The Wound – Inxeba (Sud Africa, 2017)

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Oggi Vi proponiamo un film che ci presenta un’antica tradizione con le sue numerose implicazioni. Si tratta del primo lungometraggio del regista sudafricano John Trengove; è una storia forte su una tradizione tribale d’iniziazione alla virilità. Il primo lungometraggio del regista sudafricano John Trengove, The Wound – titolo originale Inexba – è un film potente, visivamente creativo e di grande attualità ambientato in un’atmosfera esotica, che racconta una storia avvincente di tradizioni, mascolinità e omosessualità. È stato presentato in anteprima mondiale al Sundance prima di essere proiettato a Berlino. Il personaggio principale, Xolani (Nakhane Touré), è un membro del popolo Xhosa in Sud Africa. Lavora in una fabbrica in città, e si reca a una montagna lontana con un gruppo di altri uomini per assistere all’ukwaluka – un’iniziazione tradizionale all’età adulta per i giovani nella tarda adolescenza. Il gruppo di ragazzi, chiamati “iniziati”, sarà circonciso e quindi “preparato” per la vita da veri uomini. Ognuno di essi è guidato da un “accompagnatore”, e Xolani si prende cura di Kwanda (Niza Jay Ncoyini), l’unico del gruppo che viene da una famiglia benestante di Johannesburg. Il resto sono per lo più bambini rurali e scherniscono Kwanda per essere un ragazzo di città eccessivamente sensibile. Kwanda, però, scopre rapidamente che Xolani è innamorato di uno degli altri accompagnatori, il burbero e un po’ più anziano Vija (Bongile Mantsai). Trengove si assicura ad ogni passo che la storia mantenga la sua presa sul pubblico. Ci riesce prima tramite le forti immagini, che, oltre all’ambientazione nella boscaglia, includono la vernice bianca con cui i ragazzi vengono coperti durante i primi giorni dopo la circoncisione. E l’atto stesso della circoncisione di gruppo, estraneo alla maggior parte del pubblico, viene eseguito con eleganza, ma con una tale tensione che catturerebbe l’attenzione anche se la narrazione non fosse dettagliata e coinvolgente – e lo è sicuramente, fino al climax scioccante. Le questioni su cui soffermarsi a discutere sono abbondanti – dalla tradizione che è, per la mente moderna, non solo brutale, ma pericolosa per la salute, al modo in cui i giovani e gli anziani che li portano all’iniziazione lo percepiscono come il vero segno di ingresso nell’età adulta, all’idea della circoncisione come castrazione, e il suo potenziale e conseguente rapporto con l’omosessualità. Questo punto di vista moderno è rappresentato da Kwanda, un giovane uomo di città, mentre Xolani, d’altra parte, è un personaggio molto più misterioso, saggio a modo suo, e che fa da ponte tra il gruppo di tradizionalisti e l’adolescente che protegge. Siamo di fronte ad un film che ha ottenuto 27 vittorie in rassegne cinematografiche (fonte IMDb). Buona visione! By Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli sovra impressi, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore.

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La locandina del film Inxeba – The Wound

Il Cast di Inxeba – The Wound

Nakhane è Xolani(as Nakhane Touré)
Bongile Mantsai è Vija
Niza Jay è Kwanda(as Niza Jay Ncoyini)
Regia di : John Trengove
Sceneggiatura di : John Trengove, Thando Mgqolozana, Malusi Bengu
Data di uscita: 19 aprile 2017 Francia
Paese di origine : Sud Africa
Lingua : Xhosa – Afrikaans – Inglese
Durata : 1 h e 28 minuti

         

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Nel Cerchio (Italia 1976)

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Oggi Vi propongo una vera “chicca”. Un film del 1976. Nel Cerchio, del regista Gianni Minello. Presentato a vari Festival tra cui Venezia, Taormina, Cannes, premi e riconoscimenti vari non servirono a superare lo scoglio della censura di mercato per questo film praticamente inedito dal tema arduo e difficile, ma poetico e sincero. Le peripezie di un giovane sardo, Giorgio Sandrini, ospite di uno zio in una Venezia chiusa e distante, apprendista a Murano. Si tratta, nel suo genere, di un vero gioiello, per la sua rarità, per il periodo in cui uscì. La qualità ovviamente non è delle migliori, visti i passaggi analogici. Ringrazio infinitamente Roberto che ce lo ha procurato. Buona visione! By Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 doppiato in italiano, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore.

