Archivi categoria: America Latina

Cuatro lunas (Messico, 2015)

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Cuatro Lunas: quattro storie di amore gay e di accettazione di sé intrecciate ad arte dal regista messicano Sergio Tovar Velarde. Quattro storie di desiderio gay e di accettazione di sé (o della loro mancanza) sono realizzate in modo convincente in Four Moons (Cuatro Lunas) del regista messicano Sergio Tovar Velarde, con i protagonisti che vanno dall’adolescenza al pensionamento. Anche se le storie non si intersecano – non si tratta di un Crash queer – il film passa fluidamente da una all’altra, con un risultato complessivo per lo più speranzoso ma non irrealistico. Prodotto con cura e ben recitato, il film si apre con un biondo e delicato undicenne, Mauricio (Gabriel Santoyo), che parla di videogiochi con il suo cugino dai capelli scuri e rotondi, Oliver (Sebastian Rivera), fuori dalla scuola che entrambi frequentano. La cotta segreta del primo per il secondo e la curiosità trasformata in omofobia del secondo renderanno il primo incontro del protagonista preadolescente con l’amore non corrisposto un incontro brutto e piuttosto sgradevole. Santoyo, ben calato nei panni di un ragazzo dall’aspetto fragile che all’inizio è piuttosto sicuro dei suoi sentimenti e osa anche metterli in pratica, colpisce in un ruolo difficile ma fortemente scritto, mentre Velarde non dimentica i genitori o i coetanei della scuola del ragazzo, che inavvertitamente trasformano un momento molto privato in uno spettacolo pubblico. Le cose sembrano andare un po’ meglio per Fito (Cesar Ramos) e Leo (Gustavo Egelhaaf), almeno all’inizio. Gli studenti universitari sono ex compagni d’infanzia che si incontrano per caso nel campus di Città del Messico e ricominciano subito a passare del tempo insieme. Si innamorano anche, con loro grande sorpresa. Il loro primo tentativo, incredibilmente goffo, di avere un rapporto sessuale tra uomini è uno dei momenti delicatamente comici del film, anche se il loro simpatico idillio si incupisce quando emerge che la paura di Leo di essere scoperto come gay dalla sua famiglia e dai suoi amici è più grande persino del suo bisogno di stare con il suo primo ragazzo. Anche Fito, che vive a casa, ha difficoltà a dire alla madre vedova (Monica Dionne) del suo compagno, ma prende coraggiosamente il toro per le corna. Come nella storia di Mauricio, lo scrittore e regista gioca con le aspettative del pubblico, poiché Leo sembra essere il più sicuro di sé tra i due. Sebbene la storia di Fito e Leo occupi 25 minuti di questo film di 110 minuti, offre uno sguardo ammirevolmente complesso sulle dinamiche e le possibili sofferenze che circondano la decisione di qualcuno di fare coming out. La terza storia è incentrata sugli amanti di lunga data Hugo (l’attore spagnolo Antonio Velazquez) e Andres (Alejandro de la Madrid), per i quali il coming out deve sembrare un lontano ricordo. Hanno stabilito una routine che include elaborate cene con gli amici, ma che per il resto sta iniziando a soffocare Hugo, che frequenta segretamente un altro uomo, Sebastian (Hugo Catalan). Le conseguenze di questa scoperta e il modo in cui influisce sulla loro relazione non si prestano particolarmente bene al formato medio di questa storia: solo Andres, con la sua singolare e ferma convinzione di tenersi stretto il suo uomo, emerge come un personaggio pienamente comprensibile. Le lotte più complesse di Hugo, che si trovano a dover soppesare 10 anni di felicità e ricordi condivisi rispetto al sesso (apparentemente) molto bollente con un nuovo arrivato – Sebastian si intravede solo un paio di volte – sono troppo spesso oscurate dal desiderio di Velarde di rimanere vicino al punto di vista di Andres, anche se diventa chiaro che rimanere in una relazione, farla funzionare e lottare per essa è altrettanto complicato, se non di più, che trovare un compagno in primo luogo. L’ultima storia coinvolge un professore universitario e poeta in pensione, Joaquin (l’attore veterano Alonso Echanove), che è sposato con figli e nipoti, ma che fa comunque una proposta a un truffatore strafatto (Alejandro Belmonte) in una sauna gay, e che deve rubare del denaro per pagare il costo elevato richiesto dal suo oggetto del desiderio (anch’esso apparentemente etero e sposato). Sebbene Echanove fornisca un’interpretazione intensa e Velarde abbia in serbo un colpo di scena simpatico, anche se un po’ ingenuo, nella seconda metà della narrazione, questa sembra la storia più tirata per le lunghe, con numerosi momenti che non aggiungono molto approfondimento o non fanno progredire la trama. Questo segmento rappresenta anche una sorta di delusione almeno per il pubblico gay, poiché le altre tre storie sembravano costruire dalla scoperta giovanile e dal coming out fino a una relazione a lungo termine e oltre, mentre il segmento “closeted-in-vecchiaia” non fa parte di questa progressione logica. È anche la storia che, data l’ambientazione in un bagno turco, contiene il maggior numero di nudi (non sessuali), il che potrebbe essere logico ma sembra comunque una concessione alle richieste del mercato internazionale dei film gay, dove qualsiasi trailer di un film straniero ha bisogno di nudi frontali per aiutare a vendere anche drammi d’autore seri e ricchi di emozioni come questo.

