Vi siete mai innamorati in un giorno? Harry (interpretato da Matthew Morrison) ha festeggiato per 48 ore quando incontra Johannes (interpretato da Alexandros Koutsoulis) sulla pista da ballo di un club di Berlino. Johannes ha smarrito il suo portafoglio, e quando mancano 15 ore al suo volo di ritorno, Harry si offre di aiutarlo a stampare la sua carta d’imbarco. Questo compito banale porta a una giornata insieme in giro per la città. I contrasti nelle loro vite e nei loro valori costringono ciascuno a confrontarsi con le proprie verità. Boy meets Boy è una simpatica storia d’amore gay, senza troppe pretese, contemporanea, nello stile della trilogia di Before di Richard Linklater, o di Weekend. Anche se Weekend è di spessore superiore. Johannes e Harry discutono di molti argomenti diversi, tra cui hobby e interessi, sesso, carriera, cibo, religione e così via. Il film proietta un certo realismo intimo nella vita gay contemporanea attraverso il cinema vérité, dagli agganci su Grindr ai night club, dalla relazione monogama alla libertà polimorfa. Un grande ringraziamento per il lavoro fatto con i sotto titoli a Giuseppe DVS. Buona visione!
La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli sovra impressi (i cosiddetti hardcoded), ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore.
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La locandina del film Boy meets boy
Il Cast e la scheda di Boy meets boy
Matthew Morrison è Harry Alexandros Koutsoulis è Johannes Regia di Daniel Sánchez López Sceneggiatura: Hannah Renton e Daniel Sánchez López Data di uscita: 26 ottobre 2021 in USA Paese di origine: Germania Lingua: inglese – tedesco Durata: 1h 15 minuti
Per la serie “film storici da collezionare”, pubblichiamo quella che fu una vera sorpresa: il film di Ang Lee, del 1993, The wedding Banquet, tradotto in italiano “il banchetto di nozze”. Un film che non può mancare in una collezione che si rispetti. Un giovane taiwanese che convive da cinque anni col suo fidanzato americano decide di sposare una pittrice cinese bisognosa del permesso di soggiorno per accontentare i genitori che lo vogliono maritato. Il sontuoso banchetto di nozze che organizzano complicherà le cose visto che lei si ritroverà incinta e il fidanzato di lui vuole rivelare tutto ai ‘suoceri’ ignari. Molto garbo e gran classe in questa commedia degli equivoci sofisticata e ironica, dove l’umorismo è sottile e l’analisi dei rapporti interpersonali ben costruita. Uno dei migliori film a tematica gay degli anni ’90, giustamente premiato a Berlino con l’Orso d’Oro. Con questo film il regista Ang Lee fu candidato all’Oscar, che vinse poi nel 2005 con “I segreti di Brokeback Mountain. Buona visione!
La pellicola viene rilasciata in un formato .AVI doppiato in italiano, nella parte parlata in inglese, e con i sotto titoli sovra impressi (i cosiddetti hardcoded), per la parte parlata in mandarino.
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La locandina del film Il Banchetto di Nozze
Il Cast di Il Banchetto di Nozze
Winston Chao è Wai-Tung Gao May Chin è Wei-Wei Ah-Lei Gua è la signora Gao Sihung Lung è il signor Gao Mitchell Lichtenstein è Simon Regia di : Ang Lee Sceneggiatura di : Ang Lee, Neil Peng, James Schamus Data di uscita : 5 Marzo 1993 Taiwan Paese di origine : Taiwan Lingua : mandarino – inglese Durata : 1h. 46 minuti
Cosa più opportuno di un film come quello che vi propongo oggi, in occasione del 25 aprile? Un <<melò>> cileno. Siamo nel 1986, in Cile, nell’anno del fallito attentato al dittatore Pinochet, nel bel mezzo dei disordini politici. Il protagonista indiscusso è interpretato da uno straordinario Alfredo Castro, nei panni di un travestito che ha da tempo superato la cinquantina che si fa chiamare “La loca del frente”, ovvero la pazza della casa di fronte.