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La locandina del film Nel Cerchio

Il Cast di Nel Cerchio

Regia di: Gianni Minello
Sceneggiatura di: Gianni Minello
Data di uscita: non disponibile
Paese di origine: Italia
Lingua: Italiano
Durata: 1 h e 20 minuti

         

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Flee – Fuggire (Danimarca 2021)

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Ieri sera al CineForum Esse Vu abbiamo visto Flee. Sull’onda delle emozioni che mi ha suscitato, confesso di essermi commosso, ne ho decisa la immediata pubblicazione per permetterVi di poterlo vedere. Vorrei condividerlo con Voi, lo considero un capolavoro, e non posso che consigliarVi di vederlo. La forza, la capacità di suscitare empatia, emozioni, paura, ansia, angoscia, gioia, attraverso il cartone animato di Jonas Poher Rasmussen è semplicemente straordinaria. Guardatelo, e poi dateci un riscontro. Flee, la storia vera di Amin Nawabi, tra l’omossessualità e la fuga da un Afghanistan devastato. Uno dei film più importanti degli ultimi anni. Di incubi bagnati e di sogni cristallini, di un viaggio umano e di un viaggio disperato, in cui si incrocia la storia personale e la storia di un popolo frantumato dall’idiozia umana. Pochi ghirigori, pochi aggettivi: Flee, diretto dal danese Jonas Poher Rasmussen è un film meraviglioso, nonché uno dei migliori visti recentemente. Presentato al Sundance 2021 (con annesso tripudio), il film grazie alla messa in scena animata, missata ad immagini di repertorio, arriva dove il senso filmico non sarebbe potuto arrivare, in quanto l’animazione esalta il valore di un racconto epifanico e doloroso, che mette al centro la vicenda di Amin Nawabi che, sul punto di sposare suo marito, racconta per la prima volta il passato, quando scappò in Danimarca dall’Afghanistan, trasformata in un campo di battaglia dall’infinito contenzioso tra URSS e US, sfociato poi nel medievale regime talebano. Come vediamo in Flee – dimenticavamo, ben tre candidature agli Oscar, Miglior Film Internazionale, Miglior Film di Animazione e Miglior Documentario – la fuga di Amin, con le turbe giovanili mischiate all’ossessione per il poster di Jean-Claude Van Dame, che lo accompagnano nella consapevolezza della sua omosessualità (in un paese che la ripudia…), è un percorso poetico e cronaca reale, in cui al centro – più di tutto – c’è il bisogno vitale e fondamentale di essere felici. Colpisce soprattutto per questo Flee, narrato direttamente da Amin e trasformato in una sorta di graphic novel in cui Jonas Poher Rasmussen, supportato dal montaggio di Janus Billeskov Jansen, alterna stupefacenti video in 8mm di un’Afghanistan molto diversa da quella che conosciamo. Per questo Flee si fa (anche) reportage documentaristico (tecnicamente è, appunto, un documentario), senza però eludere l’empatia, l’emozione, il coinvolgimento diretto e reciproco. Nonostante il dramma dell’epopea vissuta marcatamente sulla sua pelle, Amin Nawabi – oggi affermato docente universitario – è il sinonimo diretto e puro di ciò che vuol dire libertà, data a lungo per scontata eppure costantemente minacciata dall’indole aggressiva e repressiva intrisa in certi tipi di potere. Ma, dietro l’aspetto politico e sociale, Flee è innanzitutto un capolavoro di scrittura, in cui il regista – che ha conosciuto Amin vent’anni fa – cuce i ricordi del protagonista direttamente sopra un’animazione che si rispecchia il rispettivo umore e le rispettive fasi di vita. Un’operazione, da questo punto di vista, assolutamente folgorante, dato che il team di animatori passava le scene tramite un processo vicino alle intenzione e alle vicende di Amin. Una volta fatto questo, e con il benestare del regista, gli animatori pennellavano le sequenze come fossero, appunto, tavole di una graphic novel. Ma, dietro l’approccio estetico sicuramente protagonista, Flee è un’opera sull’identità – e che bella la scena di Amin, quando entra per la prima volta in un club gay –, per questo Jonas Poher Rasmussen cambia approccio più volte, dando al film un ritmo naturale e puro che ne esaltasse il senso di (ri)scoperta dei ricordi. Per questo la lunga conversazione che fa da laccio alla narrazione sembra una sorta di terapia psico-analitica, il cui obbiettivo è – forse – annegarei i demoni e i tormenti che, per anni, hanno strangolato l’esistenza di Amin. E, noi spettatori, con reverenza, rispetto ed umiltà, grazie a questo splendido film abbiamo l’opportunità di assistere alla rivelazione di un uomo, che con coraggio è riuscito ad esporre tutta la tragica complessità del suo viaggio. Dunque, oltre il mezzo artistico e cinematografico, Flee diventa la straziante testimonianza di una liberazione, nonché una storia che resta profondamente sedimentata nel cuore e nella testa. Buona visione! By Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 doppiato in italiano, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore.

