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Buon Natale dal Blog Caprenne!

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Il blog Caprenne ItalianGaySubs Vi augura un Felice e Sereno Natale!

Lo facciamo con questo breve corto pescato sul web. Il lavoro che svolgiamo richiede tempo e pazienza. Ogni persona che si aggiunge è una grande risorsa ed un regalo per tutti noi. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com


         

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Arrête avec tes mensonges – Lie With Me (Francia 2022)

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Finalmente Vi rilascio un altro dei film più attesi di questo 2023: Arrête avec tes mensonges – Lie With Me. Un bel regalo di Natale in anticipo !

Il film racconta la storia di un amore infinito, a lungo tenuto segreto, doloroso, mai dimenticato.  Non Mentirmi, romanzo di Philippe Besson edito in Italia da Guanda, sbarca al cinema grazie allo splendido e struggente adattamento di Olivier Peyon, trainato da Guillaume De Tonquédec e dal 29enne Victor Belmondo, figlio del leggendario Paul. Uscito in patria a inizio 2023, Arrête avec tes mensonges – Lie With Me è stato in concorso al Lovers festival di Torino 2023, dove è stato accolto da calorosi e più che meritati applausi. Un romanzo autobiografico, quello scritto da Besson, che si è messo a nudo come mai prima, consegnandoci la storia di un amore travolgente e impossibile da lui vissuto in giovane età. Uno dei  protagonisti del film è il romanziere Stéphane Belcourt (Guillaume De Tonquédec), che accetta con riluttanza di sponsorizzare il bicentenario di un famoso cognac, tornando così nella città dove è cresciuto, dopo 30 anni d’assenza. Qui incontra il secondo protagonista, Lucas (Victor Belmondo), figlio del suo primo amore, mai cancellato perché improvvisamente naufragato, lasciando dietro di sè solo indelebili fotografie ed una serie di quesiti senza una risposta. Un incontro che lo costringerà a rivivere una storia per lui fondamentale, travolgendolo con un fiume in piena di ricordi. Giocando sapientemente con il tempo, Philippe Besson pennella i lineamenti di una storia d’amore d’altri tempi, nata quando l’omosessualità andava vissuta in silenzio, di nascosto, con paura e vergogna. Tutto ha origine nel 1984, tra i banchi di scuola, quando Philippe e Thomas incrociano le proprie esistenze. Il primo è un ragazzo intelligente, abile scrittore di buona famiglia, con occhiali da vista e un’omosessualità apparente vissuta senza imbarazzi. Il secondo è un ragazzo taciturno, tormentato, un <<bad boy>> (ragazzo cattivo) incapace di accettare la propria vera natura. In pochi mesi la passione li coinvolge. La stanza di Philippe, protetta da occhi indiscreti, diventa il loro regno segreto dove fare l’amore, conoscersi, scoprirsi, iniziare ad amarsi. Ma Thomas non riesce proprio ad accettare quella parte di sè, quell’amore per lui inammissibile. E sparisce. 30 anni dopo Philippe è uno scrittore famoso, appagato, omosessuale dichiarato e sentimentalmente infelice. L’incontro con il figlio di Thomas, Lucas, lo aiuterà a voltare finalmente pagina, ad avere risposte a lungo cercate, a ritrovare la pace interiore, ad abbracciare un “ti amo” mai esplicitato per quanto infinitamente agognato. Olivier Peyon semina con sapienza verità su questo rapporto travolgente e impossibile, rievocando una giovinezza lontana con un racconto a ritroso, che riavvolge decenni di vita vissuta solo a metà. L’intimità tra i giovani Thomas e Philippe è sincera e di accecante bellezza, la passione sessuale tra i due adolescenti straborda com’è normale che sia, vista l’età dei protagonisti. Besson prima e Peyon poi hanno rievocato un’epoca in cui l’omosessualità era un tabù, a tal punto da preferire l’infelicità perenne, pur di non accettarla ed accettarsi, preferendo troncare rapporti d’amicizia e d’amore, rovinare famiglie, strappare vite. Impossibile non pensare a Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, dinanzi ad “Arrête avec tes mensonges“, film di rara dolcezza che esplicita il desiderio, mostrando corpi che si fondono l’uno nell’altro, occhi sognanti che si guardano pur sapendo che mai potranno farlo fino in fondo, dando forma ad un amore intenso e nascosto, eterno per quanto duro. Un coming-of-age generazionale che abbraccia quattro decenni, con la naturalezza dei sentimenti ad addolcire la ruvidezza della paura, della mancata accettazione di sè, della repressione che inevitabilmente porta all’infelicità. Una storia di bugie e segreti che necessitano di emergere e venire alla luce, dopo aver passato decenni al buio, rimarcando il dolore inferto dall’omofobia interiorizzata, la normalità assoluta dell’amore che inevitabilmente si fa irresistibile bellezza. Un’opera delicata e struggente che meriterebbe una distribuzione cinematografica nazionale, il cui finale ho trovato estremamente emozionante ed efficace. Buona visione! By Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore. Un sentito ringraziamento a Roberto L. per la cura nella revisione ed adattamento dei sotto titoli. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com

La locandina del film Arrête avec tes mensonges

Il Cast di Arrête avec tes mensonges e scheda tecnica

Guillaume de Tonquédec è Stéphane Belcourt
Victor Belmondo è Lucas Andrieu
Guilaine Londez è Gaëlle Flamand
Jérémy Gillet è Stéphane Belcourt da giovane
Julien De Saint Jean èThomas Andrieu
Regia di: Olivier Peyon
Sceneggiatura: Philippe Besson, Olivier Peyon, Vincent Poymiro
Data di uscita: 22 febbraio 2023 Francia
Paese di origine: Francia
Lingua: francese, inglese
Durata: 1h e 38 minuti

         

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The Bubble (Israele 2006)

