Gerontophilia è un film diretto da Bruce LaBruce del 2013. Lake è un ragazzo particolare: è un giovane con un’anima da vecchio che scopre di avere una fissazione per gli anziani. Quando sua madre, che è infermiera, viene assunta in un ospizio, Lake si offre come inserviente. Qui stringe amicizia con un uomo, il signor Peabody, che inizia a raccontargli le romantiche storie della sua giovinezza… Bruce La Bruce, l’enfant terrible del cinema gay e canadese, è tornato con Gerontophilia, un film dal titolo ingannatore. Non è un gonzo come L.A. Zombie, anche se di Gerontophilia in senso stretto si parla: un giovane scopre la sua attrazione nei confronti dei vecchi signori, prendendo coscienza della propria omosessualità e nello stesso tempo della sua afamegamia.Il feticismo perverso cede il posto all’amore puro e semplice, quello tra il protagonista e un ottuagenario ospite in un ospizio. La Bruce adotta lo stile e il tono della commedia romantica, senza illudere niente del suo soggetto, né rinunciare alla dimensione politica e sovversiva del proprio cinema. L’attrazione per i corpi degli anziani diventa un atto di resistenza e insurrezione, un gesto libero dalle influenze sociali e familiari. “Provocazione nella non provocazione” sembra essere il nuovo credo di La Bruce, confermando di essere un buon cineasta-cinefilo senza essere referenziale e impegnato senza essere maestrino.È con il suo film più aperto e accessibile che La Bruce consolida il suo stato di franco tiratore, un vero modello economico, estetico e politico per tutti coloro che vogliono fare film liberi, irriverenti e pertinenti, gay o meno.
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La locandina del film Gerontophilia
Il Cast e la scheda di Gerontophilia
Pier-Gabriel Lajoie è Lake Walter Borden è Melvyn Peabody Katie Boland è Désirée Genere: commedia sentimentale Regia di Bruce La Bruce Sceneggiatura di Bruce La Brucee Daniel Allen Cox Data di uscita: 4 luglio 2014 in Canada Paese di origine: Canada Lingua: inglese e francese Durata: 1 ora e 20 minuti
Terminate le superiori da un anno, Zach si trova ancora bloccato a San Pedro (California) dove lavora come friggitore, allenatore di skateboard e stampatore di lavori artistici in un edificio abbandonato. La sua camera da letto è la sua oasi: disegna sulle pareti, sul suo taccuino, su fogli impilati sul pavimento. Ha dovuto finora mettere da parte il suo desiderio di partecipare alla Cal Arts per aiutare sua sorella Jeannie ad allevare il figlioletto di 5 anni. Shaun è il fratello gay più anziano del migliore amico di Zach, scrittore a Hollywood, che si è preso una pausa per riprendersi da una storia finita male. Zach e Shaun cominciano a frequentarsi, fanno surf e bevono molta birra insieme. Jeannie, con pia illusione, dice a Zach che non è un finocchio, ma dopo un po’ di tempo Zach e Shaun si ritrovano a dormire insieme uno nelle braccia dell’altro. Zach si troverà a dover prendere decisioni importanti per la sua vita… La scoperta del desiderio sessuale di Zach è il cuore di questo audace e romantico debutto alla regia dello scrittore Jonah Markowitz. L’emozionante prestazione del debuttante e bellissimo Trevor Wright sostiene la classica storia di un giovane costretto dalle responsabilità ad una rapida crescita. Notevoli anche il supporto di Tina Holmes (“Six Feet Under”) e Brad Rowe (Billy’s Hollywood Screen Kiss). Con un ricco contorno di ragazzi che cavalcano le onde al tramonto e un’adeguato accompagnamento musicale, questa commedia è complessivamente una festa dei buoni sentimenti. Il film ha vinto la bellezza di 11 premi. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com
La locandina del film Shelter
Il Cast e la scheda di Shelter
Trevor Wright è Zach Brad Rowe è Shaun Tina Holmes è Jeanne Jackson Wurth è Cody Regia e sceneggiatura di Jonah Markowitz Genere: drammatico, sport, romantico Data di uscita: 16 aprile 2009 in Germania Lingua: inglese Durata: 1 ora e 37 minuti