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La locandina del film Flee

Il Cast di Flee

Doppiatori originali:
Amin Nawabi: sé stesso
Daniel Karimyar: Amin bambino
Fardin Mijdzadeh: Amin adolescente
Jonas Poher Rasmussen: sé stesso
Kasper: sé stesso
Belal Faiz: Saif
Milad Eskandari: Saif bambino
Zahra Mehrwarz: Fahima
Elaha Faiz: Fahima adolescente
Sadia Faiz: Sabia
Doppiatori versione italiana:
Davide Albano: Amin Nawabi
Alberto Pilara: Amin bambino
Adriano Venditti: Amin adolescente
Francesco Pezzulli: Jonas
Marco Baroni: Kasper
Flavio Dominici: Saif
Giulia Luzi: Fahima

Regia di: Jonas Poher Rasmussen
Sceneggiatura di: Jonas Poher Rasmussen e Amin Nawabi
Data di uscita: 10 marzo 2022 (Italia)
Paese di origine: Danimarca, Francia, Norvegia, Svezia, Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti, Finlandia, Italia, Spagna, Estonia, Slovenia, Canada.
Lingua: Danese – Inglese- Dari – Russo – Svedese – inglese e francese
Durata: 1 h e 29 minuti

         

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Les Amours Imaginaires – Heartbeats (Canada 2010)