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Su richiesta di un utente, rilasciamo un film che ha vinto 12 premi 12. Si tratta di The Bubble, del regista israeliano Eytan Fox. Lo vidi a Torino nel 2006, al festival, e mi impressionò molto. Il film inizia da un checkpoint sul confine israelo-palestinese, inserendoci subito in un clima di forte politicizzazione (l’estrema tensione fra i due popoli) che accompagnerà, sullo sfondo, tutto il film. La città di Tel Aviv diventa praticamente un personaggio del film e le critiche politiche sono spesso assai dure e precise. La storia del film è imperniata sull’amore tra Noam, israeliano, e Ashraf, un immigrato palestinese. Capiamo subito che il loro amore è fortissimo e che la loro relazione, centrale nel film, è proibita. Nel film abbiamo anche una importante relazione etero, le cui scene d’amore vengono spesso accavallate a quelle dell’amore tra i due ragazzi gay, come per dimostrare che l’amore è lo stesso in entrambi i casi. Quasi comiche sono invece le scene che parlano dei terroristi suicida gay, che non sanno se in paradiso riceveranno in premio una donna o un uomo vergine. Curioso anche il riferimento al Sansone biblico come primo terrorista suicida. Un film di altissimo valore figurativo e artistico, senz’altro il migliore del regista Eytan Fox, che dà alla tematica omosessuale un grandissimo rilievo, ingigantita anche dalla difficile e tesissima situazione politica e ambientale. Buona visione! By Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com

La locandina del film The Bubble

Il Cast di The Bubble e scheda tecnica

Ohad Knoller è Noam
Yousef ‘Joe’ Sweid è Ashraf
Regia di Eytan Fox
Sceneggiatura di Gal Uchovsky, Eytan Fox, Martin Sherman
Data di uscita: 29 giugno 2006 Israele
Paese di origine: Israele
Lingua: ebraico, arabo, inglese
Durata: 1h e 57 minuti

         

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Le Bleu du Caftan – The Blu Caftan (Marocco 2022)

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Oggi Vi propongo uno dei film secondo me più attesi e più belli di questo 2023: Le Bleu du Caftan (Il caftano blu). Un film di una dolcezza straordinaria. Vi preavviso: prendetevi il Vostro tempo! Maryam Touzani, la regista di questo film, ha presentato  Le bleu du Caftan alla 75° edizione del festival di Cannes per <<Un certain regard>>.  Inoltre è stato presentato come film agli Oscar 2023 in rappresentanza del Marocco.  I protagonisti del film sono tre. I primi due sono Mina (Lubna Azabal) e suo marito Halim (Saleh Bakri). Hanno un negozio di caftani nella Medina di Salé, una delle più antiche città del Marocco. Mina gestisce il negozio e le vendite, Halim è un maleem, un artigiano che confeziona gli abiti. I due sono sposati da 25 anni, Mina inoltre è gravemente malata. I due hanno molto lavoro, specie Halim, i caftani vengono lavorati solo a mano, e la cosa richiede molto tempo. In negozio arriva un nuovo assistente, il giovane Youseff (Ayoub Missioui), a dare una mano ad Halim. Youssef, con il suo carattere mite e la sua passione nell’apprendimento, attira subito l’attenzione di Halim, ma anche di Mina. Touzani entra nell’intimità dei rapporti sempre con delicatezza, intrecciando le storie dei tre personaggi con la stessa cura e attenzione con cui Halim intreccia i fili dorati del caftano blu che sta confezionando per una ricca cliente. La regista gioca sulle contrapposizioni anche dei suoi personaggi: Mina, dal carattere sempre inquieto e forte, è come una roccia: amministra il negozio, la casa, la vita coniugale. Halim invece è il più fragile dei due, sempre remissivo, paziente e meticoloso nel suo lavoro, ma sofferente. Tuttavia è in questi contrasti che risiede l’armonia della coppia, un equilibrio che nulla può scalfire: né la gelosia, né la nascosta omosessualità di Halim e neppure la malattia e la morte. E per Maryam Touzani è l’amore a trionfare. Amore nel senso più profondo di accettazione di sé e dell’altro, nel suo significato di cura, di supporto reciproco, di desiderio del benessere dell’altro. È un cinema di dettaglio, il suo, che non abbandona mai i corpi, perché resta profondamente nella loro intimità, con uno sguardo mai giudicante. Attraverso questi corpi e la materia, la regista racconta anche il Marocco, e la città: lo sguardo si sposta dalla radio del negozio sotto casa di Mina e Halim, agli intonaci scoloriti delle strade della Medina, alle piastrelle della sauna che Halim frequenta e dove consuma il suo amore omosessuale.Tutto è in armonia nel film. La relazione “quasi a tre” che si crea,  è quindi il fulcro narrativo e tematico del film della regista Maryam Touzani, un’opera in cui l’amore deve convivere con il pregiudizio degli altri, il sentimento di colpa e vergogna mai sopito di un’intera società, la delegittimazione dell’amore stesso. Non è certamente un film che ha intenti politici o militanti Il caftano blu, bensì è un’opera che lavora solo ed esclusivamente sulla forza dello sguardo e del gesto per suggerire, piuttosto che per mostrare, cercando di raccontare la normalità di un desiderio o di un’attrazione che qui viene sempre e soltanto suggerita, ma non per eccessiva pudicizia. Non è un lungometraggio per tutti i gusti Il caftano blu, e di certo non vuole esserlo. Piuttosto è un raffinato compendio di recitazione totalmente in sottrazione, di mani che si sfiorano, di primi piani che esprimono il desiderio, il dolore di un amore impossibile, fiaccato dalla paura o quello di un amore possibile fiaccato dal tempo di un male che man mano avanza implacabile. Fino ad un finale che lascia entrare un filo di speranza a quel punto necessaria, anelata, cercata e infine trovata. Buona visione! By Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore. Un grande ringraziamento per l’adattamento dei sotto titoli a Carlo P., che si è speso davvero tanto per la cura nella revisione. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com

