Archivi categoria: Film d’altri tempi – Vintage – Cult

Plata Quemada (Argentina, 2000)

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Continuiamo ad arricchire la sezione – bacheca dei film <<Vintage – Cult>>. Oggi un altro film interessante: Plata Quemada.

Trama
Argentina, 1965: El Nene e Ángel si incontrano in un bagno pubblico di Buenos Aires e da quel momento diventano non solo compagni nella vita ma anche nel crimine. Quando tentano il salto di qualità assaltando un furgone portavalori, qualcosa va storto e quella che avrebbe dovuto essere una rapina si trasforma in una strage.
Costretti alla fuga in Uruguay, con il complice El Cuervo, la cattività imposta dalla situazione fa esplodere il disagio psichico di Ángel.
Commento
(attenzione, il testo che segue contiene elementi rivelatori della trama e del finale del film)
Versione cinematografica di una storia realmente avvenuta nel 1965 e raccontata da Ricardo Piglia in un libro che parte come lavoro di giornalismo investigativo per trascendere in seguito la realtà, Plata Quemada è un film che sceglie di cambiare registro più volte nel raccontare la storia di tre giovani delinquenti che fanno il salto di qualità organizzando un colpo con un criminale più anziano. Se l’inizio del film può ricordare una sorta di Bande à part di Godard per poi trasformarsi in Bonnie and Clyde, il suo finale può ricordare La ley del deseo di Pedro Almodóvar. Non è una critica, è il regista a scegliere di cambiare punto di vista sulla vicenda: se la parte iniziale si concentra sul colpo al furgone portavalori, la fuga che ne segue mette a fuoco il rapporto tra El Nene e Ángel e, quando la situazione degenera a causa dell’esplosione dei disturbi psichici di quest ultimo, scava nella loro precaria esistenza fino a un esplosivo finale dove lo spettacolare assedio da parte della polizia lascia nuovamente spazio all’amore tra i due. Ángel è schizofrenico, lo dichiara a El Nene al momento del loro primo incontro, quando gli racconta delle voci che sente continuamente nella testa. Il suo disagio esplode con la forzata permanenza nell’appartamento a Montevideo. Le voci gli impongono di astenersi dall’avere rapporti con El Nene che, frustrato e alla ricerca di una via di fuga dalla claustrofobia della situazione ha prima rapporti con un giovane e poi con una ragazza incontrata al luna park. Intanto la loro storia è seguita dai media, che chiama Nene e Ángel “i gemelli”, in quanto inseparabili. Il finale di una storia come questa, e questo lo si intuisce sin dai primi movimenti, non potrà che essere tragica. Marcelo Piñeyro, che nel 1996 ha ottenuto una menzione speciale destinata al cinema latino grazie al Sundance Festival grazie a Caballos salvajes (1995) e che nel 2002 ha girato Kamchatka, sceneggia, insieme a Marcelo Figueras, ripulendo la storia dalla leggenda costruita negli anni sulla vicenda, e portando spesso e volentieri in primo piano la vicenda personale. La claustrofobia dei protagonisti, incapaci di gestire l’attesa di un finale inevitabilmente drammatico, diventa anche la nostra grazie a una sapiente gestione della tensione e della noia dei protagonisti. Plata Quemada, che nel 2001 ha ottenuto un premio Goya come migliore film straniero in lingua spagnola, vive felicemente di tutti i registri e dei tempi scelti per narrare la storia. Ottimi i protagonisti Leonardo Sbaraglia (El Nene), Eduardo Noriega (Ángel), protagonista anche di Abre los ojos di Alejandro Amenábar, El espinazo del diablo di Guillermo del Toro (nonché Che Guevara nel film di Josh Evans del 2005), e Pablo Echarri (El Cuervo). Buona visione. Per qualsiasi domanda, suggerimento, od altro, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com