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Parlando con un utente, Alessandro, mi è sovvenuto di questo film. Lo vidi al Gender Bender, edizione 2011, e ne rimasi “affascinato”. E quindi ve lo propongo, si tratta di Les amours imaginaires, è il titolo originale, Heartbeats quello internazionale. E’ un film del 2010, scritto, diretto e interpretato da Xavier Dolan. Ad affiancare il regista, alla sua opera seconda per il grande schermo, sono Monia Chokri e Niels Schneider. Presenti inoltre in due piccoli ruoli anche Louis Garrel e Anne Dorval, attrice feticcio del cineasta canadese. Gli amori immaginari è stato presentato nella sezione Un Certain Regard della 63ª edizione del Festival di Cannes. Francis (Xavier Dolan) e Marie (Monia Chokri) sono due ragazzi di Montréal, che vivono un’amicizia serena e appagante all’insegna della comune passione per il fashion. Il loro rapporto viene scombussolato dall’arrivo in città di Nicolas (Niels Schneider), attraente e ammaliante ragazzo di campagna che diviene ben presto l’oggetto del desiderio di entrambi. Francis e Marie vogliono da Nicolas qualcosa in più dell’amicizia, e danno quindi vita a una specie di sfida amorosa per guadagnare il tempo e le attenzioni del nuovo arrivato, che, dal canto suo, vive la situazione con un pizzico di civetteria, senza mai lasciarsi completamente andare. Dopo il folgorante esordio con J’ai tué ma mère, l’enfant prodige del cinema internazionale Xavier Dolan continua a tessere la tela del suo intimo e personalissimo modo di approcciare la settima arte, mettendo in scena un triangolo amoroso che affonda le sue radici nella Nouvelle Vague (inevitabile pensare al capolavoro di François Truffaut Jules e Jim) e si muove con leggerezza fra i toni del melodramma e quelli della commedia. Il regista canadese attinge già a piene mani da quelli che nel tempo sono poi diventati dei veri e propri stilemi del suo modo di fare cinema: dall’utilizzo insistito del ralenti, all’impiego a fini drammatici di celebri brani della musica pop (per tutto il film risuona la struggente Bang Bang di Dalida), passando per la predilezione per colori forti e sgargianti e per la costante attenzione alle tematiche LGBT. Rispetto al resto dell’ancora giovane cinematografia di Xavier Dolan, Gli amori immaginari appare oggi come il titolo più leggero del regista canadese, principalmente per via di una trama particolarmente esile, che diventa tuttavia il pretesto per qualche notevole momento umoristico, incentrato prevalentemente sulla “sfida” amorosa fra Francis e Marie. Parallelamente, Dolan dà vita a un’efficace riflessione sulla stessa percezione dell’amore da parte degli innamorati, sempre inclini a fantasticare e costruire castelli su ciò che non ha riscontro nella realtà, come gli amori non corrisposti. Lo stile del canadese è come suo solito debordante, ricco di sospensioni del racconto non sempre riuscite (le interviste ai coetanei dei protagonisti appaiono come un oggetto estraneo all’interno del film) ma anche di pregevoli trovate visive (le avventure sessuali dei protagonisti fotografate con ricercati cromatismi), che aiutano a immergerci negli stati d’animo dei personaggi, compensando così una non indimenticabile scrittura dei medesimi. Distaccandoci dal mero intreccio e addentrandoci nel cuore emozionale de Gli amori immaginari, possiamo dire che a convincere maggiormente del film e, più in generale, della poetica di questo giovane cantastorie, è soprattutto l’abilità nel fare parlare i personaggi attraverso le immagini, e non l’esatto contrario, come troppo spesso avviene nel cinema contemporaneo. Xavier Dolan riesce infatti a rendere con un’inquadratura, con una prospettiva, con un dettaglio apparentemente esagerato, il microcosmo di emozioni e percezioni degli innamorati, concentrandosi sui gesti, sui silenzi e sulle aspettative di chi cerca disperatamente di fare breccia nel cuore della persona amata. La sensibilità del cineasta nei confronti di questi temi, che al cinema generalmente vengono affrontati da un punto di vista prettamente adolescenziale, rende così ampiamente perdonabili i diversi passaggi a vuoto del racconto e le non elevatissime doti recitative dello stesso Dolan (senza dubbio meglio come regista che come attore). In definitiva, Gli amori immaginari si rivela una testimonianza pulsante e vitale del talento visivo di Xavier Dolan, che qui risulta ancora un po’ acerbo dal punto di vista della rielaborazione delle sue tante ispirazioni in un racconto coerente e unitario. Un film imperfetto, ma che ci restituisce il gusto per un cinema che non si allinea e non può essere incasellato, capace di raccontare con la magia dell’immagine i sogni e le delusioni d’amore. Buona visione! By Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore.

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La locandina del film Les Amours Imaginaires

Il Cast di Les Amours Imaginaires

Xavier Dolan è Francis
Monia Chokri è Marie
Niels Schneider è Nicolas
Regia di: Xavier Dolan
Sceneggiatura di: Xavier Dolan
Data di uscita: 29 settembre 2010 in Francia
Paese di origine: Canada
Lingua: inglese e francese
Durata: 1 h e 41 minuti

         

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Los Agitadores – Horseplay (Argentina 2023)

