Fronteras – A escondidas (Spagna, 2014)

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Bella e coinvolgente opera seconda del regista spagnolo Mikel Rueda ( che ha impiegato ben sette anni per la sua realizzazione), che affronta nello stesso tempo le tematiche parallele dell’immigrazione in Europa e della scoperta dell’amore omosessuale tra due adolescenti. La questione dell’immigrazione si può considerare parallela a quella dell’omosessualità, in quanto ne condivide il destino di problematica sociale ancora irrisolta.
Immigrazione e omosessualità possono solo essere accettate o rifiutate in toto, secondo gli schemi ideologici prevalenti nelle nostre società, non potendosi in ogni caso prevedere atteggiamenti ambigui o falsi, ma unicamente il superamento dell’emarginazione.


A escondidas è stato insignito del Premio Queer al trentesimo Torino Gay and Lesbian Film Festival 2015, assegnato al film che meglio rappresenta le tematiche dell’omosessualità e della ricerca del sé nell’adolescenza.
«Il film vincitore – si legge nella motivazione –, grazie alla struttura narrativa a puzzle e il montaggio a incastro, riesce a risolversi in un cerchio perfetto. Una delle motivazioni principali che ci ha portato alla scelta del film vincitore è stata la presenza di attori non professionisti ben diretti, che introducono freschezza, bellezza e giovinezza in un film che racconta d’amicizia e amore, indistinti, puri e profondi. Speriamo che il film vincitore del Premio Queer trovi una distribuzione italiana e che la dimensione universale di una storia carica di speranza possa così approdare anche nelle scuole».

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The boy next door – Serie TV (Corea, 2017)

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Titolo originale: 썸남 – Sseomnam
Una serie di 15 mini episodi della durata di 5-6 minuti l’uno, usciti fra aprile e maggio 2017. Ispirata alla storia di un webtoon, nella quale però sono introdotte alcune varianti, soprattutto il fatto che ad essere “vicini della porta accanto” sono due ragazzi e non un ragazzo e una ragazza. Si origina da questo una sorta di “bromance“, che sconfina in una ambigua storia di “Boys love“, mai ben risolta, ma dalle cui situazioni si sviluppa una serie di scene estremamente godibili e divertenti.
In pratica dalla Corea arriva la più divertente parodia ‘Boys Love’ di sempre, basta vedere la confusione nella quale è gettata continuamente la povera Min Ha!


Gran parte del merito è degli attori protagonisti, già ampiamente sperimentati, soprattutto il mio amato Choi Woo Shik (Park Kyu-tae), capace di passare da ruoli comici (il recente drama Oh Goo’s love) ad un ruolo drammatico come nel film Set me free (2014).
Alcuni cantanti e attori coreani si sono prestati a brevi apparizioni nelle quali interpretano se stessi, ad esempio la cantante Joy e l’attrice Kim Hee Jung.

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Gay OK Bangkok – web serie (Thailandia, 2016)

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Progetto in collaborazione con il blog Keep Calm & BL Asia

 

5 episodi in onda sulla web TV LINE e successivamente su Youtube, a partire dal febbraio 2016.
Racconta la vita di 6 giovani gay nella capitale thailandese: Pom, Big, Aof, Nat, Arm e Pete.
Gay OK Bangkok è stata prodotta da LINKAGES Thailand, partner della Coalizione Asia-Pacifico per la salute sessuale maschile (APCOM).
La serie fa parte della campagna TestBKK, che cerca di stimolare la domanda di test HIV per uomini che hanno rapporti omosessuali a Bangkok e in Tailandia. A questo scopo gli episodi sono collegati al sito TestBKK, dove gli spettatori possono ottenere maggiori informazioni.


Rispetto alla media dei correnti prodotti BL-LGBT provenienti dalla Thailandia, Gay OK Bangkok spicca per la qualità dei soggetti e dei dialoghi, credibili e mai banali. Nel primo mese di messa in onda la serie è stata vista da più di 60 mila persone e sono appena usciti gli episodi dell’attesa seconda serie.

Arm e Nat.