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La locandina del film Cuatro Lunas

Il Cast e la scheda di Cuatro Lunas

Antonio Velázquez è Hugo
Alejandro de la Madrid è Andrés
Cesar Ramos è Fito
Gustavo Egelhaaf è Leo
Alonso Echánove è Joaquín Cobo
Alejandro Belmonte è Gilberto
Gabriel Santoyo è Mauricio
Regia di Sergio Tovar Velarde
Sceneggiatura di Anibal Astorga e Sergio Tovar Velarde
Data di uscita: 12 febbraio 2015 in Messico
Paese di origine: Messico
Lingua: spagnolo
Genere: drammatico – romantico
Durata: 1 ora e 50 minuti

I protagonisti del film Cuatro Lunas

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En la gama de los grises (Cile, 2015)

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Continuiamo il filone dei film provenienti dal Sud America e Vi presentiamo un film cileno, en la gama del los grises, titolo in inglese in The grayscale. Premiato come miglior opera prima al prestigioso festival generalista di Miami, segna il debutto alla regia di Claudio Marcone (da venti anni famoso pubblicitario) con un’opera tagliente, in qualche momento un po’ schematica, ma capace di trasmetterci tutte le sfumature di grigio presnti nella vita sessuale del protagonista. Bruno (Francisco Celhay, attore famoso nella tv cilena), è un affermato architetto 35enne con una vita invidiabile: una bella famiglia ed un lavoro che l’appassiona e gli permette una vita agiata. Eppure soffre un profondo disagio interiore, una insoddisfazione che lo porta a separarsi temporaneamente sia dalla moglie Soledad (Daniela Ramirez) che dal figlio. Ha bisogno di riflettere su se stesso per scoprire quello che veramente desidera dalla vita. Quando un ricco uomo d’affari gli propone di lavorare alla progettazione di una nuova area nel cuore della città di Santiago, sente che è venuto il momento di affrontare sia la sfida professionale che quella interiore, personale. Inizia quindi a lavorare con l’aiuto di Fernando (Emilio Edwards), un giovane insegnante di storia e guida turistica, energico e vitale, accattivante, un gay sereno e sicuro di sé. Tra i due esplode subito una forte ed inattesa attrazione, una splendida storia d’amore. Quello che viene detto da un personaggio del film, “se sei gay, allora tutto diventa bianco o nero”, cioè chiaro e incontrovertibile, non sembra però adattarsi alla figura di Bruno. Qual è la sua vera sessualità? Dilemma che si ripresenta anche sul nuovo progetto lavorativo, quale tipo di edificio costruire? Prima pensa ad una grande torre fallica, poi ad una spece di grande ponte. Perché per Fer è tutto così chiaro e semplice mentre a lui sembra tutto complicato?… Bellissimi e ricchi di sottotesto i dialoghi tra i due protagonisti, resi molto bene da ottime interpretazioni, così come significative appaione altre presenze, ad iniziare dalla moglie Soledad, che conduce una vita solitaria che si adatta benissimo al suo nome, e che ci offre un intenso e profondo monologo; come pure la figura del nonno che lo sostiene in modo sorprendente e che ci fa capire che alcune tematiche vanno oltre le differenze generazionali; e quella del figlio che è al centro delle scene più drammatiche del film. Le scene di nudo, che a volte riempiono lo schermo, non sono mai ridondanti o di maniera.