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Nel farVi ancora tanti auguri per il Nuovo Anno, iniziamo questo 2024 proponendoVi l’ultimo lavoro del regista argentino Marco Berger: Los Agitadores. Essenzialmente è un film che definirei “voyeuristico”, ed una interessante esplorazione del “machismo”. Nonostante il tono scanzonato del film di Marco Berger, un senso di tensione di fondo permane per tutto il film. Il film è tutto incentrato su un gruppo di giovani uomini (per lo più) etero, e si può considerare il successore naturale del suo precedente film, Taekwondo. In Horseplay Berger esplora i confini delle relazioni omoerotiche degli uomini tra loro. Un gruppo di amici si è riunito nella lussuosa villa di Artur (Iván Masliah) per Natale e Capodanno. Il gruppo trascorre gran parte del film oziando in costume da bagno o in biancheria intima. La telecamera indugia nemmeno troppo timidamente sui loro corpi svestiti, quando non nudi. L’affiatamento che spinge i ragazzi di questo film al cameratismo più sfumato, funge da piano di discussione per il maschilismo e le dinamiche patriarcali interiorizzate dai ragazzi nei loro rapporti di amicizia, attraverso provocazioni gratuite, battute omofobe e una piccola sensazione, quasi complottistica, che dietro queste azioni si celi qualcosa di più, di inammissibile che viene tacitamente nascosto agli occhi del gruppo. Il voyeurismo del regista è evidente non solo nella scelta di non muovere quasi mai la camera, ma soprattutto nella costruzione di inquadrature che mostrano quanti più corpi nudi ed elasticizzati in campo possibile. Questa scelta da silenzioso osservatore si traduce però in un film che non decolla mai, che pone lo spettatore solo nella posizione di colui che scruta e mai come parte integrante delle vicende. Le decostruzioni patriarcali che il regista porta su Los Agitadores  (Horseplay, per il mercato internazionale) sono interessantissime e la volontà di decostruire attraverso la figura stessa del maschio l’ideologia del macho è ad un primo momento incredibile, se non fosse che il film si presenta con un grave problema strutturale: la sceneggiatura arranca, lenta e a tratti estremamente lacunosa. Nel primo tempo, gli elementi della banda si fanno degli scherzi a vicenda. Tra questi, l’immersione in acqua e lo spostamento della mano di uno dei due nei pantaloni dell’amico, mentre entrambi dormono. Il tutto viene documentato e condiviso in una chat di gruppo. “Il vostro gradimento del film dipenderà dalla vostra tolleranza a passare del tempo con questo gruppo di uomini gonfi di testosterone”. Man mano che il film procede, la natura corale del film si sposta per concentrarsi leggermente su tre personaggi. Poli (Franco de la Puente), dal volto gentile, è spesso il protagonista della pellicola. Membro più riservato del gruppo, Poli è spesso visto reagire con disagio agli scherzi. È anche il personaggio queer più chiaramente definito, che cerca il suo amico e occasionale amante Andy (Agustín Machta). Andy ha anche legami gay con Nico (Bruno Giganti), anche se quest’ultimo non vuole parlarne. Horseplay mette a nudo la mascolinità tossica per quello che è – fragile – e costruita su idee obsolete di cosa  significhi essere un uomo. A un certo punto un altro della banda viene seguito su Instagram da un uomo gay che conosceva da tempo e comincia a chiedersi se, di conseguenza, sarà coinvolto come gay. Il film di Berger è un’interessante esplorazione del machismo e delle cose che spinge gli uomini a fare. Un avvertimento: il film lascia gli argomenti più spiacevoli scomodamente irrisolti. Film comunque da vedere, non fosse per la ostentazione dei corpi che ci viene offerta da questo gruppo di amici maschi. Buona visione! By Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore. Un grande ringraziamento per l’adattamento dei sotto titoli a Carlo P. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com

La locandina del film Los Agitadores

Il Cast di Los Agitadores e scheda tecnica

Bruno Giganti è Nico
Agustín Machta è Andy
Franco de la Puente è Juanma-Poli
Iván Masliah è Artur
Facundo Mas è Luquitas
Ivan Benitez è Fran, El Gordo
Regia di Marco Berger
Sceneggiatura di Marco Berger
Data di uscita : 1 giugno 2023 in Argentina
Paese di origine : Argentina
Lingua : spagnolo
Durata : 1 h e 42 minuti


         

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Buon Anno dal Blog Caprenne!

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Il blog Caprenne ItalianGaySubs Vi augura un Buon 2024! Buona fine e buon principio!

Lo facciamo con questo corto pescato sul web, bene augurante.

