Oggi Vi propongo un film del 2014, tornare un po’ indietro nel tempo ci aiuta a capire i cambiamenti che ci sono stati nella società, e se vi siano stati o meno. Il film è una coproduzione tra Germania ed Ungheria, il cui titolo originale è Viharsarok, in inglese Land of Storms, la terra delle tempeste, o dei temporali. Il protagonista è Szabi (Andras Suto) è un calciatore che scappa dall’ambiente macho dello spogliatoio, per tornare nel suo paese di origine, in Ungheria. Qui si imbatte in Aron (Adam Varga), e tra i due scatta subito l’attrazione. Fino a quando non arriva Bernard (Sebastian Urzendowsky), compagno di squadra di Szabi. Ispirato da una storia vera, Land of Storms è un film duro ed intenso, con i personaggi che sono sospesi tra “luce e buio”, desiderio e tabù sociale: una denuncia dell’omofobia presente nel mondo dello sport e nelle piccole comunità rurali. Premio del pubblico a Tel Aviv, LGBT IFF 2014, Premio speciale della giuria al Taipei film festival 2014. By Dino Sauro Stupazzoni.
La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com
Oggi Vi proponiamo un film proveniente dal Brasile, Deserto particular. In inglese Private Desert, ovvero deserto privato. Si tratta di un dramma sentimentale travestito da road movie di Aly Muritiba e presentato in anteprima mondiale alla 18° edizione di Giornate degli Autori di Venezia. Questo film, a noi dello staff del Blog è piaciuto moltissimo. Il primo ad averlo visto ed avercelo segnalato fu Carlo P., che ringraziamo. Ha ottenuto la bellezza di 19 premi, e scusate se è poco, e ben 37 candidature, fonte IMDb. La storia vede due protagonisti assoluti: Antonio Saboia, nei panni di Daniel Moreira, e Pedro Fasanaro, che interpreta Sara Robson. Daniel è un polizotto di Curitiba, una cittadina brasiliana del profondo sud. Sara invece è originaria di Sobradinho, una cittadina del nord del Brasile. I due si incontrano nel più classico dei modi dei nostri tempi: in chat. Ma non si sono mai visti di persona. Sara ad un certo punto tronca la relazione virtuale con Daniel. Questi va in crisi, molla il padre invalido e non autosufficiente alla sorella Deborah, e parte, facendosi oltre 2.600 km del paese per raggiungere Sobradinho, ed incontrare finalmente Sara. Dopo la prima mezzora di presentazione iniziale della vita di Daniel, personaggio piuttosto ruvido e rabbioso, parte il film. Con questo viaggio di Daniel alla ricerca di questa persona “misteriosa” che è Sara.
Questo incontro inaspettato metterà in discussione tutte le certezze di Daniel, provocandone rabbia e aggressività, prima di aiutarlo gradualmente a riconnettersi con se stesso e le sue emozioni. È la storia di un incantesimo spezzato, una relazione impossibile che vede due anime sospese tra amore e odio; ma è anche l’incontro tra due mondi distinti: il freddo e conservatore Sud del Brasile e il più solare e progressista Nord. Il tutto girato con grande delicatezza e corroborato da un’intensa recitazione, dando vita a un film equilibrato che mette in discussione il concetto di libertà personale e il peso delle gabbie che erigiamo nella nostra mente. Il film è di una poesia a tratti struggente, retto in alcuni momenti dalla colonna sonora del brano di Bonnie TylerTotal eclipse of the heart (anno di uscita del brano 1983). Vi auguriamo una buona visione e vi invitiamo a gustare con calma questo raod movie made in Brasil. By Dino Sauro Stupazzoni.
La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com
La locandina del film Deserto Particular
Il Cast di Deserto Particular e scheda tecnica
Antonio Saboia è Daniel Moreira
Pedro Fasanaro è Sara Robson
Thomas Aquino è Fernando
Zezita Matos è Tereza la nonna di Sara
Regia di Aly Muritiba
Sceneggiatura di Aly Muritiba e Henrique Dos Santos
Questo film giunge provvidenzialmente da un utente, e ci era stato richiesto da un altro utente. Love! Valour! Compassion!, titolo originale, tradotto in italiano con “le stagioni dell’amore”, un titolo impegnativo. E’ un film “datato”, anno di uscita 1997. Il film offre dialoghi molto interessanti e alcune performance molto forti (specialmente John Glover in due gemelli gay molto differenti). La storia segue otto amici gay che passano insieme tre lunghi weekend fra il Memorial Day e la Festa del Lavoro. Bisticciano, ridono, occasionalmente si accoppiano e chiacchierano moltissimo, ma ciò che rende questi incontri diversi da tutti quelli simili visti al cinema è la resa magnifica dei dialoghi di Terence McNally. Ci sono emozioni così reali che riescono a movimentare un film che altrimenti sarebbe rimasto chiuso nell’impianto teatrale da cui prende origine.Uscito in Italia solo per Home video e solo in versione VHS (nel 1999 col nome di “Le stagioni dell’amore”), questo film è la versione cinematografica di una fortunata commedia del drammaturgo americano Terence McMally. Joe Mantello, alla sua prima regia cinematografica, già regista della versione teatrale, ha utilizzato per il film gli stessi attori (tranne uno) e questo spiega la buona prova di recitazione di tutti ed il loro perfetto affiatamento. Love! Valour! Compassion! è una riflessione sull’amicizia e sull’amore all’interno di una comunità di gay americani di ceto medio. Il film richiama, attualizzando le situazioni ai giorni nostri, i temi di The Boys in the band (Festa per il compleanno del caro amico Arrold), una pietra miliare del cinema gay degli anni settanta. Tutta la storia si svolge in un casa di campagna dove otto amici si ritrovano per il weekend. In un susseguirsi di cene, di momenti di gioco e di riposo, di bagni nel lago, ma anche di tradimenti, delusioni e desideri più o meno espressi, ognuno a poco a poco si lascia andare e mostra liberamente se stesso con tutte le sue debolezze. In tutti affiora un profondo bisogno di solidarietà e di amore, sentimenti che uniscono questa alternativa famiglia allargata. Ringrazio Roberto per averci fornito questo film che è un vero e proprio reperto storico. Speriamo di fare felici gli utenti del Blog nel proporlo. La pellicola è doppiata in italiano, quindi niente sotto titoli, una volta tanto. Il film è una sorta di “pietra miliare” del cinema LGBTQI-Queer. E’ stato <<digitalizzato>> dall’amico Roberto, e la traccia audio in italiano masterizzata su file .MP4. By Dino Sauro Stupazzoni.
