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Sauvage (Francia 2018)

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Camille Vidal-Naquet è qui al suo debutto nel mondo dei lungometraggi. Un esordio sotto i riflettori del Festival del Cinema di Cannes, dove la pellicola ha partecipato, nel 2018, nella sezione Settimana internazionale della critica, aggiudicandosi il Premio Louis Roederer per la Rivelazione assegnato al protagonista Félix Maritaud. Il lavoro ha lasciato sicuramente il segno, anche per le scene di sesso che contiene – alcune palesemente esplicite. Quello stesso anno, sempre a Cannes e nella sezione Un Certain Regard, venne presentata la pellicola belga-olandese Girl di Lukas Dhont – autore del più recente Close – che aveva come protagonista la storia di una danzatrice classica in transizione MtF. ( By Renato).

Sopra la locandina del film

Trama di Sauvage

Léo è un ragazzo di 22 anni che si prostituisce e vive di espedienti: non ha amici, non ha una famiglia da cui tornare, si dedica al sesso e alla droga. Léo è un animale selvatico, basta a sé stesso e anche quando è alla ricerca di attenzioni, più o meno affettive, lo fa come un gatto: rimanendo fedele alla sua natura e a sé stesso.

Recensione di Sauvage a cura di Renato.

Questo film è una sorpresa – piacevole – sotto diversi punti di vista. La maggior parte delle persone si fermerebbe al racconto, che va sicuramente a toccare delle corde emotive non indifferenti: la difficoltà di un ragazzo di strada nell’affrontare la sua quotidianità, fatta di emarginazione e sregolatezza. Il fatto che sia un giovane che si prostituisce va indubbiamente a toccare quelle radici che molti di noi hanno nell’animo: quelle del salvatore. A volte ci si può indignare per le scelte fatte dal protagonista, non comprenderne il significato, non accettare come lui renda la sua stessa vita un inferno; ma tutto ciò fa gioco alla pellicola, con buona consapevolezza autorale, e cerca di smuovere la leva del redentore che porta lo spettatore a tifare per Claude, interpretato da Philippe Ohrel che gli amanti del cinema a tematica queer ricorderanno in Gamberetti per tutti (2019), che è colui che introduce Léo sulla via del riscatto.

Una narrazione che Camille Vidal-Naquet, regista e sceneggiatore dell’opera, ha decisamente ben imbastito, su tutti i fronti. Il racconto potrebbe ineluttabilmente portare a cercare di conoscere la situazione di Léo antecedente a quella che ci viene raccontata. I più esigenti potrebbero avere la necessità di comprendere come il protagonista sia arrivato a quella vita dissoluta, quali sono stati i legami – familiari e non – che lo hanno spinto in quella direzione. In realtà, non si sente il bisogno di indagare oltre quello che già ci viene proposto perché non è necessario: Vidal-Naquet riesce a catturare la nostra attenzione sul presente sia a livello drammaturgico che filmico, con le sue inquadrature spesso sporche, in movimento, a seguire la frenesia del giovane che, fra una notte passata con gli amici a drogarsi e l’altra addormentato per strada, non riesce a trovare pace. Nemmeno la liaison con Ahd, collega che ama non etichettarsi frocio ma che adora anche flirtare con i compagni di (dis)avventura, riesce a fargli trovare pace.

Perché dovrei cambiare? Léo

Frenesia che viene, momentaneamente, attenuata con il coinvolgimento di Claude ma che poi si ripresenta, a rafforzare un finale sicuramente d’effetto, anche se forse un po’ furbo. Anche negli attimi in cui il giovane è allo stremo – sia per strada, mentre raccatta cibo dall’immondizia o beve acqua da una pozzanghera, piuttosto che nei suoi incontri di sesso – il regista trova la via di rendere efficace la storia, anche se utilizza delle modalità che indignano parte del pubblico: il sesso esplicito di un paio di scene è voluto appositamente perché chi sta guardando sia immerso totalmente in una realtà che non conosciamo e discostiamo e che, probabilmente, non è conforme all’idea che abbiamo.

Se Vidal-Naquet è stato così efficace, parte del merito va dato anche al protagonista: Felix Maritaud, interprete di Léo, era già apparso nel film 120 battiti al minuto (2017) come coprotagonista. Non ha alle spalle una formazione attoriale accademica ma spicca decisamente per il suo sapere gestire le emozioni dei personaggi che interpreta. In questo caso, lo ritroviamo a presentarci un antieroe con un’anima: i suoi sguardi nel vuoto, i suoi sorrisi impercettibili, la sua freddezza in situazioni estreme – come l’incontro con la coppia che lo sodomizzerà con un plug abnorme – avvicinano il personaggio a chi lo sta spiando – spettatore incluso – rendendo il suo anticonformismo qualche cosa di non accettabile ma comunque umano. Le sue esperienze nel porno e il suo essere dichiaratamente gay può averlo aiutato in questo percorso, ma poco importa e non va a minare la sua interpretazione.

Léo si comporta come un cane randagio: beve l’acqua della strada, dorme volentieri per strada, mangia spazzatura senza disgusto. Per noi, se fossimo davvero persi in una grande città, e non avevamo un dollaro per comprare l’acqua, sarebbe molto difficile per noi immaginare di andare alla grondaia per un sorso d’acqua. Camille Vidal-Naquet

In conclusione

L’opera è sicuramente d’impatto ed effetto. È ben riconoscibile una cifra stilistica del neofita – nei lungometraggi –. Vidal-Naquet ed è volutamente e duramente reale. Se proprio vogliamo approfondire, qualche piccola pecca c’è in questa violenta raffigurazione: manca quello che D. A. Miller – critico e studioso cinematografico noto per le sue idee controcorrente su film come Chiamami col tuo nome (2017) – definirebbe sangue e merda, ovvero quella parte inevitabile che esiste di sporco, anche in senso letterale. Il personaggio di Léo, animale selvatico, si ritrova fin troppo pulito rispetto alla situazione che vive, finanche dopo gli incontri sessuali, alcuni dei quali finiscono per ferirlo. Non è una deficienza rilevante, la narrazione scorre comunque in maniera lineare. Ed è fuori di dubbio che una pellicola come questa è talmente lontana dalle forzature omonormative presenti in Italia che, anche solo per questa ragione, merita di essere visto. Senza pregiudizi.

