Archivi categoria: Europa

The first time – Bedingungslose liebe (Germania, 2011)

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La prima volta – Amore incondizionato
Regia: Timmy Ehegötz
Sceneggiatura: Timmy Ehegötz
Musica: Marc Bradley
Montaggio: Timmy Ehegötz

Ho tenuto nel cassetto la traduzione di questo film per diverso tempo, dubbioso sulla sua effettiva qualità cinematografica, fino a quando, dalle scarse informazioni circolanti, sono riuscito a capire che non si tratta di qualcosa da confrontare con le maggiori produzioni cinematografiche, ma di un progetto con semplici ambizioni, pensato da un giovane e rivolto agli altri giovani. Timmy Ehegötz (il regista che recita anche la parte del protagonista Billy), mentre era studente liceale ha avuto l’idea di fare un film sul come far fronte alla nascita travolgente del primo grande amore. Con l’aiuto dei compagni di classe come attori dilettanti, degli amici, della Rete giovanile Lambda , del liceo Anna Freud e di altre persone, Timmy Ehegötz è stato in grado alla fine di mettere in atto il suo progetto. Il risultato è un film in grado di mettere in luce come nessun altro i sentimenti dei giovani, le loro difficoltà di avere una relazione in giovane età e soprattutto di come affrontare le inevitabili battute d’arresto. Il film pensato da Timmy vuole incoraggiare i ragazzi della sua età a non rinunciare alla speranza della felicità, anche dopo la delusione per la fine del primo grande e sofferto amore. In positivo il film mette in luce l’importanza dell’amicizia come grande rimedio nelle situazioni di crisi.

Naturalmente la critica paludata ha detto tutto il male possibile del film quando nel 2011 è stato presentato a Berlino, ma tenendo presente quanto detto sulla sua ideazione e realizzazione, si può solo apprezzare la spontaneità nella recitazione dei ragazzi e la profonda verità della storia.

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You I love (Russia, 2004)

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You I Love [Я люблю тебя – Ya lyublyu tebya]
Regia e sceneggiatura: Ol’ga Stolpovskaia, Dmitrii Troitskii

Ya lyublyu tebya (Ti amo) è un film che avevo visto molti anni fa, con l’aiuto di parziali e malfatti sottotitoli inglesi, e mi aveva già allora colpito per la singolarità della storia: non appena di recente mi è capitato di rinvenire una copia video accettabile e dei sottotitoli utilizzabili, ho ripreso il lavoro di adattamento all’italiano a suo tempo appena iniziato e poi abbandonato. È un film diseguale e a tratti poco compiuto, ma è la straziante testimonianza di qualcosa che poteva essere e invece non lo sarà chissà per quanto, e chissà a quale prezzo.
In Occidente il film è stato commercializzato come il primo film omosessuale della Russia, mentre in Russia è stato ovviamente definito un film scandaloso sull’amore. Comunque per il momento il film rimane quasi un unicum, prodotto nel periodo della post-perestroika con Putin già al potere, ma ancora con qualche margine di residua libertà e tutela dei diritti. Nessun film del genere era stato prodotto in precedenza in Russia, e nemmeno lo sarà in seguito, anzi, lo stabilirsi progressivo della dittatura personale di Putin, con il sostegno decisivo della Chiesa Cristiana Ortodossa di Russia, ha portato all’odierna situazione di omofobia ufficiale, con emanazione di leggi restrittive (Legge russa sulla propaganda gay – 2013) e persecuzione violenta contro la minoranza LGBT (Russia, uccisa attivista per diritti gay – ANSA, luglio 2019).

Il film è strutturato come un miscuglio di contrasti e temi che non sembrano formare un insieme artistico coerente. L’artificialità della vita contemporanea nella capitale russa è giustapposta a uno stile di vita presumibilmente più naturale incarnato da Uloomji, che sembra avere un legame spirituale con il regno animale ma non sa cosa sia un bancomat.
Ma comunque il film sembra percorso da un autentico sentimento russo, il modo in cui i russi si comportano l’uno verso l’altro, in cui trattano le persone e trasmettono il loro calore è qualcosa che può essere intuito anche da chi non è mai stato lì, e probabilmente mai ci andrà.

Nota: Uloomji, uno dei protagonisti, proviene dalla regione mongola del Kalmyk Oirat, la cui lingua viene usata da alcuni personaggi nel film.