La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 doppiata in italiano.
ATTENZIONE: alla luce dei passaggi “tecnici da analogico a digitale”, si raccomanda la visione in streaming, direttamente qui sul blog, oppure sul lettore universale VLC.
Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com
La locandina del film Love! Valour! Companion!
Il Cast di Love! Valour! Compassion ! e scheda tecnica
Jason Alexander è Buzz Hauser Stephen Spinella è Perry Sellars Stephen Bogardus è Gregory Mitchell Randy Becker è Ramon Fornos John Benjamin Hickey è Arthur Pape Justin Kirk è Bobby Brahms John Glover è John & James Jeckyll Regia di Joe Mantello Sceneggiatura di Terrence McNally Lingua : inglese (doppiato in italiano) Genere: commedia, drammatico, sentimentale. Paese di origine: U.S.A.
Dopo una breve pausa estiva, Vi propongo un film che arriva da molto lontano: dalla Nuova Zelanda. Il pugilato è sempre stato una fonte di fascino per il cinema. Anche prima che Rocky Balboa corresse su quei gradini, l’idea di un avversario che combatte dentro e fuori dal ring ha fatto da cornice a molti momenti cinematografici famosi. Tenendo presente questo, è un merito del regista neozelandese Welby Ings che il suo nuovo film Punch sia così fresco. Il bel Jordan Oosterhof interpreta Jim, un ragazzo che vive in una piccola città di provincia, una zona rurale di Auckland, con una promettente carriera nella boxe. È allenato dal padre, Stan (Tim Roth), i cui demoni gli impediscono di diventare veramente il padre che vorrebbe essere. Un giorno Jim incontra Whetu (Conan Hayes), un giovane gay, di origine Maori, che vive accettando la sua condizione di emarginato due volte, sia come omosessuale, che come nativo Maori, e vive in una capanna autocostruita. I due si innamorano, ma il legame si rivela pericoloso per Jim, poiché l’attrazione di una nuova storia d’amore mette a rischio la sua carriera, la sua identità, le sue amicizie, la sua idea di famiglia. Ings cattura magnificamente il senso del luogo, rendendo la città fittizia, quasi una entità a sé stante, e fornisce al dramma scenari mozzafiato. Anche la natura insulare delle piccole comunità è ben rappresentata, con tutto ciò che minaccia di allontanarsi dalla “norma”, fino a venire trattato con derisione. Con i suoi occhi brillanti e un atteggiamento sincero, Oosterhof attira facilmente l’empatia nei confronti di un ragazzo che raggiunge quel momento in cui felicità e sicurezza divergono. Ha un’ottima chimica con Hayes, che evita i troppi standard dei personaggi omosessuali al cinema e presenta Whetu come un individuo, magari eclettico, piuttosto che come un archetipo. Whetu ha un sogno nel cassetto: cantare. Ed il suo desiderio è di trasferirsi a Sydney. Ma non si può sfuggire al percorso familiare che Punch mette in scena con la sua storia di amore proibito in una piccola città. La figura del padre non sempre ne esce bene, ma troverà modo nel finale di redimersi e di essere vicino a suo figlio al meglio delle sue limitate possibilità, quelle limitate possibilità che gli vengono dall’ambiente in cui è vissuto. In un montaggio pittoresco dopo l’altro, molto bella la fotografia, Jim combatte e si allena – in una scena corre nudo su e giù per le dune – ma stranamente, il film, basato su una storia di pugiliato, mostra solo un singolo incontro di questo sport, e non c’è uno sforzo effettivo per caratterizzare l’abilità di Jim nel combattimento o il suo spirito competitivo. Ad un certo punto del film, Jim fa un discorso da “star”, su come un pugile salga sul ring e si trasformi, definendolo “la cosa più bella”, ma poi non lo vedremo mai accadere veramente. Il pugilato, in questo film, è strumentale per rappresentare un ambiente culturale dove esplorare atteggiamenti e comportamenti da macho tossici, un mondo in sintonia con la violenza. A tale proposito, nel film vi sono alcune scene piuttosto “rudi e violente”, è bene esserne consapevoli. Nel complesso, Punch è un gioiellino di film. Attendiamo Vostri graditi commenti. Ringrazio per l’aiuto nell’adattamento dei sotto titoli l’amico Renato. Già l’inglese – australiano è di difficile comprensione, in più alcune forme di slang sono risultate davvero ostiche da interpretare, ce ne scusiamo. Il senso generale delle conversazioni comunque è comprensibile. By Dino Sauro Stupazzoni.