Questa pellicola ha dei sotto titoli già incorporati di default, viene rilasciata in un unico file in formato .MKV. Si consiglia la sua visualizzazione con il player universale VLC. Per ogni chiarimento, dubbio, suggerimenti, proposte, se volete partecipare al progetto ed aiutarci, potete scrivere a : caprenne23@outlook.com Ed infine Vi ricordiamo la nostra pagina Facebook, https://www.facebook.com/people/Sottotitoli-italiani-per-film-e-serie-gay/100063589207670/

Titolo originale: Sauvage

Anno: 2018

Paese di produzione: Francia

Genere: drammatico

Produzione : Les Films de la Croisade, La Voie Lactée

Durata:1 h 39 min 

Regia: Camille Vidal-Naquet

Sceneggiatore: Camille Vidal-Naquet

Montaggio: Elif Uluengin

Fotografia: Jacques Girault

Musica: Romain Trouillet

Attori: Félix Maritaud nei panni di Léo,  Eric Bernard nei panni di Ahd, Nicolas Dibla nei panni di Mihal, Philippe Ohrel nei panni di Claude.

Una scena del film con Felix Maritaud nei panni di Léo

Léo (Felix Maritaud) in una scena del film

Un primo piano di Felix Maritaud

Léo (Felix Maritaud) e Ahd (Eric Bernard)

Il Trailer

Pellicola:   MEGA link

Man in orange short (U.K. 2017)

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Oggi rilasciamo la pellicola di questo che è un film per la TV diviso in due parti, ma che noi abbiamo unito, della televisione britannica. È stato prodotto da Kudos Film and Television ed è stato trasmesso per la prima volta il 31 luglio 2017 su BBC One. Il film drammatico racconta tre storie d’amore di due generazioni di una famiglia, negli anni ’40 e nel 2017. Vanessa Redgrave, Julian Morris e Oliver Jackson-Cohen recitano nei ruoli principali, diretti da Michael Samuels. La sceneggiatura e l’idea provengono da Patrick Gale, la cui storia familiare è il nucleo autobiografico della trama. Diretta da Michael Samuels (Any Human Heart), prodotta da Lisa Osborne (Little Dorrit) e realizzata da Kudos per BBC One, una miniserie in due parti (praticamente un film di due ore), completamente gay, che confronta due storie d’amore a 60 anni di distanza una dall’altra, legate dalla famiglia e da un dipinto che contiene un segreto. Le due storie d’amore gay vogliono illustrare le sfide ed i grandi cambiamenti intercorsi dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi.

Man in an Orange Shirt (trd. l’uomo dalla camicia arancione) il titolo originale, presenta due storie separate ma intrecciate: la prima racconta gli ostacoli che la società occidentale sta mettendo nella relazione amorosa tra i due veterani della seconda guerra mondiale Michael e Thomas nell’immediato dal fronte. La seconda parte descrive le prove e le tribolazioni delle collaborazioni del XXI secolo, usando l’esempio del nipote di Michael. Le storie sono collegate da Flora, moglie in lutto di Michael e nonna di Adam, il cui amore non corrisposto per Michael e l’educazione conservatrice si traducono in un elemento odioso per Adam.

Sopra la locandina del film

Il racconto si basa in parte sulla storia familiare dell’autore inglese Patrick Gale, che ha celebrato il suo debutto nella sceneggiatura con quest’opera. Ha scritto la storia in un periodo di sei anni. Come Flora Berryman la madre di Gale aveva trovato una pila di lettere d’amore da un “amico” maschio sulla scrivania del marito poco dopo la fine della seconda guerra mondiale. Ha anche distrutto le lettere per paura che potesse essere arrestato e poi, per disgusto e ignoranza, aveva imparato a equiparare l’omosessualità alla pedofilia. La location delle riprese è stata, tra gli altri, la London Charterhouse, dove sono stati girati anche Downton Abbey, Agatha Christie’s Poirot, Tulip Fever, Miss Austen Regrets e dal 2017 Taboo. Il dramma è stato trasmesso come il fiore all’occhiello della BBC Gay Britannia season, una serie di programmi nel 2017 per celebrare il 50º anniversario dell’abbrogazione della legge che criminalizzava l’omosessualità nel paese. Il 13 agosto 2017, TVNZ ha trasmesso entrambe le parti come un unico film. La rete statunitense PBS ha trasmesso le due parti nel giugno 2018 come parte della loro serie antologica Masterpiece.

Questa pellicola ha dei sotto titoli già incorporati di default, viene rilasciata in un unico file in formato .MP4 visualizzabile con qualunque player e su qualsiasi supporto. Per ogni chiarimento, dubbio, suggerimenti, proposte, se volete partecipare al progetto ed aiutarci, potete scrivere a : caprenne23@outlook.com Ed infine Vi ricordiamo la nostra pagina Facebook, https://www.facebook.com/people/Sottotitoli-italiani-per-film-e-serie-gay/100063589207670/

Il cast del film

Julian Morris è Adam Berryman

Vanessa Redgrave è Flora Berryman

Oliver Jackson-Cohen è Michael Berryman

James McArdle è Thomas March

Joanna Vanderham è Flora Talbot

David Gyasi è Steve

Regia Michael Samuels

Michael, Flora e Thomas, nel giorno del matrimonio

Thomas e Michael nel cottage

Un primo piano di Julian Morris

Un primo piano di Steve e Adam

Un primo piano di Julian Morris (Adam) con Vanessa Redgrave (Flora Berryman)

I quattro protagonisti. Da sinistra a destra: David Gyasi (Steve); Julian Morris (Adam Berryman); James McArdle (Thomas March); Oliver Jackson-Cohen (Michael Berryman)

Il Trailer

Pellicola:   MEGA link

I am Syd Stone (Canada – 2020)

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Oggi, come regalo di Pasqua, Vi presentiamo il film canadese I am Syd Stone. Nato come costola da una serie TV, basato su sei episodi, è diventato poi un corto, fino ad approdare al lungometraggio che Vi proponiamo. In pratica è lo “spin off” di I am Syd Stone del 2014.
I personaggi sono essenzialmente due.
Syd. Un gay represso, afflitto da una potente omofobia interiorizzata.  Assolutamente non visibile e closet.
Matt. Un gay che vive, sembra, abbastanza serenamente la sua omosessualità.
I due però si incontrano, ma i tempi, le loro esperienze vissute, sono troppe diverse, ancora. Ma l’incontro sarà significativo, soprattutto servirà ad uno dei due, Syd, ad intraprendere un importante e decisivo percorso per poter trovare se stesso.

A nome di tutti i componenti del gruppo, vi facciamo i nostri auguri di una Buona Pasqua, Pace e Serenità.

Sopra la locandina del film

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Il cast del film

Travis Nelson è Syd Stone

Benjamin Charles Watson è Matt

Daiva Johnston è Rachel

Francine Deschepper è Geri

Regia di Denis Theriault

Syd, sulla sinistra, e Matt, in una scena del film

Un primo piano di Syd, interpretato da Trevis Nelson

I due protagonisti del film in una scena nella piscina dell’albergo

Recensione di Dino Sauro Stupazzoni.

Attenzione: contiene spoileraggio!