 

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Zwei Gesichter – Short film (Germania, 2014)

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Regia: Christian Schäfer
Sceneggiatura: Glenn Büsing, Christian Schäfer
Durata: 24 minuti

“Zwei Gesichter” (Due Facce) è il primo film a tematica gay prodotto dal più grande ente sportivo nazionale al mondo, il Deutscher Fußball-Bund, un evento che rappresenta in qualche modo una pietra miliare per il cinema tedesco e per tutta la cultura calcistica.
Il progetto del film è nato dalla iniziativa degli studenti di cinema della Macromedia Glenn Büsing e di Christian Schäfer, che hanno supervisionato il progetto per la regia, sceneggiatura, casting e pubbliche relazioni.

Il film ha trovato subito rispondenza nel Football Pride Week organizzato dai Verdi a Berlino nel 2016 (Pagina facebook).
Gruppi di tifosi, rappresentanti di associazioni sportive e altre associazioni da tutto il mondo hanno parlato a Berlino per quattro giorni di omofobia e sessismo nello sport. Incredibile la presenza dei rappresentanti di una federazione sportiva LGBT russa, quando tutte le altre organizzazioni LGBT in Russia sono ufficialmente sciolte! Evidentemente dovevano mostrare una falsa facciata di tolleranza in vista dei mondiali di Russia 2018.

Alla settimana era presente anche, rara avis, il calciatore Roman Neustädter. Apostrofato dai suoi followers su Instagram con l’epiteto di  ‘homo’, Roman Neustädter ha risposto in modo succinto : “È il 2016. Se sei razzista o omofobo, vattene dal mio Instagram”.

Per altre considerazioni su calcio e omofobia rimando alle pagine di questo blog con film di tematica attinente: Eleven men out (2005) e Mario (2018).

 

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Œdipus Rex di I. Stravinskij (Giappone, 1992)

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Saito Kinen Festival di Matsumoto 1992
regia Julie Taymor
scene George Tsypin
maschere Emy Wada

Œdipus Rex (Edipo re) è un’opera-oratorio in due atti con musica di Igor Stravinskij, composta tra il 1926 e il 1927. Il testo originale in francese di Jean Cocteau, ispirato all’omonima tragedia di Sofocle, per l’opera di Stravinskij venne tradotto da Jean Daniélou in un latino ciceroniano costellato di arcaismi: come si pensava in quel momento, le consonanti “C” e “G” dovevano essere pronunciate dure, “C” ad es. diventa “K”, “caecinit” diventa (kekinit”. L’uso di questa lingua venne giustificato dal compositore dalla necessità di dare al lavoro un tono arcaico e sottolineare la tragedia dell’impotenza umana di fronte al fato ineluttabile.
Gli abitanti di Tebe sono ricoperti di terra come le statue dell’esercito cinese di Xi’an e i personaggi principali hanno mani di terracotta e la testa sormontata da una maschera stilizzata che si rifà sia alla scultura cicladica sia all’antica scultura giapponese Haniwa. Le maschere senza occhi e bocca sottolineano l’impotenza dei personaggi di fronte alle forze del fato e danno loro una dimensione più grande del reale facendone in tal modo delle icone monumentali. Allo stesso tempo lasciano il viso scoperto ai cantanti, esigenza imprescindibile di cui alcuni registi non sembrano talora essere consapevoli.
Questa edizione in forma scenica è stata rappresentata nel settembre 1992 al Saito Kinen Festival di Matsumoto, in Giappone, e le riprese sono servite ben 10 anni dopo alla produzione di un DVD di qualità video e audio non eccellente, ma musicalmente e scenicamente di altissimo livello.


Nell’allestimento giapponese l’idea di fondo dei costumi e della scenografia è il deterioramento, la corruzione che intacca i sudditi di Edipo. Così la pioggia finale significherà la loro purificazione. I movimenti sono lenti e ieratici e si fa uso di marionette e pupazzi per sottolineare ancora di più l’impotenza umana.
In Œdipus Rex i personaggi non dialogano tra loro, ma piuttosto espongono la propria vicenda in maniera antirappresentativa, come raccontata da un estraneo. Nei due atti l’azione è ripartita nei consueti numeri chiusi dell’opera – arie, cori, anche un duetto – secondo un principio di stilizzazione che si rivela nella vocalità modellata ora su stili settecenteschi ora su prosodie arcaicizzanti, il tutto riconducibile al cosiddetto periodo neoclassico di Stravinskij.

Un narratore introduce e collega le varie scene con i suoi interventi parlati e nel prologo ci comunica che stiamo per ascoltare una versione in latino di Edipo Re. In questa versione il narratore è un’attrice giapponese in abiti tradizionali, e la sua furente recitazione aggiunge una ulteriore nota di estraneità alla rappresentazione.