Il lavoro che svolgiamo richiede tempo e pazienza. Ogni persona che si aggiunge è una grande risorsa ed un regalo per tutti noi. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a:

caprenne23@outlook.com


   

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Buon Natale dal Blog Caprenne!

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Il blog Caprenne ItalianGaySubs Vi augura un Felice e Sereno Natale!

Lo facciamo con questo breve corto pescato sul web. Il lavoro che svolgiamo richiede tempo e pazienza. Ogni persona che si aggiunge è una grande risorsa ed un regalo per tutti noi. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com


         

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Arrête avec tes mensonges – Lie With Me (Francia 2022)

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Finalmente Vi rilascio un altro dei film più attesi di questo 2023: Arrête avec tes mensonges – Lie With Me. Un bel regalo di Natale in anticipo !

Il film racconta la storia di un amore infinito, a lungo tenuto segreto, doloroso, mai dimenticato.  Non Mentirmi, romanzo di Philippe Besson edito in Italia da Guanda, sbarca al cinema grazie allo splendido e struggente adattamento di Olivier Peyon, trainato da Guillaume De Tonquédec e dal 29enne Victor Belmondo, figlio del leggendario Paul. Uscito in patria a inizio 2023, Arrête avec tes mensonges – Lie With Me è stato in concorso al Lovers festival di Torino 2023, dove è stato accolto da calorosi e più che meritati applausi. Un romanzo autobiografico, quello scritto da Besson, che si è messo a nudo come mai prima, consegnandoci la storia di un amore travolgente e impossibile da lui vissuto in giovane età. Uno dei  protagonisti del film è il romanziere Stéphane Belcourt (Guillaume De Tonquédec), che accetta con riluttanza di sponsorizzare il bicentenario di un famoso cognac, tornando così nella città dove è cresciuto, dopo 30 anni d’assenza. Qui incontra il secondo protagonista, Lucas (Victor Belmondo), figlio del suo primo amore, mai cancellato perché improvvisamente naufragato, lasciando dietro di sè solo indelebili fotografie ed una serie di quesiti senza una risposta. Un incontro che lo costringerà a rivivere una storia per lui fondamentale, travolgendolo con un fiume in piena di ricordi. Giocando sapientemente con il tempo, Philippe Besson pennella i lineamenti di una storia d’amore d’altri tempi, nata quando l’omosessualità andava vissuta in silenzio, di nascosto, con paura e vergogna. Tutto ha origine nel 1984, tra i banchi di scuola, quando Philippe e Thomas incrociano le proprie esistenze. Il primo è un ragazzo intelligente, abile scrittore di buona famiglia, con occhiali da vista e un’omosessualità apparente vissuta senza imbarazzi. Il secondo è un ragazzo taciturno, tormentato, un <<bad boy>> (ragazzo cattivo) incapace di accettare la propria vera natura. In pochi mesi la passione li coinvolge. La stanza di Philippe, protetta da occhi indiscreti, diventa il loro regno segreto dove fare l’amore, conoscersi, scoprirsi, iniziare ad amarsi. Ma Thomas non riesce proprio ad accettare quella parte di sè, quell’amore per lui inammissibile. E sparisce. 30 anni dopo Philippe è uno scrittore famoso, appagato, omosessuale dichiarato e sentimentalmente infelice. L’incontro con il figlio di Thomas, Lucas, lo aiuterà a voltare finalmente pagina, ad avere risposte a lungo cercate, a ritrovare la pace interiore, ad abbracciare un “ti amo” mai esplicitato per quanto infinitamente agognato. Olivier Peyon semina con sapienza verità su questo rapporto travolgente e impossibile, rievocando una giovinezza lontana con un racconto a ritroso, che riavvolge decenni di vita vissuta solo a metà. L’intimità tra i giovani Thomas e Philippe è sincera e di accecante bellezza, la passione sessuale tra i due adolescenti straborda com’è normale che sia, vista l’età dei protagonisti. Besson prima e Peyon poi hanno rievocato un’epoca in cui l’omosessualità era un tabù, a tal punto da preferire l’infelicità perenne, pur di non accettarla ed accettarsi, preferendo troncare rapporti d’amicizia e d’amore, rovinare famiglie, strappare vite. Impossibile non pensare a Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, dinanzi ad “Arrête avec tes mensonges“, film di rara dolcezza che esplicita il desiderio, mostrando corpi che si fondono l’uno nell’altro, occhi sognanti che si guardano pur sapendo che mai potranno farlo fino in fondo, dando forma ad un amore intenso e nascosto, eterno per quanto duro. Un coming-of-age generazionale che abbraccia quattro decenni, con la naturalezza dei sentimenti ad addolcire la ruvidezza della paura, della mancata accettazione di sè, della repressione che inevitabilmente porta all’infelicità. Una storia di bugie e segreti che necessitano di emergere e venire alla luce, dopo aver passato decenni al buio, rimarcando il dolore inferto dall’omofobia interiorizzata, la normalità assoluta dell’amore che inevitabilmente si fa irresistibile bellezza. Un’opera delicata e struggente che meriterebbe una distribuzione cinematografica nazionale, il cui finale ho trovato estremamente emozionante ed efficace. Buona visione! By Dino Sauro Stupazzoni.