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Eduardo Noriega è Ángel
Leonardo Sbaraglia è El Nene
Pablo Echarri è El Cuervo
Leticia Brédice è Giselle
Paese di origine: Spagna-Francia-Argentina-Uruguay
Regia: Marcelo Piñeyro
Soggetto: Ricardo Piglia
Sceneggiatura: Marcelo Figueras, Marcelo Piñeyro
Musiche: Osvaldo Montes
Fotografia: Alfredo F. Mayo
Montaggio: Juan Carlos Macías
Lingua: spagnolo
Data di uscita: 11 maggio 2000 in Argentina
Genere: drammatico
Durata: 1 ora e 59 minuti

Eduardo Noriega è Ángel

Leonardo Sbaraglia è El Nene

         

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Cruising (U.S.A., 1980)

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Continuiamo ad arricchire la sezione – bacheca dei film <<Vintage – Cult>>. Oggi ripeschiamo un’altra pietra miliare del cinema Gay anni ’80: Cruising. Un investigatore viene incaricato di indagare su una serie di delitti commessi da un maniaco nel mondo degli omosessuali. L’agente si traveste come loro, frequenta i loro bar e ritrovi per cercare l’assassino. Ma intanto la frequentazione con i “diversi” ha fatto emergere qualcosa di “diverso” anche nel protagonista. Il film che ha fatto scandalo (ma anche cassetta) negli Usa è artisticamente molto valido; il ritratto notturno della metropoli newyorkese è di quelli che restano nella memoria e gelano il sangue. La storia è quella di un poliziotto (Pacino) che si infiltra negli ambienti gay alla ricerca di un serial killer. Il suo rapporto con la moglie si incrina e affiora sempre più tutta l’ambiguità del personaggio. Il film fù molto criticato dai benpensanti dell’epoca per il suo tema scabroso e le immagini molto crude; fu anche maldigerito dalla comunità gay perché continua a speculare sull’equazione gay = perversi. La storia è tratta da avvenimenti realmente accaduti, con una seria di omicidi avvenuti tra il 1973 e il 1979. A new York in quegli anni furono commessi numerosi omicidi con le stesse efferate caratteristiche. Questi delitti rimasero insoluti, e si ipotizza che siano stati opera di una stessa persona. Consigliato a cinefili e amanti del thriller. Buona visione.

Rilasciamo il film in formato .AVI doppiato in lingua italiana. Si consiglia la visualizzazione con il lettore universale VLC onde evitare problemi.

Per qualsiasi domanda, suggerimento, od altro, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com

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Una delle locandine del film Cruising

Il Cast e la scheda di Cruising

Al Pacino è Steve Burns
Paul Sorvino è il capitano Edelson
Karen Allen è Nancy
Richard Cox è Stuart Richards
Don Scardino è Ted Bailey
Joe Spinell è Patrolman DiSimone
Regia di William Friedkin
Sceneggiatura: William Friedkin e Gerald Walker
Paese di origine: U.S.A.
Data di uscita del film: 28 ottobre 1980 Italia
Genere: poliziesco – drammatico – giallo – thriller
Lingua: inglese
Durata: 1 ora e 42 minuti

Alcune immagini tratte dal film Cruising

         

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The Lost language of cranes (U.K., 1992)

