Archivi categoria: Africa

The Harvesters (Sud Africa, 2018)

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Dopo aver debuttato a livello mondiale nella sezione Un Certain Regard dell’ultimo Festival di Cannes, Die Stropers (The Harvesters il titolo internazionale) viene presentato in anteprima italiana alla 13. Festa del Cinema di Roma in Alice nella Città, dove vince il Premio Giuria Opera Prima MyMovies. Gli aspetti più interessanti del film sono due: il fatto che sia un debutto e soprattutto il luogo in cui è ambientata la storia. I protagonisti dell’opera prima di Etienne Kallos (regista sud-africano di origine greche) sono infatti degli “afrikaneers”, una popolazione bianca e calvinista insidiatasi in Africa durante il periodo di amministrazione olandese. Un popolo di agricoltori che fu fra i promotori dell’apartheid e che, come conseguenza di questa decisione, fu vittima dei famosi assalti alle fattorie degli anni ’90 (immediatamente successivi alla caduta del regime). The Harvesters racconta di una comunità afrikaneer persa nella natura e che vive grazie all’agricoltura senza praticamente ricorrere all’uso della tecnologia. Non fatevi scoraggiare dalla lentezza del film, specie nella parte iniziale: serve a farvi entrare nello spirito e nei ritmi della vita agreste dei proganisti. Il protagonista di questa storia è Janno, un quindicenne gentile e mansueto, tutto sommato soddisfatto della sua vita da contadino e dei suoi amorevoli genitori. La sua vita cambia quando sua madre accoglie in famiglia Pieter, un orfano coetaneo di Janno con un passato legato al crimine e alla droga. Die Stropers è il ritratto di un mondo retrogrado, dominato dalla virilità e che al centro pone sempre e senza ritegno l’uomo (la madre di Janno intona continuamente una preghiera: “Rendi il suo sangue forte, rendi il suo seme forte”). Più che un desiderio sessuale, fra i due giovani vi è un legame di pura solidarietà: sono due adolescenti diversi, rinchiusi sotto lo stesso tetto e non per scelta propria. Nel corso del film (girato con dei bellissimi campi lunghi e delle splendide inquadrature della natura) i due protagonisti si avvicineranno, influenzandosi l’altro: Pieter diventerà più mansueto e Janno comincerà finalmente a sfogare l’aggressività e la rabbia che aveva represso. A modo loro nessuno corrisponderà alla figura familiare maschile che hanno di fronte. Il padre di Janno li vorrebbe “Maschi-Alpha” e a questo stimolo i due risponderanno. La funzione di Pieter però sarà fondamentale per far capire a Janno “chi lui sia veramente”. In pratica Pieter metterà a nudo quella che sembra essere, all’apparenza, una classica famigliola del Mulino Bianco in versione sud africana. A The Harvesters manca una struttura drammaturgica degna di questo nome; sono troppi i momenti di stallo perché il film di Etienne Kallos possa davvero essere fluido e fruibile. Tuttavia, questo genere di errori è comune in tanti debutti di registi che successivamente, con un po’ di esperienza in più, possono dimostrare il loro valore. A Kallos, sicuramente, il talento non manca. Film comunque di livello e molto intenso.

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La locandina del film The Harvesters

Il Cast e la scheda di The Harvesters

Brent Vermeulen è Janno
Alex van Dyk è Pieter
Juliana Venter è Marie la madre di Janno
Morné Visser è Jan il padre di Janno
Regia e sceneggiatura di Etienne Kallos
Paese di origine: Sud Africa
Data di uscita del film: 20 febbraio 2019 in Francia
Genere: dramma
Lingua: Afrikaans – inglese
Durata: 1 ora e 42 minuti

I protagonisti del film

Brent Vermeulen è Janno

Alex van Dyk è Pieter

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The Judgement (Egitto, 2023)

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Una coppia gay egiziana torna dagli Stati Uniti in Egitto a causa di un’emergenza familiare. Per rimanere al sicuro in un ambiente fortemente omofobico, i due fingono di essere semplici amici, ma il ritorno in Egitto mette già Mo in uno stato di ansia e inquietudine. Qualcuno conosce il segreto di Mo e gli lascia un oggetto legato alla stregoneria davanti alla porta, come una sorta di minaccia e vergogna. Mo, che finge di essere un ateo moderno, libero dalle superstizioni della sua religione e cultura, cade nel terrore dopo aver calpestato il manufatto. Le sue paure d’infanzia e i profondi timori religiosi riaffiorano, rivelando al suo fidanzato una vergogna che Mo non ha mai superato, mostrando come Mo consideri ancora la loro relazione peccaminosa. Questa esperienza spaventosa costringerà Mo ad affrontare ciò che ha sempre temuto, ma alla fine combatterà e troverà la sua libertà. Una sorta di “Suspiria” in salsa gay egizia. Storie di omofobia e stregoneria avvinghiate su se stesse, dove non si capisce dove comincia l’una e dove finisce l’altra. Sullo sfondo:
il problema dell’oscurantismo che ancora avvolge l’Egitto, come tanti altri paesi di quella zone, purtroppo.
Il caso, reale, di una attivista per i diritti LGBTQI, Sara Hegazi.
https://www.ilpost.it/2020/06/17/sarah-hegazi/
Due madri. Una si affida alla stregoneria per far “guarire” il figlio dall’omosessualità.
L’altra si affida alla preghiera per proteggere il figlio.

Ed un po’ tutto il corollario di usi e costumi di un paese islamico come l’Egitto.
Un po’ horror, un po’ drammatico, un po’ commedia, il regista ci accompagna verso la liberazione di questi tabù, raccontando due modi diversi di affrontare argomenti che in Egitto sono ancora appunto dei tabù e che sono condannati, l’omosessualità e la stregoneria.
Tenendo presente che “non tutto è quello che sembra”. E che nessuna stregoneria ha mai avuto il potere di fare nulla in realtà, salvo quello che le viene dato da noi. “ci maledicono da sempre, ma siamo comunque sempre andati avanti con le nostre vite”, dice alla fine Mo a Hisham.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli sovra impressi (i cosiddetti hardcoded), ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore.

Si consiglia la visualizzazione con il lettore universale VLC onde evitare problemi.

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La locandina del film The Judgement

Il Cast e la scheda di The Judgement

Junes Zahdi è Mo
Freddy Shahin è Hisham
Regia: Marwan Mokbel
Sceneggiatura: Marwan Mokbel
Data di uscita del film: 22 settembre 2023 U.S.A.
Paese di origine: Egitto – Libano – U.S.A.
Lingua: inglese – arabo
Durata: 1 ora e 51 minuti

I protagonisti del film

Junes Zahdi è Mo da adulto

Mo da piccolo

Freddy Shahin è Hisham         

Alcune immagini tratte dal film

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Moffie (Sud Africa, 2020)

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Dopo il film Kanarie, qui pubblicato quasi un anno fa, proponiamo un altro film sudadricano, sempre con l’esercito nei panni del protagonista. Questa volta Vi proponiamo Moffie. Tornato alla Mostra del Cinema quattro anni dopo la presentazione in Concorso del deludente The Endless River, Oliver Hermanus partecipa alla sezione Orizzonti di Venezia 76 con Moffie. Il regista sudafricano, al suo quarto film, torna ad affrontare, da un diverso punto di vista, quelle tematiche lgbt già al centro di Beauty – con il quale vinse la Queer Palm a Cannes nel 2011 – realizzando in questo caso la trasposizione dell’omonimo romanzo autobiografico del connazionale André Carl van der Merwe. Moffie – termine dispregiativo usato nel gergo Afrikaans per definire uomini gay o effeminati – è una storia ambientata nel Sudafrica del 1981, governato dalla minoranza bianca e impegnato in una guerra con la confinante Angola. Come tutti i ragazzi della sua età, il sedicenne Nicholas deve prestare servizio di leva per due anni. Ma oltre alla durezza della vita militare, si troverà ad affrontare i turbamenti causati dall’attrazione per un’altra recluta: sentimento che, nella società dell’Apartheid, che classifica gli omosessuali come nemici della nazione al pari dei neri e dei comunisti, viene considerato alla stregua di una malattia mentale e, come tale, trattato con metodi disumani. Mettendo in scena la maturazione sotto le armi del protagonista, che acquista consapevolezza del proprio orientamento sessuale ma, al tempo stesso, della necessità di mantenerlo segreto per proteggerlo dalla crudeltà di superiori e commilitoni, Hermanus dà prova di una certa sensibilità di sguardo, che lo porta a raccontare la storia d’amore gay in maniera delicata e con sincera partecipazione emotiva. Al tempo stesso, però, tende a perdere di vista le altre tematiche trattate nel romanzo, a cominciare da quella dell’odio razziale nei confronti dei neri e della fobia anticomunista con cui vengono educate le giovani reclute. Efficace nel mostrare il feroce machismo della società Afrikaans, con il procedere della vicenda il film perde di mordente, e gli stessi contrasti fra soldati sembrano cedere in maniera troppo meccanica a un generico cameratismo, sacrificando così la caratterizzazione dei singoli personaggi. Il risultato finale sembra quasi una rivisitazione di Full Metal Jacket in terra sudafricana, a cominciare dalla struttura narrativa nettamente divisa in due parti – l’addestramento e la guerra, più un prologo e un epilogo – e dalla riproposizione di personaggi e meccaniche tipiche del genere, dal sergente istruttore carogna al bullismo fra commilitoni, con tanto di crollo nervoso della recluta più fragile.

È decisamente calda la fotografia di Jamie D. Ramsay. Calda come il sole che colora fino ad arrossire il viso dei giovani soldati, calda come i loro corpi sudati, martoriati, che riescono a trovare il tempo di svagarsi tra una partita a pallavolo e una lotta greco-romana improvvisata. Ma è il calore interiore che Ramsay e il suo regista Oliver Hermanus vogliono ricercare, che nasce primariamente dai raggi di quella regione e che finisce per avvolgere la crescita forzata e vessata dei suoi personaggi. Una luce che sporca la pellicola del cineasta sudafricano, per riportane il temperamento selvaggio pressante nella caserma, che può però nascondere una carezza inaspettata, palpitante come un raggio di sole.

E, a sottolineare i cambiamenti d’animo e di tono della pellicola, è la continua presenza della colonna sonora di Braam du Toit, sempre diversa in ogni sua nota, composta per adattarsi a ogni stravolgimento piccolo o grande della condizione del protagonista. Melodie inserite con sicurezza per affrontare momento per momento, anche quando il film, proseguendo, perde un po’ della sua attitudine, confondendo più di una volta sul punto a cui voler arrivare. Tanto l’omosessualità quanto la crudeltà banale dell’esercito si protraggono, infatti, sfibrandosi nei propri intenti, pur soddisfando comunque con il loro epilogo, che avrebbe dovuto forse avere più coraggio dei suoi stessi soldati.

Non è, comunque, una sorta di fiacchezza finale a fare di Moffie un film senza un proprio senso narrativo, estetico, morale. Un’opera che si contiene per dar voce alle musiche e ai sottotesti ben più significativi delle punizioni dei sergenti. Per ribadire l’assurdità di una violenza che rivolgiamo verso gli altri, ma nella quale rimaniamo allo stesso tempo incastrati, tentando il modo di non lasciarci sopraffare, ma rischiando di dover portare dentro delle ferite che è quasi impossibile rimarginare. Buona visione.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 vecchia maniera, con i sotto titoli rilasciati separatamente. Si consiglia la visualizzazione con il lettore universale VLC onde evitare problemi.

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La locandina del film Moffie

Il Cast e la scheda di Moffie

Kai Luke Brummer è Nicholas van der Swart
Barbara-Marié Immelman è Suzie van der Swart
Michael Kirch è Miles
Remano De Beer è Peet van der Swart
Regia di Oliver Hermanus
Sceneggiatura Oliver Hermanus, Jack Sidey, André Carl van der Merwe
Data di uscita: 13 marzo 2020 in Sud Africa
Lingua: Afikaans – Inglese
Durata: 1 ora e 44 minuti.
Premi: 2 vittorie.

Alcune scene tratte dal film Moffie

         

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Kanarie – Canary (Sud Africa 2018 )