La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli già incorporati, ed è visualizzabile su qualunque tipo di lettore. Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com
Dopo due film a tematica ed ambientazione militare, Eismayer e Kanarie, ci traferiamo dall’Austria e dal Sud Africa in Cile. Los Fuertes è un film semplice, lontano dai fasti e dalle paillettes di Hollywood. E’un film romantico, ambientato in un Cile selvaggio, in un villaggio sperduto di pescatori. Basato sui sentimenti, sugli splendidi panorami dell’oceano spazzato dal vento, in ambienti a noi europei molto lontani, con uomini rudi con i capelli spazzati dal vento, dove tutti indossano maglioni a maglia a cavo. Una storia come tante, di persone che si incontrano, casualmente, viene tratteggiata con molta grazia dal regista Omar Zúñiga. Lucas, interpretato da Samuel González, ed Antonio, interpretato da Antonio Altamirano, sono i protagonisti di questo film. Lucas è un artista che vive nella città di Santiago, che si reca per qualche settimana in visita alla sorella Catalina, interpretata da Marcela Salinas, prima di trasferirsi in Canada. Non parla volentieri con i genitori, non li sente da un po’ di tempo, perché a loro non piace il fatto che sia gay, ma la sorella lo sostiene. Lucas intende trascorrere del tempo, durante il suo soggiorno al villaggio, disegnando le rovine dei vecchi forti spagnoli che ricoprono il villaggio, imparando la storia locale dalle rievocazioni di guerra che tutti i turisti amano vedere. Un giorno, incontra Antonio, che si presenta a casa della sorella di Lucas per consegnare della legna. Lucas è immediatamente folgorato ed attratto dal bell’uomo, che gli ruba gli sguardi, mentre Antonio lo aiuta a spostare la legna. Antonio è il nostromo di un peschereccio locale e uno dei rievocatori della guerra di indipendenza del Cile dalla Spagna. A questo punto le loro strade si incrociano, la chimica e l’attrazione reciproca faranno il resto. Antonio porterà Lucas sulla piccola isola dove è cresciuto, trasformando l’escursione in un romantico corteggiamento. Dovranno vivere anche situazioni poco simpatiche, il villaggio non è ancora pronto per una storia come la loro. Potremmo dire che lo scopo del film è soprattutto quello di osservare l’interazione tra questi due uomini affascinanti, lasciando che si godano la reciproca compagnia, la reciproca sensualità, il più a lungo possibile, sullo sfondo di un’incredibile fotografia paesaggistica. Ma non vogliamo dirvi più di tanto. Vi invitiamo pertanto ad assaporare questo film con calma e passione, non vi deluderà. Dopo questa serie di tre film, il Blog si prende una pausa fino a settembre. Vi auguriamo una buona visione ed una buona estate, da tutto lo staff! Dino Sauro Stupazzoni.
La locandina del film Los Fuertes
Il Cast di Los Fuertes e scheda tecnica
Samuel González è Lucas Antonio Altamirano è Antonio Marcela Salinas è Catalina Gabriela Fernández è Adriana Rafael Contreras è Martín Domingo Araya B. è Gustavo(as Domingo Araya) Nicolás Corales è Roca Luis Montoya è il Capitán Regia di Omar Zúñiga
Genere: drammatico / sentimentale Data di uscita: 12 marzo 2020 Cile Lingua: spagnolo Luoghi delle riprese : Niebla, Valdivia, Los Ríos, Cile Premi: 9 vittorie e 3 candidature (Fonte: IMDb)
La pellicola viene rilasciata con i sotto titoli hardcoded = sovraimpressi, in formato Mp4, visualizzabile direttamente su qualsiasi lettore o TV. Per ogni domanda dubbio perplessità, se desiderate partecipare al progetto del Blog Caprenne, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com
Giuseppe Fiorello debutta alla regia con questa pellicola, tratta da un fatto di cronaca siciliana: l’omicidio di Giorgio Giammona e Antonio Galatola avvenuto a Giarre nel 1980. A seguito di quell’evento, grazie all’intervento dell’associazione Fuori! e di personaggi come Francesco Rutelli, Don Bisceglia e Nichi Vendola venne formato, a Palermo, il primo circolo Arcigay italiano.
L’adattamento della sceneggiatura prende spunto dal romanzo di Valerio La Martire, Stranizza. Il titolo del film, invece, è un palese omaggio a Franco Battiato: autore della canzone omonima e presente nella colonna sonora composta e curata da Giovanni Caccamo – cantante conosciuto anche per le sue partecipazioni sanremesi del 2015 e 2016 – e da Leonardo Milani.
Il film è uscito nelle sale il 23 marzo 2023. Alla fase promozionale non ha potuto partecipare Samuele Segreto, uno dei due giovani protagonisti, in quanto impegnato nella trasmissione Amici di Maria De Filippi, in qualità di concorrente. Alla produzione ha partecipato anche Rai Cinema, per cui è probabile che la pellicola verrà trasmessa presto sui teleschermi.
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Sicilia, estate del 1982: durante i mondiali di calcio spagnoli, Gianni e Nino si conoscono – a causa di un incidente in motorino – e diventano amici. Gianni viene da una situazione familiare disagiata: ha una madre sottomessa al nuovo compagno ed è circondato da un ambiente che lo ha etichettato come puppu cu’ bullu – letteralmente: omosessuale patentato. Al contrario, Nino è un ragazzo attorniato dall’amore della sua famiglia. Queste diversità non inficiano sulla loro relazione, che cresce con il tempo fino a diventare amore. Una situazione non nuova per Gianni, che continua a pagarne le conseguenze, mentre sarà devastante per Nino, che verrà affrontato severamente dalla sua famiglia. Nonostante le molte difficoltà, i due giovani non riescono a stare lontani. Fino al tragico epilogo che, involontariamente, sancirà questa unione per sempre.
Recensione di Stranizza d’amuri
Giuseppe Fiorello si concede la sua prima regia e lo fa andando a narrare una storia a lui particolarmente vicina, legata alla sua terra natia e ai luoghi della sua infanzia – sulla costa orientale siciliana. Lo fa usando i propri ricordi dell’epoca e prendendo tre punti di riferimento: il romanzo di Valerio La Martire, i mondiali di calcio di Spagna ’82 e le canzoni di Franco Battiato.
Per quanto riguarda la storia, la scelta di raccontare l’amore fra due coetanei è sicuramente funzionale da un punto di vista non solo narrativo ma anche rappresentativo e commerciale: consente di coinvolgere gli amanti dei queer drama – a prescindere dall’appartenenza al mondo lgbtqi+ – che sono in aumento e causa involontaria di un uso disinvolto del queer baiting. Inoltre, questa modalità offre la possibilità di raccontare una storia rimanendo sempre in un conveniente closet, ponendo un velo a protezione – di cosa, lo possiamo solo supporre. La relazione fra Gianni e Nino viene messa in atto tramite l’espediente della conoscenza casuale mentre la crescita del sentimento fra i due è più legata a un coming of age romantico che passionale. Una passione che viene evidenziata, come gesto estremo, solo con due baci – asettici – su cui Fiorello usa una duplice visuale: quella celata, di spalle, a voler sottolineare come doveva essere nascosta anche la loro relazione, e quella poi indugiante, con primi piani che diventa una forma di voyerismo difficile da comprendere e che poco ha a che vedere con la voglia di rappresentare questo amore in maniera libera.
Tale presunta libertà è in realtà un camouflage narrativo in un film in cui l’autore non vuole – o non può – permettersi di andare oltre. A dispetto di chi ritiene che il regista abbia fatto una scelta interessante – adducendo come valore aggiunto il suo punto di vista eterosessuale rispetto ai pregiudizi sull’amore omosessuale – è da notare come invece ciò lo abbia portato verso l’omonormatività che oramai abbonda nel cinema italiano. Non solo: per evitare gli stereotipi classici sui gay, Fiorello arriva ad accentuare i cliché del maschio del sud Italia degli anni Ottanta: ad esempio, la mascolinità gretta – con tanto di pelo sulla schiena – marcata da atteggiamenti seduttivi nei confronti delle donne che sono stati ben rappresentati nel cinema di Wertmüller, Samperi, Festa Campanile e molti altri – solo che loro li usavano in una accezione quasi grottesca, mentre Fiorello a conferma di una realtà.
Volevo fare una storia intimista, ma raccontarla in una cornice universale… E così ho messo in scena una piccola storia tragica in un’Italia che vive una grande festa, la vittoria ai Mondiali di Calcio del 1982. Volevo sottolineare come nella distrazione collettiva si verifichi un epilogo così drammatico.
Giuseppe Fiorello
I mondiali di calcio sono un espediente di sceneggiatura che esula dal romanzo di La Martire e lo stesso regista ha fatto notare come ciò servisse a inserire un finale drammatico in un contesto in cui la gente è occupata con un passatempo sportivo. Invece di voler mettere in luce come la tragedia possa aver avuto luogo in una situazione di complicità e connivenza, si è preferito inserirlo in una cornice che desse dei momenti di leggerezza al film. Peccato che tale espediente sia disfunzionale: l’evento calcistico aveva una durata decisamente limitata nel tempo – dal 13 giugno all’11 luglio – mentre la narrazione crea la sensazione di un tempo decisamente più esteso, a giustificare l’evoluzione sentimentale fra i due ragazzi – a maggior ragione visto che il coinvolgimento non è dato da un’attrazione fisica. Il televisore diventa il centro del gruppo, amicale o familiare, e l’orgoglio nazionale sfocia in colorazioni di capelli piuttosto che in sbandieramenti. Tutto ciò porta a un senso di gruppo e di comunità già identificato nelle sagre di paese.
Un sottofondo simile è creato dalle canzoni del Maestro FrancoBattiato, che non vengono utilizzate per amplificare la significazione delle scene, come vuole il modello classico hollywoodiano, bensì per creare nuovi spazi emotivi e a rimarcare una territorialità già ben connotata. Una modalità non necessaria ma che non disturba, se non altro per la bellezza dei testi. Il resto della colonna musicale, creata da Giovanni Caccamo e da Leonardo Milani, è studiata per seguire l’empatia interpretativa e ben si intreccia con la scelta di usare spesso una colonna sonora naturale, fatta dai rumori del luogo.
[…] L’autenticità e la cura delle riprese, la delicatezza delle interpretazioni ci hanno commosso profondamente consegnandoci fin dall’inizio la giusta chiave di lettura musicale. I colori della Sicilia e le vibrazioni viscerali dell’intreccio narrativo ci hanno portato a utilizzare strumenti mediterranei con contaminazioni elettroniche spaziando da sintetizzatori, strumenti a corda e sound design, con un linguaggio contemporaneo ma con radici profonde, capace di costruire un legame sonoro con ognuno dei personaggi del film.
Giovanni Caccamo
In tutta questa sovrastruttura, le interpretazioni dei protagonisti risaltano e non perché giocano sul facile coinvolgimento emotivo bensì perché ben calibrate. In questo, Giuseppe Fiorello è stato un’ottima guida ed è riuscito a riversare la sua magistrale esperienza da interprete a Samuele Segreto – concorrente dell’ultima edizione di Amici 2022-23 e interprete di Gianni – e a Gabriele Pizzurro – giovane attore romano interprete di Nino. I due giovani riescono ad accedere alle due diverse personalità senza facili eccessi: Segreto ha una profondità che è capace di mantenere anche nei silenzi, passando dai momenti di disperazione a quelli di gioia senza dare mai l’impressione di essere fuori luogo; Pizzurro dosa il suo sorriso e la sua ingenuità e riesce a mantenere questa innocenza calando solo nel momento del confronto con il genitore – dove usa un pathos drammatico forse non ancora nelle sue corde ma comunque apprezzabile.
Entrambi i personaggi, però, deficitano di un approfondimento che avrebbe dato il giusto spessore anche agli eventi: se Nino, nella sua ingenuità, soffre meno di questa mancanza, il personaggio di Gianni invece ne avrebbe solo che giovato e avrebbe anche reso più pregne alcune scene – come quella del rossetto messo al giovane all’interno di un bar. Gianni pare essere stato vittima, in passato, di un abuso più che di una scelta consensuale e che il marchio di puppu sia conseguente più a maldicenze che ad atteggiamenti equivocabili; questo dettaglio, così come il personaggio che esige le attenzioni di Gianni, rimangono non indagati. Tutto ciò a favore di una rappresentazione più conforme.
Gli altri protagonisti vengono oscurati dai loro personaggi, molto accentuati, ad eccezione di Antonio De Matteo, che interpreta il padre di Nino: riesce a misurare anche le reazioni più complesse senza cadere nell’eccesso. Un discorso a sé stante meritano Fabrizia Sacchi e Simona Malato, interpreti delle madri dei due giovani. Entrambe le donne vengono fagocitate dai loro ruoli, troppo connotati e, per questo, a volte forzati. La madre di Gianni – interpretata da Fabrizia Sacchi – è la rappresentazione della donna debole, succube del nuovo compagno: arriva a tradire il figlio con cui ha un rapporto d’amore genitoriale ma che, allo stesso tempo, non riesce a proteggere dagli altri e da sé stessa. La madre di Nino – interpretata da Simona Malato, il cui viso e i cui occhi ricordano una non più giovane Laura Antonelli – è colei che gestisce casa, il fulcro della famiglia e che, ciò nonostante, non riesce a parlare onestamente con il figlio. Le due donne sono così ben delineate che le due attrici non hanno potuto far altro che immergersi in maniera accademica, il che non è necessariamente un male – e neanche alla portata di tutti – ma, in un film, va a discapito dell’empatia. Che manca anche nella scena della telefonata fra le due, nonostante il facile espediente melodrammatico.