Il co-protagonista è Carlos, interpretato da Leonardo Ortizgris, un giovane sedicente architetto, in realtà è un rivoluzionario, che sta per l’appunto organizzando l’attentato al dittatore, e fra le altre cose, si serve della catapecchia cadente de La Loca in un quartiere molto proletario di Santiago per depositare le armi che serviranno alla bisogna camuffate da scatoloni di libri.
Rodrigo Sepúlveda, regista di Tengo Miedo Torero,
adatta l’unico romanzo diPedro Lemebel,
amato in patria: il cinema cileno continua a scavare nella dittatura di Pinochet, e lo fa con Tengo Miedo Torero, (traduzione: ho paura, torero) che contiene una novità: affronta la questione dalla prospettiva LGBT in modo frontale, senza fronzoli né giri di parole. La storia del travestito interpretato da un gigantesco Alfredo Castro funziona infatti da metonimia per tutta una minoranza, sempre sola, ignorata da ogni rivoluzione (come lui stesso afferma), che per questo non partecipa alle proteste contro Pinochet negli anni Ottanta, ma vi “passa attraverso”. Proprio graficamente: l’immagine ripetuta di Castro che, con calma olimpica, cammina “dentro“ i cortei anti-regime ma non ne fa parte, mimetizzandosi solo con qualche slogan, vale più di ogni parola. Come in NO di Larraín la vittoria al referendum passava attraverso la svendita alla televisione commerciale, “berlusconiana”, aprendo l’era degli spot sciocchi e dei balletti, così in Tengo Miedo Torero la resistenza dei comunisti si dimentica totalmente della comunità LGBT, che di fatto non esiste (“Non c’è un comunista gay”). Appurato lo statuto dell’ambiguità che pervade la lotta, e trova nel protagonista il grillo parlante di tali contraddizioni, quello di Sepùlveda non è però (solo) un film politico: è un melò letterario su un amore impossibile, tessuto fra un travestito avanti negli anni e un bel rivoluzionario che lo usa per nascondere le armi necessarie ad uccidere il dittatore. L’overage di Castro ricorda il Raul di Tony Manero: l’uno voleva ballare e l’altro vuole amare, sono troppo vecchi ma vogliono farlo lo stesso. Con ostinazione folle e struggente. Qui il/la protagonista dai mille nomi sa che Carlos non la ama, ma non importa: tiene vivo quell’amore in modo sfacciato, senza pretendere, ed entra così nell’organizzazione dell’attentato. Sepúlveda gira il racconto in interni oscuri, fatiscenti, che contrastano con la luce e la bellezza dei protagonisti e la purezza dei loro intenti, nelle case in cui i ribelli si nascondevano dal regime, per forza di cose anonime, ma poi lo “apre” conducendolo verso l’infinità del mare. Ecco che Tengo Miedo Torero, nel suo racconto di una stagione tragica, nella sua love story sognata, propone coraggiosamente un altro tipo di “impegno”: la politica dei sentimenti. Che poi sia fallita, come dice Castro, non significa che non sia stata vissuta. Buona visione!
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La locandina del film Tengo Miedo Torero
Il Cast di Tiengo Miedo Torero
Alfredo Castro è La Loca del Frente Leonardo Ortizgris è Carlos Julieta Zylberberg è Laura Amparo Noguera è Doña Olguita Regia di Rodrigo Sepúlveda Sceneggiatura di Pedro Lemebel, Nazareno Obregón Nieva, Rodrigo Sepúlveda Data di uscita: 15 ottobre 2020 in Brasile Paese di origine: Cile Lingua: spagnolo Durata: 1h 33 minuti
La Thailandia sta discutendo in questi giorni l’approvazione di un progetto di legge per introdurre il matrimonio ugualitario, seconda nazione asiatica dopo Taiwan, e lasciando l’Italia ancora più distaccata, non solo in Europa ma anche in Asia. Nonostante in Thailandia sia al potere una monarchia militar-autoritaria l’atteggiamento verso le tematiche ugualitarie è sempre stata più seria rispetto a chi, per molti anni, ha coltivato atteggiamenti derisori e superficiali, tipo ad esempio lo squallido “Vizietto”. Prova ne sia il bellissimo film “Bangkok love story”, datato 2007 e sembra prodotto già prima del più famoso “Brokeback mountain”, al quale è stato paragonato per l’intensità e la drammaticità della storia.
Come coprotagonista è stato a suo tempo scelto l’attore e modello Chaiwat Tongsang (Iht), del quale sarà il caso di pubblicare una foto per rendere giustizia alla sua avvenenza.
Il titolo del film letteralmente significa Amico mio… confesso di amarti; è un film che narra, all’interno d’una situazione di criminalità altamente drammatica, la romantica storia d’amore d’un uomo che s’innamora d’un altro uomo: per l’esattezza di colui che dovrebbe uccidere.
Inizialmente (in fase di pre-produzione) ad innamorarsi del killer Maek doveva essere un poliziotto ma, a seguito di proteste della polizia reale tailandese il personaggio di Iht è stato parzialmente modificato, nel timore che il film non potesse superare il consiglio della censura che comprende anche i capi della polizia di stato.
Entrambi gli attori protagonisti sono eterosessuali, ma hanno accettato subito il ruolo propostogli come sfida per dimostrare le loro capacità: Rattaballang (Maek) ha semplicemente dichiarato che impersonare un personaggio gay è stato per lui un onore e fonte d’orgoglio.
I baci tra i due per insistenza del regista sono tutti perfettamente reali e non il risultato d’un montaggio.
Nota: Maek, il nome del protagonista, suona simile al thailandese Mæ̀, mamma.
Shubh mangal zyada saavdhan è un film romantico in lingua gujarati e hindi del 2020, scritto e diretto da Hitesh Kewalya. Shubh mangal zyada saavdhan racconta una storia semplice, una storia che in effetti molti film di Bollywood hanno già raccontato: una coppia innamorata, il desiderio di sposarsi e l’opposizione dei genitori, di solito da parte del patriarca. La novità consiste però nel rovesciamento di prospettiva: viene capovolto l’orientamento sessuale dei personaggi, e quindi il punto di vista della storia. In una tipica storia d’amore di Bollywood tutto ruota intorno alla soluzione del conflitto con una persona o con il sistema, nel caso di Shubh mangal zyada saavdhan il conflitto è superato e si lotta per vincere la mentalità ampiamente diffusa sia tra i protagonisti che nel pubblico. Talmente diffusa che sembra una rivoluzione la sentenza della Corte Suprema indiana che alla fine del film dichiara non essere reato l’omosessualità: di questo per ora si devono accontentare gli indiani.
Proprio per il suo registro di assoluta “normalità” il film ha avuto un grande successo presso il pubblico popolare, ricevendo anche molti premi. Essendo un tipico prodotto di Bolliwood contiene naturalmente pregevoli inserti di canzoni con danze, oltre ad un vertiginoso intreccio di vicende di personaggi minori. Anche per questo ritengo opportuno inserire una sorta di trama estesa, che può aiutare a districarsi nelle varie vicende.
Il Gruppo del Blog Caprenne Augura a tutti Voi una Buona Pasqua, che possa essere di Pace e Serenità.
Dino Sauro Stupazzoni a nome di tutto il Gruppo
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Titolo coreano: 번지점프를 하다 – Beonjijeompeureul hada
Regia: Kim Dae-seung
Sceneggiatura: Go Eun-nim
In questi giorni a Firenze è in corso l’annuale festival del cinema coreano (KFF https://koreafilmfest.com/) e tra gli altri film è prevista la proiezione di Bungee jumping of their own (2001), con la presenza del protagonista Lee Byung-hun. Quando l’ho visto diversi anni fa il film mi ha molto impressionato ed è rimasto uno dei miei preferiti: se non l’ho condiviso sul blog è stato perché fin dal 2005 esisteva una traduzione dei sottotitoli su Asianworld e l’ho ritenuto superfluo. Avendolo oggi reincontrato nel programma del KFF ho pensato che fosse venuto il momento di rilanciarlo, anche attraverso una revisione del testo dei sottotitoli, con l’utilizzo dei nuovi strumenti ora a disposizione. Quindi sono partito dalla traduzione di AW e dal testo inglese che allora ha fatto da base, aggiungendo una traduzione simultanea tramite i traduttori attuali. In effetti ho riscontrato diverse discrepanze fra il testo inglese e i dialoghi in coreano, per cui spero di aver raggiunto un risultato utile.