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Altro film che arricchisce la sezione – bacheca dei film <<Vintage – Cult>> : The lost language of cranes (traduzione: il linguaggio perduto delle gru). Un uomo di mezza età che è stato sposato per più di venti anni, trova sempre più difficile nascondere il suo vero orientamento sessuale a sua moglie e al figlio cresciuto. Quando sta per rivelare il suo segreto, suo figlio annuncia ai genitori di essere gay! La moglie in questa occasione si rivela come una volgare megera, cosa che rende ancora più difficile il coming out del marito. A dispetto di come sembri a raccontarlo, il film è invece straordinario, penetrante e avvincente e tutti gli interpreti sono superbi. John Schlesinger e Rene Auberjonis fanno due meravigliosi camei interpretando una vecchia coppia gay (qualcosa che non abbiamo mai visto). Tratto dal libro di David Leavitt , The lost language of cranes è un magnifico film del 1992 prodotto dalla BBC. E’ uno dei rari casi in cui il travaso da libro a film ha dato un risultato eccellente , aiutato dagli attori in stato di grazia e da una regia (Nigel Finch) particolarmente efficace. Il regista è lo stesso di Stonewall (sempre del 1992) ma qui mi sembra più acuto e introspettivo, scontando ovviamente la diversità dei temi trattati. Il coming-out del figlio e del padre gay sono descritti in modo superbo , sopratutto quello del padre (da sempre abituato ad avventure sessuali nei cinema porno) così contorto e sofferto. La madre che reagisce così duramente a tutte queste rivelazioni è una superba Eileen Atkins , esempio vivente dell’eccellenza (direi primato) della recitazione britannica. Film da vedere.
Il libro, da cui è tratto il film, La lingua perduta delle gru, di David Leavitt (Pittsburgh, 1961), l’esponente più noto di quella corrente che negli anni ’80 venne definita “minimalista”. Primo romanzo di Leavitt dopo i racconti di Ballo in famiglia, che avevano dato all’autore una grande notorietà sia in America che in Europa, il libro, uscito nel 1986, è al tempo stesso uno specchio della condizione omosessuale in quegli anni – abbondano quindi temi come il coming out, il “dichiararsi” ai propri genitori o amici, ma anche i club, i cinema porno, la minaccia dell’Aids e così via – e uno splendido romanzo sull’amore e la famiglia, così, senza ulteriori aggettivi.
Il titolo scelto da Leavitt si riferisce non alla gru come specie animale, ma ai mezzi meccanici e prende spunto da una piccola “leggenda metropolitana” riportata da uno dei personaggi (non direttamente collegata alla trama, ma che funge da possibile chiave di lettura): un bambino di due anni allevato in un casamento popolare di New York, circondato da cantieri, con una madre che non si curava di lui, aveva imparato ad imitare i movimenti e i rumori delle gru che vedeva affacciandosi alla finestra, e che erano di fatto i suo unici interlocutori. Il senso è: “Ciascuno, a suo modo, trova ciò che deve amare, e lo ama”, e rimanda al relativismo implicito in tutte le scelte, condizionate come sono dall’ambiente e dalle circostanze: “come dovevano essere parse meravigliose e grandiose quelle gru a Michael, in confronto alle piccole e goffe creature che lo circondavano”. Sembra di sentire i Velvet Undeground che sullo sfondo intonano Some Kinda Love, con quel verso definitivo: “Nessuna specie d’amore è migliore di altre”.
Leavitt non racconta una storia di degrado sociale e urbano, alla Hubert Selby jr. Come osserva Fernanda Pivano nella prefazione all’edizione italiana del romanzo, è uno scrittore romantico. La vicenda narrata rispecchia questa sua inclinazione e contiene diverse situazioni veramente indimenticabili, in cui la psicologia dei personaggi viene rivelata non da un monologo interiore o dall’occhio onnisciente del narratore, ma dai fatti in sé. E quando questo avviene, la scrittura narrativa dà veramente il suo meglio. I minimalisti vennero definiti tali sia per lo stile – piano, conciso, privo di barocchismi o sperimentazioni esasperate – sia per i temi trattati, orientati all’esplorazione della dimensione familiare ed in generale affettiva (al “privato”, avremmo detto in Italia).
In questo libro la protagonista principale è proprio una famiglia: Rose Bejamin, editor, qualche velleità accademica nel suo passato, presto abbandonata, un matrimonio di quieta insoddisfazione; il marito Owen, insegnante, tormentato dai suoi demoni privati; il figlio della coppia, Philip, personaggio principale, che rivelando ai genitori la sua omosessualità costringe il padre a fronteggiare la propria, che ha governato tutta la vita per lo più con la rimozione e le fantasie. Ci sono poi diversi personaggi minori, a partire da Jerene, afroamericana, esperta di “linguaggi perduti”, messa alla porta dalla famiglia – molto meno tollerante di quella di Philips – dopo il suo coming out. Ed inoltre, i due amori di Philip, attraverso i quali il ragazzo impara a conoscersi e a conoscere la vita, delusioni comprese. Sono ben più che semplice contorno e danno spessore alla storia. Facendo un paragone con altri romanzi del periodo, come ad esempio Altri libertini di Tondelli, la materia dell’omosessualità qui viene trattata con delicatezza, pur se in maniera pienamente realista. Numerose le situazioni da sottolineare, come l’invito a cena che Owen rivolge a un suo collega insegnante che presume essere gay, dal quale si sente attratto, ma che intende al tempo stesso presentare al figlio come un possibile partner, in uno slancio di liberalità genitoriale. Rose, sulla quale si scaricano tutte le tensioni esistenziali della famiglia, compreso un imminente sfratto, assiste con muta sofferenza allo “spettacolo” del marito e del figlio che cercano entrambi di entrare nelle grazie dell’ospite.
Libro dove il mondo gay non viene dipinto come un universo pacificato, attraversato com’è da tensioni, sensi di colpa, segreti che faticano ad uscire e che quando escono mandano in crisi equilibri consolidati, La lingua perduta delle gru regge, mi pare, gli anni passati dalla sua uscita (che per certi romanzi sono un’inezia, ma che per altri, sociologicamente molto caratterizzati, rischiano di essere fatali). Un libro neanche tanto minimalista, considerati i temi senza tempo che affronta: l’amore, la sincerità, la solitudine coniugale, il diritto ad essere felici e ad esprimere liberamente la propria affettività/sessualità, ma anche quello di non accettare necessariamente tutto dagli altri, che è in fondo il diritto che rivendica Rose. Vi auguro che possiate gustarvelo come me lo sono gustato io. Buona visione.