La locandina del film Le Bleu du Caftan

Il Cast di Le Bleu du Caftan e scheda tecnica

Lubna Azabal è Mina
Saleh Bakri è Halim
Ayoub Missioui è Youssef

Regia di Maryam Touzani
Sceneggiatura di Maryam Touzani e Nabil Ayouch
Data di uscita: 22 Marzo 2023 in Francia
Paese di origine: Marocco
Lingua: arabo
Durata: 2 ore e 2 minuti


         

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Advokatas – The lawyer (Lituania 2020)

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Il film che Vi presento oggi viene da un paese Baltico: la Lituania. Il titolo originale è Advokatas, l’avvocato, in inglese The Lawyer. “Non si può chiedere aiuto ad un avvocato quando le uniche cose che funzionano non sono legali”. In questa frase c’è un po’ la sintesi di questo lungometraggio di Romas Zabarauskas. Ci viene infatti mostrato come sia difficile per un rifugiato di guerra, per di più omosessuale, ottenere lo status per poter andare dove vorrebbe in Europa. Uno dei protagonisti è Marius (Eimutis Kvosciauskas), un avvocato gay in Lituania. Marius ha uno status di privilegiato, nel suo paese, è benestante dal punto di vista finanziario, frequenta salotti di buon livello, in cui lui ed i suoi amici possono scherzare. L’altro protagonista è Ali (Dogac Yildiz), un bel ragazzo siriano, che viene incontrato da Marius su una piattaforma di una chat a pagamento. Marius è a caccia di uomini più giovani di lui, e si imbatte inizialmente, in una delle sue cene con gli amici, in Pranas, un bel ragazzo, agli occhi di Marius. Ma Pranas lo spiazza, quando gli dice che lui è un “uomo trans”. Qui Marius va un po’ in crisi, e per di più, dopo poco, riceve la notizia del morte del padre. E’ a questo punto che Marius si butta a capofitto in una storia improbabile, quanto nuova come tematica per il Blog. Marius vola a Belgrado, e si incontra, dal vivo, con Ali. Qui Marius, che fino a questo momento stava vivendo questo incontro in maniera un po’ fantasiosa, si scontra con la realtà in cui vive quotidianamente Ali, un rifugiato politico proveniente da una guerra come quella in Siria. Ali spiegherà a Marius, con i tempi tecnici ed i modi pensati dal regista Romas Zabarauskas, le sue vicissitudini, il suo vivere come gay in un paese come la Siria, di come sia arrivata la guerra ed abbia spazzato via tutto il suo mondo, fino alla fuga dal suo paese, alla ricerca di una vita migliore. Una vita migliore che per Ali sarebbe andarsene da Belgrado, dove è rinchiuso in un campo profughi, per andare verso quell’Europa che vediamo tutti i giorni, nei servizi giornalistici dei nostri TG, essere la meta agognata di tutti i profughi. I due cercheranno di instaurare una relazione “sui generis”, che mescolerà il “sentimento alla pragmaticità” nella ricerca di una soluzione che consenta ad Ali di lasciare Belgrado. Ma gli ostacoli sembrano insormontabili, per via della mancanza di strutture che possano aiutare persone come Ali nella Belgrado dove Ali è un rifugiato, e per i protocolli stretti e rigidi delle Nazioni Unite nel concedere dei lasciapassare come status di omosessuale. Il film è costellato di piccoli momenti intimi, come quando Marius guarda sul suo smartphone un video, quel video che Pranas la sera della cena con gli amici gli aveva chiesto se lo avesse visto, dove Pranas spiega il suo difficile coming out come trans in una società omofobica, come ci viene esibita essere quella Lituana. Molto bella la colonna sonora, ed altrettanto la fotografia. Il film non era facile, così come non lo è un finale per una storia complicata come questa. Gli argomenti proposti sono, come va di moda dire adesso, “tanta roba”. Dall’omofobia di un paese come la Lituania, all’omofobia interiorizzata presente qua e là, alla città alienante e spersonalizzata come ci viene mostrata Belgrado, allo status di rifugiato politico di guerra. Il film ha alcuni momenti dove forse si perde un po’, ma nel complesso è un film che mi è piaciuto molto, e nonostante la tematica pesante che tratta, lo fa con ironia, dolcezza e pure romanticismo. Vi auguro una buona visione. By Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore. Un grande ringraziamento per l’adattamento dei sotto titoli a Renato. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com

La locandina del film The Lawyer

Il Cast di Advokatas – The Lawyer e scheda tecnica

Eimutis Kvosciauskas è Marius
Dogac Yildiz è Ali
Darya Ekamasova è Darya
Denisas Kolomyckis è Lukas
Danilas Pavilionis è Pranas
Regia di Romas Zabarauskas
Sceneggiatura di Romas Zabarauskas
Data di uscita: 28 agosto 2020 in Lituania
Paese di origine: Lituania
Lingua: inglese e lituano
Durata: 1 ora e 37 minuti


         

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Freier Fall – caduta libera (Germania 2013)