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La locandina del film En la gama de los grises

Il Cast e la scheda di En la gama de los grises

Francisco Celhay è Bruno
Emilio Edwards è Fer Contreras
Daniela Ramirez è Soledad
Regia Claudio Marcone
Sceneggiatura di Rodrigo Antonio Norero
Genere: Dramma, romantico
Data di uscita: 29 ottobre 2015 Cile
Lingua: spagnolo
Paese di origine: Cile
Durata: 1 ora e 31 minuti

I protagonisti del film

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Contracorriente (Perù, 2009)

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Della serie nulla di nuovo sotto il sole, molti anni prima di All of us strangers, era uscito un film che toccava già certe tematiche affrontate dal più blasonato film di Andrew Haigh. Il film che vi propongo oggi è Contracorriente. Anche lui, nel suo piccolo, si difende bene: 13 vittorie e 13 candidature. Questo primo lungometraggio del regista Javier Fuentes-León è una insolita storia di fantasmi ambientata sulle spiagge peruviane, con alcune similitudini alla vicenda di Brokeback Mountain, e con delle affinità con All of us strangers. E’ la storia di Miguel, un pescatore che nasconde la sua omosessualità dietro il paravento di un matrimonio felice con una moglie che lo ama e che sta aspettando un figlio. Segretamente Miguel porta avanti una intensa storia d’amore con Santiago, un artista bohémien, che non pubblicizza la sua omosessualità ma nemmeno la vuole nascondere del tutto. La storia, ambientata in un piccolo villaggio di pescatori, prende una piega fantastica dopo la morte per annegamento di Santiago quando questi ritorna come fantasma per chiedere a Miguel di cercare il suo corpo e di seppellirlo secondo le tradizioni locali in modo che la sua anima possa riposare in pace. Miguel si trova ora davanti ad un dilemma: dovrà ammettere pubblicamente di avere avuto una storia d’amore con Santiago, rovinando così il suo matrimonio e la sua vita, ma esaudendo le richieste del suo amato, oppure deve continuare la sua vita come se nulla fosse successo portandosi dentro il peso e la responsabilità della dannazione eterna del suo amante rimasto insepolto. Deve essere molto difficile continuare a vivere con un tale peso sulla coscienza, tentando di dimenticare la persona che avete tanto amato, solo per salvarvi la faccia.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 vecchia maniera, con i sotto titoli rilasciati separatamente

Si consiglia la visualizzazione con il lettore universale VLC onde evitare problemi.

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La locandina del film Contracorriente

Il Cast e la scheda di Contracorriente

Cristian Mercado è Miguel
Tatiana Astengo è Mariela
Manolo Cardona è Santiago
Regia di Javier Fuentes-León
Sceneggiatura di Javier Fuentes-León
Data di uscita del film: 16 aprile 2010 in Colombia
Paese di origine: Perù
Lingua: spagnolo
Durata: 1 ora e 37 minuti

I protagonisti del film

Alcune immagini tratte dal film

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Tengo Miedo Torero (Cile, 2020)

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Cosa più opportuno di un film come quello che vi propongo oggi, in occasione del 25 aprile? Un <<melò>> cileno. Siamo nel 1986, in Cile, nell’anno del fallito attentato al dittatore Pinochet, nel bel mezzo dei disordini politici. Il protagonista indiscusso è interpretato da uno straordinario Alfredo Castro, nei panni di un travestito che ha da tempo superato la cinquantina che si fa chiamare “La loca del frente”, ovvero la pazza della casa di fronte.

Il co-protagonista è Carlos, interpretato da Leonardo Ortizgris, un giovane sedicente architetto, in realtà è un rivoluzionario, che sta per l’appunto organizzando l’attentato al dittatore, e fra le altre cose, si serve della catapecchia cadente de La Loca in un quartiere molto proletario di Santiago per depositare le armi che serviranno alla bisogna camuffate da scatoloni di libri.

Rodrigo Sepúlveda, regista di Tengo Miedo Torero,

adatta l’unico romanzo di Pedro Lemebel,

amato in patria: il cinema cileno continua a scavare nella dittatura di Pinochet, e lo fa con Tengo Miedo Torero, (traduzione: ho paura, torero) che contiene una novità: affronta la questione dalla prospettiva LGBT in modo frontale, senza fronzoli né giri di parole. La storia del travestito interpretato da un gigantesco Alfredo Castro funziona infatti da metonimia per tutta una minoranza, sempre sola, ignorata da ogni rivoluzione (come lui stesso afferma), che per questo non partecipa alle proteste contro Pinochet negli anni Ottanta, ma vi “passa attraverso”. Proprio graficamente: l’immagine ripetuta di Castro che, con calma olimpica, cammina “dentro“ i cortei anti-regime ma non ne fa parte, mimetizzandosi solo con qualche slogan, vale più di ogni parola. Come in NO di Larraín la vittoria al referendum passava attraverso la svendita alla televisione commerciale, “berlusconiana”, aprendo l’era degli spot sciocchi e dei balletti, così in Tengo Miedo Torero la resistenza dei comunisti si dimentica totalmente della comunità LGBT, che di fatto non esiste (“Non c’è un comunista gay”). Appurato lo statuto dell’ambiguità che pervade la lotta, e trova nel protagonista il grillo parlante di tali contraddizioni, quello di Sepùlveda non è però (solo) un film politico: è un melò letterario su un amore impossibile, tessuto fra un travestito avanti negli anni e un bel rivoluzionario che lo usa per nascondere le armi necessarie ad uccidere il dittatore. L’overage di Castro ricorda il Raul di Tony Manero: l’uno voleva ballare e l’altro vuole amare, sono troppo vecchi ma vogliono farlo lo stesso. Con ostinazione folle e struggente. Qui il/la protagonista dai mille nomi sa che Carlos non la ama, ma non importa: tiene vivo quell’amore in modo sfacciato, senza pretendere, ed entra così nell’organizzazione dell’attentato. Sepúlveda gira il racconto in interni oscuri, fatiscenti, che contrastano con la luce e la bellezza dei protagonisti e la purezza dei loro intenti, nelle case in cui i ribelli si nascondevano dal regime, per forza di cose anonime, ma poi lo “apre” conducendolo verso l’infinità del mare. Ecco che Tengo Miedo Torero, nel suo racconto di una stagione tragica, nella sua love story sognata, propone coraggiosamente un altro tipo di “impegno”: la politica dei sentimenti. Che poi sia fallita, come dice Castro, non significa che non sia stata vissuta. Buona visione!

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli sovra impressi (i cosiddetti hardcoded), ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore.

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La locandina del film Tengo Miedo Torero

Il Cast di Tiengo Miedo Torero

Alfredo Castro è La Loca del Frente
Leonardo Ortizgris è Carlos
Julieta Zylberberg è Laura
Amparo Noguera è Doña Olguita
Regia di Rodrigo Sepúlveda
Sceneggiatura di Pedro Lemebel, Nazareno Obregón Nieva, Rodrigo Sepúlveda
Data di uscita: 15 ottobre 2020 in Brasile
Paese di origine: Cile
Lingua: spagnolo
Durata: 1h 33 minuti

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Los Agitadores – Horseplay (Argentina 2023)