In conclusione
Il regista ha creato sicuramente un film apprezzabile, in cui ha dedicato le maggiori attenzioni ai giovani interpreti e mostrando leggerezza su altri aspetti – le location, usate per momenti e situazioni diverse; l’excursus temporale; l’incongruità di alcune scene come una inerente ai fuochi d’artificio. È apprezzabile il richiamo a San Sebastiano – anche se il santo viene festeggiato in gennaio; meno invece lo sono le macchiette – come il vigile urbano, rappresentazione usata e abusata più volte per una facile risata.
Fiorello cerca di fare passare, con tutti i limiti che si è imposto, il messaggio di apertura verso un amore che, ancora oggi, può trovare ostacoli. C’è chi associa Stranizza d’amuri a pellicole come Chiamami col tuo nome piuttosto che a Close: associazione che può avvenire solo se si tiene in considerazione una tematica queer – che nella pellicola belga, oltretutto, non è neanche così evidente mentre è palese che affronta un coming of age. Il film è più vicino, per tematica affrontata, ad Amaro amore di Francesco Henderson Pepe o, per modalità di rappresentazione, a Puoi baciare lo sposo di Alessandro Genovesi.
Per quanto lodevole questo sforzo, non si può non tener conto dell’estrema voglia di omonormalizzazione di un amore fra due ragazzi – e fra uomini, se si considera il quasi coming out che lo zio di Nino fa al nipote. Una caratteristica che il cinema italiano si porta avanti da molti anni e che lo vede indietro, sulla tematica queer, rispetto ad altre nazioni, europee e no. Del resto, questo è un prodotto studiato per un prossimo passaggio televisivo e, come tale, è stato opportunamente confezionato.
Dopo una pausa estiva di riposo e riflessione, questa settimana Vi proponiamo un film che a noi è piaciuto molto: Kanarie. Proseguiamo con questa tipologia di film LGBTQI ambientati in in ambito militare, dopo Eisamyer, ci trasferiremo dall’Austria in Sud Africa. Kanarie o Canary è un dramma musicale sudafricano di Christiaan Olwagen, inizia come un videoclip anni ’80 con un ragazzo di una piccola città vestito con un abito da sposa che imita il celebre Boy George, mentre canta e balla per le strade insieme ad alcuni amici che lo seguono a tempo. Presentato in anteprima al Giffoni Film Festival 2019 nella categoria +18, questo piccolo grande film racconta la storia di Johan Niemand interpretato da Schalk Bezuidenhout, un appassionato di musica che vede i suoi sogni svanire quando viene chiamato per il servizio militare appena raggiunta la maturità. Assunto nel coro della Chiesa della Forza di Difesa “Canaries”, Jonah e altri suoi coetanei cominciano a viaggiare per il paese, dividendosi tra l’addestramento militare e le performance canore davanti a un pubblico selezionato. Siamo nel 1986 e in Sud Africa vige ancora l’aparthaid, la legge e la religione minacciano l’individualità. Johan incontra spiriti affini, bulli e fanatici, ma le cose si complicano quando si rende conto di essere omosessuale e non accetta la sua condizione, condannata dalla società del paese in cui vive. Ludolf, interpretato da Germandt Geldenhuys, è il ragazzo appassionato di opera che ruba il cuore di Johan e lo spinge a fare i conti con la sua vera natura. La loro intimità tenera e contrastata guida il film, mentre nella mente e nell’anima del protagonista si fanno strada il disgusto e la confusione. Egli non può resistere all’attrazione e al sentimento che prova per Ludolf, ma la famiglia e la realtà in cui è cresciuto gli suggeriscono che è una cosa sbagliata, qualcosa che deve reprimere per il suo bene. Kanarie (Canary): un film sugli anni ’80 in un Sud Africa diviso dall’Apartheid, in cui Olwagen costruisce un film emozionante e personale, unendo un’amara consapevolezza a un grado di esuberanza, data soprattutto da alcuni voli di immaginazione musicale che animano il film e lo colorano di un’atmosfera pop. Guidando il pubblico attraverso l’esperienza in prima persona del protagonista, la regia risulta moderna, originale e creativa. Sullo sfondo è chiara la riflessione sulla <>, ed il modo in cui Johan naviga in questo territorio difficile è gestito con calore, autenticità e spina dorsale, grazie alla sceneggiatura scritta dal regista in collaborazione con Charl-Johan Lingenfelder. Kanarie evita di ridursi a semplice melodramma lasciando spazio a una sottile tensione, un delicato ma efficace simbolismo, brani musicali ben noti al grande pubblico e momenti di pura fantasia che donano una dimensione surreale alla storia. La forza motrice del film, tuttavia, è il protagonista Schalk Bezuidenhout, una star della commedia sudafricana che ricorda vagamente un Adam Sandler alle prime armi o un Buster Keaton di nuova generazione, con quella malinconia nello sguardo che non gli vieta di lasciarsi andare all’ironia. Il suo personaggio vive un’evoluzione emotiva e una crescita personale fondamentale, e lui gestisce tutto questo con assoluta naturalezza e cuore. Bellissima poi anche la colonna sonora, che ha la sua rilevanza, soprattutto per la sua capacità di unire ritmi pop con brani della tradizione e canti religiosi rivisitati attraverso arrangiamenti ben calibrati e funzionali al racconto. Non si può definire Kanarie propriamente un musical, ma piuttosto un esperimento di un regista ambizioso che vuole proporre qualcosa di nuovo che convince, coinvolge e aggiunge sicuramente qualcosa di diverso al panorama cinematografico internazionale. Buona visione. Dino Sauro Stupazzoni.
La locandina del film Kanarie – Canary
Il cast di Kanarie – Canary Schalk Bezuidenhout è Johan Niemand, il protagonista Hannes Otto è Wolfgang Müller Germandt Geldenhuys è Ludolf Otterman Gérard Rudolf è Reverend Koch Regia di Christiaan Olwagen Sceneggiatura di Charl-Johan Lingenfelder e Christiaan Olwagen Premi: 1 vittoria e 6 candidature (Fonte: IMDb) Genere: Drammatico Musical Guerra Colonne sonore : Smalltown Boy Written by Steve Bronski, Jimmy Somerville, Larry Steinbachek Performed by Bronski Beat Data di uscita : 19 ottobre 2018 (Sud Africa) Paese di origine : Sud Africa Lingue : Afrikaans Inglese
Un ringraziamento particolare va a Claudio D. per l’adattamento dei sotto titoli, reso complicato dalla presenza di sotto titoli hardcoded e dalla lingua parlata, l’Afrikaans. La pellicola viene rilasciata nel modo classico, con i sotto titoli a parte. Si consiglia la visualizzazione della pellicola con il lettore VLC, per cui i sotto titoli sono stati adattati. Per ogni domanda dubbio perplessità, se desiderate partecipare al progetto del Blog Caprenne, potete scrivere a:
Questa settimana Vi proponiamo un film che a noi è piaciuto moltissimo: Eismayer. Qui di seguito il commento e la recensione di Renato. Buona visione! Dino Sauro Stupazzoni.
La pellicola austro-tedesca è stata presentata in anteprima alla 37^ Settimana Internazionale della Critica di Venezia, risultando vincitrice del Gran Premio IWONDERFULL. Ha anche partecipato al Lover Film Festival 2023 di Torino. La sceneggiatura è ispirata a una storia vera: i protagonisti dei fatti erano presenti alla proiezione veneziana in alta uniforme. I veri Eismayer e Falak sono ancora oggi nell’esercito austriaco e si sono uniti civilmente nel 2014.
La prima volta che ho sentito le storie selvagge sul Sergente Maggiore Charles Eismayer è stato nel 2001, quando ero una recluta delle Forze Armate austriache […]. Quindici anni dopo, mentre studiavo cinema, ho fatto delle ricerche sulla sua vita e ho trovato una storia d’amore dietro quell’immagine dura che mi ha toccato profondamente.
David Wagner
Sopra la locandina del film Eismayer
Titolo originale: Eismayer Anno: 2022 Nazione: Austria, Germania Genere: Drammati co, Storico, Senti mentale Casa di produzione: Golden Girls Filmprodukti on, Loco Films, Film Fonds Wien Distribuzione italiana: Minerva Pictures Durata: 87’ Regia: David Wagner Sceneggiatura: David Wagner Fotografi a: Serafi n Spitzer Montaggio: Stephan Bechinger Musiche: Lylit Attori:
Gerhard Liebmann è Vizeleutnant Charles Eismayer,
Luka Dimic è Mario Falak
Julia Koschitz è Christina Eismayer
Trama di Eismayer
Eismayer, sergente maggiore dell’esercito austriaco, è un
istruttore temuto, tanto dai suoi soldati quanto dai suoi colleghi, i quali cercano di ridimensionarlo. I suoi modi rudi e la sua famiglia apparentemente perfetta non fanno sospettare della sua omosessualità. Con l’arrivo della recluta Falak, gay dichiarato, il sottuffi ciale inizia a mettere in discussione sé stesso e la vita che ha condotto fino a quel momento.
Recensione di Eismayer Di Renato
Molti autori, ultimamente, contrassegnano il loro debutto nel mondo della fiction di lunga durata a delle storie queer. Le ragioni possono essere molteplici: da una esigenza di rappresentazione di un mondo che continua a vivere delle forti contraddizioni – pensiamo alle leggi russe, polacche o, peggio ancora, di Nigeria, Iran e Arabia Saudita che sono paesi in cui è, per legge, punita l’omosessualità – a quella di un queer baiting sempre più insistente e che sta prendendo una fetta di mercato sempre più ampia.
David Wagner, classe 1982, decide di scrivere una sceneggiatura partendo dalla storia di un sottuffi ciale che ha incrociato durante il suo periodo di leva: un uomo decisamente diffi cile da ignorare per i suoi modi rudi e conosciuto nelle caserme del paese come il più temibile degli addestratori. All’epoca – era il 2001 quando Wagner era di leva – la temibile nomea di Eismayer aleggiava fra i giovani soldati. Il sergente maggiore era closeted, nessuno avrebbe mai dubitato della sua eterosessualità fino all’arrivo di Mario Falak, suo allievo e, in seguito, suo amante.
Per questa storia, l’autore scomoda argomenti già usati – e abusati – ma la colpa è attenuata dalla volontà di riprodurre un evento reale. La caserma, il rapporto superiore-subordinato, anche l’accettazione dei commilitoni del compagno gay risultano noti: finanche in un film italiano degli anni Ottanta come Soldati – 365 all’alba (1987) venivano affrontati questi temi. Certo: mancava il rapporto d’amore, la sessualità più diretta, ma tutto il resto era presente, come anche lo stereotipo del soldato sovrappeso che porta alla mente il personaggio di Palla di Lardo – Gomer Pyle nella versione originale – del film di Kubrick Full Metal Jacket (1987).
La costruzione della storia d’amore ha un contorno che non porta nulla di nuovo e che non fa riaffi orare emozioni particolari: siamo in una riedizione poco originale di ciò che, alla maggior parte degli amanti del cinema, è già risaputo o che, per gli altri, risulta poco coinvolgente.
La durezza del personaggio di Eismayer – interpretato da Gerhard
Liebmann, noto in patria soprattutto per le sue partecipazioni a serial tv – non è così disturbante quanto lo si vorrebbe far apparire e lo diventa ancor meno quando incomincia a palesare le sue fragilità. Anche il carattere di Mario Falak – impersonato da Luka Dimic – non suscita emozioni particolarmente appassionanti: le sue controreazioni a chi lo etichettava frocio piuttosto che il suo atteggiamento di difesa nei confronti del duro istruttore non lasciano nessuno spazio a un qualcosa di nuovo, finendo in una messa in scena già fagocitata. In questo contenitore, non poteva mancare l’antieroe omofobo, sessista e razzista figurato dal personaggio di Striegl – portato sullo schermo da Anton Noori – che nulla aggiunge e che va ad ampliare il bacino del già visto.
I froci non possono stare nell’esercito, è come mettere i
pedofili in un asilo.
Striegl
Per quanto riguarda l’aspetto più emotivo, quello inerente all’omosessualità del protagonista – fulcro del lavoro di Wagner – troviamo due aspetti , diversi ma che confluiscono in un unico risultato: la poca effi cacia. Il coming out di Eismayer alla moglie viene reso fine a sé stesso, abbandonato e non approfondito. Inoltre, la rivelazione dei sentimenti del sottuffi ciale al suo sottoposto finisce per non appassionare, in una accettazione passiva più che partecipativa. Una relazione, anch’essa, intrisa di déjà vu e stereotipi: dal machismo del sergente maggiore che lo porta ad essere il dominante della coppia alle scene d’amore che ricordano i richiami bucolici e paesaggistici di Guadagnino. Neanche la scena con il figlio di Eismayer riesce a risollevare le sorti di un racconto già risaputo.
In tutto ciò, il lavoro degli attori non ha fatto altro che adeguarsi alle esigenze registiche: in un film dove tutto è così banalmente normale, Liebmann e Dimic rimangono incastrati in quel limbo di racconto fatto più come narrazione di un evento che come coinvolgimento emotivo. Se per l’interprete di Falak il lavoro è volutamente monocorde – nonostante Wagner abbia voluto donargli qualche momento di ironia che lo distoglie dal ruolo di vitti ma immolata, non più di moda – Liebmann ha la possibilità di esplorare quanto meno la percezione interiore di quel cambio diffi cile da accettare, per il suo personaggio, ma che deve comunque essere reso senza alcun eccesso. Il momento in cui è più fatti vo è nel mostrare Eismayer, il suo comportamento dentro e fuori dalla caserma.
Volevamo rendere visibile il nucleo e il lato interiore del protagonista, e dovevamo trovare la giusta prospetti va per farlo. Poi, l’importante era catturare una scena nel modo
più semplice e mirato possibile.
David Wagner
In conclusione
Wagner riesce nell’impresa di rendere la sua storia banale. Cerca di metterci delle pezze emotive, come il discorso padre-figlio piuttosto che il lieto fine, che possono sicuramente soddisfare uno spettatore più disponibile a una accoglienza indulgente. Sicuramente, ha il pregio di descrivere una realtà (quasi) attuale di una nazione che non si dimostra palesemente aperta alla comunità lgbtqi+.
Note positive
Storia documentaristica
Note negative
Nessuna identità registica
Pregno di stereotipi
Sceneggiatura non esaltante
Questa pellicola ha dei sotto titoli hard coded – sovra impressi, viene rilasciata in un unico file in formato .mp4, e può essere visualizzato su qualsiasi lettore. Per ogni chiarimento, dubbio, suggerimenti, proposte, se volete partecipare al progetto ed aiutarci, potete scrivere a : caprenne23@outlook.com Ed infine Vi ricordiamo la nostra pagina Facebook, https://www.facebook.com/people/Sottotitoli-italiani-per-film-e-serie-gay/100063589207670/
Provate per un momento ad immaginare di trovarvi in Polonia, uno dei paesi più omofobi che ci siano in Europa,nel sud della Polonia,nelle montagne ai confini con la Slovacchia. Ecco, Elephant (Slon in polacco) è ambientato in quella remota zona, in un villaggio rurale, e ritrae una piccola comunità e alcuni personaggi che la abitano, descrive relazioni, conflitti, ipocrisie, complicità. Il film è ispirato alle esperienze vissute da Kamil Krawczycki, il regista, nella sua città natale, tra le montagne della Polonia meridionale, e ci racconta una crescita, una presa di coscienza, una rivalsa. “Volevo ritrarre un personaggio vulnerabile e forte allo stesso tempo. So che molte persone queer in Polonia possono immedesimarsi in questo personaggio. Raccontando questa storia, ho voluto rendere loro omaggio e dare un po’ di speranza, di cui la Polonia ha bisogno in questo momento”.
Sopra la locandina del film
I protagonisti del film sono Bartek e Dawid, e la bellissima natura che li circonda. Sotto un certo aspetto ci può ricordare, alla lontana ovviamente e facendo le debite comparazioni, Brokeback Mountain. Jan Hrynkiewicz interpreta il giovane Bartek, che gestisce un piccolo allevamento di cavalli in montagna, da cui però fatica a trarre sostentamento, e arrotonda lavorando la sera in un pub. Bartek si prende doverosamente cura della madre possessiva, depressa e ingrata (Ewa Skibinska), abbandonato dalla sorella Daria (Wiktoria Filus) espatriata in Norvegia per amore di un uomo che non vedremo. Pawel Tomaszewski invece è Dawid, un musicista. La vita scorre tranquilla in questo ambiente isolato e apparentemente fuori dal tempo. Ma un evento traumatico riporta al paesello Dawid. Bartek ben presto rimane affascinato dalla sua persona, da questo musicista, sicuro di se, che viene da un mondo a lui lontano, e se ne innamora. Bartek non esprime la sua persona, il suo essere omosessuale. Dawid invece è già risolto, non ha problemi, tutti sanno di lui in paese. E’ proprio questo il motivo che lo spinse ad andarsene. La loro frequentazione, da semplici cavalcate in mezzo alla natura, diventa sempre più stretta, e viene presto notata. Una sera Dawid porta Bartek in un locale lgbtq in città, dove rimangono fino all’alba e dove Bartek vede e prende contatto per la prima volta con un mondo che non conosceva di persona. L’ostilità verso di loro inizia a circolare, e ad esprimersi con una violenza, che da verbale diventa fisica. Bisogna saper reagire, trovare aiuto in chi ti vuole bene e non giudica le tue scelte di vita. Elephant è un film semplice,diretto. Tema dominante è il pregiudizio e l’omofobia, ma anche l’amore, quello con la A maiuscola. Bartek verrà messo alle strette. Si troverà a dover scegliere tra l’amore e la libertà, da un lato, e i suoi obblighi familiari, la sua fattoria in cui tanto credeva, la sua adorata montagna, dall’altro. Danuta (Ewa Kolasinska), la simpatica vicina di mezza età di Bartek, sembra sapere tutto di lui e di Dawid, come apparentemente tutti gli altri abitanti del villaggio. Lo chiama elefante, con una metafora che Bartek sembra non comprendere, per esprimere una “diversità” riferita all’ambiente in cui Bartek si ritrova, gli dice di darsi da fare e gli regala un modellino di elefante da portare via. Una sorta di portafortuna, evidentemente. Preminente è la figura “femminile”, in questo film : la mamma di Bartek, la sorella di Bartek, la simpatica vicina di casa, Danuta (Ewa Kolasinska). La figura maschile ci viene presentata come assente, nelle figure del marito della sorella, del padre di Bartek, fuggito, oppure di un fallito, come il padre di Dawid. Recensito da Dino Sauro Stupazzoni.