I am Syd Stone trd. Io sono Syd Stone.
Ma chi è Syd Stone?
E’ un attore, che ha interpretato un film che lo ha reso famoso. Poi però entra un po’ in crisi, ed è ridotto a recitare per  dei filmetti. La sua agente, Geri, gli gira da leggere ed eventualmente da accettare, una nuova promettente sceneggiatura per un film,  che però  Syd rifiuta sdegnosamente. Geri a quel punto gli ribatte, chiedendo a Syd se si rende conto di chi l’abbia scritta, quella sceneggiatura. Un personaggio che scrive film da Oscar. Potrebbe essere la sua grande occasione. E che quella sceneggiatura, il personaggio, l’ha scritta proprio pensando a lui. Syd conferma il suo rifiuto ed è irremovibile, addirittura scaraventa lo smartphone. Che cosa conterrà mai quella sceneggiatura? Qualcosa che urta Syd, e molto, ma cosa? Forse un film a tematica LGBTQI? Qualcosa che tocca le corde di Syd, andando a urtare dei nervi scoperti? Sul set di uno di questi filmetti che sta interpretando, alloggia in un bel albergo di lusso, ed una sera, al bar dell’albergo, conosce Matt, un ragazzo di colore. Amore a prima vista? Chissà…. Matt non sa chi sia Syd, non lo riconosce come l’attore di un film famoso, e questa cosa attizza moltissimo Syd. E’ attratto da questa situazione in cui non viene riconosciuto per il suo passato, e da questo sconosciuto. I due finiscono per approcciarsi ai bordi della piscina, fino ad arrivare ad un bacio appassionato, quando, all’improvviso, irrompono delle persone nella piscina. Questa cosa irrita e infastidisce Syd  che dà di matto. Abbandona velocissimamente Matt staccandosi precipitosamente da lui come fosse un lebbroso, aggresdisce una fan che era entrata per chiedergli un autografo addirittura buttandole il cellulare nella piscina reagendo veramente in malo modo ed andandosene lasciando Matt letteralmente di sasso. Matt a questo punto, si defila. I due non hanno un contatto tra di loro. Ma questo incontro risveglia qualcosa in Syd. Dei sentimenti, degli istinti sopiti, qualcosa che si capisce, era stato forzosamente sepolto. Una sera Syd incontra Matt nel corridoio dello stesso piano dove si trova la sua camera. Lo invita ad entrare. I due fanno sesso. Al mattino Syd invita cortesemente Matt a lasciare la stanza. Se ne va prima lui. Sotto nella hall incontra Rachel, la sua compagna. Syd è molto sorpreso dalla improvvisa e non annunciata apparizione di Rachel, e di questa cosa, si accorge pure la ragazza. L’accoglienza di Syd è, infatti alquanto fredda, per una persona che viene dalla parte opposta del paese, con sette ore di aereo, per fargli una sorpresa. Ed in effetti l’effetto sorpresa è riuscito in pieno. Forse anche troppo! Rachel vorrebbe salire in camera di Syd per dormire, e Matt cerca di convincerla, in tutti modi e con tutti gli stratagemmi possibili, ad andare con lui sul set, in quanto in camera sua c’è ancora Matt! Sarebbe un pasticcio! Dopo qualche scena, vediamo Rachel che si sta per recare nella camera di Syd. Davanti alla porta c’è Matt. Rachel dice a Matt “ci deve essere un errore, deve aver sbagliato stanza”. La scena cambia. Syd e Rachel sono in camera. Programmano la serata. Quando Rachel, a freddo, chiede a Syd: “chi è Matt”. Syd è colto in fallo. Tergiversa. Fa quello che sa fare meglio: recitare. Ma Rachel lo incalza. Gli dice che Matt era fuori dalla porta della sua camera e lo cercava. Syd, a quella notizia, come impazzito, esce nudo, soltanto con un asciugamano in vita, a cercare Matt. Lo incrocia che sta salendo sull’ascensore. Syd fa soltanto in tempo a sentire Matt che gli dice : “lei è più bella dal vivo che in TV”. I due poi si beccheranno nuovamente nella hall dell’albergo, esattamente con il primo incontro. Un breve incontro, dove entrambi riescono a spiegare velocemente, l’un l’altro, le loro difficoltà adolescenziali, e come entrambi siano stati pesantemente ostacolati dalle loro famiglie per il loro orientamento sessuale. Entrambi si rendono conto di essere su livelli diversi, inoltre Matt è palesemente contrariato dal fatto che Syd non gli avesse fatto il minimo cenno al fatto che lui fosse insieme ad una donna. Proprio per questa durezza di Matt, il giudizio che a prima vista alcuni potrebbero dare di lui,  è che si tratti di una cosiddetta “primadonna”, “ma quanto se la tira quello là”. Che a prima vista ci sta. Ma forse è un po’ affrettato come giudizio. Se analizzato con più attenzione,  con il vissuto del mondo gay, in realtà possiamo dire che quella di Matt è una situazione attraverso la quale sono passati in tanti, gay o etero non importa. Quella situazione di “terzo incomodo”, nella quale percepiamo che “lui” non lascerà tanto facilmente “lei”. Quindi la storia finisce per diventare una avventura, e per coloro che sono romantici, o per coloro che cercano una relazione, è meglio chiudere il prima possibile. Matt interpreta la parte del gay disilluso, che non cerca una storia da una botta e via. Non siamo di fronte a quella che nel settore si definisce una zocc**** quando poi si frequenta senza troppi problemi persone che sono già in coppia senza preoccuparsene. Ed è quella della fine, la soluzione scelta infatti, da Matt. Nel loro breve incontro, Matt dice a Syd che sta per tornare a casa. Che tutto sarebbe finito lì. E Syd non ha ancora le forze, la capacità di reagire, subisce l’evento senza opporre una alternativa. Matt sparirà dalla vita di Syd. Ma quell’incontro cambia la vita di Syd. Rompe come un muro, una barriera. Rachel, forse un po’ frettolosamente, ma la sceneggiatura impone così, abbandona Syd. Che entra in crisi. Fintanto che Syd non legge la partitura che gli aveva mandato Geri, la sua agente, che aveva così sdegnosamente rifiutato. Cambio di scena, e Syd si ritrova di nuovo in auge, si parla di lui addirittura in lizza per un Oscar. Nel nuovo film interpreta un personaggio fluido, queer. Syd deve rilasciare delle interviste di rito, visto il successo ricevuto. Durante una di queste, Syd si ritrova a raccontare la sua storia, brevemente ed in sintesi, in una intervista, ad una giornalista. Quest’ultima è famosa per essere considerata molto provocatoria nei confronti di coloro che vengono ospitati nel suo studio. La sua agente, Geri, mette in guardia Syd. Di stare molto attento. Di non cedere alle sue provocazioni, e di portare la intervista dove desidera lui.  Ma ad un certo punto, incalzato e pressato dalla giornalista sulla sua reale sessualità, Syd dapprima abbozza ad un tentativo di ribattuta, poi cede, ha una crisi. E chiede addirittura lo stop.  L’intervista viene sospesa. Geri parla con Syd. Ma questi, dopo un po’ che stanno chiacchierando, decide di andare avanti con la intervista. E così Syd spiega, con calma, che da piccolo si sentiva “diverso”. Da piccoli ci viene detto “che la diversità fa parte della nostra natura, che è positiva”. Ma poi se quella “diversità” non rimane incanalata nei percorsi previsti dalla società in cui viviamo, nei ranghi etero normativi, cominciano i problemi. Quella diversità non viene più accettata. Il padre di Syd non la accettò, la sua diversità, ed a 14 anni lo mandò in un campo di “riconversione”. Per farlo cambiare e tornare alla etero normatività. Ma certi istinti non si possono cambiare. Quella esperienza finì per rinchiudere in un involucro quasi impenetrabile la vera natura di Syd, ed allontanarlo dalla figura paterna per sempre. Syd finisce per fare un clamoroso quanto liberatorio coming out nel prosieguo della intervista, rendendolo un uomo finalmente liberato dai suoi scheletri nell’armadio. Il film termina con un bellissimo ragazzo barista che fa un latte macchiato a Syd, lo riconosce, lo avvicina al tavolo, per fargli delle avances, e gli fa i complimenti per la sua intervista, dicendogli che il suo è stato veramente un formidabile coming out. Pochi istanti dopo Syd chiama il ragazzo, e gli fa i complimenti per il suo latte macchiato. Ora per Syd, si dischiude un nuovo mondo.