Oggi vi regaliamo una vera chicca: uno dei film più attesi del 2023. Scritto e diretto da Aitch Alberto, Aristotle e Dante scoprono i segreti dell’universo è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Benjamin Alire Sáenz. Protagonisti del romanzo due ragazzi, Ari e Dante, che devono imparare a credere l’uno nell’altro e nel loro legame, se vogliono diventare adulti.Dante sa nuotare. Ari no. Dante è colto e sicuro di sé. Ari non conosce abbastanza parole. Dante si perde pensando all’arte e alla poesia. Ari si perde pensando al fratello maggiore in carcere. Tutto farebbe pensare che un ragazzo come Dante, che ha davanti a sé la prospettiva di una vita eccezionale, sia l’ultima persona in grado di rompere il muro che Ari si è costruito attorno. Ma quando si incontrano, Dante e Ari legano subito. Condividono libri, pensieri, sogni, risate. Imparano l’uno dall’altro nuove parole e iniziano a ridisegnare i confini dei loro mondi. Soprattutto, scoprono che l’universo è un posto enorme e difficile. Ambientato a El Paso nel 1987, il film è trainato dai giovanissimi Max Pelayo e Reese Gonzales, affiancati da Eva Longoria di Desperate Housewives, Kevin Alejandro, Luna Blaise, Eugenio Derbez, Veronica Falcón, Marlene Forte, Emiliano Torress, Hanai Taylor, Melissa Macedo, Michelle Macedo e Isabelle Gomez. Una bellissima storia romantica da assaporare. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com
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La locandina del film Aristotle and Dante Discover the Secrets of the Universe
Il cast del film Aristotle and Dante Discover the Secrets of the Universe
Max Pelayo è Aristotle Mendoza Reese Gonzales è Dante Quintana Veronica Falcón è Liliana Mendoza Eugenio Derbez è Jaime Mendoza Eva Longoria è Soledad Quintana Genere: Dramma, romantico Data di uscita: 8 settembre 2023 USA Paese di origine: USA Lingua: inglese e spagnolo Durata: 1 ora e 38 minuti
I protagonisti del film Aristotle and Dante Discover the Secrets of the Universe
Il trailer del film Aristotle and Dante Discover the Secrets of the Universe
Oggi Vi proponiamo un film che ci presenta un’antica tradizione con le sue numerose implicazioni. Si tratta del primo lungometraggio del regista sudafricano John Trengove; è una storia forte su una tradizione tribale d’iniziazione alla virilità. Il primo lungometraggio del regista sudafricano John Trengove, The Wound – titolo originale Inexba – è un film potente, visivamente creativo e di grande attualità ambientato in un’atmosfera esotica, che racconta una storia avvincente di tradizioni, mascolinità e omosessualità. È stato presentato in anteprima mondiale al Sundance prima di essere proiettato a Berlino. Il personaggio principale, Xolani (Nakhane Touré), è un membro del popolo Xhosa in Sud Africa. Lavora in una fabbrica in città, e si reca a una montagna lontana con un gruppo di altri uomini per assistere all’ukwaluka – un’iniziazione tradizionale all’età adulta per i giovani nella tarda adolescenza. Il gruppo di ragazzi, chiamati “iniziati”, sarà circonciso e quindi “preparato” per la vita da veri uomini. Ognuno di essi è guidato da un “accompagnatore”, e Xolani si prende cura di Kwanda (Niza Jay Ncoyini), l’unico del gruppo che viene da una famiglia benestante di Johannesburg. Il resto sono per lo più bambini rurali e scherniscono Kwanda per essere un ragazzo di città eccessivamente sensibile. Kwanda, però, scopre rapidamente che Xolani è innamorato di uno degli altri accompagnatori, il burbero e un po’ più anziano Vija (Bongile Mantsai). Trengove si assicura ad ogni passo che la storia mantenga la sua presa sul pubblico. Ci riesce prima tramite le forti immagini, che, oltre all’ambientazione nella boscaglia, includono la vernice bianca con cui i ragazzi vengono coperti durante i primi giorni dopo la circoncisione. E l’atto stesso della circoncisione di gruppo, estraneo alla maggior parte del pubblico, viene eseguito con eleganza, ma con una tale tensione che catturerebbe l’attenzione anche se la narrazione non fosse dettagliata e coinvolgente – e lo è sicuramente, fino al climax scioccante. Le questioni su cui soffermarsi a discutere sono abbondanti – dalla tradizione che è, per la mente moderna, non solo brutale, ma pericolosa per la salute, al modo in cui i giovani e gli anziani che li portano all’iniziazione lo percepiscono come il vero segno di ingresso nell’età adulta, all’idea della circoncisione come castrazione, e il suo potenziale e conseguente rapporto con l’omosessualità. Questo punto di vista moderno è rappresentato da Kwanda, un giovane uomo di città, mentre Xolani, d’altra parte, è un personaggio molto più misterioso, saggio a modo suo, e che fa da ponte tra il gruppo di tradizionalisti e l’adolescente che protegge. Siamo di fronte ad un film che ha ottenuto 27 vittorie in rassegne cinematografiche (fonte IMDb). Buona visione! By Dino Sauro Stupazzoni.
La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli sovra impressi, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore.
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La locandina del film Inxeba – The Wound
Il Cast di Inxeba – The Wound
Nakhane è Xolani(as Nakhane Touré) Bongile Mantsai è Vija Niza Jay è Kwanda(as Niza Jay Ncoyini) Regia di : John Trengove Sceneggiatura di : John Trengove, Thando Mgqolozana, Malusi Bengu Data di uscita: 19 aprile 2017 Francia Paese di origine : Sud Africa Lingua : Xhosa – Afrikaans – Inglese Durata : 1 h e 28 minuti
Parlando con un utente, Alessandro, mi è sovvenuto di questo film. Lo vidi al Gender Bender, edizione 2011, e ne rimasi “affascinato”. E quindi ve lo propongo, si tratta di Les amours imaginaires, è il titolo originale, Heartbeats quello internazionale. E’ un film del 2010, scritto, diretto e interpretato da Xavier Dolan. Ad affiancare il regista, alla sua opera seconda per il grande schermo, sono Monia Chokri e Niels Schneider. Presenti inoltre in due piccoli ruoli anche Louis Garrel e Anne Dorval, attrice feticcio del cineasta canadese. Gli amori immaginari è stato presentato nella sezione Un Certain Regard della 63ª edizione del Festival di Cannes. Francis (Xavier Dolan) e Marie (Monia Chokri) sono due ragazzi di Montréal, che vivono un’amicizia serena e appagante all’insegna della comune passione per il fashion. Il loro rapporto viene scombussolato dall’arrivo in città di Nicolas (Niels Schneider), attraente e ammaliante ragazzo di campagna che diviene ben presto l’oggetto del desiderio di entrambi. Francis e Marie vogliono da Nicolas qualcosa in più dell’amicizia, e danno quindi vita a una specie di sfida amorosa per guadagnare il tempo e le attenzioni del nuovo arrivato, che, dal canto suo, vive la situazione con un pizzico di civetteria, senza mai lasciarsi completamente andare. Dopo il folgorante esordio con J’ai tué ma mère, l’enfant prodige del cinema internazionale Xavier Dolan continua a tessere la tela del suo intimo e personalissimo modo di approcciare la settima arte, mettendo in scena un triangolo amoroso che affonda le sue radici nella Nouvelle Vague (inevitabile pensare al capolavoro di François Truffaut Jules e Jim) e si muove con leggerezza fra i toni del melodramma e quelli della commedia. Il regista canadese attinge già a piene mani da quelli che nel tempo sono poi diventati dei veri e propri stilemi del suo modo di fare cinema: dall’utilizzo insistito del ralenti, all’impiego a fini drammatici di celebri brani della musica pop (per tutto il film risuona la struggente Bang Bang di Dalida), passando per la predilezione per colori forti e sgargianti e per la costante attenzione alle tematiche LGBT. Rispetto al resto dell’ancora giovane cinematografia di Xavier Dolan, Gli amori immaginari appare oggi come il titolo più leggero del regista canadese, principalmente per via di una trama particolarmente esile, che diventa tuttavia il pretesto per qualche notevole momento umoristico, incentrato prevalentemente sulla “sfida” amorosa fra Francis e Marie. Parallelamente, Dolan dà vita a un’efficace riflessione sulla stessa percezione dell’amore da parte degli innamorati, sempre inclini a fantasticare e costruire castelli su ciò che non ha riscontro nella realtà, come gli amori non corrisposti. Lo stile del canadese è come suo solito debordante, ricco di sospensioni del racconto non sempre riuscite (le interviste ai coetanei dei protagonisti appaiono come un oggetto estraneo all’interno del film) ma anche di pregevoli trovate visive (le avventure sessuali dei protagonisti fotografate con ricercati cromatismi), che aiutano a immergerci negli stati d’animo dei personaggi, compensando così una non indimenticabile scrittura dei medesimi. Distaccandoci dal mero intreccio e addentrandoci nel cuore emozionale de Gli amori immaginari, possiamo dire che a convincere maggiormente del film e, più in generale, della poetica di questo giovane cantastorie, è soprattutto l’abilità nel fare parlare i personaggi attraverso le immagini, e non l’esatto contrario, come troppo spesso avviene nel cinema contemporaneo. Xavier Dolan riesce infatti a rendere con un’inquadratura, con una prospettiva, con un dettaglio apparentemente esagerato, il microcosmo di emozioni e percezioni degli innamorati, concentrandosi sui gesti, sui silenzi e sulle aspettative di chi cerca disperatamente di fare breccia nel cuore della persona amata. La sensibilità del cineasta nei confronti di questi temi, che al cinema generalmente vengono affrontati da un punto di vista prettamente adolescenziale, rende così ampiamente perdonabili i diversi passaggi a vuoto del racconto e le non elevatissime doti recitative dello stesso Dolan (senza dubbio meglio come regista che come attore). In definitiva, Gli amori immaginari si rivela una testimonianza pulsante e vitale del talento visivo di Xavier Dolan, che qui risulta ancora un po’ acerbo dal punto di vista della rielaborazione delle sue tante ispirazioni in un racconto coerente e unitario. Un film imperfetto, ma che ci restituisce il gusto per un cinema che non si allinea e non può essere incasellato, capace di raccontare con la magia dell’immagine i sogni e le delusioni d’amore. Buona visione! By Dino Sauro Stupazzoni.
La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore.
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La locandina del film Les Amours Imaginaires
Il Cast di Les Amours Imaginaires
Xavier Dolan è Francis Monia Chokri è Marie Niels Schneider è Nicolas Regia di: Xavier Dolan Sceneggiatura di: Xavier Dolan Data di uscita: 29 settembre 2010 in Francia Paese di origine: Canada Lingua: inglese e francese Durata: 1 h e 41 minuti
Questo film giunge provvidenzialmente da un utente, e ci era stato richiesto da un altro utente. Love! Valour! Compassion!, titolo originale, tradotto in italiano con “le stagioni dell’amore”, un titolo impegnativo. E’ un film “datato”, anno di uscita 1997. Il film offre dialoghi molto interessanti e alcune performance molto forti (specialmente John Glover in due gemelli gay molto differenti). La storia segue otto amici gay che passano insieme tre lunghi weekend fra il Memorial Day e la Festa del Lavoro. Bisticciano, ridono, occasionalmente si accoppiano e chiacchierano moltissimo, ma ciò che rende questi incontri diversi da tutti quelli simili visti al cinema è la resa magnifica dei dialoghi di Terence McNally. Ci sono emozioni così reali che riescono a movimentare un film che altrimenti sarebbe rimasto chiuso nell’impianto teatrale da cui prende origine.Uscito in Italia solo per Home video e solo in versione VHS (nel 1999 col nome di “Le stagioni dell’amore”), questo film è la versione cinematografica di una fortunata commedia del drammaturgo americano Terence McMally. Joe Mantello, alla sua prima regia cinematografica, già regista della versione teatrale, ha utilizzato per il film gli stessi attori (tranne uno) e questo spiega la buona prova di recitazione di tutti ed il loro perfetto affiatamento. Love! Valour! Compassion! è una riflessione sull’amicizia e sull’amore all’interno di una comunità di gay americani di ceto medio. Il film richiama, attualizzando le situazioni ai giorni nostri, i temi di The Boys in the band (Festa per il compleanno del caro amico Arrold), una pietra miliare del cinema gay degli anni settanta. Tutta la storia si svolge in un casa di campagna dove otto amici si ritrovano per il weekend. In un susseguirsi di cene, di momenti di gioco e di riposo, di bagni nel lago, ma anche di tradimenti, delusioni e desideri più o meno espressi, ognuno a poco a poco si lascia andare e mostra liberamente se stesso con tutte le sue debolezze. In tutti affiora un profondo bisogno di solidarietà e di amore, sentimenti che uniscono questa alternativa famiglia allargata. Ringrazio Roberto per averci fornito questo film che è un vero e proprio reperto storico. Speriamo di fare felici gli utenti del Blog nel proporlo. La pellicola è doppiata in italiano, quindi niente sotto titoli, una volta tanto. Il film è una sorta di “pietra miliare” del cinema LGBTQI-Queer. E’ stato <<digitalizzato>> dall’amico Roberto, e la traccia audio in italiano masterizzata su file .MP4. By Dino Sauro Stupazzoni.
La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 doppiata in italiano.
ATTENZIONE: alla luce dei passaggi “tecnici da analogico a digitale”, si raccomanda la visione in streaming, direttamente qui sul blog, oppure sul lettore universale VLC.
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La locandina del film Love! Valour! Companion!
Il Cast di Love! Valour! Compassion ! e scheda tecnica
Jason Alexander è Buzz Hauser Stephen Spinella è Perry Sellars Stephen Bogardus è Gregory Mitchell Randy Becker è Ramon Fornos John Benjamin Hickey è Arthur Pape Justin Kirk è Bobby Brahms John Glover è John & James Jeckyll Regia di Joe Mantello Sceneggiatura di Terrence McNally Lingua : inglese (doppiato in italiano) Genere: commedia, drammatico, sentimentale. Paese di origine: U.S.A.
Dopo una breve pausa estiva, Vi propongo un film che arriva da molto lontano: dalla Nuova Zelanda. Il pugilato è sempre stato una fonte di fascino per il cinema. Anche prima che Rocky Balboa corresse su quei gradini, l’idea di un avversario che combatte dentro e fuori dal ring ha fatto da cornice a molti momenti cinematografici famosi. Tenendo presente questo, è un merito del regista neozelandese Welby Ings che il suo nuovo film Punch sia così fresco. Il bel Jordan Oosterhof interpreta Jim, un ragazzo che vive in una piccola città di provincia, una zona rurale di Auckland, con una promettente carriera nella boxe. È allenato dal padre, Stan (Tim Roth), i cui demoni gli impediscono di diventare veramente il padre che vorrebbe essere. Un giorno Jim incontra Whetu (Conan Hayes), un giovane gay, di origine Maori, che vive accettando la sua condizione di emarginato due volte, sia come omosessuale, che come nativo Maori, e vive in una capanna autocostruita. I due si innamorano, ma il legame si rivela pericoloso per Jim, poiché l’attrazione di una nuova storia d’amore mette a rischio la sua carriera, la sua identità, le sue amicizie, la sua idea di famiglia. Ings cattura magnificamente il senso del luogo, rendendo la città fittizia, quasi una entità a sé stante, e fornisce al dramma scenari mozzafiato. Anche la natura insulare delle piccole comunità è ben rappresentata, con tutto ciò che minaccia di allontanarsi dalla “norma”, fino a venire trattato con derisione. Con i suoi occhi brillanti e un atteggiamento sincero, Oosterhof attira facilmente l’empatia nei confronti di un ragazzo che raggiunge quel momento in cui felicità e sicurezza divergono. Ha un’ottima chimica con Hayes, che evita i troppi standard dei personaggi omosessuali al cinema e presenta Whetu come un individuo, magari eclettico, piuttosto che come un archetipo. Whetu ha un sogno nel cassetto: cantare. Ed il suo desiderio è di trasferirsi a Sydney. Ma non si può sfuggire al percorso familiare che Punch mette in scena con la sua storia di amore proibito in una piccola città. La figura del padre non sempre ne esce bene, ma troverà modo nel finale di redimersi e di essere vicino a suo figlio al meglio delle sue limitate possibilità, quelle limitate possibilità che gli vengono dall’ambiente in cui è vissuto. In un montaggio pittoresco dopo l’altro, molto bella la fotografia, Jim combatte e si allena – in una scena corre nudo su e giù per le dune – ma stranamente, il film, basato su una storia di pugiliato, mostra solo un singolo incontro di questo sport, e non c’è uno sforzo effettivo per caratterizzare l’abilità di Jim nel combattimento o il suo spirito competitivo. Ad un certo punto del film, Jim fa un discorso da “star”, su come un pugile salga sul ring e si trasformi, definendolo “la cosa più bella”, ma poi non lo vedremo mai accadere veramente. Il pugilato, in questo film, è strumentale per rappresentare un ambiente culturale dove esplorare atteggiamenti e comportamenti da macho tossici, un mondo in sintonia con la violenza. A tale proposito, nel film vi sono alcune scene piuttosto “rudi e violente”, è bene esserne consapevoli. Nel complesso, Punch è un gioiellino di film. Attendiamo Vostri graditi commenti. Ringrazio per l’aiuto nell’adattamento dei sotto titoli l’amico Renato. Già l’inglese – australiano è di difficile comprensione, in più alcune forme di slang sono risultate davvero ostiche da interpretare, ce ne scusiamo. Il senso generale delle conversazioni comunque è comprensibile. By Dino Sauro Stupazzoni.
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Primo film in Concorso nella sezione lungometraggi della trentasettesima edizione del Lovers Film Festival con Lonesome di Craig Boreham, qui anche sceneggiatore di un’autentica Odissea sessuale e sentimentale nel cuore dell’Australia.
Sopra la locandina del film
Protagonista è Casey, interpretato dall’inquietante e fascinoso Josh Lavery, cowboy solitario e taciturno, ragazzo di campagna in fuga da uno scandalo e dai propri omofobi genitori che sogna di vedere l’oceano prima di morire. Parte così con uno zainetto sulla spalla e un cappellaccio alla Spaghetti Western verso un’irriconoscibile Sydney, nel senso che non si riconosce niente che faccia capire di essere a Sydney, seminando incontri sessuali con perfetti sconosciuti lungo il proprio cammino. Ogni occasione è buona per far sesso, per sgraffignare denaro, cibo o bevande, per svuotarsi e appagare una fame sessuale che parrebbe non conoscere mai la parola fine. Arrivato in città incontra Tib, grazie a Grindr. Un menage-a-trois con un altro sconosciuto che si trasforma presto in altro, perché Tib e Casey, anime perdute segnate dalla violenza paterna, dalla mancanza materna e dalla solitudine sentimentale, sono affini. Entrambi troveranno qualcosa che stavano inconsciamente cercando, ma che nessuno dei due saprà come gestire, perché mai fino a quel momento avevano toccato con mano l’amore, o un qualcosa che non fosse solo e soltanto attrazione fisica e animale. Lonesome esplora la sessualità casuale, l’affetto, sarebbe meglio dire “la mancanza di affettuosità”, la solitudine e l’isolamento in un mondo che non è mai stato così connesso, grazie al web, agli smartphone perennemente collegati l’uno all’altro, ad app che ci permettono di conoscere chiunque in qualsiasi momento. Il film di Craig Boreham è un titolo queer vecchio stampo, che non ha timore di mostrare nudità ad ampio raggio e scene di sesso gay. Non solo esplicite, ma anche piuttosto dure, non adatte ad un pubblico delicato. Il bellissimo Josh Lavery è un giovane segnato dalla solitudine e dal dolore affettivo, convinto che solo attraverso il sesso e l’umiliazione personale possa espiare i propri peccati e placare i suoi sensi di colpa. Il suo Casey, così silenzioso e bisognoso d’affetto, cede così ad un perverso viaggio nell’Inferno della Carne che lo vede prima soffrire e all’infine illudersi, che qualcosa di diverso sia in realtà possibile. L’incontro con Tib, a sua volta ossessionato dal sesso mordi e fuggi, è da questo punto di vista un luogo da cui poter potenzialmente ripartire, ma non senza aver prima raschiato il cosiddetto “fondo del barile”. Una relazione tumultuosa, e apparentemente ingestibile, quella tra i due ragazzi, coraggiosi nell’affidarsi all’audacia del regista e sceneggiatore, affiancato dall’amico e collaboratore Dean Francis alla fotografia. Il film ha delle tonalità di colore molto calcate, un alto livello di saturazione, a tratti quasi fastidioso. Il cowboy pennellato da Craig Boreham omaggia chiaramente un cult anni ’60 di Andy Warhol, Lonesome Cowboys, catapultato in una società perennemente connessa e puntualmente isolata, in cui a far paura è la l’eccezionalità di un sentimento a lungo sempre più creduto illusorio. La bellezza di Lavery, così rude, grezzo nei modi e al tempo stesso dolce nello sguardo, illumina un’opera che arde nella fotografia e nella tensione sessuale che travolge i protagonisti, intrepidamente estremizzati nelle loro esplicite debolezze, nelle ricercate perversioni, nei lati di un carattere quasi ripulsivo, prima di cedere gli ormeggi e venirsi finalmente incontro. Ringrazio per l’aiuto con i sotto titoli Margherita. Buona visione. Dino Sauro Stupazzoni.
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Oggi, come regalo di Pasqua, Vi presentiamo il film canadese I am Syd Stone. Nato come costola da una serie TV, basato su sei episodi, è diventato poi un corto, fino ad approdare al lungometraggio che Vi proponiamo. In pratica è lo “spin off” di I am Syd Stone del 2014. I personaggi sono essenzialmente due. Syd. Un gay represso, afflitto da una potente omofobia interiorizzata. Assolutamente non visibile e closet. Matt. Un gay che vive, sembra, abbastanza serenamente la sua omosessualità. I due però si incontrano, ma i tempi, le loro esperienze vissute, sono troppe diverse, ancora. Ma l’incontro sarà significativo, soprattutto servirà ad uno dei due, Syd, ad intraprendere un importante e decisivo percorso per poter trovare se stesso.
A nome di tutti i componenti del gruppo, vi facciamo i nostri auguri di una Buona Pasqua, Pace e Serenità.
Sopra la locandina del film
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Il cast del film
Travis Nelson è Syd Stone
Benjamin Charles Watson è Matt
Daiva Johnston è Rachel
Francine Deschepper è Geri
Regia di Denis Theriault
Syd, sulla sinistra, e Matt, in una scena del film
Un primo piano di Syd, interpretato da Trevis Nelson
I due protagonisti del film in una scena nella piscina dell’albergo
Recensione di Dino Sauro Stupazzoni.
Attenzione: contiene spoileraggio!
I am Syd Stone trd. Io sono Syd Stone. Ma chi è Syd Stone? E’ un attore, che ha interpretato un film che lo ha reso famoso. Poi però entra un po’ in crisi, ed è ridotto a recitare per dei filmetti. La sua agente, Geri, gli gira da leggere ed eventualmente da accettare, una nuova promettente sceneggiatura per un film, che però Syd rifiuta sdegnosamente. Geri a quel punto gli ribatte, chiedendo a Syd se si rende conto di chi l’abbia scritta, quella sceneggiatura. Un personaggio che scrive film da Oscar. Potrebbe essere la sua grande occasione. E che quella sceneggiatura, il personaggio, l’ha scritta proprio pensando a lui. Syd conferma il suo rifiuto ed è irremovibile, addirittura scaraventa lo smartphone. Che cosa conterrà mai quella sceneggiatura? Qualcosa che urta Syd, e molto, ma cosa? Forse un film a tematica LGBTQI? Qualcosa che tocca le corde di Syd, andando a urtare dei nervi scoperti? Sul set di uno di questi filmetti che sta interpretando, alloggia in