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Nel farVi ancora tanti auguri per il Nuovo Anno, iniziamo questo 2024 proponendoVi l’ultimo lavoro del regista argentino Marco Berger: Los Agitadores. Essenzialmente è un film che definirei “voyeuristico”, ed una interessante esplorazione del “machismo”. Nonostante il tono scanzonato del film di Marco Berger, un senso di tensione di fondo permane per tutto il film. Il film è tutto incentrato su un gruppo di giovani uomini (per lo più) etero, e si può considerare il successore naturale del suo precedente film, Taekwondo. In Horseplay Berger esplora i confini delle relazioni omoerotiche degli uomini tra loro. Un gruppo di amici si è riunito nella lussuosa villa di Artur (Iván Masliah) per Natale e Capodanno. Il gruppo trascorre gran parte del film oziando in costume da bagno o in biancheria intima. La telecamera indugia nemmeno troppo timidamente sui loro corpi svestiti, quando non nudi. L’affiatamento che spinge i ragazzi di questo film al cameratismo più sfumato, funge da piano di discussione per il maschilismo e le dinamiche patriarcali interiorizzate dai ragazzi nei loro rapporti di amicizia, attraverso provocazioni gratuite, battute omofobe e una piccola sensazione, quasi complottistica, che dietro queste azioni si celi qualcosa di più, di inammissibile che viene tacitamente nascosto agli occhi del gruppo. Il voyeurismo del regista è evidente non solo nella scelta di non muovere quasi mai la camera, ma soprattutto nella costruzione di inquadrature che mostrano quanti più corpi nudi ed elasticizzati in campo possibile. Questa scelta da silenzioso osservatore si traduce però in un film che non decolla mai, che pone lo spettatore solo nella posizione di colui che scruta e mai come parte integrante delle vicende. Le decostruzioni patriarcali che il regista porta su Los Agitadores  (Horseplay, per il mercato internazionale) sono interessantissime e la volontà di decostruire attraverso la figura stessa del maschio l’ideologia del macho è ad un primo momento incredibile, se non fosse che il film si presenta con un grave problema strutturale: la sceneggiatura arranca, lenta e a tratti estremamente lacunosa. Nel primo tempo, gli elementi della banda si fanno degli scherzi a vicenda. Tra questi, l’immersione in acqua e lo spostamento della mano di uno dei due nei pantaloni dell’amico, mentre entrambi dormono. Il tutto viene documentato e condiviso in una chat di gruppo. “Il vostro gradimento del film dipenderà dalla vostra tolleranza a passare del tempo con questo gruppo di uomini gonfi di testosterone”. Man mano che il film procede, la natura corale del film si sposta per concentrarsi leggermente su tre personaggi. Poli (Franco de la Puente), dal volto gentile, è spesso il protagonista della pellicola. Membro più riservato del gruppo, Poli è spesso visto reagire con disagio agli scherzi. È anche il personaggio queer più chiaramente definito, che cerca il suo amico e occasionale amante Andy (Agustín Machta). Andy ha anche legami gay con Nico (Bruno Giganti), anche se quest’ultimo non vuole parlarne. Horseplay mette a nudo la mascolinità tossica per quello che è – fragile – e costruita su idee obsolete di cosa  significhi essere un uomo. A un certo punto un altro della banda viene seguito su Instagram da un uomo gay che conosceva da tempo e comincia a chiedersi se, di conseguenza, sarà coinvolto come gay. Il film di Berger è un’interessante esplorazione del machismo e delle cose che spinge gli uomini a fare. Un avvertimento: il film lascia gli argomenti più spiacevoli scomodamente irrisolti. Film comunque da vedere, non fosse per la ostentazione dei corpi che ci viene offerta da questo gruppo di amici maschi. Buona visione! By Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore. Un grande ringraziamento per l’adattamento dei sotto titoli a Carlo P. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com

La locandina del film Los Agitadores

Il Cast di Los Agitadores e scheda tecnica

Bruno Giganti è Nico
Agustín Machta è Andy
Franco de la Puente è Juanma-Poli
Iván Masliah è Artur
Facundo Mas è Luquitas
Ivan Benitez è Fran, El Gordo
Regia di Marco Berger
Sceneggiatura di Marco Berger
Data di uscita : 1 giugno 2023 in Argentina
Paese di origine : Argentina
Lingua : spagnolo
Durata : 1 h e 42 minuti


         

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Deserto Particular (Brasile 2021 )

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Oggi Vi proponiamo un film proveniente dal Brasile, Deserto particular. In inglese Private Desert, ovvero deserto privato. Si tratta di un dramma sentimentale travestito da road movie di Aly Muritiba e presentato in anteprima mondiale alla 18° edizione di Giornate degli Autori di Venezia. Questo film, a noi dello staff del Blog è piaciuto moltissimo. Il primo ad averlo visto ed avercelo segnalato fu Carlo P., che ringraziamo. Ha ottenuto la bellezza di 19 premi, e scusate se è poco, e ben 37 candidature, fonte IMDb. La storia vede due protagonisti assoluti: Antonio Saboia, nei panni di Daniel Moreira, e Pedro Fasanaro, che interpreta Sara Robson. Daniel è un polizotto di Curitiba, una cittadina brasiliana del profondo sud. Sara invece è originaria di Sobradinho, una cittadina del nord del Brasile. I due si incontrano nel più classico dei modi dei nostri tempi: in chat. Ma non si sono mai visti di persona. Sara ad un certo punto tronca la relazione virtuale con Daniel. Questi va in crisi, molla il padre invalido e non autosufficiente alla sorella Deborah, e parte, facendosi oltre 2.600 km del paese per raggiungere Sobradinho, ed incontrare finalmente Sara. Dopo la prima mezzora di presentazione iniziale della vita di Daniel, personaggio piuttosto ruvido e rabbioso, parte il film. Con questo viaggio di Daniel alla ricerca di questa persona “misteriosa” che è Sara.

Questo incontro inaspettato metterà in discussione tutte le certezze di Daniel, provocandone rabbia e aggressività, prima di aiutarlo gradualmente a riconnettersi con se stesso e le sue emozioni. È la storia di un incantesimo spezzato, una relazione impossibile che vede due anime sospese tra amore e odio; ma è anche l’incontro tra due mondi distinti: il freddo e conservatore Sud del Brasile e il più solare e progressista Nord. Il tutto girato con grande delicatezza e corroborato da un’intensa recitazione, dando vita a un film equilibrato che mette in discussione il concetto di libertà personale e il peso delle gabbie che erigiamo nella nostra mente. Il film è di una poesia a tratti struggente, retto in alcuni momenti dalla colonna sonora del brano di Bonnie Tyler Total eclipse of the heart (anno di uscita del brano 1983). Vi auguriamo una buona visione e vi invitiamo a gustare con calma questo raod movie made in Brasil. By Dino Sauro Stupazzoni.

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La locandina del film Deserto Particular

Il Cast di Deserto Particular e scheda tecnica

Antonio Saboia è Daniel Moreira

Pedro Fasanaro è Sara Robson

Thomas Aquino è Fernando

Zezita Matos è Tereza la nonna di Sara

Regia di Aly Muritiba

Sceneggiatura di Aly Muritiba e Henrique Dos Santos

Genere: drammatico

Data di uscita: 27 novembre 2021 Brasile

Paese di origine: Brasile – Portogallo

Lingua: portoghese

Durata: 2 ore e un minuto

         

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Los Fuertes (Chile 2019 )