Il trailer del film I am Syd Stone

Pellicola:   MEGA link

Tom of Finland (Finlandia, Svezia, Danimarca, Germania, U.S.A. – 2017)

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Sopra la locandina del film

Oggi Vi proponiamo un film da voi molto atteso: il coinvolgente biopic di Dome Karukoski, Tom of Finland, una coproduzione tra Finlandia, Svezia, Danimarca, Germania, Stati Uniti e Regno Unito. Il racconto di come l’arte guarisce e libera, Tom of Finland fonde efficacemente la storia personale di Touko Laaksonen con la storia del movimento LGBT in Finlandia e Stati Uniti. Il protagonista del film, Touko Laaksonen, qui interpretato da Pekka Strang, era originario della Finlandia, paese dove l’omosessualità è stata decriminalizzata nel 1971 e declassificata come malattia nel 1981. Il film, scelto come rappresentante per la Finlandia agli Oscar 2018, narra la vita di Touko Laaksonen, artista baltico che divenne celebre per i suoi disegni a tematica leather bear gay. Laaksonen, che divenne un’icona del mondo omosessuale, fu già protagonista del documentario Daddy and the Muscle Academy (1991). Il film ha aperto la 32ª edizione del Lovers Film Festival di Torino. Intro di Dino Sauro Stupazzoni.

Trama di Tom of Finland

La pellicola racconta la vita di Touko Laaksonen, sia personale che artistica: il suo congedo, avvenuto alla fine della Seconda Guerra Mondiale; il closet in cui si trincera; l’inizio della sua storia d’amore; la sua tenacia verso la promozione della sua arte. Il protagonista, grazie ai suoi fumetti omoerotici, arriverà alla fama internazionale. tanto da divenire una icona gay in un periodo storico particolare – in quello che sfocerà negli anni della comparsa dell’AIDS.

Recensione di Tom of Finland di Sasà Sanguineti

Il film di Dome Karukoski ha tutte le prerogative per essere una pellicola di consumo: belle immagini, storia scorrevole, niente che possa infastidire lo spettatore moderno, magari svogliato e poco incline ad essere preso in un meccanismo che lo porti a elaborare ciò che sta guardando. Del resto, diverse pellicole nascono con il presupposto di essere un prodotto commerciale il che, sia ben chiaro, non è un male, soprattutto se ciò viene palesato. Però, visto l’argomento trattato, da questa opera ci si aspetterebbe un impegno diverso e una profondità che, in realtà, manca.
Karukoski è un giovane regista finlandese che ha respirato arte e cultura fin dall’infanzia – suo padre era un attore e un poeta mentre la madre lavorava nel giornalismo. Si distinse già con il suo primo lungometraggio Tyttö sinä olet tähti, vincitore di diversi premi; in seguito si dedicherà anche a video musicali e spot pubblicitari. Con Tom of Finland ha iniziato a dedicarsi a storie biografiche e, probabilmente, forte delle sue esperienze passate, ha lavorato molto sulla qualità dell’immagine.
Il film inizia, senza indugi, proponendo delle sequenze che sottolineano la presenza della tematica lgbtqi+: i nudi – mai frontali – del gruppo di soldati in sauna; gli sguardi del protagonista; gli adescamenti nel bosco. Non esplicita mai, in maniera diretta, l’omosessualità dell’artista: Tom, interpretato dall’attore finlandese Pekka Strang, è closeted e non ha intenzione di uscire da quel suo status, sfogando nel disegno i suoi pensieri e le sue pulsioni. Anche nella rappresentazione dei suoi contatti omoerotici, le immagini e i contenuti vengono proposti in modo che non disturbino, con l’uso di un filtro narrativo necessario per rendere l’argomento accettabile. Questa modalità è presente in tutto il film: mentre Tom vive la sua storia d’amore piuttosto che nel rapporto che ha con la sorella – più rivale che confidente.
Le scene dedicate all’amore trasgressivo sono sempre buie, caratterizzate da promiscuità e da rapporti che non vanno mai a indagare oltre ciò che può avvenire sotto le coperte (e non solo). Situazioni che sono vecchie modalità di rappresentazione che possiamo ricondurre già agli anni Ottanta: in tal senso, Cruising di William Friedkin può essere considerato il precursore.