un bel albergo di lusso, ed una sera, al bar dell’albergo, conosce Matt, un ragazzo di colore. Amore a prima vista? Chissà…. Matt non sa chi sia Syd, non lo riconosce come l’attore di un film famoso, e questa cosa attizza moltissimo Syd. E’ attratto da questa situazione in cui non viene riconosciuto per il suo passato, e da questo sconosciuto. I due finiscono per approcciarsi ai bordi della piscina, fino ad arrivare ad un bacio appassionato, quando, all’improvviso, irrompono delle persone nella piscina. Questa cosa irrita e infastidisce Syd che dà di matto. Abbandona velocissimamente Matt staccandosi precipitosamente da lui come fosse un lebbroso, aggresdisce una fan che era entrata per chiedergli un autografo addirittura buttandole il cellulare nella piscina reagendo veramente in malo modo ed andandosene lasciando Matt letteralmente di sasso. Matt a questo punto, si defila. I due non hanno un contatto tra di loro. Ma questo incontro risveglia qualcosa in Syd. Dei sentimenti, degli istinti sopiti, qualcosa che si capisce, era stato forzosamente sepolto. Una sera Syd incontra Matt nel corridoio dello stesso piano dove si trova la sua camera. Lo invita ad entrare. I due fanno sesso. Al mattino Syd invita cortesemente Matt a lasciare la stanza. Se ne va prima lui. Sotto nella hall incontra Rachel, la sua compagna. Syd è molto sorpreso dalla improvvisa e non annunciata apparizione di Rachel, e di questa cosa, si accorge pure la ragazza. L’accoglienza di Syd è, infatti alquanto fredda, per una persona che viene dalla parte opposta del paese, con sette ore di aereo, per fargli una sorpresa. Ed in effetti l’effetto sorpresa è riuscito in pieno. Forse anche troppo! Rachel vorrebbe salire in camera di Syd per dormire, e Matt cerca di convincerla, in tutti modi e con tutti gli stratagemmi possibili, ad andare con lui sul set, in quanto in camera sua c’è ancora Matt! Sarebbe un pasticcio! Dopo qualche scena, vediamo Rachel che si sta per recare nella camera di Syd. Davanti alla porta c’è Matt. Rachel dice a Matt “ci deve essere un errore, deve aver sbagliato stanza”. La scena cambia. Syd e Rachel sono in camera. Programmano la serata. Quando Rachel, a freddo, chiede a Syd: “chi è Matt”. Syd è colto in fallo. Tergiversa. Fa quello che sa fare meglio: recitare. Ma Rachel lo incalza. Gli dice che Matt era fuori dalla porta della sua camera e lo cercava. Syd, a quella notizia, come impazzito, esce nudo, soltanto con un asciugamano in vita, a cercare Matt. Lo incrocia che sta salendo sull’ascensore. Syd fa soltanto in tempo a sentire Matt che gli dice : “lei è più bella dal vivo che in TV”. I due poi si beccheranno nuovamente nella hall dell’albergo, esattamente con il primo incontro. Un breve incontro, dove entrambi riescono a spiegare velocemente, l’un l’altro, le loro difficoltà adolescenziali, e come entrambi siano stati pesantemente ostacolati dalle loro famiglie per il loro orientamento sessuale. Entrambi si rendono conto di essere su livelli diversi, inoltre Matt è palesemente contrariato dal fatto che Syd non gli avesse fatto il minimo cenno al fatto che lui fosse insieme ad una donna. Proprio per questa durezza di Matt, il giudizio che a prima vista alcuni potrebbero dare di lui, è che si tratti di una cosiddetta “primadonna”, “ma quanto se la tira quello là”. Che a prima vista ci sta. Ma forse è un po’ affrettato come giudizio. Se analizzato con più attenzione, con il vissuto del mondo gay, in realtà possiamo dire che quella di Matt è una situazione attraverso la quale sono passati in tanti, gay o etero non importa. Quella situazione di “terzo incomodo”, nella quale percepiamo che “lui” non lascerà tanto facilmente “lei”. Quindi la storia finisce per diventare una avventura, e per coloro che sono romantici, o per coloro che cercano una relazione, è meglio chiudere il prima possibile. Matt interpreta la parte del gay disilluso, che non cerca una storia da una botta e via. Non siamo di fronte a quella che nel settore si definisce una zocc**** quando poi si frequenta senza troppi problemi persone che sono già in coppia senza preoccuparsene. Ed è quella della fine, la soluzione scelta infatti, da Matt. Nel loro breve incontro, Matt dice a Syd che sta per tornare a casa. Che tutto sarebbe finito lì. E Syd non ha ancora le forze, la capacità di reagire, subisce l’evento senza opporre una alternativa. Matt sparirà dalla vita di Syd. Ma quell’incontro cambia la vita di Syd. Rompe come un muro, una barriera. Rachel, forse un po’ frettolosamente, ma la sceneggiatura impone così, abbandona Syd. Che entra in crisi. Fintanto che Syd non legge la partitura che gli aveva mandato Geri, la sua agente, che aveva così sdegnosamente rifiutato. Cambio di scena, e Syd si ritrova di nuovo in auge, si parla di lui addirittura in lizza per un Oscar. Nel