niemand interpretato da Schalk Bezuidenhout, un appassionato di musica che vede i suoi sogni svanire quando viene chiamato per il servizio militare appena raggiunta la maturità. Assunto nel coro della Chiesa della Forza di Difesa “Canaries”, Jonah e altri suoi coetanei cominciano a viaggiare per il paese, dividendosi tra l’addestramento militare e le performance canore davanti a un pubblico selezionato. Siamo nel 1986 e in Sud Africa vige ancora l’aparthaid, la legge e la religione minacciano l’individualità. Johan incontra spiriti affini, bulli e fanatici, ma le cose si complicano quando si rende conto di essere omosessuale e non accetta la sua condizione, condannata dalla società del paese in cui vive. Ludolf, interpretato da Germandt Geldenhuys, è il ragazzo appassionato di opera che ruba il cuore di Johan e lo spinge a fare i conti con la sua vera natura. La loro intimità tenera e contrastata guida il film, mentre nella mente e nell’anima del protagonista si fanno strada il disgusto e la confusione. Egli non può resistere all’attrazione e al sentimento che prova per Ludolf, ma la famiglia e la realtà in cui è cresciuto gli suggeriscono che è una cosa sbagliata, qualcosa che deve reprimere per il suo bene. Kanarie (Canary): un film sugli anni ’80 in un Sud Africa diviso dall’Apartheid, in cui Olwagen costruisce un film emozionante e personale, unendo un’amara consapevolezza a un grado di esuberanza, data soprattutto da alcuni voli di immaginazione musicale che animano il film e lo colorano di un’atmosfera pop. Guidando il pubblico attraverso l’esperienza in prima persona del protagonista, la regia risulta moderna, originale e creativa. Sullo sfondo è chiara la riflessione sulla <>, ed il modo in cui Johan naviga in questo territorio difficile è gestito con calore, autenticità e spina dorsale, grazie alla sceneggiatura scritta dal regista in collaborazione con Charl-Johan Lingenfelder. Kanarie evita di ridursi a semplice melodramma lasciando spazio a una sottile tensione, un delicato ma efficace simbolismo, brani musicali ben noti al grande pubblico e momenti di pura fantasia che donano una dimensione surreale alla storia. La forza motrice del film, tuttavia, è il protagonista Schalk Bezuidenhout, una star della commedia sudafricana che ricorda vagamente un Adam Sandler alle prime armi o un Buster Keaton di nuova generazione, con quella malinconia nello sguardo che non gli vieta di lasciarsi andare all’ironia. Il suo personaggio vive un’evoluzione emotiva e una crescita personale fondamentale, e lui gestisce tutto questo con assoluta naturalezza e cuore. Bellissima poi anche la colonna sonora, che ha la sua rilevanza, soprattutto per la sua capacità di unire ritmi pop con brani della tradizione e canti religiosi rivisitati attraverso arrangiamenti ben calibrati e funzionali al racconto. Non si può definire Kanarie propriamente un musical, ma piuttosto un esperimento di un regista ambizioso che vuole proporre qualcosa di nuovo che convince, coinvolge e aggiunge sicuramente qualcosa di diverso al panorama cinematografico internazionale. Buona visione. Dino Sauro Stupazzoni.
La locandina del film Kanarie – Canary
Il cast di Kanarie – Canary Schalk Bezuidenhout è Johan Niemand, il protagonista Hannes Otto è Wolfgang Müller Germandt Geldenhuys è Ludolf Otterman Gérard Rudolf è Reverend Koch Regia di Christiaan Olwagen Sceneggiatura di Charl-Johan Lingenfelder e Christiaan Olwagen Premi: 1 vittoria e 6 candidature (Fonte: IMDb) Genere: Drammatico Musical Guerra Colonne sonore : Smalltown Boy Written by Steve Bronski, Jimmy Somerville, Larry Steinbachek Performed by Bronski Beat Data di uscita : 19 ottobre 2018 (Sud Africa) Paese di origine : Sud Africa Lingue : Afrikaans Inglese
Un ringraziamento particolare va a Claudio D. per l’adattamento dei sotto titoli, reso complicato dalla presenza di sotto titoli hardcoded e dalla lingua parlata, l’Afrikaans. La pellicola viene rilasciata nel modo classico, con i sotto titoli a parte. Si consiglia la visualizzazione della pellicola con il lettore VLC, per cui i sotto titoli sono stati adattati. Per ogni domanda dubbio perplessità, se desiderate partecipare al progetto del Blog Caprenne, potete scrivere a: