Archivi categoria: Asia

Kinō nani tabeta? serie TV (Giappone, 2019)

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Titolo internazionale: What Did You Eat Yesterday? (Cosa hai mangiato ieri?). È un dorama giapponese su 12 episodi del 2019, basato sull’omonimo manga del 2007.

Una storia toccante e delicata dedicata finalmente ad una coppia gay non più giovane, che si avvia serenamente ad una vecchiaia da vivere insieme. Nella loro routine quotidiana affrontano tematiche quali la gelosia, l’invecchiamento, l’accettazione sociale e soprattutto l’alimentazione. Caratteristica di ogni puntata è la presentazione di una ricetta della cucina giapponese, che l’avvocato Kakei esegue per il suo convivente Kenji: sono autentiche ricette he sembrano avere buone probabilità i riuscita anche nelle nostre cucine.

Personaggi

Shirō Kakei, interpretato da Hidetoshi Nishijima.
Serio e diligente lavora come avvocato presso un modesto studio legale e ha l’hobby della cucina (nella quale si dimostra esperto), anche se nel fare la spesa è estremamente parsimonioso. È fidanzato e convivente da diversi anni con Kenji Yabuki, sebbene non sia proprio il suo tipo di uomo ideale.

Kenji Yabuki, interpretato da Masaaki Uchino.
Estroverso, gioioso e a tratti infantile, lavora come parrucchiere e ama la cucina del suo fidanzato Kakei. Veste con completi vistosi e variopinti.

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L’uomo del Re – Wang-ui namja (Corea, 2005)

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Titolo internazionale: The King and the Clown
Si tratta di un grande classico del cinema, non solo coreano, che nel 2005 ha fatto conoscere il fascino androgino di Lee Joon-ki, tuttora uno degli attori coreani più amato e apprezzato.
Penso che in tanti lo abbiano già visto a suo tempo, grazie anche ad una traduzione di Asianworld, ma due considerazioni mi hanno spinto a riproporlo: la possibilità di reperire copie video di migliore qualità ma, soprattutto, l’aver verificato che la traduzione finora corrente, desunta a sua volta da una traslazione inglese, spesso non rispetta il senso del coreano originale, a cominciare dal titolo. Dato il grande successo, il film ha avuto anche una circolazione internazionale con il titolo “The King and the Clown” (in italiano “Il Re e il suo clown”), quando il titolo originale coreano suona come “Wang-ui namja” (왕의 남자) cioè semplicemente “L’uomo del Re“. La scelta del titolo inglese era dettata probabilmente dalla necessità commerciale di non allontanare il pubblico internazionale, allora sicuramente omofobo in maniera preponderante. Lo stesso si dica delle espressioni triviali ed i doppi sensi sessuali, derivanti dalla tradizione del teatro coreano di strada, in parte censurati nella versione inglese.

Il film, ambientato durante la dinastia Joseon, è l’adattamento cinematografico dell’opera teatrale “Yi” (2000) ispirata alla figura di Yeonsan-gun, decimo re della dinastia Joseon, nato come Yi Yung, che ha regnato fra il 1494 e il 1506. Yeonsan-gun è spesso considerato il peggior tiranno della dinastia Joseon, e forse tutta la storia coreana, noto per aver ucciso la madre e lanciato due sanguinose epurazioni degli studiosi. Ha anche sequestrato un migliaio di donne dalle province per servire come intrattenitrici di palazzo e si è appropriato della sala studio della università Seonggyungwan come terreno di piacere personale.
La storia del film è ispirata da un breve passaggio degli “Annali della dinastia Joseon“, in cui viene fatto un riferimento al clown favorito dal re, di cui il re si sarebbe innamorato.

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Liang Zhu – The lovers (Hong Kong, 1994)

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Liang Zhu (梁祝 ) è un film di Hong Kong del 1994, diretto e prodotto da Tsui Hark e ispirato alla leggenda cinese degli “Amanti della farfalla”. Il titolo è stato creato unendo i nomi dei due protagonisti: Liang Shanbo e Zhu Yingtai.
La leggenda di Liang Shanbo e Zhu Yingtai è nata nel 1600 dalla cultura popolare cinese: due giovani destinati ad un amore impossibile, lei nobile, bella e ribelle e lui un letterato di umili origini. Forse non a caso la storia dei due giovani amanti si è sviluppata nel 1600, lo stesso secolo in cui Shakespeare ha scritto la tragedia di Giulietta e Romeo, i due innamorati che muoiono tragicamente per il loro amore contrastato. A differenza però della storia inglese, quella cinese ha uno stupendo finale consolatorio, e l’ambiguità di una attrazione fra due personaggi apparentemente dello stesso sesso.
Le due storie sono talmente simili che nel 2008 la città di Ningbo e quella di Verona hanno stretto un gemellaggio da cui è nato uno scambio di statue, Giulietta è finita a vegliare sulla città degli amanti cinesi, mentre una copia della statua di Liang e Zhu veglia all’ingresso della tomba di Giulietta a Verona.

Nonostante qualche eccesso formale, tipico della grande cinematografia di Hong Kong, personalmente ho trovato questo film estremamente coinvolgente, e commuovente, senz’altro la più bella versione delle tante prodotte dal cinema su questa storia. Regia magnifica e bravi attori trasportano in un mondo di fantasia e poesia, tipico delle leggende cinesi, oserei dire un capolavoro.

La leggenda di Liang-Zhu ha ispirato uno dei brani più famosi della musica cinese, il concerto per violino e orchestra scritto nel 1959 da He Zhanhao e Chen Gang, allora studenti di conservatorio. Il concerto è ora spesso eseguito da orchestre di strumenti tradizionali, come Erhu, Pipa e Liuqin. Su Youtube si trova la bellissima versione di una orchestra tradizionale di Taiwan, la parte solista eseguita da un Ehru, strumento ad arco dotato di sole 2 corde, ma di una espressività  e una tecnica da poter tenere testa al violino ( 梁祝 Butterfly Lovers – ErHu Concerto ).
Il protagonista maschile nel ruolo di Liang Shanbo, Nicky Wu, canta anche la canzone iniziale del film.

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His (Giappone, 2020)

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Questo film porta il titolo ed è il sequel di una miniserie TV uscita in precedenza, secondo i canoni sentimentali del cosiddetto genere BL (Boys Love). La serie TV racconta la storia d’amore di due ragazzi liceali, Shun Igawa e Nagisa Hibino.
Con mia grande sorpresa, il film si colloca su un terreno qualitativo molto superiore, con un approfondimento psicologico e sociale inaspettato, merito sicuramente del regista Rikiya Imaizumi e dello sceneggiatore Atsushi Asada.
Il traduttore giapponese che ha traslato i sottotitoli dal giapponese all’inglese racconta così la sua esperienza: “Come descrivere questo film? È un’esperienza di guarigione. Sono andato a vederlo in sala due volte, ed entrambe le volte piangevano tutti. Ho pianto anch’io mentre guardavo più e più volte le stesse scene sul mio programma per sottotitoli: ma erano belle lacrime! È un film molto gentile, molto tranquillo e molto importante, vorrei che molte persone potessero vederlo”.
In effetti devo confessare reazioni simili quando mi sono trovato a tradurre i sottotitoli di alcune scene cruciali, colpito nello stesso tempo dalla complessità e dalla profondità analitica delle vicende. Tanto mi basta per consigliare la visione di His, cercando di andare oltre a tutti gli stereotipi ai quali ci ha abituato la cinematografia LGBT.

Hio Miyazawa, l’attore che nel film interpreta la parte di Shun, in una intervista ha dichiarato: “In Giappone, quella che le persone considerano una normale “famiglia” è generalmente composta da padre, madre, figli e talvolta nonni, proprio come l’anime di lunga data, Sazaesan . Ma non è più necessariamente la norma. Una coppia gay con bambini, questa è una famiglia. Un genitore single e figli, anche questa è una famiglia. Forse i tuoi nonni ti hanno cresciuto, e anche quella è una famiglia.”

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Dangerous drugs of sex (Giappone, 2020)

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Avviso ai naviganti web: è un film di forte spirito giapponese, che contiene veramente scene di sesso esplicito e varie perversioni, ma con un finale soft in riga con il sentimentalismo di stampo orientale. La mia passione per i manga mi ha spinto comunque a fare una revisione e traduzione dei sottotitoli, si astenga chi vuole.

Dangerous Drugs of Sex deriva da un manga uscito nel 2018 a puntate con il titolo di Sei no Gekiyaku: Midara ni Kaihatsu Sareru Karada ( Dangerous Sex: The Indecently Developed Body). La serie manga giapponese è stata scritta e illustrata da Yuki Mizuta. La versione digitale del manga ha venduto più di 1 milione di copie, mentre sembra che la versione a stampa sia stata ritirata per la scabrosità dell’argomento.

Il 14 febbraio 2020 è uscito nelle sale giapponesi l’adattamento cinematografico del manga, con il titolo di Sei no Gekiyaku, rigorosamente +18.
A partire dal luglio 2020, Netflix ha reso questo film disponibile in Giappone e Thailandia, ovviamente per i suoi abbonati. Nessuno sa se potrà mai raggiungere il pubblico italiano.

Il film è stato diretto e scritto da Hideo Jojo. Il regista ha affermato che il film sarebbe stato il primo film d’amore per ragazzi con un rating R18. Il film è stato proiettato per la prima volta il 14 febbraio 2020 al Cinema Rosa di Ikebukuro, quartiere di Tokyo frequentato dai fan dei manga e del cosplay.

Dangerous Drugs of Sex è stato presentato in anteprima internazionale al Bucheon International Fantastic Film Festival nel luglio 2020. È stato anche inserito nel 2020 Taiwan International Queer Film Festival e al Wicked Queer Festival di Boston.
Lo scrittore gay Mochigi ha accolto con favore l’adattamento del manga in film, sostenendo che è stata una visione molto divertente, a prescindere dal sesso esplicito. Ha affermato che a parte gli elementi erotici del film, c’è una buona rappresentazione del contesto sociale e dei personaggi, non ridotti a ruoli semplicemente pornografici.

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Dark blue and moonlight – serie web (Taiwan, 2017)

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Episodi: 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7- 8 – 9 – 10 – 11 – 12 FINALE

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Dark Blue And Moonlight (深藍與月光 特别S) è una serie drammatica sentimentale su 12 episodi, di genere BL (Boys Love).
Rispetta tutti i canoni del genere, ma rispetto al resto è sviluppata abbastanza bene, con attori bravi e avvenenti e una trama delineata a sufficienza.

La serie è già circolata a suo tempo, anch’io l’ho vista su video di scarsa qualità e con i sottotitoli impressi (cosa che in genere tendo ad evitare). Essendo ora capitato di avere dei video di buona qualità e completamente sgombri da stampigliature ho pensato bene di metterli a disposizione del blog con una traduzione rivista.

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Dark blue and moonlight – serie web (Taiwan, 2017)

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Episodi: 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8

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Dark Blue And Moonlight (深藍與月光 特别S) è una serie drammatica sentimentale su 12 episodi, di genere BL (Boys Love).
Rispetta tutti i canoni del genere, ma rispetto al resto è sviluppata abbastanza bene, con attori bravi e avvenenti e una trama delineata a sufficienza.

La serie è già circolata a suo tempo, anch’io l’ho vista su video di scarsa qualità e con i sottotitoli impressi (cosa che in genere tendo ad evitare). Essendo ora capitato di avere dei video di buona qualità e completamente sgombri da stampigliature ho pensato bene di metterli a disposizione del blog con una traduzione rivista.

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Like grains of sand (Giappone, 1995)

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Nagisa no Shindobbado, conosciuto internazionalmente come Like grains of sand (Come granelli di sabbia), è un film drammatico giapponese uscito nel 1995, scritto e diretto da Ryosuke Hashiguchi.Uno dei ruoli principali è stato affidato ad Ayumi Hamasaki, allora esordiente ed oggi famosissima star. Ha vinto tre premi importanti, uno per la sceneggiatura e due internazionali, partecipando al Toronto International Film Festival nel 1996 e vincendo il primo premio al Torino Gay & Lesbian Film Festival nel 1997.
Del film possedevo da molto tempo una copia di cattiva qualità e con sottotitoli stampati, cosa che aborro. Avendo reperito una copia di qualità discreta mi piace riproporlo, considerandolo tuttora un film fra i più belli e commuoventi fra quelli dedicati al dramma dell’adolescenza. Un film che cerca di affrontare le insicurezze e i malesseri giovanili con freschezza e spontaneità, con sensibilità tutta orientale. La scena del bacio in classe è probabilmente una delle scene più significative per mostrare questi turbamenti: spontanea, ansiogena, in una completa e disturbante tensione.

Like grains of sand è la prova che si può realizzare un film sull’adolescenza senza scadere nel banale, che si può fare un grande film con un cast quasi interamente formato da idol quali la popstar Ayumi Hamazaki e da attori non professionisti.
“Like Grains Of Sand è pura, purissima adolescenza, è il tocco degli alberi mossi dal vento, è il silenzioso tintinnio dei sentimenti, è poesia. Risuona nell’aria con semplicità, con scene spesso lunghe e silenziose, con un’assenza quasi completa di musiche, fino ad arrivare alla catarsi: un finale che è un colpo dritto allo stomaco, di una bellezza straordinariamente invidiabile. La sabbia, l’amore,il silenzio, la desolazione”(commento da filmscoop.it).

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Tale of the lost boys (Taiwan – Philippines, 2017)

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Tale of the lost boys (Storie di ragazzi perduti), film di coproduzione filippino-taiwanese del regista filippino Joselito Altarejos, affronta questioni di identità e appartenenza, incarnate dalle storie di un meccanico filippino e di uno studente aborigeno di Taiwan. La multiculturalità del film è confermata dall’uso di tre-quattro linguaggi differenti: il cinese mandarino, l’inglese, il linguaggio della tribù Atayal e il tagalog, lingua originale delle filippine, che nell’uso corrente prevede l’inserimento in apparenza casuale di termini inglesi e spagnoli!

L’isola di Taiwan, chiamata Formosa dai portoghesi per la sua bellezza, è stata abitata per migliaia di anni da popolazioni tribali imparentate geneticamente e linguisticamente con i gruppi etnici polinesiani, delle Filippine, Indonesia e Malesia. Oggi i popoli ex aborigeni taiwanesi rappresentano appena il 2-3 % della popolazione di Taiwan, cercando di conservare quanto possono delle loro culture e lingue di fronte alla preponderanza della popolazione cinese han, giunta sull’isola a ondate successive fino alla definitiva occupazione nel 1945 da parte del Kuomintang e del generale Chiang Kai-shek.

Aborigeni Atayal (inizio ‘900)

Gli Atayal, di cui fa parte uno dei protagonisti del film, sono una delle principali tribù aborigene di Taiwan. Si ritiene che il popolo Atayal sia anticamente emigrato a Taiwan da varie zone dell’Asia, ma studi genetici hanno anche trovato somiglianze tra Atayal e abitanti delle Filippine.
Proprio l’appartenenza a due etnie così vicine come la Filippina e l’Atayal costituisce il motore narrativo del film, la profonda amicizia che si sviluppa fra un filippino in visita a Taiwan e un barista gay proveniente dalla tribù Atayal.
Alex (il filippino) non riesce a recuperare un senso di identità dopo l’abbandono da parte dei genitori, mentre Jerry (atayal Ta Su) si sforza di venire a patti con le responsabilità tribali e la sua identità sessuale di fronte ai genitori. Divisi tra famiglia e identità, i due giovani trovano conforto l’uno nell’altro.

Una sentenza della Corte Suprema di Taiwan del maggio 2019 autorizza i matrimoni gay per la prima volta in Asia. Nonostante le persistenti difficoltà per le persone gay, il clima culturale e sociale di Taiwan ha permesso per la prima volta di affrontare tali problematiche anche dal punto di vista della comunità aborigena di Taiwan.

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Tropical malady (Thailandia, 2004)

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Tropical Malady (titolo originale: S̄ạtw̒ prah̄lād – Mostro) è un film del 2004 scritto e diretto dal regista thailandese Apichatpong Weerasethakul, beniamino dei festival internazionali quanto misconosciuto e avversato in patria per le sue posizioni politiche avverse ai vari regimi di natura militare-autoritaria succedutisi in Thailandia in questi anni.
Il film ha vinto il Premio della giuria al Festival di Cannes del 2004, ed è stato il primo film thailandese a partecipare alla competizione principale a Cannes. È anche il primo film thailandese a vincere un premio in uno dei 3 principiali festival del cinema. Successivamente Apichatpong Weerasethakul nel 2010 ha vinto la Palma d’oro a Cannes per il suo film “Lo zio Boonmee che si ricorda delle sue vite precedenti“.
In tutti i suoi film il regista cerca di rappresentare il bivio di fronte al quale si trova oggi la società thailandese, incapace di perdere il vincolo con la superstizione, ma pronta a lasciarsi abbagliare dal capitalismo e dalla sua miriade di oggetti in apparenza indispensabili. In Tropical Malady si incarna la quintessenza dello spirito thai – o per meglio dire ciò che appare come l’anima di tali radici culturali. Così la struttura del film si articola in due parti che non sono semplicemente due episodi, ma la rappresentazione della doppiezza dell’animo umano e nello stesso tempo l’ambiguità della società thailandese.


La prima metà di Tropical Malady, con una dolce storia d’amore gay tra un soldato e un contadino, si sviluppa tra il caos cittadino e la pace atavica della foresta, in un contrasto portato alle estreme conseguenze, mentre la seconda metà del film è tutta pervasa dalla lotta tra uomo e bestia, tra ragione e mostruosità.
Nella parte finale dell’opera, attraverso la rilettura di un mito locale – quello di uno sciamano capace di incarnarsi in una tigre e assetato di sangue umano – avviene l’accettazione dell’io da parte del protagonista: la lotta tra uomo e bestia è in realtà la lotta dell’uomo con la sua stessa parte animale per giungere ad accettarsi ed a purificarsi, rapportandosi con il carico delle memorie e delle perdite subite.

Nota: una collaboratrice e allieva del regista, Anucha Boonyawatana, ha firmato la regia di due film che ho già segnalato su questo blog: The blue hour e Malila, the farewell flower.

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