A parte l’innegabile qualità artistica, il film ha un grande valore sociale, per aver affrontato nel 2001 la tematica omosessuale in una società ancora oggi fortemente sessuofobica e omofobica quale quella coreana. A riprova di questo nel 2021 è stato annunciato il ritiro del previsto remake del film, a causa di preoccupazioni da parte dello sceneggiatore originale Go Eun-nim. Lo sceneggiatore si è opposto al remake a causa delle sue nuove convinzioni cristiane, che sono contro il tema dell’omosessualità, del suicidio e della rinascita, punto principale della trama del film!
Abbiamo visto Femme mercoledì 20 marzo al CineForum EsseVu ed ho pensato di convididerlo qui nel Blog. Femme è un film che ruota attorno al mondo drag, la nozione mutevole di identità tipica di questa sottocultura sembra trasferirsi nel modo stesso di narrare il film. Fatta eccezione per la scena iniziale, in cui una certa Aphrodite Bang (l’alter ego drag del protagonista Jules, interpretato da Nathan Stewart-Jarrett) si pavoneggia allegramente sul palco prima di recitare un monologo malizioso, l’arco narrativo del film annulla questa espressività queer, o meglio la rinchiude dentro l’armadio, per così dire. Questo primo lungometraggio dei co-registi britannici Sam H. Freeman e Ng Choon Ping è stato uno dei titoli più apprezzati nella sezione Panorama della Berlinale 2023, in quanto riprende un tema ben noto e mainstream che forse ha perso parte della sua “marginalità” underground – quello della scena drag, resa popolare dal successo di RuPaul’s Drag Race – e lo contrappone a una variante più “masc” e intimidatoria di queerness. I registi raggiungono anche una sorta di desiderabile equilibrio che vede il film oscillare sia verso il lato “drammatico” sia verso il thriller o la suspense, evocando così una corrente sotterranea sinistra, pinteriana, avversa al realismo del cinema e del teatro britannici. Passata l’euforia da palco, Jules – ancora nei panni di Afrodite – si dirige verso un chiosco per comprare le sigarette; qui, viene aggredito da una banda di teppisti capeggiata da Preston (George McKay, di 1917 e dell’imminente The Beast), dopo che Jules gli dice di averlo visto bighellonare fuori dal nightclub prima del suo show, in cerca di amorevoli attenzioni. Preston, pieno di tatuaggi che denotano la sua passata detenzione in carcere, viene descritto in seguito da un altro personaggio come un “bulldog che è stato colpito in testa più volte”, e questa propensione alla violenza sembra manifestarsi come uno scudo protettivo, che distoglie l’attenzione dal suo vero orientamento sessuale. Tre mesi dopo, Jules ha rinunciato alla sua carriera di performer, macchiata dagli abusi omofobi subiti sia in questa occasione che in quelle precedenti – secondo quanto riporta il suo fidanzato Toby (John McCrae). Un giorno, girovagando per una sauna illuminata da chiaroscuri (che mostra ulteriormente la sua lontananza da spazi queer più accoglienti e conviviali), Jules incontra proprio Preston, che non riconosce la sua ex vittima ora priva di trucco. Esitanti, iniziano un corteggiamento caratterizzato da sesso violento e clandestino, e anche dal conflitto interno di Jules sull’ottenere vendetta, indipendentemente da quanto il loro legame metta in discussione in modo produttivo la sua comprensione della fluidità del genere maschile. Lodare il perfetto equilibrio che Femme sembra raggiungere a metà film non è esagerato; al suo apice, l’inversione dei ruoli e il senso di vendetta pianificata contro Preston appaiono schematici, almeno fino alla brillante coda, organizzata attorno a un unico accessorio di abbigliamento che ha acquisito un peso sempre maggiore nel corso della storia. Porre l’accento sui semplici oggetti di scena, piuttosto che sui mezzi cinematografici in sé, è alla base del successo di Freeman e Choon Ping (che, in effetti, si è fatto un nome nel mondo del teatro): Femme sembra provenire dal minimalismo di una performance teatrale contro uno sfondo nero senza scenografia, nel senso migliore del termine, mentre McKay e Stewart-Jarrett combattono e si inseguono, in un’intimità mozzafiato che il grande schermo amplifica alla perfezione. Femme è una produzione di Agile Films, con il supporto di BBC Film. Le vendite internazionali sono guidate da Anton. Un particolare ringraziamento ad Alex, un utente del Blog diventato nostro collaboratore, che ha curato l’adattamento dei sotto titoli, oltremodo difficile visto il dialetto londinese utilizzato, il cosiddetto “cockney”. Buona visione!
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La locandina del film Femme
Il Cast di Femme
George MacKay è Preston Nathan Stewart-Jarrett è Jules Aaron Heffernan è Oz John McCrea è Toby Antonia Clarke è Molly Regia di : Sam H. Freeman e Ng Choon Ping Sceneggiatura di : Sam H. Freeman e Ng Choon Ping Data di uscita : 1 Dicembre 2023 Regno Unito – U.K. Paese di origine : Regno Unito – U.K. Lingua : inglese – cockney Durata : 1h. 39 minuti
Oggi Vi proponiamo un film che abbiamo visto al Cineforum Esse Vu, ed è stato oggetto di intenso dibattito. Nel complesso è piaciuto. Il film ci è stato proposto da un appassionato del blog, Alex, che ce lo ha 1) segnalato, 2) procurato, 3) sotto titolato, 4) recensito. Qui di seguito la recensione dell’amico Alex, che ovviamente ringraziamo moltissimo.
Il film ruota attorno al rapporto di amore e sesso che si instaura tra un archeologo 45-enne di Atene, Petros, ed un ventenne immigrato dall’Egitto, Hussam, incontrato durante una missione di lavoro sugli scavi del teatro antico di Argo, in una zona dove abitualmente i gay greci vanno a cercare giovani stranieri. Quello che sembra all’inizio come un veloce incontro sessuale, si sviluppa poi in una relazione vera e propria, con Hussam, mussulmano praticante, che proclama il suo amore per Petros, mentre quest’ultimo, appena uscito da una storia fallimentare, è dubbioso ma consenziente. Attorno a questa relazione, inevitabilmente attraversata da conflitti tra culture diverse, si muove una piccola cerchia di persone, ognuno a suo modo “diverso” ; personaggi con i quali Petros interagisce, ricavandone esperienze in vario modo traumatiche: Laerte e Migen, immigrati albanesi di seconda generazione, che insieme ad una ragazza, Alexandra, formano un trio di musica classica (e anche un trio erotico); Daniel, un gay di successo che crede solo nel potere del denaro; Michael, un poliziotto che vive fuori della realtà. Pedros dovrà pensare ad una soluzione di compromesso che gli permetta di mantenere i suoi legami con queste persone senza perdere il suo equilibrio psichico. Il film, girato quasi interamente in bianco e nero, ha il suo punto di forza nella descrizione di come l’impatto dello straniero costringa il cittadino greco a dover affrontare scenari lontani dalla sua tradizione e di come le differenze culturali e sociali interferiscano in tema di amore e di desiderio tra individui con estrazioni sociali molto diverse. Tutti temi quanto mai attuali, nelle crisi che attraversano oggi il Mediterraneo. Christos Voupouras nato a Mytilene nel 1954, è un regista con più di trent’anni di esperienza, che ha più volte affrontato l’argomento delle relazioni tra i greci e gli ‘altri’. Buona visione!