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Oggi in bacheca del Blog Caprenne metto un film che non può mancare: FREIER FALL. La trama qui di seguito. Marc (Hanno Koffler) è un poliziotto felicemente sposato la cui moglie Bettina (Katharina Schüttler) sta aspettando il loro primo figlio. I genitori di Bettina hanno preparato per loro una bellissima casa con diverse stanze. Un giorno succede che Marc, ad un corso di addestramento, si trova solo nella foresta con l’affascinante collega Kay (Max Riemelt), gli sguardi s’incrociano fino a non staccarsi più, è amore a prima vista, primo bacio e … Marc, alla sua prima esperienza gay, è profondamente scosso, ancora di più quando Kay si fa trasferire nella sua unità. Tutta la sua vita ben organizzata sta per essere sconvolta. Con la scusa di corsi di addestramento fuori sede, iniziano ad incontrarsi in un vortice di passione e a fare sesso sempre più spesso. Il problema del sesso è quando si trasforma in una relazione. Quando i sentimenti entrano in gioco e vogliono la loro via di fuga, diventa difficile mantenere tutti i pezzi in equilibrio: la scoperta di un estraneo dentro di se, l’accettazione di questo sconosciuto, l’ unheimlich freudiano, di come integrarlo nel proprio contesto sociale – un sedimentato contesto mascolino – la presenza di una famiglia con una donna e un figlio, la presenza della propria famiglia di origine che si trova di fronte ad un figlio irriconoscibile ma soprattutto la presenza dell’amore, della felicità che ne deriva, che tutto scuote e che tutto sovrasta. Quando Kay viene sorpreso dalla polizia in un locale gay si sparge la voce della sua omosessualità. Un collega poliziotto omofobo, come quasi tutti, lo picchia selvaggiamente ma il capo sezione lo protegge e nasconde l’aggressione. Marc, per la prima volta veramente innamorato, si sente sempre più estraneo alla sua famiglia, sia nello spirito che nel corpo, proprio mentre sta per arrivare il figlio. Pensa di andare via con Kay, che si sente marginalizzato, abbandonare tutto ed iniziare una nuova vita. Ma è una soluzione quasi impossibile per Marc. Kay decide di far precipitare le cose, denuncia il suo amore per Marc sia ai colleghi che ai genitori di Marc. Questi ultimi non sopportano la cosa. La situazione precipita. Anche nell’ambiente della polizia le cose si fanno sempre più difficili, ma qualche spiraglio si apre: quando il poliziotto omofobo attacca un’altro sospettato di essere gay, questa volta il capo non lo copre più. Un giorno Kay sparisce senza avvisare nessuno. Marc capisce che la sua vita senza Kay sarebbe insopportabile… Un’opera prima coraggiosa, che affronta le principali tematiche gay, dall’omofobia al coming out, all’amore gay, con scene forti ed incisive, grazie anche all’avvenenza dei due protagonisti. Film presentato alla Berlinale 2013 e all’inaugurazione del MoMA’s Kino! Exhibition 2013 (Museum of Modern Art di New York). Bravissima l’attrice femminile Katharina Schüttler che riesce a dare forma ad un personaggio appena accennato, Bettina; assolutamente affascinante il seduttore, un giovanissimo Max Riemelt, la cui bravura viene fuori in maniera naturale caratterizzando il suo ruolo di co-protagonista con elementi reali fatti di emozioni e contraddizioni. Freier Fall ha vinto 8 premi ed ottenuto la bellezza di 22 candidature (Fonte IMDb) . By Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore. Un grande ringraziamento per l’adattamento dei sotto titoli a Roberto L. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com

La locandina del film Freier Fall

Il Cast di Freier Fall e scheda tecnica

Hanno Koffler è Marc Borgmann
Max Riemelt è Kay Engel
Katharina Schüttler è Bettina Bischoff
Regia di Stephan Lacant
Sceneggiatura di Stephan Lacant, Karsten Dahlem, Cooky Ziesche
Data di uscita: 23 maggio 2013 in Germania
Paese di origine: Germania
Lingua: tedesco
Durata: 1h 27 minuti


         

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Out in the Dark / Alata (Israele 2012)

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Oggi vi propongo un film di estrema attualità, nonostante sia del 2012. Out in the Dark. Lo voglio fare per dare un messaggio positivo in questo momento storico. Questo film Israeliano del 2012 infatti è tuttora attuale stante gli avvenimenti contingenti. Cominciamo parlando del primo protagonista, che è Nimer Mashrawi (Nicholas Jacob). Nimer è un bel ragazzo palestinese, studente in psicologia, appena diplomato, che sogna di continuare gli studi all’estero dove poter condurre una vita migliore. Una fatidica notte incontra, in un nightclub, lo studente di legge israeliano Roy Schaffer (Michael Aloni), coprotagonista del film, ed è subito un reciproco colpo di fulmine. Superata facilmente qualche esitazione, un paio di giorni dopo questo incontro, Nimer chiama Roy e da quel momento iniziano una serie di appuntamenti che testimoniano del loro grande amore e delle loro aspettative per il futuro. Obbligato a confrontarsi con la realtà della società palestinese che non accetta la sua sessualità e con la società israeliana che rifiuta la sua nazionalità, Nimer trova conforto solamente tra le braccia di Roy. Ma sogna sempre il giorno in cui potrà andare a studiare negli USA. Mentre continua a mantenere segreto il suo orientamento sessuale nei confronti della famiglia conservatrice, le cose si fanno ancora più difficili con l’aumentato attivismo politico e violento di suo fratello che milita in un gruppo estremista. Grazie ai buoni voti, Nimer riesce ad avere un permesso studio e la vita per i due sembra si stia spianando. Sembra, perché la vita in quei posti può essere idilliaca o trasformarsi in un inferno in un attimo. Il messaggio che traspare dal film, è che posizioni politiche radicali a parte, la gran parte della popolazione vuole la pace e la convivenza. Storie di passioni proibite sono molto frequenti nel cinema gay, ma qui il regista Michael Mayer, al suo debutto nel lungometraggio, affronta la tematica in modo assai originale, con una immediatezza sorprendente, abilmente orchestrata sullo sfondo del conflitto israelo-palestinese. Una toccante storia d’amore, con due bravissimi interpreti, Nicholas Jacob e Michael Aloni nei panni rispettivamente di Nimer e Roy, che ci regala forti emozioni, sia per l’avvincente trama, che per la profondità dei sentimenti messi in campo. Out in the dark – Alata, oltre ad essere una travolgente storia d’amore incondizionato, ha un bel ritmo, un crescendo di suspense, una storia credibile che vi terrà bloccati aspettando il finale. Bravi gli attori, che ci regalano forti emozioni. Forse hanno calcato un po’ troppo la mano sulla differenza delle due famiglie, benestanti buoni e accoglienti quelli di Roy, poveri terroristi e assolutamente contrari all’omosessualità quelli di Nimer.
Out in the dark ha un carnet di tutto rispetto: ha vinto 19 premi, ed ottenuto 22 candidature. (Fonte IMDb) . By Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com