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Dopo due film a tematica ed ambientazione militare, Eismayer e Kanarie, ci traferiamo dall’Austria e dal Sud Africa in Cile. Los Fuertes è un film semplice, lontano dai fasti e dalle paillettes di Hollywood. E’un film romantico, ambientato in un Cile selvaggio, in un villaggio sperduto di pescatori. Basato sui sentimenti, sugli splendidi panorami dell’oceano spazzato dal vento, in ambienti a noi europei molto lontani, con uomini rudi con i capelli spazzati dal vento, dove tutti indossano maglioni a maglia a cavo. Una storia come tante, di persone che si incontrano, casualmente, viene tratteggiata con molta grazia dal regista Omar Zúñiga. Lucas, interpretato da Samuel González, ed Antonio, interpretato da Antonio Altamirano, sono i protagonisti di questo film. Lucas è un artista che vive nella città di Santiago, che si reca per qualche settimana in visita alla sorella Catalina, interpretata da Marcela Salinas, prima di trasferirsi in Canada. Non parla volentieri con i genitori, non li sente da un po’ di tempo, perché a loro non piace il fatto che sia gay, ma la sorella lo sostiene. Lucas intende trascorrere del tempo, durante il suo soggiorno al villaggio, disegnando le rovine dei vecchi forti spagnoli che ricoprono il villaggio, imparando la storia locale dalle rievocazioni di guerra che tutti i turisti amano vedere. Un giorno, incontra Antonio, che si presenta a casa della sorella di Lucas per consegnare della legna. Lucas è immediatamente folgorato ed attratto dal bell’uomo, che gli ruba gli sguardi, mentre Antonio lo aiuta a spostare la legna. Antonio è il nostromo di un peschereccio locale e uno dei rievocatori della guerra di indipendenza del Cile dalla Spagna. A questo punto le loro strade si incrociano, la chimica e l’attrazione reciproca faranno il resto. Antonio porterà Lucas sulla piccola isola dove è cresciuto, trasformando l’escursione in un romantico corteggiamento. Dovranno vivere anche situazioni poco simpatiche, il villaggio non è ancora pronto per una storia come la loro. Potremmo dire che lo scopo del film è soprattutto quello di osservare l’interazione tra questi due uomini affascinanti, lasciando che si godano la reciproca compagnia, la reciproca sensualità, il più a lungo possibile, sullo sfondo di un’incredibile fotografia paesaggistica. Ma non vogliamo dirvi più di tanto. Vi invitiamo pertanto ad assaporare questo film con calma e passione, non vi deluderà. Dopo questa serie di tre film, il Blog si prende una pausa fino a settembre. Vi auguriamo una buona visione ed una buona estate, da tutto lo staff!
Dino Sauro Stupazzoni.

La locandina del film Los Fuertes

Il Cast di Los Fuertes e scheda tecnica

Samuel González è Lucas
Antonio Altamirano è Antonio
Marcela Salinas è Catalina
Gabriela Fernández è Adriana
Rafael Contreras è Martín
Domingo Araya B. è Gustavo(as Domingo Araya)
Nicolás Corales è Roca
Luis Montoya è il Capitán
Regia di Omar Zúñiga

Genere: drammatico / sentimentale
Data di uscita: 12 marzo 2020 Cile
Lingua: spagnolo
Luoghi delle riprese : Niebla, Valdivia, Los Ríos, Cile
Premi: 9 vittorie e 3 candidature (Fonte: IMDb)

La pellicola viene rilasciata con i sotto titoli hardcoded = sovraimpressi, in formato Mp4, visualizzabile direttamente su qualsiasi lettore o TV. Per ogni domanda dubbio perplessità, se desiderate partecipare al progetto del Blog Caprenne, potete scrivere a:  caprenne23@outlook.com

           

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Un rubio – The blonde one (Argentina 2019 )

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Questa settimana proponiamo un film del regista argentino Marco Berger. Per gli amanti del genere queer, il regista argentino, classe 1977 nato a Buenos Aires, è una garanzia. “Un rubio“, fu presentato al Festival di San Sebastian nel 2019 e nello stesso anno alla 34a edizione del Lovers Festival di Torino. Un film essenziale nella fotografia e scenografia, tutto rivolto ad inqudrare i due protagonisti, che sono il padrone di casa Juan, l’attore teatrale e danzatore Alfonso Baròn,  ed il nuovo inquilino Gabriel, detto Gabo, “il biondo” del titolo, interpretato da Gaston Re, già componente della squadra di “Taekwondo” e qui impegnato anche in veste di co-produttore. Gabriel si è trasferito da poco a casa del collega Juan nei sobborghi di Buenos Aires. Juan ospita ogni sera donne diverse ma rivolge a Gabriel sguardi di intesa e sfioramenti fugaci. I due si rendono conto quasi subito di piacersi e la loro relazione, vissuta quasi totalmente all’interno delle mura domestiche, inizia senza grandi titubanze.  Crogiolandosi nello splendore virile dei suoi meravigliosi interpreti maschili, Marco Berger riflette sul desiderio maschile, spingendo la tensione sessuale fino al punto di rottura. Cinema di sguardi e di silenzi, in cui i dialoghi servono soprattutto a suggerire una facciata, oltre che a raccontarci la quotidianità dei personaggi.