Tom of Finland honors its subject with an empathetic, even-handed, and above all entertaining look at the pioneering art he produced from private turmoil.
(critica da Rotten Tomatoes)
Tom of Finland onora il suo soggetto con uno sguardo empatico, imparziale e soprattutto divertente sull’arte pionieristica che ha prodotto a partire da turbolenze private.
(critica da Rotten Tomatoes)

Oggettivamente, il lavoro di Karukoski non è un brutto film: gli attori sono guidati verso una interpretazione quasi distaccata, volta a rimarcare la situazione più che l’introspezione. Anche la musica viene usata con parsimonia ma in maniera efficace. Il montaggio è lineare, agevolando così la fluidità del racconto, e la fotografia è accurata, andando a creare– più con i giochi di ombre che di luci – delle suggestioni oramai conosciute. Anche qualche trovata registica è degna di nota, come il coniglio bianco che ogni tanto appare – che può rappresentare sia la porta su un mondo fantastico alla Lewis Carroll sia simboleggiare la frenesia sessuale – o il sogno erotico di Tom, impersonato dal personaggio fumettistico di Kake. Le lacune della sceneggiatura vengono ben celate da una narrazione scorrevole: il triangolo amoroso fra Tom, sua sorella e il futuro compagno di vita dell’artista – a cui avrebbero affittato una stanza, non si sa in base a quale esigenza – piuttosto che il ritrovarsi di Tom e Alijoki, compagno di scorribande notturne nei parchi divenuto, in seguito, diplomatico – l’incontro avviene in un’altra nazione e in carcere, luogo dove Tom era stato portato a seguito di un appuntamento amoroso finito male. Mentre il resto del cast è imbrigliato, fra scelte registiche e sceneggiatura, Taisto Oksanen (Alijoki) riesce a dare uno spessore che è apprezzabile, nella sua doppia veste di closeted e di persona costretta ad affrontare il suo outing. Gli altri: Pekka Strang (Tom) e Lauri Tilkanen (Veli, amante di Tom) sono contenuti nella loro rappresentazione omonormativa; Jessica Grabowsky (Kaija, sorella di Tom) nella sua forzata figura antagonista e moralizzatrice, diventa una macchietta poco credibile. L’argomento trattato e l’inizio del film lasciano supporre una volontà consapevole all’uso del queer baiting = adescamento dei gay; pensiero confermato con il proseguo della visione del film. Il percorso intimo di Laaksonen non viene scandagliato, se non brevemente, a vantaggio di un racconto più facile da accettare: persino la provocazione estrema dell’artista di usare le divise naziste per alcuni suoi personaggi non è indagata ma, del resto, sono molti i momenti incompiuti – il viaggio negli Stati Uniti o l’avvento dell’AIDS sono degli esempi. La conclusione, con il classico lieto fine, rende ancor più evanescente tutto il percorso dell’illustratore finnico.

In conclusione

Non meraviglia che la pellicola finlandese non sia stata selezionata fra le finaliste nella categoria Miglior film in lingua straniera al 90° Premio Oscar: nonostante sia un prodotto ben confezionato, le aspettative vengono disilluse. Ciò nonostante, rimane un discreto lavoro di cassetta: il clima domestico è più che sufficiente per godersi questa pellicola.

Note positive
Belle immagini e buona fotografia
Racconto fruibile di una biografia complessa
Note negative
Uso del queer baiting
Attori troppo limitati
Storia non approfondita

Questa pellicola ha dei sotto titoli già incorporati di default, viene rilasciata in un unico file, in formato .mkv. Si consiglia la visualizzazione sul player multimediale VLC. Per ogni chiarimento, dubbio, suggerimenti, proposte, se volete partecipare al progetto ed aiutarci, potete scrivere a : enrico8@virgilio.it Ed infine Vi ricordiamo la nostra pagina Facebook, https://www.facebook.com/people/Sottotitoli-italiani-per-film-e-serie-gay/100063589207670/

Il cast di Tom Of Finland

Pekka Strang è Touko Laaksonen (Tom of Finland)
Seumas Sargent è Doug
Jessica Grabowsky è Kaija Laaksonen (La sorella di Touko Laaksonen)
Lauri Tilkanen è Veli
Jakob Oftebro è Jack
Werner Daehn è Muller

Regia di Dome Karukoski

Un primo piano di Pekka Strang (che interpreta Touko Laaksonen = Tom of Finland)

Una sequenza del film quanto Touko Laaksonen presta il servizio militare

Un intenso primo piano di Pekka Strang (Touko Laaksonen) e Lauri Tilkanen (Veli)

Un particolare “triangolo amoroso”, Pekka Strang (Touko Laaksonen), Lauri Tilkanen (Veli) e Jessica Grabowsky (Kaija Laaksonen)

Una sequenza del film

Il trailer del film Tom of Finland

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Il Signore delle Formiche (Italia – 2022)

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Recensione di Dino Sauro Stupazzoni

Sopra la locandina del film

Uno spaccato della storia italiana. 

Oggi pubblichiamo la recensione un film che era in concorso alla 79ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, l’anno scorso.

La lentezza. Il film è lento, forse perché vuole riprodurre la lentezza di quel periodo storico, rispetto alla frenesia del mondo di oggi, del 2023. O forse per meglio rappresentare le personalità dei protagonisti.

I personaggi. Luigi Lo Cascio è Aldo Braibanti. Il Braibanti è un personaggio egocentrico pieno di se, dispotico,  il classico intellettualoide di sinistra. Ex dirigente del PCI, il grande partito operaio, ex partigiano, omosessuale dichiarato, in un mondo dove la parola non viene spesso nemmeno pronunciata. Leonardo Maltese è Ettore Tagliaferri : una rivelazione. Bravissimo. Convincente. Commovente. E’ la vera vittima di questa che è una storia vera, in realtà Giovanni Sanfratello. Rapito dalla famiglia, viene rinchiuso in manicomio e ripetutamente sottoposto ad elettrochoc, fino a renderlo mezzo invalido. Ad empatizzare con lui, con Ettore, c’è da stare male. Elio Germano, interpreta il giornalista Ennio Scribani, è il personaggio che mi è piaciuto di più. In realtà è una finzione storica, inserita appositamente dal regista. Giornalista de l’Unità, disincantato, viene incaricato dal direttore di seguire il caso Braibanti. Dapprima titubante, ne farà via via una questione personale, fino a diventerà amico di Aldo. Simbolo di un paese che sta per cambiare, il suo, a quei tempi, era un pensiero di avanguardia, in palese contrasto con il direttore del suo giornale, L’Unità, così come era l’allora PCI. Il caso Pasolini insegna. Inspiegabile un cameo di Emma Bonino, dei tempi attuali, inserito in una scena ambientata ai tempi delle proteste studentesche contro il processo per plagio intentato con il Braibanti.

La famiglia borghese degli anni ’60. Padre invalido e su una sedia a rotelle, completamente assente. Famiglia borghese di livello, a giudicare dalle immagini che ci fornisce il regista, di una casa abbastanza lussuosa, abiti eleganti. Ma fredda. La madre assolutamente odiosa ed algida, in preda ad una furia religiosa e bigotta, non tollera che il figlio Ettore frequenti una persona come il Braibanti. Una persona immorale, afflitto da un vizio che la signora Sanfratello non riesce nemmeno a pronunciare, “o m o  s e s s u a l e”.  Al processo la madre e il fratello sembrano due maschere dell’orrore, una rappresentazione terrena del male dal gran che sono imbruttiti. Altro personaggio squallido il fratello di Ettore, Riccardo Tagliaferri. Respinto e osteggiato dal Braibanti, sembra volersi così vendicare aiutando la madre a rapire il fratello ed a farlo ricoverare in manicomio. Il giornalista Ennio Scribani rimarrà deluso dall’esito del processo, in quanto  egli stesso omosessuale, lo si intende da parecchie scene, anche se non esplicitamente, e sperava fortemente in una assoluzione del Braibanti, attraverso cui vedeva la possibilità di un mondo migliore dove vivere liberi. La condanna invece vanifica tutti i suoi sforzi, fino a farlo precipitare in una profonda depressione. Il film è uno spaccato dell’Italia fine anni ’60. Per ogni chiarimento, dubbio, suggerimenti, proposte, se volete partecipare al progetto ed aiutarci, potete scrivere a : enrico8@virgilio.it Ed infine Vi ricordiamo la nostra pagina Facebook, https://www.facebook.com/people/Sottotitoli-italiani-per-film-e-serie-gay/100063589207670/

Il cast de il Signore delle Formiche

Luigi Lo Cascio è Aldo Braibanti

Elio Germano è Ennio Scribani

Sara Serraiocco è Graziella

Leonardo Maltese è Ettore Tagliaferri

Davide Vecchi è Riccardo Tagliaferri

Regia di Gianni Amelio

Luigi Lo Cascio e Leonardo Maltese in una intensa scena del film

Elio Germano e Luigi Lo Cascio

Una scena del film

Luigi Lo Cascio è Aldo Braibanti in una fase del processo

Elio Germano è il giornalista dell’Unità Ennio Scribani

Il trailer del film Il Signore delle formiche

Great freedom (Austria – Germania 2021)

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Omosessualità, amicizia e amore dietro le sbarre della Germania del Dopoguerra. Di  Sasà Sanguineti. 

Questa volta pubblichiamo un film che ha ottenuto un notevole riscontro, sia da parte del pubblico che dalla critica: Rotten Tomatoes lo riporta con un gradimento che supera il 90 %; inoltre, ha vinto il Premio della Giuria nella categoria Un Certain Regard al Festival di Cannes del 2021 ed è stato selezionato per rappresentare l’Austria ai Premi Oscar 2022 nella categoria Miglior film internazionale. La trama del film. 1945, 1957 e 1968: il racconto delle carcerazioni di Hans, a seguito del Paragrafo 175, la legge tedesca contro l’omosessualità e la sodomia. Durante questo suo percorso di vita, il protagonista incontra Viktor, incarcerato per omicidio, e con lui stringerà un forte legame che diventerà, volontariamente, indissolubile.

 

Il cast di Great Freedom

Franz Rogowski è Hans Hoffmann

Georg Friedrich è Viktor

Anton von Lucke è Leo

Thomas Prenn è Oskar

Regia di Sebastian Meise

Qui sopra la locandina di Great Freedom

Non è una novità, per il cinema austro-tedesco, affrontare la tematica dell’omosessualità, lasciando negli annali anche lavori decisamente incisivi: oltre al genio di Rainer Werner Fassbinder, che ha affrontato – in generale – il tema della diversità , non si può non ricordare I turbamenti del giovane Törless di Volker Schlöndorff, piuttosto che Ai cessi in tassì, pellicola tedesca del 1980 del regista Frank Ripploh. In alcune pellicole si fa riferimento al Paragrafo 175, legge contro l’omosessualità che vede probabilmente origine dalla Buggery Act 1533, voluta da Enrico VIII di Inghilterra: una delle prime leggi contro la sodomia promulgate in un paese germanico e da cui derivò anche il reato gross indecency per cui Oscar Wilde fu processato e condannato. Paragrafo 175 fu inasprita dal regime nazista e gli omosessuali mandati nei campi di concentramento si ritrovarono nella situazione paradossale, una volta liberati, di finire in cella per questa legge – ancora vigente. Il lavoro di Sebastian Meise prende spunto da tutto ciò: il film è la storia di Hans Hoffmann dal 1945 al 1968, liberato dal campo di concentramento e più volte incarcerato perché omosessuale. Il racconto predilige l’intrecciarsi dei vari periodi per creare dei momenti di aspettativa che, in effetti, non vengono quasi mai delusi. Ci sono dei riferimenti, come quello legato alla Bibbia, che paiono non casuali, come volute sono alcune riprese non censurate dei rapporti sessuali – anche se rimangono entro un certo limite.  Il protagonista, ben interpretato da quel Franz Rogowski che alcuni ricorderanno quale il pianista tedesco dalle sei dita in Freaks Out di Gabriele Mainetti, vive queste prigionie fra l’amicizia particolare instaurata con l’omicida Viktor Kohl e gli amori del momento, vissuti nel carcere non senza difficoltà. Viktor è interpretato da Georg Friedrich, attore che conferisce al personaggio uno spessore non indifferente. Se, inizialmente, ci sarà un primo momento di rifiuto verso “il pervertito”, in seguito l’uccisore ne diventerà amico. Un legame che nulla ha a che vedere con l’amore romantico ma che sfocia, sicuramente, in un forte legame di amicizia e complicità. L’amore romantico è presente in due dei tre periodi rappresentati: nel 1957 è presente Oskar – ruolo ricoperto da Thomas Prenn, giovane attore sudtirolese, nella sua altera bellezza – che segnerà Hans, con la sua debolezza impercettibile ma letale; nel 1968 vediamo invece Leo – interpretato dal giovane Anton von Lucke, artista tedesco che è impossibile non notare anche in Frantz di Francois Ozon – colmo di una sensibilità che Hans decide di preservare, pagandone le conseguenze. Per nulla simile a Il bacio della Donna Ragno – altro film a tematica queer con una storia in carcere – e con qualche riferimento a Ai cessi in tassì – soprattutto nella parte iniziale – la pellicola risulta non scontata, esente da un facile sentimentalismo, diretta e, alcune volte, anche dura. Una rappresentazione dell’omosessualità a cui, in Italia, non siamo abituati, dove è d’uopo utilizzare una omonormatività rassicurante. A questo coraggio – anche se parziale, mitigato da alcuni velamenti – si unisce anche la volontà di portare alla luce una situazione storica difficile da accettare – quella inerente a una legge che solo nel 1969 venne commutata a “casi qualificati” e che venne abolita solo dopo la riunificazione tedesca nel 1994. Per tali ragioni, non si può non apprezzarne lo sforzo, sia produttivo oltre che realizzativo. Il risultato è decisamente più che buono. Di Renato S.

Questa pellicola ha i sotto titoli già incorporati di default, pertanto per permetterne un corretta visione, viene rilasciata in un unico file, in formato .mkv Si consiglia la visione della pellicola su lettori multimediali come VLC.