Rilasciamo il film in formato .AVI con i sotto titoli separati in formato .ASS per una migliore visione. Si consiglia la visualizzazione con il lettore universale VLC onde evitare problemi.

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La locandina del film The lost language of cranes

Il Cast e la scheda di The lost language of cranes

Brian Cox è Owen
Angus Macfadyen è Philip
Eileen Atkins è Rose
Corey Parker è Elliot
Richard Warwick è Frank
Cathy Tyson è Jerene
René Auberjonois è Geoffrey
John Schlesinger è Derek
Regia di Nigel Finch
Sceneggiatura di Sean Mathias
Data di uscita: 9 febbraio 1992
Paese di origine: United Kingdom
Lingua: Inglese
Durata: 1 ora e 27 minuti

Alcune immagini tratte dalle scene del film

         

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The sum of us (Australia, 1994)

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Oggi aggiungiamo una ulteriore chicca nella sezione – bacheca dei film <<Vintage – Cult>> : The sum of us (traduzione: tutto ciò che siamo), con nientepopodimeno protagonista un giovane Russel Crowe ! Accanto a lui un bravissimo Jack Thompson. Il film vinse 6 premi. Film incredibilmente pro-gay, con un padre assolutamente ideale (Jack Thompson) che accetta l’omosessualità del figlio fino a comperargli riviste porno-gay. Scopriamo poi che la nonna era lesbica e che ha avuto una relazione con un’altra donna durata parecchi anni. La storia, raccontata con una sequenza di flashback, è altamente gradevole nonostante contenga anche momenti di grande malinconia. Da notare la prima (formidabile) interpretazione come protagonista di Russel Crowe. Imperdibile.
Buona visione.

La pellicola viene rilasciata in un formato .AVI, con i sotto titoli in italiano hardcoded (sovra impressi). Si consiglia la visualizzazione con il lettore universale VLC onde evitare problemi.