La locandina del film Out in the Dark / Alata

Il Cast di Out in the Dark / Alata e scheda tecnica

Nicholas Jacob è Nimer Mashrawi
Michael Aloni è Roy Schaffer
Jameel Khoury è Nabil Mashrawi (il fratello di Nimer)
Regia di Michael Mayer
Sceneggiatura di Yael Shafrir e Michael Mayer
Data di uscita : 28 febbraio 2013 (Israele)
Paese di origine: Israele
Lingue : Ebraico Arabo Inglese
Durata : 1 ora 36 minuti


         

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Viharsarok – Land of Storms (Germania – Ungheria 2014)

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Oggi Vi propongo un film del 2014, tornare un po’ indietro nel tempo ci aiuta a capire i cambiamenti che ci sono stati nella società, e se vi siano stati o meno. Il film è una coproduzione tra Germania ed Ungheria, il cui titolo originale è Viharsarok, in inglese Land of Storms, la terra delle tempeste, o dei temporali. Il protagonista è Szabi (Andras Suto) è un calciatore che scappa dall’ambiente macho dello spogliatoio, per tornare nel suo paese di origine, in Ungheria. Qui si imbatte in Aron (Adam Varga), e tra i due scatta subito l’attrazione. Fino a quando non arriva Bernard (Sebastian Urzendowsky), compagno di squadra di Szabi. Ispirato da una storia vera, Land of Storms è un film duro ed intenso, con i personaggi che sono sospesi tra “luce e buio”, desiderio e tabù sociale: una denuncia dell’omofobia presente nel mondo dello sport e nelle piccole comunità rurali. Premio del pubblico a Tel Aviv, LGBT IFF 2014, Premio speciale della giuria al Taipei film festival 2014. By Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com

La locandina del film Viharsarok

Il Cast di Viharsarok e scheda tecnica

András Sütö è Szabolcs o Szabi


Ádám Varga è Áron


Sebastian Urzendowsky è Bernard

Regia di Ádám Császi

Sceneggiatura di Iván Szabó e Ádám Császi

Genere: drammatico – sentimentale – sportivo

Data di uscita: 20 marzo 2014 Ungheria

Paese di origine: Germania – Ungheria

Lingua: tedesco – ungherese

Durata: 1 ora e 45 minuti

         

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Stranizza d’amuri (Italia, 2023)

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 Presentazione e recensione di Sasà Sanguineti 

Titolo originale: Stranizza d’amuri

Anno: 2023

Nazione: Italia

Genere: Drammatico

Casa di produzione: Fenix Entertainment, Ibla Film

Distribuzione: BiM Distribuzione

Durata: 134′

Regia: Giuseppe Fiorello

Sceneggiatura: Andrea Cedrola, Giuseppe Fiorello

Fotografia: Ramiro Civita

Montaggio: Federica Forcesi

Musiche: Giovanni Caccamo, Leonardo Milani

Attori: Samuele Segreto, Gabriele Pizzurro, Simona Malato, Enrico Roccaforte, Simone Raffaele Cordiano, Antonio De Matteo, Anita Pomario, Fabrizia Sacchi, Roberto Salemi

Stranizza d’amuri – Trailer

Giuseppe Fiorello debutta alla regia con questa pellicola, tratta da un fatto di cronaca siciliana: l’omicidio di Giorgio Giammona e Antonio Galatola avvenuto a Giarre nel 1980. A seguito di quell’evento, grazie all’intervento dell’associazione Fuori! e di personaggi come Francesco Rutelli, Don Bisceglia e Nichi Vendola venne formato, a Palermo, il primo circolo Arcigay italiano.

L’adattamento della sceneggiatura prende spunto dal romanzo di Valerio La Martire, Stranizza. Il titolo del film, invece, è un palese omaggio a Franco Battiato: autore della canzone omonima e presente nella colonna sonora composta e curata da Giovanni Caccamo – cantante conosciuto anche per le sue partecipazioni sanremesi del 2015 e 2016 – e da Leonardo Milani.

Il film è uscito nelle sale il 23 marzo 2023. Alla fase promozionale non ha potuto partecipare Samuele Segreto, uno dei due giovani protagonisti, in quanto impegnato nella trasmissione Amici di Maria De Filippi, in qualità di concorrente. Alla produzione ha partecipato anche Rai Cinema, per cui è probabile che la pellicola verrà trasmessa presto sui teleschermi.

Per commenti, richieste di chiarimenti, se volete partecipare al progetto del Blog, potete scriverci a :

caprenne23@outlook.com

Trama di Stranizza d’amuri

Sicilia, estate del 1982: durante i mondiali di calcio spagnoli, Gianni e Nino si conoscono – a causa di un incidente in motorino – e diventano amici. Gianni viene da una situazione familiare disagiata: ha una madre sottomessa al nuovo compagno ed è circondato da un ambiente che lo ha etichettato come puppu cu’ bullu – letteralmente: omosessuale patentato. Al contrario, Nino è un ragazzo attorniato dall’amore della sua famiglia. Queste diversità non inficiano sulla loro relazione, che cresce con il tempo fino a diventare amore. Una situazione non nuova per Gianni, che continua a pagarne le conseguenze, mentre sarà devastante per Nino, che verrà affrontato severamente dalla sua famiglia. Nonostante le molte difficoltà, i due giovani non riescono a stare lontani. Fino al tragico epilogo che, involontariamente, sancirà questa unione per sempre.

Recensione di Stranizza d’amuri

Giuseppe Fiorello si concede la sua prima regia e lo fa andando a narrare una storia a lui particolarmente vicina, legata alla sua terra natia e ai luoghi della sua infanzia – sulla costa orientale siciliana. Lo fa usando i propri ricordi dell’epoca e prendendo tre punti di riferimento: il romanzo di Valerio La Martire, i mondiali di calcio di Spagna ’82 e le canzoni di Franco Battiato.