Il Cast di Slon – Elephant
Jan Hrynkiewicz è Bartek
Pawel Tomaszewski è Dawid
Ewa Skibinska è la mamma di Bartek
Ewa Kolasinska è Danuta
Wiktoria Filus è Daria sorella di Bartek
Regia : Kamil Krawczycki
Questa pellicola ha dei sotto titoli hard coded – sovra impressi, viene rilasciata in un unico file in formato .mp4, e può essere visualizzato su qualsiasi lettore. Per ogni chiarimento, dubbio, suggerimenti, proposte, se volete partecipare al progetto ed aiutarci, potete scrivere a : caprenne23@outlook.com Ed infine Vi ricordiamo la nostra pagina Facebook, https://www.facebook.com/people/Sottotitoli-italiani-per-film-e-serie-gay/100063589207670/
Primo film in Concorso nella sezione lungometraggi della trentasettesima edizione del Lovers Film Festival con Lonesome di Craig Boreham, qui anche sceneggiatore di un’autentica Odissea sessuale e sentimentale nel cuore dell’Australia.
Sopra la locandina del film
Protagonista è Casey, interpretato dall’inquietante e fascinoso Josh Lavery, cowboy solitario e taciturno, ragazzo di campagna in fuga da uno scandalo e dai propri omofobi genitori che sogna di vedere l’oceano prima di morire. Parte così con uno zainetto sulla spalla e un cappellaccio alla Spaghetti Western verso un’irriconoscibile Sydney, nel senso che non si riconosce niente che faccia capire di essere a Sydney, seminando incontri sessuali con perfetti sconosciuti lungo il proprio cammino. Ogni occasione è buona per far sesso, per sgraffignare denaro, cibo o bevande, per svuotarsi e appagare una fame sessuale che parrebbe non conoscere mai la parola fine. Arrivato in città incontra Tib, grazie a Grindr. Un menage-a-trois con un altro sconosciuto che si trasforma presto in altro, perché Tib e Casey, anime perdute segnate dalla violenza paterna, dalla mancanza materna e dalla solitudine sentimentale, sono affini. Entrambi troveranno qualcosa che stavano inconsciamente cercando, ma che nessuno dei due saprà come gestire, perché mai fino a quel momento avevano toccato con mano l’amore, o un qualcosa che non fosse solo e soltanto attrazione fisica e animale. Lonesome esplora la sessualità casuale, l’affetto, sarebbe meglio dire “la mancanza di affettuosità”, la solitudine e l’isolamento in un mondo che non è mai stato così connesso, grazie al web, agli smartphone perennemente collegati l’uno all’altro, ad app che ci permettono di conoscere chiunque in qualsiasi momento. Il film di Craig Boreham è un titolo queer vecchio stampo, che non ha timore di mostrare nudità ad ampio raggio e scene di sesso gay. Non solo esplicite, ma anche piuttosto dure, non adatte ad un pubblico delicato. Il bellissimo Josh Lavery è un giovane segnato dalla solitudine e dal dolore affettivo, convinto che solo attraverso il sesso e l’umiliazione personale possa espiare i propri peccati e placare i suoi sensi di colpa. Il suo Casey, così silenzioso e bisognoso d’affetto, cede così ad un perverso viaggio nell’Inferno della Carne che lo vede prima soffrire e all’infine illudersi, che qualcosa di diverso sia in realtà possibile. L’incontro con Tib, a sua volta ossessionato dal sesso mordi e fuggi, è da questo punto di vista un luogo da cui poter potenzialmente ripartire, ma non senza aver prima raschiato il cosiddetto “fondo del barile”. Una relazione tumultuosa, e apparentemente ingestibile, quella tra i due ragazzi, coraggiosi nell’affidarsi all’audacia del regista e sceneggiatore, affiancato dall’amico e collaboratore Dean Francis alla fotografia. Il film ha delle tonalità di colore molto calcate, un alto livello di saturazione, a tratti quasi fastidioso. Il cowboy pennellato da Craig Boreham omaggia chiaramente un cult anni ’60 di Andy Warhol, Lonesome Cowboys, catapultato in una società perennemente connessa e puntualmente isolata, in cui a far paura è la l’eccezionalità di un sentimento a lungo sempre più creduto illusorio. La bellezza di Lavery, così rude, grezzo nei modi e al tempo stesso dolce nello sguardo, illumina un’opera che arde nella fotografia e nella tensione sessuale che travolge i protagonisti, intrepidamente estremizzati nelle loro esplicite debolezze, nelle ricercate perversioni, nei lati di un carattere quasi ripulsivo, prima di cedere gli ormeggi e venirsi finalmente incontro. Ringrazio per l’aiuto con i sotto titoli Margherita. Buona visione. Dino Sauro Stupazzoni.
Questa pellicola ha dei sotto titoli già incorporati di default, viene rilasciata in un unico file in formato .MKV. Si consiglia la sua visualizzazione con il player universale VLC. Per ogni chiarimento, dubbio, suggerimenti, proposte, se volete partecipare al progetto ed aiutarci, potete scrivere a : caprenne23@outlook.com Ed infine Vi ricordiamo la nostra pagina Facebook, https://www.facebook.com/people/Sottotitoli-italiani-per-film-e-serie-gay/100063589207670/