Un Rubio ha vinto 3 premi ed ottenuto 4 nominations (Fonte: IMDb). By Sauro

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Azul y no tan rosa (Venezuela, 2012)

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Ogni tanto non è male recuperare vecchi “classici” che quasi tutti hanno visto ma che non farà male rivedere, anche solo per misurare i progressi (o regressi) nella battaglia per i diritti.
Il Venezuela è sempre stato uno dei paesi del Sud America pervaso da una diffusa e atavica omofobia, grazie anche al forte influsso della chiesa cattolica. Di fronte a molti paesi latino-americani che hanno già riconosciuto legittimità alle unioni per le coppie dello stesso sesso, in Venezuela per ora se ne parla solo in maniera generica: dopo una presunta “apertura” del papa alle unioni gay, il dittatore Maduro ha invitato l’Assemblea Nazionale a discutere il matrimonio tra persone dello stesso sesso, durante il prossimo mandato (quindi rieleggetemi, altrimenti…). Come se non bastasse, il leader del Partito socialista (che si presume progressista) ha detto: «Ho amici e conoscenti che sono molto contenti di quanto ha detto il Papa. Lascio questo compito, il compito del matrimonio LGBT, alla prossima Assemblea nazionale».
Ma spesso si vedono sui muri graffiti con scritto “morte ai froci” e bande di teppisti attaccano e picchiano chiunque venga sospettato di essere gay. Nel film poi sentiamo dire “preferisco avere un figlio delinquente piuttosto che gay”.
In questo clima nel 2012 è uscito il film Azul y no tan rosa, diretto e scritto dal regista e attore Miguel Ferrari, la prima pellicola cinematografica a forte tematica LGBT mai prodotta in Venezuela.

A riprova del fatto che in qualunque società accanto a parti oscurantiste coesistono forze positive, il film ha avuto anche in patria un grande inatteso successo. Il film è rimasto in cartellone per otto mesi ed è stato visto da più di 600 mila spettatori. In seguito ha vinto il premio Goya 2014 (il più importante riconoscimento cinematografico spagnolo) come miglior film latino-americano.
In un Venezuela così violento e omofobo, saper raccontare una storia d’amore gay e renderla così attrattiva da avere un pubblico di tutto rispetto nelle sale, di per sè merita un grande elogio.

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El cazador (Argentina, 2020)

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El cazador è un film del 2020 del regista argentino Marco Berger, presentato in anteprima all’International Film Festival Rotterdam nel gennaio 2020.
I precedenti film di Berger [ su questo blog: Ausente (2011), Tension sexual – Volatile (2012), Hawaii (2013) ] sono in genere caratterizzati dal tema della tensione sessuale tra uomini, all’apparenza eterosessuali, che finiscono per cedere al desiderio di amici interessati.
Ne El cazador (che ho preferito tradurre non “cacciatore” ma “predatore“) il protagonista è stavolta un giovane adolescente, e tocca l’argomento è quello scabroso dei crimini di pedofilia e di abusi sui bambini e sugli adolescenti nelle reti web, sia pure senza farne il tema portante. Mentre i film precedenti sono incentrati su corpi maschili all’apice del desiderio, qui il desiderio è cancellato dal costante prevalere di spazi e ombre minacciosi, il cui terrore è sostenuto dalla misteriosa musica di sottofondo di Pedro Irusta, che già aveva firmato l’indimenticabile colonna sonora di Hawaii.

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Un accenno alla lingua, per la cui revisione ho avuto un aiuto prezioso dall’amico Luca del Cineforum EsseVu di Bologna. Infatti mentre i borghesi parlano un normale spagnolo castigliano, i ragazzi ed i personaggi del sottobosco equivoco usano la versione parlata di uno slang difficile anche da percepire all’ascolto. Speriamo di non essere incorsi in incidenti linguistici troppo gravi, il senso del significato credo comunque sia salvo.

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