Per quanto riguarda la storia, la scelta di raccontare l’amore fra due coetanei è sicuramente funzionale da un punto di vista non solo narrativo ma anche rappresentativo e commerciale: consente di coinvolgere gli amanti dei queer drama – a prescindere dall’appartenenza al mondo lgbtqi+ – che sono in aumento e causa involontaria di un uso disinvolto del queer baiting. Inoltre, questa modalità offre la possibilità di raccontare una storia rimanendo sempre in un conveniente closet, ponendo un velo a protezione – di cosa, lo possiamo solo supporre. La relazione fra Gianni e Nino viene messa in atto tramite l’espediente della conoscenza casuale mentre la crescita del sentimento fra i due è più legata a un coming of age romantico che passionale. Una passione che viene evidenziata, come gesto estremo, solo con due baci – asettici – su cui Fiorello usa una duplice visuale: quella celata, di spalle, a voler sottolineare come doveva essere nascosta anche la loro relazione, e quella poi indugiante, con primi piani che diventa una forma di voyerismo difficile da comprendere e che poco ha a che vedere con la voglia di rappresentare questo amore in maniera libera.

Tale presunta libertà è in realtà un camouflage narrativo in un film in cui l’autore non vuole – o non può – permettersi di andare oltre. A dispetto di chi ritiene che il regista abbia fatto una scelta interessante – adducendo come valore aggiunto il suo punto di vista eterosessuale rispetto ai pregiudizi sull’amore omosessuale – è da notare come invece ciò lo abbia portato verso l’omonormatività che oramai abbonda nel cinema italiano. Non solo: per evitare gli stereotipi classici sui gay, Fiorello arriva ad accentuare i cliché del maschio del sud Italia degli anni Ottanta: ad esempio, la mascolinità gretta – con tanto di pelo sulla schiena – marcata da atteggiamenti seduttivi nei confronti delle donne che sono stati ben rappresentati nel cinema di Wertmüller, Samperi, Festa Campanile e molti altri – solo che loro li usavano in una accezione quasi grottesca, mentre Fiorello a conferma di una realtà.

Volevo fare una storia intimista, ma raccontarla in una cornice universale… E così ho messo in scena una piccola storia tragica in un’Italia che vive una grande festa, la vittoria ai Mondiali di Calcio del 1982. Volevo sottolineare come nella distrazione collettiva si verifichi un epilogo così drammatico.

Giuseppe Fiorello

I mondiali di calcio sono un espediente di sceneggiatura che esula dal romanzo di La Martire e lo stesso regista ha fatto notare come ciò servisse a inserire un finale drammatico in un contesto in cui la gente è occupata con un passatempo sportivo. Invece di voler mettere in luce come la tragedia possa aver avuto luogo in una situazione di complicità e connivenza, si è preferito inserirlo in una cornice che desse dei momenti di leggerezza al film. Peccato che tale espediente sia disfunzionale: l’evento calcistico aveva una durata decisamente limitata nel tempo – dal 13 giugno all’11 luglio – mentre la narrazione crea la sensazione di un tempo decisamente più esteso, a giustificare l’evoluzione sentimentale fra i due ragazzi – a maggior ragione visto che il coinvolgimento non è dato da un’attrazione fisica. Il televisore diventa il centro del gruppo, amicale o familiare, e l’orgoglio nazionale sfocia in colorazioni di capelli piuttosto che in sbandieramenti. Tutto ciò porta a un senso di gruppo e di comunità già identificato nelle sagre di paese.

Un sottofondo simile è creato dalle canzoni del Maestro Franco Battiato, che non vengono utilizzate per amplificare la significazione delle scene, come vuole il modello classico hollywoodiano, bensì per creare nuovi spazi emotivi e a rimarcare una territorialità già ben connotata. Una modalità non necessaria ma che non disturba, se non altro per la bellezza dei testi. Il resto della colonna musicale, creata da Giovanni Caccamo e da Leonardo Milani, è studiata per seguire l’empatia interpretativa e ben si intreccia con la scelta di usare spesso una colonna sonora naturale, fatta dai rumori del luogo.

[…] L’autenticità e la cura delle riprese, la delicatezza delle interpretazioni ci hanno commosso profondamente consegnandoci fin dall’inizio la giusta chiave di lettura musicale. I colori della Sicilia e le vibrazioni viscerali dell’intreccio narrativo ci hanno portato a utilizzare strumenti mediterranei con contaminazioni elettroniche spaziando da sintetizzatori, strumenti a corda e sound design, con un linguaggio contemporaneo ma con radici profonde, capace di costruire un legame sonoro con ognuno dei personaggi del film.

Giovanni Caccamo

In tutta questa sovrastruttura, le interpretazioni dei protagonisti risaltano e non perché giocano sul facile coinvolgimento emotivo bensì perché ben calibrate. In questo, Giuseppe Fiorello è stato un’ottima guida ed è riuscito a riversare la sua magistrale esperienza da interprete a Samuele Segreto – concorrente dell’ultima edizione di Amici 2022-23 e interprete di Gianni – e a Gabriele Pizzurro – giovane attore romano interprete di Nino. I due giovani riescono ad accedere alle due diverse personalità senza facili eccessi: Segreto ha una profondità che è capace di mantenere anche nei silenzi, passando dai momenti di disperazione a quelli di gioia senza dare mai l’impressione di essere fuori luogo; Pizzurro dosa il suo sorriso e la sua ingenuità e riesce a mantenere questa innocenza calando solo nel momento del confronto con il genitore – dove usa un pathos drammatico forse non ancora nelle sue corde ma comunque apprezzabile.