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La locandina del film Arrête avec tes mensonges

Il Cast di Arrête avec tes mensonges e scheda tecnica

Guillaume de Tonquédec è Stéphane Belcourt
Victor Belmondo è Lucas Andrieu
Guilaine Londez è Gaëlle Flamand
Jérémy Gillet è Stéphane Belcourt da giovane
Julien De Saint Jean èThomas Andrieu
Regia di: Olivier Peyon
Sceneggiatura: Philippe Besson, Olivier Peyon, Vincent Poymiro
Data di uscita: 22 febbraio 2023 Francia
Paese di origine: Francia
Lingua: francese, inglese
Durata: 1h e 38 minuti

         

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The Bubble (Israele 2006)

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Su richiesta di un utente, rilasciamo un film che ha vinto 12 premi 12. Si tratta di The Bubble, del regista israeliano Eytan Fox. Lo vidi a Torino nel 2006, al festival, e mi impressionò molto. Il film inizia da un checkpoint sul confine israelo-palestinese, inserendoci subito in un clima di forte politicizzazione (l’estrema tensione fra i due popoli) che accompagnerà, sullo sfondo, tutto il film. La città di Tel Aviv diventa praticamente un personaggio del film e le critiche politiche sono spesso assai dure e precise. La storia del film è imperniata sull’amore tra Noam, israeliano, e Ashraf, un immigrato palestinese. Capiamo subito che il loro amore è fortissimo e che la loro relazione, centrale nel film, è proibita. Nel film abbiamo anche una importante relazione etero, le cui scene d’amore vengono spesso accavallate a quelle dell’amore tra i due ragazzi gay, come per dimostrare che l’amore è lo stesso in entrambi i casi. Quasi comiche sono invece le scene che parlano dei terroristi suicida gay, che non sanno se in paradiso riceveranno in premio una donna o un uomo vergine. Curioso anche il riferimento al Sansone biblico come primo terrorista suicida. Un film di altissimo valore figurativo e artistico, senz’altro il migliore del regista Eytan Fox, che dà alla tematica omosessuale un grandissimo rilievo, ingigantita anche dalla difficile e tesissima situazione politica e ambientale. Buona visione! By Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com

La locandina del film The Bubble

Il Cast di The Bubble e scheda tecnica

Ohad Knoller è Noam
Yousef ‘Joe’ Sweid è Ashraf
Regia di Eytan Fox
Sceneggiatura di Gal Uchovsky, Eytan Fox, Martin Sherman
Data di uscita: 29 giugno 2006 Israele
Paese di origine: Israele
Lingua: ebraico, arabo, inglese
Durata: 1h e 57 minuti

         

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Le Bleu du Caftan – The Blu Caftan (Marocco 2022)