nuovo film interpreta un personaggio fluido, queer. Syd deve rilasciare delle interviste di rito, visto il successo ricevuto. Durante una di queste, Syd si ritrova a raccontare la sua storia, brevemente ed in sintesi, in una intervista, ad una giornalista. Quest’ultima è famosa per essere considerata molto provocatoria nei confronti di coloro che vengono ospitati nel suo studio. La sua agente, Geri, mette in guardia Syd. Di stare molto attento. Di non cedere alle sue provocazioni, e di portare la intervista dove desidera lui. Ma ad un certo punto, incalzato e pressato dalla giornalista sulla sua reale sessualità, Syd dapprima abbozza ad un tentativo di ribattuta, poi cede, ha una crisi. E chiede addirittura lo stop. L’intervista viene sospesa. Geri parla con Syd. Ma questi, dopo un po’ che stanno chiacchierando, decide di andare avanti con la intervista. E così Syd spiega, con calma, che da piccolo si sentiva “diverso”. Da piccoli ci viene detto “che la diversità fa parte della nostra natura, che è positiva”. Ma poi se quella “diversità” non rimane incanalata nei percorsi previsti dalla società in cui viviamo, nei ranghi etero normativi, cominciano i problemi. Quella diversità non viene più accettata. Il padre di Syd non la accettò, la sua diversità, ed a 14 anni lo mandò in un campo di “riconversione”. Per farlo cambiare e tornare alla etero normatività. Ma certi istinti non si possono cambiare. Quella esperienza finì per rinchiudere in un involucro quasi impenetrabile la vera natura di Syd, ed allontanarlo dalla figura paterna per sempre. Syd finisce per fare un clamoroso quanto liberatorio coming out nel prosieguo della intervista, rendendolo un uomo finalmente liberato dai suoi scheletri nell’armadio. Il film termina con un bellissimo ragazzo barista che fa un latte macchiato a Syd, lo riconosce, lo avvicina al tavolo, per fargli delle avances, e gli fa i complimenti per la sua intervista, dicendogli che il suo è stato veramente un formidabile coming out. Pochi istanti dopo Syd chiama il ragazzo, e gli fa i complimenti per il suo latte macchiato. Ora per Syd, si dischiude un nuovo mondo.
E poi il carcere. Oggi Vi proponiamo questo film made in USA, molto intenso. Una storia di sopravvivenza, dentro ad un carcere, mentre fuori il mondo continua a girare. Le relazioni, che si vengono ad instaurare, tra uomini, rinchiusi dentro ad anguste celle, costretti a condividere anche i momenti più intimi, quella intimità che viene a sparire.
Il cast di Luz
Ernesto Reyes è Ruben
Jesse Tayeh è Carlos
Jimmy Garcia è Sal
Alma Gloria Garcia è Benilda
Rega Lupo è Julio
Evie Riojas è Adriana
Regia di Jon Garcia
Qui sopra la locandina di Luz
Può nascere una storia d’amore in una cella di una prigione? Il film di Jon Garcia parte da qui, dalla vita trascorsa in prigione, per arrivare ad una montagna innevata, un simbolo quasi catartico di redenzione e di libertà. Ma partiamo dai protagonisti. Ruben, interpretato da Ernesto Reyes. Della serie anche essere troppo belli, come Ruben, non è sempre positivo. In una scena del film, infatti, Ruben dice: “ero solito venir bullizzato solo per essere bello”. Carlos, interpretato da Jesse Tayeh. Della serie quel che resta dei nativi americani, oggi, negli U.S.A. In una scena del film, la madre di Carlos racconta a Ruben: “Quando gli spagnoli assoggettarono i nativi, i nativi vennero traditi. Il codice spagnolo di cavalleria ed il codice dei nativi di lealtà, vennero mutilati da anni, di insicurezza, vergogna, indegnità, a un tale grado, che non erano più riconoscibili. Quello che adesso chiamiamo machismo, è solo un vuoto residuo di come eravamo una volta. Non insegna agli uomini a essere uomini. Gli dà una ragione per comportarsi da ragazzi.” Un film in due parti. La prima parte, la vita in prigione. Dura. Difficile. Dove vige la legge del più forte. Dove si può finire nel gabbio per furto, ma anche per omicidio colposo per aver causato un incidente in auto. Dove occorre dimostrare di essere più forti di quello che non si è. Dove ad un certo punto, come dice Carlos: “Quando stai qui da un po’ non sai più la differenza tra uomo e donna. La seconda parte, la vita là fuori. Con tutte le sue complicazioni. Con i regolamenti di conti da affrontare, così come i propri incubi. Il film, nonostante ambientato in un mondo violento, non rinuncia a fare vedere una luce di speranza ed è una bellissima storia d’amore e di salvezza. Il film presenta anche un’altra tematica, che ci riporta alla memoria un film capolavoro, “la moglie del soldato”. Insomma, c’è davvero “tanta roba” dentro a Luz. Un film delicato, da guardare con attenzione. Da gustare con calma. Il film ha ottenuto solo una candidatura al “Best Oregon Feature 2021”, ma secondo me meritava molto di più.
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