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La locandina del film The sum of us

Il Cast e la scheda di The sum of us

Jack Thompson è Harry Mitchell
Russell Crowe è Jeff Mitchell
John Polson è Greg
Deborah Kennedy è Joyce Johnson
Regia di Geoff Burton e Kevin Dowling
Sceneggiatura di David Stevens
Data di uscita: 28 luglio 1994 in Australia
Paese di origine: Australia
Lingua: inglese
Durata: 1 ora e 40 minuti

Alcune scene del film The sum of us

         

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Amici, Complici, Amanti (U.S.A., 1988)

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Per la nuova sezione Film d’altri tempi – Cult, oggi un’altra vera chicca:
Amici, Complici, Amanti. Titolo originale: Torch Song Trilogy.
Un film che non può mancare nella nostra cineteca, anche se non ha vinto molto, ma ha rappresentato tanto per la comunità. Ritratto dell’omosessuale ebreo Alan, alla ricerca di una famiglia e sempre incompreso e ostacolato dalla madre, che a New York lavora in teatro come drag queen, in tre momenti della sua vita, contrassegnati dalle tre canzoni cui allude il titolo originale. Prima la relazione con l’insegnante bisessuale Ed (B. Kerwin) poi la convivenza felice col giovane Alan (M. Broderick) e infine la scoperta della sua omosessualità da parte di sua madre (A. Bancroft) mentre convive con Ed e il figlio adottivo David. Harvey Fierstein ha scritto e interpretato la commedia omonima (vincitrice di due Tony Award nel 1983) e curato, nonché interpretato, la trasposizione cinematografica. Non dramma o scandalo ma stimolo intelligente verso un problema sociale e di solitudine. Film cult in cima alle preferenze degli spettatori gay. “Difficoltà quotidiane nella vita di un gay newyorkese, fra lavoro (travestito professionista in un locale), amori (prima un insegnante bisessuale che decide di sposarsi, poi un giovane marchettaro che viene ucciso da una banda di teppisti) e rapporti familiari (una terribile matriarca ebrea che sembra uscita dalla penna di Woody Allen, un figlio adottivo incerto sulla propria identità). L’ideale anello di congiunzione tra Festa per il compleanno del caro amico Harold (1970) e Philadelphia (1993): perfetto equilibrio di comico e tragico (salvo qualche eccesso caricaturale relativo ai personaggi di contorno nella prima parte) e grande serietà di fondo, un protagonista che parla in macchina allo spettatore sfoderando battute degne di Oscar Wilde, un giocoso cinismo che serve a mascherare la disperazione, un sincero anelito alla normalità, infine la dedica a chi sta lottando contro l’AIDS. Ottimamente scritto e interpretato, con una matrice teatrale che si fa sentire nei dialoghi in interni ma non esclude scene più ariose (la casa di campagna in ristrutturazione, le strade del quartiere malfamato).” (Jonas, FilmTv.it)

La pellicola viene rilasciata in un formato .AVI doppiata in italiano.

Si consiglia la visualizzazione con il lettore universale VLC onde evitare problemi.

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La locandina del film Amici Complici Amanti

Il Cast e la scheda di Amici Complici Amanti

Anne Bancroft è Ma
Matthew Broderick è Alan
Harvey Fierstein è Arnold
Brian Kerwin è Ed
Regia di Paul Bogart
Sceneggiatura di Harvey Fierstein
Data di uscita del film: 14 dicembre 1988 (U.S.A.)
Paese di origine: U.S.A.
Lingua: Inglese, Ebraico, Francese, Lingua dei segni americana, Spagnolo
Durata: 2 ore

I protagonisti del film

Alcune immagini tratte dal film

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Spetters (Paesi Bassi, 1980)

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Oggi rilasciamo un altro film da non perdere, inerente la nuova sezione “Film d’altri tempi – cult”. Spetters, di Paul Verhoeven.

Passato alla storia, suo malgrado, come il film che “impedì” a Paul Verhoeven di dirigere <>, Spetters è uno scandaglio doloroso e nervoso della gioventù olandese sul finire degli anni Settanta, tra sommovimenti politici, sociali e sessuali. La storia di Eef, Hans e Rien, e del loro desiderio di trovare una via nella violenta e slabbrata Rotterdam, è quella di una generazione europea che rivendicava le illusioni del Sessantotto ma si deve scontrare con una società che si è già rinchiusa in se stessa. Da riscoprire.