Entrambi i personaggi, però, deficitano di un approfondimento che avrebbe dato il giusto spessore anche agli eventi: se Nino, nella sua ingenuità, soffre meno di questa mancanza, il personaggio di Gianni invece ne avrebbe solo che giovato e avrebbe anche reso più pregne alcune scene – come quella del rossetto messo al giovane all’interno di un bar. Gianni pare essere stato vittima, in passato, di un abuso più che di una scelta consensuale e che il marchio di puppu sia conseguente più a maldicenze che ad atteggiamenti equivocabili; questo dettaglio, così come il personaggio che esige le attenzioni di Gianni, rimangono non indagati. Tutto ciò a favore di una rappresentazione più conforme.

Gli altri protagonisti vengono oscurati dai loro personaggi, molto accentuati, ad eccezione di Antonio De Matteo, che interpreta il padre di Nino: riesce a misurare anche le reazioni più complesse senza cadere nell’eccesso. Un discorso a sé stante meritano Fabrizia Sacchi e Simona Malato, interpreti delle madri dei due giovani. Entrambe le donne vengono fagocitate dai loro ruoli, troppo connotati e, per questo, a volte forzati. La madre di Gianni – interpretata da Fabrizia Sacchi – è la rappresentazione della donna debole, succube del nuovo compagno: arriva a tradire il figlio con cui ha un rapporto d’amore genitoriale ma che, allo stesso tempo, non riesce a proteggere dagli altri e da sé stessa. La madre di Nino – interpretata da Simona Malato, il cui viso e i cui occhi ricordano una non più giovane Laura Antonelli – è colei che gestisce casa, il fulcro della famiglia e che, ciò nonostante, non riesce a parlare onestamente con il figlio. Le due donne sono così ben delineate che le due attrici non hanno potuto far altro che immergersi in maniera accademica, il che non è necessariamente un male – e neanche alla portata di tutti – ma, in un film, va a discapito dell’empatia. Che manca anche nella scena della telefonata fra le due, nonostante il facile espediente melodrammatico.

In conclusione

Il regista ha creato sicuramente un film apprezzabile, in cui ha dedicato le maggiori attenzioni ai giovani interpreti e mostrando leggerezza su altri aspetti – le location, usate per momenti e situazioni diverse; l’excursus temporale; l’incongruità di alcune scene come una inerente ai fuochi d’artificio. È apprezzabile il richiamo a San Sebastiano – anche se il santo viene festeggiato in gennaio; meno invece lo sono le macchiette – come il vigile urbano, rappresentazione usata e abusata più volte per una facile risata.

Fiorello cerca di fare passare, con tutti i limiti che si è imposto, il messaggio di apertura verso un amore che, ancora oggi, può trovare ostacoli. C’è chi associa Stranizza d’amuri a pellicole come Chiamami col tuo nome piuttosto che a Close: associazione che può avvenire solo se si tiene in considerazione una tematica queer – che nella pellicola belga, oltretutto, non è neanche così evidente mentre è palese che affronta un coming of age. Il film è più vicino, per tematica affrontata, ad Amaro amore di Francesco Henderson Pepe o, per modalità di rappresentazione, a Puoi baciare lo sposo di Alessandro Genovesi.

Per quanto lodevole questo sforzo, non si può non tener conto dell’estrema voglia di omonormalizzazione di un amore fra due ragazzi – e fra uomini, se si considera il quasi coming out che lo zio di Nino fa al nipote. Una caratteristica che il cinema italiano si porta avanti da molti anni e che lo vede indietro, sulla tematica queer, rispetto ad altre nazioni, europee e no. Del resto, questo è un prodotto studiato per un prossimo passaggio televisivo e, come tale, è stato opportunamente confezionato.

Note positive

  • Film apprezzabile
  • Bella colonna sonora
  • Volontà di affrontare certe tematiche

Note negative

  • Poco coraggioso
  • Pregno di omonormatività
  • Alcune distrazioni registiche

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Eismayer (Austria-Germania 2022 )

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Questa settimana Vi proponiamo un film che a noi è piaciuto moltissimo: Eismayer. Qui di seguito il commento e la recensione di Renato. Buona visione! Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola austro-tedesca è stata presentata in anteprima alla 37^ Settimana Internazionale della Critica di Venezia, risultando vincitrice del Gran Premio IWONDERFULL. Ha anche partecipato al Lover Film Festival 2023 di Torino. La sceneggiatura è ispirata a una storia vera: i protagonisti dei fatti erano presenti alla proiezione veneziana in alta uniforme. I veri Eismayer e Falak sono ancora oggi nell’esercito austriaco e si sono uniti civilmente nel 2014.

La prima volta che ho sentito le storie selvagge sul Sergente Maggiore Charles Eismayer è stato nel 2001, quando ero una recluta delle Forze Armate austriache […]. Quindici anni dopo, mentre studiavo cinema, ho fatto delle ricerche sulla sua vita e ho trovato una storia d’amore dietro quell’immagine dura che mi ha toccato profondamente.

David Wagner

                             Sopra la locandina del film Eismayer

Titolo originale: Eismayer
Anno: 2022
Nazione: Austria, Germania
Genere: Drammati co, Storico, Senti mentale
Casa di produzione: Golden Girls Filmprodukti on, Loco Films, Film Fonds
Wien
Distribuzione italiana: Minerva Pictures
Durata: 87’
Regia: David Wagner
Sceneggiatura: David Wagner
Fotografi a: Serafi n Spitzer
Montaggio: Stephan Bechinger
Musiche: Lylit
Attori:

Gerhard Liebmann è Vizeleutnant Charles Eismayer,

Luka Dimic è Mario Falak

Julia Koschitz è Christina Eismayer

Trama di Eismayer

Eismayer, sergente maggiore dell’esercito austriaco, è un

istruttore temuto, tanto dai suoi soldati quanto dai suoi colleghi, i quali cercano di ridimensionarlo. I suoi modi rudi e la sua famiglia apparentemente perfetta non fanno sospettare della sua omosessualità. Con l’arrivo della recluta Falak, gay dichiarato, il sottuffi ciale inizia a mettere in discussione sé stesso e la vita che ha condotto fino a quel momento.

