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All of us strangers – Estranei (U.K., 2024)

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Oggi Vi facciamo una bella sorpresa e riteniamo anche un bel regalo. Non possiamo astenerci dal proporre quello che secondo molti è il film “queer” dell’anno: All of us strangers, in italiano Estranei, il lavoro di Andrew Haigh. A mio personale parere, il film più bello del 2023/2024, visto nella stagione del CineForum Esse Vu. Ed uno dei più bei film di sempre. E’ già stato definito un film “cult”. Semplicemente strepitosi i due protagonisti, Adam, interpretato da uno straordinario Andrew Scott

e da Harry, interpretato da un altrettanto bravissimo Paul Mescal.

Assolutamente straordinarie anche le interpretazioni da parte di Claire Foy, nei panni della mamma di Adam

e di Jamie Bell nei panni del babbo di Adam.

Adattamento dell’omonimo romanzo giapponese di Taichi Yamada, Estranei narra la storia di Adam (Andrew Scott), uno scrittore gay sulla quarantina che vive da solo in un grattacielo quasi vuoto di Londra. Perseguitato dal passato, Adam deve affrontare il trauma mai superato della morte dei genitori (interpretati da Jamie Bell e Claire Foy) avvenuta quando lui aveva soli dodici anni, mentre inizia una relazione romantica con Harry (Paul Mescal).Raccontata così, la trama di Estranei sembra un classico racconto sulla vita e l’accettazione del lutto, ma in realtà ci troviamo di fronte a un film tutt’altro che lineare, accompagnato da un senso di morte che aleggia per tutta la durata della pellicola e che ci porta pian piano a scoprire che non tutto è come sembra e che la storia di Adam è molto più complessa di quanto possa apparire in un primo momento.
Che cosa significa il finale di Estranei?
Quando Harry si rende conto di essere morto, capisce anche che fino a quel momento nessuno aveva trovato il suo corpo, neanche i suoi genitori. A questo proposito, il regista Andrew Haigh ha dichiarato: “Penso che quello che succede a Harry, il fatto che fosse morto e che nessuno avesse trovato il suo corpo, dice molto della tragedia insita in quel tipo di solitudine. È a dir poco straziante, ma parla anche molto del significato del film, ossia che l’amore consiste nel prendersi cura di qualcun altro e, soprattutto, capire quando l’altro ha davvero bisogno di te”. Alla fine, Harry è stato trovato … e da qualcuno che lo conosce davvero e lo ama più di chiunque altro potrebbe fare,inclusi i suoi genitori. Adam e Harry sono ora una famiglia: nei minuti finale del film, la loro connessione non è soltanto fisica, ma diventa tangibile anche allo spettatore. Mentre scende l’oscurità e la macchina da presa si allontana, la luce che cresce tra i due ragazzi diventa lentamente una tra le tante in un cielo notturno pieno di stelle, una sorta di forza cosmica che si unisce a quella di tante altre anime in cerca di conforto. Adam e Harry hanno finalmente trovato la pace nelle braccia l’uno dell’altro. Non c’è più paura. Harry è ora in grado di andare avanti, di “passare oltre” grazie all’amore di Adam, proprio come Adam è stato in grado di superare emotivamente il suo trauma grazie all’aiuto di Harry. L’amore che condividono è talmente forte da colmare qualsiasi distanza possa esistere tra la vita e la morte: rafforza e protegge entrambi dalla paura del vuoto. Il film sembra suggerire che senza un legame così forte come quello tra due persone che si amano, siamo soltanto esseri
lasciati alla deriva nell’oscurità, “estranei” persi nel dolore e nella solitudine. E questo vale tanto se la relazione tra Adam e Harry fosse stata o solo fisica o solo spirituale, quanto se fosse stata o reale o immaginata. Harry era morto fin dall’inizio? No, non esattamente. È probabile che Harry sia morto dopo che lo abbiamo incontrato per la prima volta, sulla porta di Adam. Sconvolto da quel rifiuto, Harry è tornato nel suo appartamento e ha perso la vita quella sera stessa. “Quella notte ero così spaventato. Avevo solo bisogno di non sentirmi solo”, ricorda il fantasma di Harry alla fine del film, il che sembra confermare che la sua morte è legata intrinsecamente a quell’incontro iniziale. Inoltre, non è una coincidenza che quando si rende conto di essere un fantasma, il suo spirito indossi lo stesso maglione rosa che gli abbiamo