La città delle carogne
Eef, Hans e Rien sono tre amici che vivono in un sobborgo degradato di Rotterdam. Oltre alla comune passione per il motocross, sport nel quale idolatrano il carismatico campione Gerrit Witkamp, sono attratti da Fientje, una procace ed energica proprietaria di un chiosco ambulante di friggitoria, per la quale i tre si sfidano. Ma molte cose devono ancora venire a galla…

– La Bibbia ci parla anche di Dio. Ma chi è Dio?
– Lo so io chi è. È un tizio che mi ha fatto un brutto scherzo.
– Non cedere a Satana! Chi è Satana?
– È un medico, quello stronzo che m’ha tenuto in vita.
– Satana sparge il male, Dio guarisce.
– E a che ora riceve?
Dialogo tra Rien e un predicatore

Al momento della sua uscita, prima in patria e poi nel resto del mondo, Spetters scioccò il popolo dei benpensanti, che lo accusarono un po’ di tutto, dalla misoginia all’omofobia, dalla messa alla berlina dei portatori di handicap alla ghettizzazione del proletariato. Il punto, con ogni probabilità, è che Verhoeven, nel mostrare le vicessitudini dei propri personaggi, non sposa mai un punto di vista scopertamente critico. Mette in scena, pone di fronte alla macchina da presa, e si pone come unico obiettivo l’assoluta, totale mancanza di reticenza.

Spetters può ambire senza dubbio ad assurgere al ruolo di opera “maledetta”, sempre che questo termine possa davvero acquisire un senso logico. Nella storia dei tre amici Rien, Eef e Hans non si cela solo la volontà di spostare lo sguardo verso i bassifondi di Rotterdam (il significato del nome della città è “Diga sulla Rotte”, con riferimento all’affluente della Nieuwe Maas, ma da solo il termine rotter è traducibile con “carogna”, “mascalzone”), ma anche di mostrare microcosmi che sul finire degli anni Settanta rappresentavano ancora un tabù.

Se la comunità gay trovò insultante il modo in cui Eef scopre la propria omosessualità, vale a dire in seguito a uno stupro subito da un gruppo di ragazzi che voleva ricattare e derubare, il mondo femminile accusò Verhoeven di aver destinato il ruolo più amorale a Fientje, l’avvenente bionda che gestisce con il fratello – uno degli stupratori di Eef, per di più – una friggitoria ambulante, e che tutti e tre i protagonisti cercano di circuire. A distanza di quasi quaranta anni dalla sua uscita nelle sale, perfino in Italia (dove ovviamente venne censurato, data anche la volontà di Verhoeven di mostrare il più possibile, fino a sfiorare territori all’epoca prossimi alla pornografia), è possibile rendersi conto di quanto quelle accuse fossero attribuibili a uno sguardo umorale e profondamente superficiale. Una volta di più il regista olandese non si interessa solo al destino dei suoi protagonisti, destinati in ogni caso a un ridimensionamento delle proprie ambizioni iniziali, ma cerca di inserirli in un contesto sociale più grande, che inevitabilmente li condiziona.
La scelta di puntare su ragazzi provenienti dalla periferia di Rotterdam, sospesi tra un destino da operai e meccanici e il sogno di diventare campioni di motocross, eguagliando il loro idolo Gerrit Witkamp (un superbo Rutger Hauer, che divide il suo cameo con Jeroen Krabbé, entrambi reduci da Soldato d’Orange), non partecipa al supposto verismo di gran parte del cinema borghese europeo degli anni Settanta, ma appare quasi il punto d’incrocio tra uno sguardo antropologico ed entomologico – nella visione scientifica degli umori grondanti dallo schermo – e una tensione narrativa e spettacolare non troppo distante da Hollywood, come testimonia ad esempio la prima sequenza di corsa in moto, dagli evidenti echi classici.