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Wo willst du hin, Habibi? (Germania, 2015)

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Inizio subito ringraziando per l’aiuto alla traduzione l’amico Marco Calcinelli, che dalla Romagna (non dalla Svizzera!) dove risiede ha fatto una importante revisione dall’audio originale in tedesco, misto a turco, lingue che mi sono ambedue ugualmente ignote. Ci impegniamo come sempre senza pretese di professionalità, ma cercando di dare la migliore interpretazione nei limiti delle nostre capacità.
Il film è essenzialmente drammatico, sia pure temperato da forti toni di commedia, con la regia di Tor Iben che lo rende molto bello e coinvolgente. Contribuisce al risultato l’ambientazione in una città come Berlino, aperta, progressista e multiculturale (perché mi viene da piangere pensando all’Italia di oggi?)
Ciò non significa che sia un paradiso: il protagonista Ibo, diminutivo di Ibrahim, figlio di immigrati turchi e omosessuale, deve affrontare molte difficoltà e battersi per la sua felicità, ma lo fa non da emarginato ma da cittadino berlinese che vuole continuare a vivere in Germania.

Il film di Tor Iben si smarca dagli stereotipi identitari che gravano sugli immigrati e sui gay e dalla dicotomia vittima-colpevole: “Ho vissuto a Kreuzberg, Berlino, per molti anni – spiega il regista – e ho incontrato molti immigrati, e la maggior parte di loro non corrisponde affatto a quegli stereotipi”.

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Rökkur – Rift (Islanda, 2017)

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Direzione e sceneggiatura di Erlingur Thoroddsen.
Rökkur è il nome del luogo e della casa dove i protagonisti si trovano e dove si svolge la vicenda del film. In islandese rökkur significa “crepuscolo” (come dire twilight), ben lontano dal titolo inglese “Rift” (fenditura, crepaccio) con il quale circola comunemente. Rift comunque fa riferimento al campo di lava vulcanica prossimo alla casa, pieno di insidiose fenditure, ma anche alla frattura avvenuta nella relazione fra i due protagonisti, Gunnar ed Einar: mentre Gunnar dopo la rottura sembra aver recuperato con facilità iniziando una nuova storia d’amore, Einar invece si sente perso e alcuni mesi dopo decide di trasferirsi in un cottage isolato di proprietà dei genitori, per cercare di superare il dolore.
I due protagonisti, autentici attori di teatro, reggono il film quasi da soli e in modo molto convincente, interpretando una coppia tormentata dagli spettri del passato e del presente, persi in un mistero avvolto da ombre maligne, rivelazioni dolorose e dubbi senza risposta. A questo contribuisce fortemente il paesaggio islandese, spettrale e ricco di scenari quasi alieni. Una visione ipnotica e misterica che sembra trasportare in un’altra dimensione, ancestrale e selvaggia, dove niente è quello che sembra e tutto può essere il contrario di tutto.

La storia non risolve mai l’ambiguità di fondo: potrebbe essere un’allegoria psicologica tutta interiore, basata su demoni del passato che i protagonisti non hanno ancora elaborato e che ancora li perseguitano, ma potrebbe anche essere un terribile fatto di cronaca nera, di omofobia. In ogni caso è un coinvolgente thriller psicologico con venature orrorifiche, dall’atmosfera ambigua e sfuggente.

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Marvin où la belle éducation (Francia, 2017)

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Marvin ou la Belle Éducation è un film drammatico francese realizzato da Anne Fontaine, e ispirato al romanzo autobiografico di successo Il caso Eddy Bellegueule, pubblicato in Francia nel 2014.
Autore del romanzo, e coautore della sceneggiatura del film, è Édouard Louis, scrittore ventunenne alla sua prima pubblicazione, nato come Eddy Bellegueule nella Francia del Nord da una famiglia della classe operaia: suo padre disoccupato e la madre che non ha mai lavorato. La povertà, il razzismo, l’alcolismo con cui si è confrontato nella sua infanzia e la sua classe sociale sono il punto di partenza della sua opera letteraria. Nel 2013 ha ottenuto di poter cambiare nome e diventare Édouard Louis.

Il film aderisce solo in parte alle vicende del romanzo, da cui trae spunto per vicende che rispecchiano solo l’infanzia e la prima giovinezza di Eddy Bellegueule-Édouard Louis.
Nel film il protagonista si chiama Marvin Bijoux, e vi si narra la sua infanzia in un villaggio rurale nei Vosgi, segnata dalla povertà materiale e culturale e dai maltrattamenti legati alla sua omosessualità. In seguito, trasferitosi a Parigi e cambiato il nome in Martin Clément, si sforza di costruirsi un destino grazie al teatro.