Recensione di Eismayer Di Renato

Molti autori, ultimamente, contrassegnano il loro debutto nel mondo della fiction di lunga durata a delle storie queer. Le ragioni possono essere molteplici: da una esigenza di rappresentazione di un mondo che continua a vivere delle forti contraddizioni – pensiamo alle leggi russe, polacche o, peggio ancora, di Nigeria, Iran e Arabia Saudita che sono paesi in cui è, per legge, punita l’omosessualità – a quella di un queer baiting sempre più insistente e che sta prendendo una fetta di mercato sempre più ampia.

David Wagner, classe 1982, decide di scrivere una sceneggiatura partendo dalla storia di un sottuffi ciale che ha incrociato durante il suo periodo di leva: un uomo decisamente diffi cile da ignorare per i suoi modi rudi e conosciuto nelle caserme del paese come il più temibile degli addestratori. All’epoca – era il 2001 quando Wagner era di leva – la temibile nomea di Eismayer aleggiava fra i giovani soldati. Il sergente maggiore era closeted, nessuno avrebbe mai dubitato della sua eterosessualità fino all’arrivo di Mario Falak, suo allievo e, in seguito, suo amante.

Per questa storia, l’autore scomoda argomenti già usati – e abusati – ma la colpa è attenuata dalla volontà di riprodurre un evento reale. La caserma, il rapporto superiore-subordinato, anche l’accettazione dei commilitoni del compagno gay risultano noti: finanche in un film italiano degli anni Ottanta come Soldati – 365 all’alba (1987) venivano affrontati questi temi. Certo: mancava il rapporto d’amore, la sessualità più diretta, ma tutto il resto era presente, come anche lo stereotipo del soldato sovrappeso che porta alla mente il personaggio di Palla di Lardo – Gomer Pyle nella versione originale – del film di Kubrick Full Metal Jacket (1987).

La costruzione della storia d’amore ha un contorno che non porta nulla di nuovo e che non  fa riaffi orare emozioni particolari: siamo in una riedizione poco originale di ciò che, alla maggior parte degli amanti del cinema, è già risaputo o che, per gli altri, risulta poco coinvolgente.

La durezza del personaggio di Eismayer – interpretato da Gerhard

Liebmann, noto in patria soprattutto per le sue partecipazioni a serial tv – non è così disturbante quanto lo si vorrebbe far apparire e lo diventa ancor meno quando incomincia a palesare le sue fragilità. Anche il carattere di Mario Falak – impersonato da Luka Dimic – non suscita emozioni particolarmente appassionanti: le sue controreazioni a chi lo etichettava frocio piuttosto che il suo atteggiamento di difesa nei confronti del duro istruttore non lasciano nessuno spazio a un qualcosa di nuovo, finendo in una messa in scena già fagocitata. In questo contenitore, non poteva mancare l’antieroe omofobo, sessista e razzista figurato dal personaggio di Striegl – portato sullo schermo da Anton Noori – che nulla aggiunge e che va ad ampliare il bacino del già visto.

I froci non possono stare nell’esercito, è come mettere i

pedofili in un asilo.

Striegl

Per quanto riguarda l’aspetto più emotivo, quello inerente all’omosessualità del protagonista – fulcro del lavoro di Wagner – troviamo due aspetti , diversi ma che confluiscono in un unico risultato: la poca effi cacia. Il coming out di Eismayer alla moglie viene reso fine a sé stesso, abbandonato e non approfondito. Inoltre, la rivelazione dei sentimenti del sottuffi ciale al suo sottoposto finisce per non appassionare, in una accettazione passiva più che partecipativa. Una relazione, anch’essa, intrisa di déjà vu e stereotipi: dal machismo del sergente maggiore che lo porta ad essere il dominante della coppia alle scene d’amore che ricordano i richiami bucolici e paesaggistici di Guadagnino. Neanche la scena con il figlio di Eismayer riesce a risollevare le sorti di un racconto già risaputo.

In tutto ciò, il lavoro degli attori non ha fatto altro che adeguarsi alle esigenze registiche: in un film dove tutto è così banalmente normale, Liebmann e Dimic rimangono incastrati in quel limbo di racconto fatto più come narrazione di un evento che come coinvolgimento emotivo. Se per l’interprete di Falak il lavoro è volutamente monocorde – nonostante Wagner abbia voluto donargli qualche momento di ironia che lo distoglie dal ruolo di vitti ma immolata, non più di moda – Liebmann ha la possibilità di esplorare quanto meno la percezione interiore di quel cambio diffi cile da accettare, per il suo personaggio, ma che deve comunque essere reso senza alcun eccesso. Il momento in cui è più fatti vo è nel mostrare Eismayer, il suo comportamento dentro e fuori dalla caserma.

Volevamo rendere visibile il nucleo e il lato interiore del protagonista, e dovevamo trovare la giusta prospetti va per farlo. Poi, l’importante era catturare una scena nel modo

più semplice e mirato possibile.

David Wagner

In conclusione

Wagner riesce nell’impresa di rendere la sua storia banale. Cerca di metterci delle pezze emotive, come il discorso padre-figlio piuttosto che il lieto fine, che possono sicuramente soddisfare uno spettatore più disponibile a una accoglienza indulgente. Sicuramente, ha il pregio di descrivere una realtà (quasi) attuale di una nazione che non si dimostra palesemente aperta alla comunità lgbtqi+.

Note positive

  • Storia documentaristica

Note negative

  • Nessuna identità registica
  • Pregno di stereotipi
  • Sceneggiatura non esaltante

Questa pellicola ha dei sotto titoli hard coded – sovra impressi, viene rilasciata in un unico file in formato .mp4, e può essere visualizzato su qualsiasi lettore.  Per ogni chiarimento, dubbio, suggerimenti, proposte, se volete partecipare al progetto ed aiutarci, potete scrivere a : caprenne23@outlook.com  Ed infine Vi ricordiamo la nostra pagina Facebook, https://www.facebook.com/people/Sottotitoli-italiani-per-film-e-serie-gay/100063589207670/

           

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