Gli spunti suggeriti dal periodo olandese di Paul Verhoeven sono molteplici. Si tratta dei primi passi cinematografici costituiti da una manciata di pellicole che serviranno come trampolino di lancio per la sua brillante carriera hollywoodiana iniziata durante gli anni ottanta (“RoboCop” e “Atto Di Forza” non hanno certo bisogno di presentazioni). Ma cosa ricordiamo degli esordi di Verhoeven? Spesso si tende a focalizzare l’attenzione su “Fiore Di Carne” (1973) con Rutger Hauer giovane protagonista, un lavoro considerato in patria come la migliore produzione orange dello scorso secolo. Ci dimentichiamo però di “Spetters”, il suo vero film scandalo, un cupo affresco giovanile ambientato nei sobborghi di Rotterdam.
Eef, Hans e Rien sono tre amici con la passione comune per il motocross e per la bella Fientje, la procace ed energica proprietaria di un chiosco ambulante di friggitoria, per la quale i tre si sfidano (“facciamo così, se la scopa chi ce l’ha più grosso”). Ma se la prima parte dell’opera riesce a mantenersi su toni leggeri quasi da commedia, il resto della pellicola offre allo spettatore un panorama davvero desolante che culmina con un epilogo amaro e per nulla consolatorio.
“Spetters” (in Italia uscì solo nel 1982, presentato da una locandina in stile biker movie metropolitano!) è un film tremendamente drammatico. Il destino dei tre protagonisti, inizialmente identico, prende strade completamente diverse: il regista olandese ci mostra la competizione sportiva come metafora della competizione sessuale tra maschi, una gara dove chi primeggia rischia improvvisamente di finire all’ultimo posto della graduatoria. Verhoeven ci sbatte in faccia la crudeltà dell’attimo fatale (l’incidente con successiva paralisi o la scena devastante dello stupro omosessuale) senza mai scadere nel buonismo, anzi l’entusiasmo di questa gioventù ancora inconsapevole presto ritorna indietro come il più infimo dei boomerang. Ce ne accorgiamo pure nei dialoghi, intrisi di disillusione e di profondo cinismo (“l’amore non può risolvere tutto e la compassione fa brutti scherzi, è forte all’inizio ma poi se ne va in fretta”).
“Spetters” è un film realistico che rispecchia pienamente le contraddizioni di un’epoca agli albori (gli anni ottanta), qui ben rappresentata sia dai personaggi che dalle atmosfere, score musicale incluso. In Olanda però la critica massacrò la pellicola: Verhoeven fu accusato di aver realizzato un lavoro anti-gay, anti-invalidi, fortemente ateo e addirittura misogino, un titolo effettivamente esplicito e scabroso ma proprio per questo motivo sincero e degno della migliore tradizione indipendente europea. Cinema del dolore duro e crudo, lo shock di una qualunque esistenza ai margini della società, come un “American Graffiti” (1973) trapassato dalla disperazione più nera.

La pellicola viene rilasciata in un formato .AVI, doppiato in italiano. Si consiglia la visualizzazione con il lettore universale VLC onde evitare problemi.

Nota: alcuni passaggi sono in lingua originale, probabilmente a causa della censura di cui il film fu oggetto in Italia. Questo fatto non pregiudica la comprensione generale del film. Trattasi di una copia assai rara, e riteniamo cosa pregevole poterla condividere.

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La locandina del film Spetters

Il Cast e la scheda di Spetters

Hans van Tongeren è Rien
Renée Soutendijk è Fientje
Toon Agterberg è Eef
Maarten Spanjer è Hans
Regia di: Paul Verhoeven
Sceneggiatura: Gerard Soeteman, Jan Wolkers
Data di uscita del film: 28 febbraio 1980 Paesi Bassi
Paese di origine: Paesi Bassi
Lingua: olandese
Durata: 2 ore

         

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Querelle De Brest (Germania Occidentale, 1982)

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Siamo lieti di annunciarvi che arricchiamo l’archivio del Blog Caprenne con una nuova sezione.

La nuova sezione si chiamerà:

Film d’altri tempi – Vintage – Cult.

Iniziamo con un film che non ha bisogno di presentazione o recensione, ma che ha fatto la storia del cinema.
Querelle de Brest.
Buona visione, buona estate dal Blog Caprenne.