Per ogni chiarimento, dubbio, suggerimenti, proposte, se volete partecipare al progetto ed aiutarci, potete scrivere a : enrico8@virgilio.it Ed infine Vi ricordiamo la nostra pagina Facebook, https://www.facebook.com/people/Sottotitoli-italiani-per-film-e-serie-gay/100063589207670/

Franz Rogowski e Georg Friedrich

Franz Rogowski e Anton von Lucke

Una scena di Great Freedom

Thomas Prenn e Franz Rogowski

Il trailer del film Great Freedom

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Luz (U.S.A. 2020)

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Ci sono ambienti tipicamenti “maschili”, la caserma, lo spogliatoio (bellissimo il film Mario). https://caprenne.wordpress.com/2018/10/10/due-film-sul-calcio-2-mario-svizzera-2018/

E poi il carcere. Oggi Vi proponiamo questo film made in USA, molto intenso. Una storia di sopravvivenza, dentro ad un carcere, mentre fuori il mondo continua a girare. Le relazioni, che si vengono ad instaurare, tra uomini, rinchiusi dentro ad anguste celle, costretti a condividere anche i momenti più intimi, quella intimità che viene a sparire.

Il cast di Luz

Ernesto Reyes è Ruben

Jesse Tayeh è Carlos

Jimmy Garcia è Sal

Alma Gloria Garcia è Benilda

Rega Lupo è Julio

Evie Riojas è Adriana

Regia di Jon Garcia

Qui sopra la locandina di Luz

Può nascere una storia d’amore in una cella di una prigione? Il film di Jon Garcia parte da qui, dalla vita trascorsa in prigione, per arrivare ad una montagna innevata, un simbolo quasi catartico di redenzione e di libertà. Ma partiamo dai protagonisti. Ruben, interpretato da Ernesto Reyes. Della serie anche essere troppo belli, come Ruben, non è sempre positivo. In una scena del film, infatti, Ruben dice: “ero solito venir bullizzato solo per essere bello”.  Carlos, interpretato da Jesse Tayeh. Della serie quel che resta dei nativi americani, oggi, negli U.S.A. In una scena del film, la madre di Carlos racconta a Ruben: “Quando gli spagnoli assoggettarono i nativi, i nativi vennero traditi. Il codice spagnolo di cavalleria ed il codice dei nativi di lealtà, vennero mutilati da anni, di insicurezza, vergogna, indegnità, a un tale grado, che non erano più riconoscibili. Quello che adesso chiamiamo machismo, è solo un vuoto residuo di come eravamo una volta. Non insegna agli uomini a essere uomini. Gli dà una ragione per comportarsi da ragazzi.”  Un film in due parti. La prima parte, la vita in prigione. Dura. Difficile. Dove vige la legge del più forte. Dove si può finire nel gabbio per furto, ma anche per omicidio colposo per aver causato un incidente in auto. Dove occorre dimostrare di essere più forti di quello che non si è. Dove ad un certo punto, come dice Carlos: “Quando stai qui da un po’ non sai più la differenza tra uomo e donna. La seconda parte, la vita là fuori. Con tutte le sue complicazioni. Con i regolamenti di conti da affrontare, così come i propri incubi. Il film, nonostante ambientato in un mondo violento, non rinuncia a fare vedere una luce di speranza ed è una bellissima storia d’amore e di salvezza. Il film presenta anche un’altra tematica, che ci riporta alla memoria un film capolavoro, “la moglie del soldato”. Insomma, c’è davvero “tanta roba” dentro a Luz. Un film delicato, da guardare con attenzione. Da gustare con calma. Il film ha ottenuto solo una candidatura al “Best Oregon Feature 2021”, ma secondo me meritava molto di più.

Novità. Questa pellicola ha dei sotto titoli già incorporati di default, pertanto per permetterne un corretta visione, viene rilasciata in un unico file, in formato .mp4, con i nostri sotto titoli già incorporati (hardcoded). Può essere visualizzato con qualsiasi lettore, incluso Windows Media Player, oltre al classico VLC, e su qualsiasi televisore.

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Un primo piano di Ernesto Reyes (Ruben)

Ernesto Reyes (Ruben) e Jesse Tayeh (Carlos)

La madre di Carlos

Un primo piano di Jesse Tayeh (Carlos)

Un primo piano di Rega Lupo (Julio)

La famiglia di Carlos

Evie Riojas (Adriana)

Il trailer del film LUZ

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Lilting (U.K. 2014)

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Primo film di questo nuovo anno 20-23, per cui auguriamo Buon Anno a tutti Voi dallo staff di Caprenne!

Film caratterizzato da una stupenda interpretazione di un bravissimo Ben Whishaw, come primo film dell’anno Vi proponiamo Lilting. Uscito nel 2014, il film è girato quasi interamente in interni, e gioca su un continuo alternarsi di “passato e presente”. Presentato  a Siviglia questo film del regista britannico Hong Khaou ci presenta shock culturale, incomunicabilità e dolore, l’autoaccettazione, il coming out, ma lo fa con garbo e poesia, senza eccedere. Un film molto delicato, da assaporare con calma. Molto bella la fotografia, anche se in realtà il film è quasi interamente girato in interni, e potrebbe essere tranquillamente recitato in un teatro. 

Cast del film Lilting

Pei-Pei Cheng è Junn Cheng Pei Pei

Ben Whishaw è Richard

Andrew Leung è Kai

Regia Hong Khaou

Qui sopra la locandina di LILTING

Lilting mette in mostra quanto difficile possa essere la comunicazione tra due sconosciuti, quando esistono dei segreti a lungo custoditi che hanno eretto un muro invalicabile tra di loro: sono Junn (Pei-pei Cheng), una donna che parla solo cinese e ha appena perso suo figlio Kai (Andrew Leung) in un incidente fatale, e Richard (Ben Whishaw), amante segreto di quest’ultimo. Richard ingaggia un traduttore per comunicare con Junn,  ma l’approccio risulterà più difficile di quanto lui  pensasse all’inizio, soprattutto fino a che l’orientamento sessuale del defunto rimane un oggetto nascosto alla madre e tabù. La scenografia – delicata, armoniosa e modesta – dice molto dei personaggi, l’azione si svolge tra la casa di cura dove vive la madre cinese di Kai, Junn e l’appartamento dove suo figlio divideva il letto con un ragazzo inglese, Richard. Visto all’edizione del Gender Bender 2014, è un film che mi colpì molto per la delicatezza con cui vengono trattati argomenti delicati, come affrontare un grave lutto, interagire con una persona sconosciuta, cercare di rendere felice una persona per l’immenso amore che si nutre per un’altra. Lilting ha ottenuto 4 premi e 7 nominations. (Sauro)

Novità. Questa pellicola ha dei sotto titoli già incorporati di default, pertanto per permetterne un corretta visione, viene rilasciata in un unico file, in formato .mp4, con i nostri sotto titoli già incorporati (hardcoded). Può essere visualizzato con qualsiasi lettore, incluso Windows Media Player, oltre al classico VLC, e su qualsiasi televisore.