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Cruel winter blues (Corea, 2006)

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Regia di Lee Jeong-beom.
Titolo originale: Yeolhyeol nama | 열혈남아 (Uomo dal sangue freddo)

Cruel winter blues è stato uno dei primi film coreani del quale abbia fatto la traduzione, i sottotitoli poi pubblicati sul sito Asianworld.it. Passati diversi anni ho rifatto timing e traduzione per poterlo postare sul mio blog, senza mai dimenticare la collaborazione di allora con l’amico Leandro (nick cygnoman) di AW, purtroppo nel frattempo scomparso, una persona gentile e disponibile come pochi. Anche per ricordarlo pubblico la recensione da lui fatta per il film sulla pagina del sito AW.

“La cosa più dolorosa per un genitore è seppellire il proprio figlio”

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Closet monster (Canada, 2015)

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Closet Monster è un film del 2015 scritto e diretto da Stephen Dunn, giovane regista di 26 anni alla sua prima prova importante. I riferimenti all’altro enfant prodige del cinema canadese, Xavier Dolan (J’ai tué ma mère) sono inevitabili, ma Dunn sviluppa comunque un suo personale stile del quale speriamo di vedere ulteriori sviluppi.
Closet Monster approfondisce la difficoltà dell’adolescente a comprendere le proprie inclinazioni, fra desideri e paure, e con la presenza ingombrante del super-io paterno. Nel film il conflitto con il padre, prima ancora di un conflitto fra individuo e cultura della società, è un conflitto vissuto interiormente dal protagonista, e per questo anche più drammatico.
Per un approfondimento rimando all’eccellente scheda su Cinemagay.it (https://www.cinemagay.it/film/closet-monster/)

Il film ha vinto il premio come miglior film canadese al Toronto International Film Festival 2015. Il titolo del film, letteralmente Il mostro nell’armadio, fa riferimento ai vestiti nell’armadio della madre del protagonista, che lo ha abbandonato quando era piccolo.

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Baisers cachés (Francia, 2016)

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Baisers cachés è un film per la televisione realizzato dal regista Didier Bivel nel 2015 e diffuso la prima volta nell’agosto 2016 sulla RTS (Radio televisione Svizzera).
Premio della Critica al Festival des Créations Audiovisuelles di Luchon 2016.
Trattandosi di film TV risalta particolarmente l’intento pedagogico di denuncia di ogni forma di bullismo e omofobia, fuori e dentro la scuola.
Anche in presenza di significativi progressi nella conquista di alcuni diritti, come dice uno dei personaggi del film: “Poiché abbiamo una leggina sul matrimonio pensi che ora vada tutto bene?”.

Al di là di queste intenzioni, si tratta comunque di un film coinvolgente ed emozionante, la cui forza di coinvolgimento va al di là dei clichés del coming out adolescenziale, delle storie scolastiche, dell’odio irragionevole verso il diverso: fino a che le cose non cambieranno davvero, sarà necessario percorrerli ancora e ancora, senza averne mai abbastanza.

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O ornitólogo (Portogallo, 2016)

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O ornitólogo è il quinto film del regista portoghese João Pedro Rodrigues, già presentato nel nostro blog con O Fantasma (2000), sua opera prima, e Odete (2005).
Il film ha avuto il premio per la miglior regia al Festival di Locarno 2016.
Senza altri discorsi, mi limito a citare un brano dalla bella recensione su Cinemagay.it, della quale raccomando l’illuminante lettura integrale.
“Potrebbe sembrare un’opera complessa, stravagante, difficile, invece, grazie ad una mirabile composizione registica, risulta emozionante, rinfrescante, raffinata, e potremmo dire anche facile. Dovrebbe raccontarci, del tutto aggiornata e con riferimenti autobiografici (soprattutto omosessuali), la storia di San Antonio da Padova, un santo nato alla fine del 12mo secolo a Lisbona da una nobile famiglia. Dopo aver studiato teologia iniziò una serie di viaggi come monaco francescano tra Europa e Africa, terminando la sua vita a Padova, la città che ancora lo venera e dove vengono girate le ultime scene del film.”
All’inizio Sant’Antonio si chiamava Fernando, come il protagonista del film: trovata la fede dopo un lungo percorso di dolore e scoperta divenne Sant’Antonio. Alla fine del film il personaggio di Antonio si presenta con il volto dello stesso regista João Pedro Rodrigues.

Il Sant’Antonio di Rodrigues è invece un ornitologo, Fernando (Paul Hamy), in viaggio da solo nel selvaggio nord-est del Portogallo, con la sua canoa, il binocolo e uno smart che usa per registrare le sue riflessioni. È così incantato ad ammirare un volo di cicogne nere che la canoa, entrata nelle rapide, si capovolge tramortendolo, e Fernando viene sospinto immobile e insanguinato sulla riva del fiume.