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La locandina del film 7 kinds of wrath – 7 tipi di collera
Il Cast di 7 kinds of wrath – 7 tipi di collera
Maximos Moumouris è Petros Nikos Gelia è Hussam Sofia Kokkali è Alexandra Haris Fragoulis è Laertis Ieronymos Kaletsanos è Daniel
Regia di Christos Voupouras Sceneggiatura di : Angeliki Iliopoulou, Giorgos Korras, Christos Voupouras Data di uscita: 4 febbraio 2016 Grecia Paese di origine : Grecia Lingua : Greco – arabo Durata : 1 h e 45 minuti
Oggi Vi proponiamo un film che ci presenta un’antica tradizione con le sue numerose implicazioni. Si tratta del primo lungometraggio del regista sudafricano John Trengove; è una storia forte su una tradizione tribale d’iniziazione alla virilità. Il primo lungometraggio del regista sudafricano John Trengove, The Wound – titolo originale Inexba – è un film potente, visivamente creativo e di grande attualità ambientato in un’atmosfera esotica, che racconta una storia avvincente di tradizioni, mascolinità e omosessualità. È stato presentato in anteprima mondiale al Sundance prima di essere proiettato a Berlino. Il personaggio principale, Xolani (Nakhane Touré), è un membro del popolo Xhosa in Sud Africa. Lavora in una fabbrica in città, e si reca a una montagna lontana con un gruppo di altri uomini per assistere all’ukwaluka – un’iniziazione tradizionale all’età adulta per i giovani nella tarda adolescenza. Il gruppo di ragazzi, chiamati “iniziati”, sarà circonciso e quindi “preparato” per la vita da veri uomini. Ognuno di essi è guidato da un “accompagnatore”, e Xolani si prende cura di Kwanda (Niza Jay Ncoyini), l’unico del gruppo che viene da una famiglia benestante di Johannesburg. Il resto sono per lo più bambini rurali e scherniscono Kwanda per essere un ragazzo di città eccessivamente sensibile. Kwanda, però, scopre rapidamente che Xolani è innamorato di uno degli altri accompagnatori, il burbero e un po’ più anziano Vija (Bongile Mantsai). Trengove si assicura ad ogni passo che la storia mantenga la sua presa sul pubblico. Ci riesce prima tramite le forti immagini, che, oltre all’ambientazione nella boscaglia, includono la vernice bianca con cui i ragazzi vengono coperti durante i primi giorni dopo la circoncisione. E l’atto stesso della circoncisione di gruppo, estraneo alla maggior parte del pubblico, viene eseguito con eleganza, ma con una tale tensione che catturerebbe l’attenzione anche se la narrazione non fosse dettagliata e coinvolgente – e lo è sicuramente, fino al climax scioccante. Le questioni su cui soffermarsi a discutere sono abbondanti – dalla tradizione che è, per la mente moderna, non solo brutale, ma pericolosa per la salute, al modo in cui i giovani e gli anziani che li portano all’iniziazione lo percepiscono come il vero segno di ingresso nell’età adulta, all’idea della circoncisione come castrazione, e il suo potenziale e conseguente rapporto con l’omosessualità. Questo punto di vista moderno è rappresentato da Kwanda, un giovane uomo di città, mentre Xolani, d’altra parte, è un personaggio molto più misterioso, saggio a modo suo, e che fa da ponte tra il gruppo di tradizionalisti e l’adolescente che protegge. Siamo di fronte ad un film che ha ottenuto 27 vittorie in rassegne cinematografiche (fonte IMDb). Buona visione! By Dino Sauro Stupazzoni.
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La locandina del film Inxeba – The Wound
Il Cast di Inxeba – The Wound
Nakhane è Xolani(as Nakhane Touré) Bongile Mantsai è Vija Niza Jay è Kwanda(as Niza Jay Ncoyini) Regia di : John Trengove Sceneggiatura di : John Trengove, Thando Mgqolozana, Malusi Bengu Data di uscita: 19 aprile 2017 Francia Paese di origine : Sud Africa Lingua : Xhosa – Afrikaans – Inglese Durata : 1 h e 28 minuti