Per ogni chiarimento, dubbio, suggerimenti, proposte ed altro scrivete a enrico8@virgilio.it) Ed infine Vi ricordiamo la nostra pagina Facebook, https://www.facebook.com/people/Sottotitoli-italiani-per-film-e-serie-gay/100063589207670/

Un primo piano di Ben Whishaw (Richard)

Un primo piano di Andrew Leung (Kai)

L’attrice Pei-Pei Cheng (Junn Cheng Pei Pei) la madre di Kai

Una scena del film che ritrae Junn con Richard nella loro ricerca di un dialogo

Il trailer del film Lilting

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In from the side (U.K. 2022)

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Abbiamo pensato di farVi un “regalo di Natale”: Vi presentiamo la pellicola di Matt Carter,  In From The Side. Ultima pellicola di questo anno 2022.  Un film realizzato, pensate un po’, con il modello del crowdfunding, ovvero con una raccolta fondi. Protagonisti sono Mark, il bellissimo  Alexander Lincoln,  l’affascinante Warren, interpretato da Alexander King, ed il rugby.. La storia se vogliamo, è banale. Mark e Warren giocano in due squadre di rugby gay. Una è la squadra di serie A. L’altra di serie B. I due si incontrano durante una delle serate post partita, e si piacciono. Ma sono entrambi fidanzati. Un classico caso di tradimento. I due iniziano così, in camuffa, una relazione adultera, senza far trapelare nulla ai loro partner, né alla loro squadra. Diventerà complicato per i due gestire la situazione, e le loro vicende vi terranno con il fiato sospeso fino all’ultimo. 

In From the Side ci offre uno spaccato del mondo del rugby visto dal punto di vista gay, dove vediamo forza, bellezza, anche la violenza, del rugby, contrapposto all’affetto che c’è all’interno della squadra, dove alcuni, lo dicono chiaramente, si sentono “in famiglia”.  Stanchezza, sudore e fango si fondono con la passione degli innamorati e con i problemi personali e di spogliatoio. Il film ve lo proponiamo in questo periodo delle feste di Natale, sia perché secondo noi il film merita, e poi perché contiene scene tipicamente natalizie. Insomma, un film ideale per la magia del Natale che sta per arrivare. Il film è stato presentato in apertura al Lovers Festival di Torino di quest’anno,  ha ottenuto due premi ed una nomination (Fonte: IMDb).

La pellicola viene rilasciata in un unico file, in formato .mkv con i sotto titoli già incorporati. La pellicola è in fondo all’articolo. Si consiglia la visione con il player VLC. (Per ogni chiarimento, dubbi, domande ed altro scrivete a enrico8@virgilio.it). Grazie a Carlo per la revisione dei sotto titoli! 😉 Auguri di Buon Natale, Buone Feste e Buona Fine e Buon Principio a tutti quanti Voi dal Gruppo del Blog di Caprenne!

Cast del film

Alexander Lincoln è Mark Newton
Alexander King è Warren Hunt
William Hearle è Henry Michaels
Alex Hammond è Richard
Pearse Egan è Pinky
Christopher Sherwood è Jimmy
Chris Garner è Stuart
Christopher Sherwood è Jimmy

Regia di Matt Carter

I due protagonisti del film, Mark, interpretato da Alexander Lincoln, e Warren, interpretato da Alexander King, in un momento di tenerezza…..

La squadra di rugby di Mark Newton

Alexander Lincoln, interpreta Mark Newton

Alexander King, interpreta Warren Hunt

Il trailer del film In From The Side

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Firebird  (UK – Estonia 2021)  Auguri dal Blog Caprenne!!!

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 Firebird  (UK – Estonia 2021) 

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Poteva esistere un amore tra due militari ai tempi della ex URSS? E’ una domanda ancora legittima in quella che è l’erede dell’ex Unione Sovietica, l’attuale Russia. Film ambientato in Estonia, nel 1977,  negli anni della guerra fredda, le conseguenze di allora potrebbero essere le stesse oggi. Il film ha ottenuto un discreto successo nei festival internazionali, dall’Outfest di Los Angeles al BFI Flare di Londra, è basato su una storia vera.  “Sono cresciuto in Unione Sovietica”, ha sottolineato il regista Peeter Rebane. “Quella di Firebird è una storia che potrebbe accadere oggi come cinquant’anni fa. Non possiamo chiudere gli occhi di fronte a una realtà che non è cambiata per niente. Spero che aiuti a capire il più fondamentale dei messaggi: l’amore è amore, qualunque forma o genere esso abbia”.

Cast di Firebird 

Tom Prior è Sergey Serebrennikov

Oleg Zagorodnii è Roman Matvejev

Diana Pozharskaya è Luisa

Regia di Peeter Rebane


immagine principale

Il film inizia nel 1977. I titoli sullo schermo, scritti con il carattere Courier che si trova nei programmi di videoscrittura dell’epoca, specificano la data e il luogo esatti: Haapsalu Air Force Base nell’Estonia occidentale. Sergey Serebrennikov (interpretato da Tom Prior), il cui cognome evoca i problemi dell’omonimo regista russo con la censura di Stato, è un giovane soldato che trascorre le ultime settimane di stanza alla base, dove il colonnello Kuznetsov (Nicholas Woodeson, che offre una performance superba e accattivante) loda il suo potenziale in campo militare, mentre Luisa (Diana Pozharskaya), una dattilografa con l’aspirazione di diventare un medico, sogna di sposarlo. Tuttavia, una sensazione di insoddisfazione lo divora dentro e l’apparizione fortuita di un nuovo tenente di volo russo, Roman (Oleg Zagorodnii), risveglia in lui passioni che diventano difficile da gestire. Un film intenso, ambientato in un mondo militare duro e severo, armatevi di fazzoletti, potreste averne bisogno.  Il film ha ottenuto 6 vittorie e 2 nominations (Fonte IMDb). La pellicola viene rilasciata in un unico file, in formato .mkv con i sotto titoli già incorporati. Si consiglia la visione con il player VLC. (Per ogni chiarimento, dubbi, domande, suggerimenti, proposte ed altro scrivete a enrico8@virgilio.it) Ed infine Vi ricordiamo la nostra pagina Facebook, https://www.facebook.com/people/Sottotitoli-italiani-per-film-e-serie-gay/100063589207670/ per commenti, suggerimenti e quant’altro. Sauro

Un intenso primo piano di Tom Prior (Sergey) 

Un inteso primo piano di Oleg Zagorodnii (Roman)

Un primo piano di Diana Pozharskaya (Luisa)

Una delle prime scene del film

Una scena in mezzo ai boschi sotto la pioggia

Il pranzo di Natale, con Luisa, Roman e Sergey

Il trailer del film Firebird