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Oggi Vi propongo uno dei film secondo me più attesi e più belli di questo 2023: Le Bleu du Caftan (Il caftano blu). Un film di una dolcezza straordinaria. Vi preavviso: prendetevi il Vostro tempo! Maryam Touzani, la regista di questo film, ha presentato  Le bleu du Caftan alla 75° edizione del festival di Cannes per <<Un certain regard>>.  Inoltre è stato presentato come film agli Oscar 2023 in rappresentanza del Marocco.  I protagonisti del film sono tre. I primi due sono Mina (Lubna Azabal) e suo marito Halim (Saleh Bakri). Hanno un negozio di caftani nella Medina di Salé, una delle più antiche città del Marocco. Mina gestisce il negozio e le vendite, Halim è un maleem, un artigiano che confeziona gli abiti. I due sono sposati da 25 anni, Mina inoltre è gravemente malata. I due hanno molto lavoro, specie Halim, i caftani vengono lavorati solo a mano, e la cosa richiede molto tempo. In negozio arriva un nuovo assistente, il giovane Youseff (Ayoub Missioui), a dare una mano ad Halim. Youssef, con il suo carattere mite e la sua passione nell’apprendimento, attira subito l’attenzione di Halim, ma anche di Mina. Touzani entra nell’intimità dei rapporti sempre con delicatezza, intrecciando le storie dei tre personaggi con la stessa cura e attenzione con cui Halim intreccia i fili dorati del caftano blu che sta confezionando per una ricca cliente. La regista gioca sulle contrapposizioni anche dei suoi personaggi: Mina, dal carattere sempre inquieto e forte, è come una roccia: amministra il negozio, la casa, la vita coniugale. Halim invece è il più fragile dei due, sempre remissivo, paziente e meticoloso nel suo lavoro, ma sofferente. Tuttavia è in questi contrasti che risiede l’armonia della coppia, un equilibrio che nulla può scalfire: né la gelosia, né la nascosta omosessualità di Halim e neppure la malattia e la morte. E per Maryam Touzani è l’amore a trionfare. Amore nel senso più profondo di accettazione di sé e dell’altro, nel suo significato di cura, di supporto reciproco, di desiderio del benessere dell’altro. È un cinema di dettaglio, il suo, che non abbandona mai i corpi, perché resta profondamente nella loro intimità, con uno sguardo mai giudicante. Attraverso questi corpi e la materia, la regista racconta anche il Marocco, e la città: lo sguardo si sposta dalla radio del negozio sotto casa di Mina e Halim, agli intonaci scoloriti delle strade della Medina, alle piastrelle della sauna che Halim frequenta e dove consuma il suo amore omosessuale.Tutto è in armonia nel film. La relazione “quasi a tre” che si crea,  è quindi il fulcro narrativo e tematico del film della regista Maryam Touzani, un’opera in cui l’amore deve convivere con il pregiudizio degli altri, il sentimento di colpa e vergogna mai sopito di un’intera società, la delegittimazione dell’amore stesso. Non è certamente un film che ha intenti politici o militanti Il caftano blu, bensì è un’opera che lavora solo ed esclusivamente sulla forza dello sguardo e del gesto per suggerire, piuttosto che per mostrare, cercando di raccontare la normalità di un desiderio o di un’attrazione che qui viene sempre e soltanto suggerita, ma non per eccessiva pudicizia. Non è un lungometraggio per tutti i gusti Il caftano blu, e di certo non vuole esserlo. Piuttosto è un raffinato compendio di recitazione totalmente in sottrazione, di mani che si sfiorano, di primi piani che esprimono il desiderio, il dolore di un amore impossibile, fiaccato dalla paura o quello di un amore possibile fiaccato dal tempo di un male che man mano avanza implacabile. Fino ad un finale che lascia entrare un filo di speranza a quel punto necessaria, anelata, cercata e infine trovata. Buona visione! By Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore. Un grande ringraziamento per l’adattamento dei sotto titoli a Carlo P., che si è speso davvero tanto per la cura nella revisione. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com

La locandina del film Le Bleu du Caftan

Il Cast di Le Bleu du Caftan e scheda tecnica

Lubna Azabal è Mina
Saleh Bakri è Halim
Ayoub Missioui è Youssef

Regia di Maryam Touzani
Sceneggiatura di Maryam Touzani e Nabil Ayouch
Data di uscita: 22 Marzo 2023 in Francia
Paese di origine: Marocco
Lingua: arabo
Durata: 2 ore e 2 minuti


         

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