Determinante per il destino del giovane Martin Clément è l’incontro con la grande attrice Isabelle Huppert, che nel film interpreta un personaggio con il suo stesso nome, con la quale crea uno spettacolo attraverso il quale troverà il coraggio di narrare la sua storia.

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Toast (Inghilterra, 2010)

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Film tratto dalle memorie autobiografiche di Nigel Slater, cuoco e divulgatore di cucina in TV, il quale appare in un cameo alla fine del film fronteggiando il sé stesso adolescente, oltre ad averne curato la sceneggiatura. Nigel Slater è uno dei più popolari ed amati critici gastronomici e cuochi del Regno Unito, sempre presente nelle classifiche dei bestseller e in televisione. Quella per il cibo è per lui una vera e propria passione, più che un semplice lavoro, un amore sbocciato in tenera età e sempre coltivato con dedizione continua.
La tematica principale del film non è l’omosessualità, anche se scorre sotto traccia per tutta la storia, ma la cucina e la passione di Nigel per il cucinare, inteso anche come strada per arrivare al cuore delle persone.

Insieme alla cucina il giardinaggio è l’altra passione che si rivela nel film, attraverso la precoce storia d’amore con un avvenente giardiniere. Tutto questo si coniuga nelle sue più famose serie TV per la BBC, nel quale le ricette vengono realizzate all’aperto, in un orto-giardino che fornisce direttamente gli ingredienti per i piatti.

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Órói – Jitters (Islanda, 2010)

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Órói, noto anche con il titolo internazionale Jitters, è un film islandese del 2010 diretto da Baldvin Zophoníasson.
Il film è stato presentato al Toronto International Film Festival il 7 aprile 2011.

Dramma a tinte fosche e decisamente senza troppe speranze, Órói è ambientato in un’Islanda popolata da adolescenti perduti, figli di genitori distrutti, un panorama sociale inquietante e devastante che rispecchia il paesaggio dell’isola, un paese silenzioso e cupo, isolato dal mondo e chiuso nella sua bolla.
Gabríel vive la sua tranquilla esistenza di adolescente islandese tra festini a base di sesso ed alcool, amiche che vogliono suicidarsi e famiglie distrutte da divorzi, fughe, madri alcolizzate e nonne fuori di testa.
La sua vita piatta e noiosa viene però sconvolta da un viaggio studio in Inghilterra dove conosce Markús (che vive a due passi da casa sua) col quale si instaura un legame forte che si conclude con un bacio appassionato.
Al ritorno a casa Gabríel dovrà riconsiderare le sue priorità e soprattutto le sue emozioni. Ma prima della liberazione reale ci saranno ancora pesanti tragedie da affrontare.

Nota: avevo tradotto i sottotitoli per questo film diversi anni fa, senza poi pubblicarli sul blog. Il file era rimasto abbandonato in remoti hard disks non più usati, dimenticandomi poi di tutto. Per fortuna ne avevo salvata una copia su Opensubtitles.org, dove l’ho riscoperta e revisionata quando ho deciso (per la seconda volta!) di pubblicare il film sul mio blog.

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Forgive and forget (Inghilterra, 2000)

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Forgive and Forget è un film inglese realizzato per la televisione, trasmesso sulla rete indipendente ITV il 3 gennaio 2000. Il film segna il debutto televisivo dello scrittore Mark Burt, che ha scritto un soggetto raccolto dal produttore Simon Passmore e dal regista Aisling Walsh.
Le critiche sulla qualità del film non sono unanimi, soprattutto per il fatto che potrebbe essere associato ad una certa visione dell’omosessualità, non ancora debellata, per la quale una storia d’amore omosessuale è destinata a fallire e porta fatalmente alla rovina, quasi a dover scontare una colpa di fronte alla società e un peccato di fronte alle divinità.
In realtà, secondo me, il film è assolutamente valido come rappresentazione di una autentica passione amorosa, grazie soprattutto all’interpretazione appassionata dell’attore protagonista, Steve John Shepherd, che interpreta il giovane David, ed è comunque divertente e piacevole.

Il film è interessante anche per la rappresentazione di un coming out all’interno della working class inglese, intrisa di machismo e omofobia. È una storia di tradimento, confusione e diniego ma alla fine si tratta solo di amore. È un triangolo amoroso con una svolta, dopo la quale ognuno dei tre personaggi principali emerge profondamente cambiato.

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