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Dopo una pausa estiva di riposo e riflessione, questa settimana Vi proponiamo un film che a noi è piaciuto molto: Kanarie. Proseguiamo con questa tipologia di film LGBTQI ambientati in in ambito militare, dopo Eisamyer, ci trasferiremo dall’Austria in Sud Africa. Kanarie o Canary è un dramma musicale sudafricano di Christiaan Olwagen, inizia come un videoclip anni ’80 con un ragazzo di una piccola città vestito con un abito da sposa che imita il celebre Boy George, mentre canta e balla per le strade insieme ad alcuni amici che lo seguono a tempo. Presentato in anteprima al Giffoni Film Festival 2019 nella categoria +18, questo piccolo grande film racconta la storia di Johan Niemand interpretato da Schalk Bezuidenhout, un appassionato di musica che vede i suoi sogni svanire quando viene chiamato per il servizio militare appena raggiunta la maturità. Assunto nel coro della Chiesa della Forza di Difesa “Canaries”, Jonah e altri suoi coetanei cominciano a viaggiare per il paese, dividendosi tra l’addestramento militare e le performance canore davanti a un pubblico selezionato. Siamo nel 1986 e in Sud Africa vige ancora l’aparthaid, la legge e la religione minacciano l’individualità. Johan incontra spiriti affini, bulli e fanatici, ma le cose si complicano quando si rende conto di essere omosessuale e non accetta la sua condizione, condannata dalla società del paese in cui vive.
Ludolf, interpretato da Germandt Geldenhuys, è il ragazzo appassionato di opera che ruba il cuore di Johan e lo spinge a fare i conti con la sua vera natura. La loro intimità tenera e contrastata guida il film, mentre nella mente e nell’anima del protagonista si fanno strada il disgusto e la confusione. Egli non può resistere all’attrazione e al sentimento che prova per Ludolf, ma la famiglia e la realtà in cui è cresciuto gli suggeriscono che è una cosa sbagliata, qualcosa che deve reprimere per il suo bene.
Kanarie (Canary): un film sugli anni ’80 in un Sud Africa diviso dall’Apartheid, in cui Olwagen costruisce un film emozionante e personale, unendo un’amara consapevolezza a un grado di esuberanza, data soprattutto da alcuni voli di immaginazione musicale che animano il film e lo colorano di un’atmosfera pop. Guidando il pubblico attraverso l’esperienza in prima persona del protagonista, la regia risulta moderna, originale e creativa. Sullo sfondo è chiara la riflessione sulla <>, ed il modo in cui Johan naviga in questo territorio difficile è gestito con calore, autenticità e spina dorsale, grazie alla sceneggiatura scritta dal regista in collaborazione con Charl-Johan Lingenfelder. Kanarie evita di ridursi a semplice melodramma lasciando spazio a una sottile tensione, un delicato ma efficace simbolismo, brani musicali ben noti al grande pubblico e momenti di pura fantasia che donano una dimensione surreale alla storia. La forza motrice del film, tuttavia, è il protagonista Schalk Bezuidenhout, una star della commedia sudafricana che ricorda vagamente un Adam Sandler alle prime armi o un Buster Keaton di nuova generazione, con quella malinconia nello sguardo che non gli vieta di lasciarsi andare all’ironia. Il suo personaggio vive un’evoluzione emotiva e una crescita personale fondamentale, e lui gestisce tutto questo con assoluta naturalezza e cuore. Bellissima poi anche la colonna sonora, che ha la sua rilevanza, soprattutto per la sua capacità di unire ritmi pop con brani della tradizione e canti religiosi rivisitati attraverso arrangiamenti ben calibrati e funzionali al racconto. Non si può definire Kanarie propriamente un musical, ma piuttosto un esperimento di un regista ambizioso che vuole proporre qualcosa di nuovo che convince, coinvolge e aggiunge sicuramente qualcosa di diverso al panorama cinematografico internazionale. Buona visione.
Dino Sauro Stupazzoni.

La locandina del film Kanarie – Canary

Il cast di Kanarie – Canary
Schalk Bezuidenhout è Johan Niemand, il protagonista
Hannes Otto è Wolfgang Müller
Germandt Geldenhuys è Ludolf Otterman
Gérard Rudolf è Reverend Koch
Regia di Christiaan Olwagen
Sceneggiatura di Charl-Johan Lingenfelder e Christiaan Olwagen
Premi: 1 vittoria e 6 candidature (Fonte: IMDb)
Genere: Drammatico Musical Guerra
Colonne sonore : Smalltown Boy Written by Steve Bronski, Jimmy Somerville, Larry Steinbachek
Performed by Bronski Beat
Data di uscita : 19 ottobre 2018 (Sud Africa)
Paese di origine : Sud Africa
Lingue : Afrikaans Inglese

Un ringraziamento particolare va a Claudio D. per l’adattamento dei sotto titoli, reso complicato dalla presenza di sotto titoli hardcoded e dalla lingua parlata, l’Afrikaans. La pellicola viene rilasciata nel modo classico, con i sotto titoli a parte. Si consiglia la visualizzazione della pellicola con il lettore VLC, per cui i sotto titoli sono stati adattati. Per ogni domanda dubbio perplessità, se desiderate partecipare al progetto del Blog Caprenne, potete scrivere a:

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