Hieronymus Bosch: Trittico delle Tentazioni di Sant’Antonio (1501)
Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona.

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Esteros (Argentina, 2016)

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Gli Esteros del Iberá, nel nord dell’Argentina al confine con il Brasile, sono un insieme di paludi, acquitrini, stagni, collegati fra di loro da brevi canali, che costituiscono una vasta zona umida, la seconda più grande zona umida del pianeta dopo il Pantanal brasiliano. Le acque degli Esteros sono di origine pluviale e ricoprono una superficie totale di circa 20.000 km². Gli Esteros del Iberá sono anche una delle più importanti riserve di acqua dolce del Sud America.
Esteros è un vocabolo spagnolo che significa zone umide. Iberá è un vocabolo che deriva da due termini dalla lingua guaraní: «î» (acqua) e «berá» (luminoso) e pertanto Îberá potrebbe essere tradotto in italiano con l’espressione “acqua splendente“.

Esteros è anche il titolo del primo film del regista  argentino Papu Curotto, per gran parte girato all’interno dell’immensa zona umida.
È stato vincitore del premio speciale della giuria e del premio del pubblico al Gramado Film Festival 2016 e programmato come evento centrale all’Outfest 2016.

Un film bello e sincero, diviso equamente tra il momento attuale ed i flashback dell’infanzia, basato sulla storia autobiografica del regista, qui al suo esordio nel lungometraggio.

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The lover – Takuya e Joon Jae storyline (Corea, 2015)

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The lover (더 러버 / Deo Leobeo) è una serie TV coreana (drama) su 12 episodi, andata in onda sulla rete MNET fra aprile e giugno 2015. La serie è definita “omnibus”, in quanto racconta la storia parallela di quattro coppie che convivono nello stesso condominio. Nessuna di loro è una coppia “regolare”, in particolare quella formata dal coreano Joon Jae e dal giapponese Takuya. Della loro storia affettiva ho estratto le sequenze isolandole dal resto delle altre storie.

Volendo fare riferimento a categorie correnti, si può dire che la loro vicenda, iniziata come “bromance“, slitta progressivamente in una storia BL (Boys Love), sempre comunque sul filo dell’ironia e della leggerezza.

La storia di ogni coppia fa riferimento ad un appartamento e quella di Takuya e Joon Jae si svolge nell’appartamento n° 709.

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Crystal boys in teatro (Taiwan, 2014)

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Sul blog ho già presentato la serie TV Crystal boys (Niezi – Figli del peccato), on onda nel 2003 sulla rete TV nazionale di Taiwan.

Crystal Boys, una delle poche serie TV drammatiche in lingua cinese veramente controcorrente, è il titolo di un romanzo scritto da Bai Xianyong (Kenneth Pai), pubblicato nel 1983 a Taiwan, in Italia tradotto e pubblicato da Mondadori con il titolo “Il maestro della notte“.
Bai Xianyong, considerato uno dei più importanti narratori in lingua cinese, nel 2014 ha ripreso in mano il progetto facendone una trasposizione per la scena teatrale: ne è uscito uno spettacolo della durata di 3 ore, rappresentato nella sala del Teatro Nazionale e Sala da Concerto di Taipei.
La regia è stata curata dallo stesso regista – Ruiyuan Cao – che a suo tempo aveva fatto la regia della serie TV e, a parte il protagonista, molti degli attori della serie TV sono stati utilizzati dopo 10 anni anche per il teatro, insieme a giovani attori tra cui i vincitori del premio Golden Bell.

Il filmato della rappresentazione contiene anche una intervista all’autore, nella quale Bai Xianyong fra l’altro si rammarica del fatto che non ci sia stata una larga diffusione dell’opera. Certamente una delle ragioni può essere che il linguaggio poetico adottato sul palco è lontano da quello corrivo necessario per raggiungere la massa degli spettatori TV.

Con grande soddisfazione posso raccontare che, tramite il traduttore in inglese, mi è arrivato l’apprezzamento dell’autore per la trasposizione in italiano della sua opera, insieme all’invito a recarmi a Taiwan per la ripresa nel 2017 dello spettacolo.

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