La pellicola viene rilasciata in un formato .AVI, doppiato in italiano. Si consiglia la visualizzazione con il lettore universale VLC onde evitare problemi.

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La locandina del film Querelle De Brest

Il Cast e la scheda di Querelle De Brest

Brad Davis è Querelle
Franco Nero è il luogotenente Seblon
Jeanne Moreau è Lysiane
Laurent Malet è Roger Bataille
Regia di: Rainer Werner Fassbinder
Sceneggiatura: Jean Genet, Rainer Werner Fassbinder, Burkhard Driest
Data di uscita: 8 settembre 1982 (Francia)
Pese di origine: Germania Occidentale – Francia
Lingua: inglese
Durata: 1 ora e 48 minuti

         

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Love! Valour! Compassion! (USA 1997)

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Questo film giunge provvidenzialmente da un utente, e ci era stato richiesto da un altro utente. Love! Valour! Compassion!, titolo originale, tradotto in italiano con “le stagioni dell’amore”, un titolo impegnativo. E’ un film “datato”, anno di uscita 1997. Il film offre dialoghi molto interessanti e alcune performance molto forti (specialmente John Glover in due gemelli gay molto differenti). La storia segue otto amici gay che passano insieme tre lunghi weekend fra il Memorial Day e la Festa del Lavoro. Bisticciano, ridono, occasionalmente si accoppiano e chiacchierano moltissimo, ma ciò che rende questi incontri diversi da tutti quelli simili visti al cinema è la resa magnifica dei dialoghi di Terence McNally. Ci sono emozioni così reali che riescono a movimentare un film che altrimenti sarebbe rimasto chiuso nell’impianto teatrale da cui prende origine.Uscito in Italia solo per Home video e solo in versione VHS (nel 1999 col nome di “Le stagioni dell’amore”), questo film è la versione cinematografica di una fortunata commedia del drammaturgo americano Terence McMally. Joe Mantello, alla sua prima regia cinematografica, già regista della versione teatrale, ha utilizzato per il film gli stessi attori (tranne uno) e questo spiega la buona prova di recitazione di tutti ed il loro perfetto affiatamento. Love! Valour! Compassion! è una riflessione sull’amicizia e sull’amore all’interno di una comunità di gay americani di ceto medio. Il film richiama, attualizzando le situazioni ai giorni nostri, i temi di The Boys in the band (Festa per il compleanno del caro amico Arrold), una pietra miliare del cinema gay degli anni settanta. Tutta la storia si svolge in un casa di campagna dove otto amici si ritrovano per il weekend. In un susseguirsi di cene, di momenti di gioco e di riposo, di bagni nel lago, ma anche di tradimenti, delusioni e desideri più o meno espressi, ognuno a poco a poco si lascia andare e mostra liberamente se stesso con tutte le sue debolezze. In tutti affiora un profondo bisogno di solidarietà e di amore, sentimenti che uniscono questa alternativa famiglia allargata. Ringrazio Roberto per averci fornito questo film che è un vero e proprio reperto storico. Speriamo di fare felici gli utenti del Blog nel proporlo. La pellicola è doppiata in italiano, quindi niente sotto titoli, una volta tanto. Il film è una sorta di “pietra miliare” del cinema LGBTQI-Queer. E’ stato <<digitalizzato>> dall’amico Roberto, e la traccia audio in italiano masterizzata su file .MP4. By Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 doppiata in italiano.

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La locandina del film Love! Valour! Companion!

Il Cast di Love! Valour! Compassion ! e scheda tecnica

Jason Alexander è Buzz Hauser
Stephen Spinella è Perry Sellars
Stephen Bogardus è Gregory Mitchell
Randy Becker è Ramon Fornos
John Benjamin Hickey è Arthur Pape
Justin Kirk è Bobby Brahms
John Glover è John & James Jeckyll
Regia di Joe Mantello
Sceneggiatura di Terrence McNally
Lingua : inglese (doppiato in italiano)
Genere: commedia, drammatico, sentimentale.
Paese di origine: U.S.A.

         

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