visto sfoggiare all’inizio, fuori dall’appartamento di Adam. Ancora, la bottiglia vuota di whiskey accanto al suo cadavere è la stessa che Harry aveva offerto ad Adam quella fatidica notte. Se consideriamo il livello di decomposizione del corpo, è evidente che fosse passato un po’ di tempo dalla morte di Harry al ritrovamento del suo cadavere. Tornando ancora più indietro, ci sono altri indizi a supporto di questa teoria che diventano palesi solo ad una seconda visione. Perché non abbiamo mai visto l’appartamento di Harry fino alla fine del film? Perché Harry poteva vedere i genitori di Adam attraverso la finestra e, cosa ancora più importante, come potevano vederlo anche loro? Tutti questi elementi acquistano senso solo una volta che si conosce l’esito della storia e che, naturalmente, il regista Andrew Haigh ha dovuto sempre tener presente, sapendo che Harry era morto fin dall’inizio. “Il pubblico potrebbe avere opinioni diverse su questo aspetto della storia”, ha dichiarato Haigh. “Ma per me, in quel momento, in quel primo incontro con Adam, Harry è ancora vivo. Per me, quella è la notte in cui muore”.
E per quanto riguarda Adam, invece?
Se ogni personaggio che incontriamo nel film è morto, è possibile che anche Adam lo sia? Il misterioso edificio condominiale – vuoto – in cui risiede (situazione apparentemente unica per una città come Londra), potrebbe tranquillamente essere la rappresentazione fisica del purgatorio, il che renderebbe la scena finale – quando lui e Harry salgono verso l’aldilà dopo aver trovato l’amore reciproco – ancora più toccante. Naturalmente, ciò pone la domanda su come Adam possa essere morto. Da quello che ci viene raccontato nel film, la sensazione di vergogna ha sempre trattenuto Adam nella sua vita: di conseguenza, la sua omofobia interiorizzata potrebbe averlo spinto a suicidarsi, collegando così la sua morte alle sofferenze patite da Harry nel finale. Naturalmente, si tratta di una mera speculazione … Un evento che accade nel film e che potrebbe essere preso a sostegno di questa teoria – ossia che anche Adam sia effettivamente morto – è quando all’inizio scatta un allarme antincendio: ciò potrebbe suggerire che un incendio ha effettivamente ucciso Adam quel giorno, intrappolando il suo spirito in una sorta di limbo insieme a quello di Harry. Ciò spiegherebbe anche perché l’edificio è praticamente vuoto per l’intero film, senza contare la strana atmosfera eterea dal quale sembra essere circondato. Sulla presunta morte di Adam è stata piuttosto vago lo stesso Andrew Haigh. A tal proposito, infatti, il regista ha dichiarato: “So che molte persone pensano che Adam non sia vivo e posso capire perché lo pensano. In realtà, mi piace
quest’idea. Ci sono delle volte in cui anche io penso che non sia vivo”.
I fantasmi dei genitori di Adam sono reali?
La trama di Estranei è composta da due storie di fantasmi che si intersecano in una. Naturalmente, è possibile che queste presenze soprannaturali siano soltanto frutto dell’immaginazione di Adam. Fin dall’inizio, ci viene raccontato che Adam sta scrivendo una sceneggiatura basata sulla storia dei suoi genitori, cercando cosi di collegare il passato al presente. La domanda sorge dunque spontanea: e se tutto ciò che viviamo è solo immaginato in quanto parte di questo progetto? In effetti, i genitori di Adam non vengono menzionati fino a quando il ragazzo non apre un nuovo documento e scrive le parole “EST. CASA DI PERIFERIA 1987”, che porteranno poi a quella prima visita alla sua casa d’infanzia. Anche la versione spettrale di Harry che incontriamo dopo la scena dell’ascensore ci viene presentata attraverso un’immagine di Adam riflessa nel suo laptop, anche se questa volta ciò che sta scrivendo non ci viene mostrato. Tuttavia, ciò non spiega del tutto perché Adam sembra incapace di capire che Harry è un fantasma, mentre ha istintivamente capito che lo erano i suoi genitori. Che questi spiriti siano fantasmi o figure immaginarie, la verità che collega entrambe le interpretazioni è che Adam ha voluto che entrambi esistessero attraverso il suo senso di solitudine e il suo disperato desiderio di un legame forte. Inoltre, il personaggio di Adam non può di certo considerarsi un narratore affidabile: in tal senso, la sequenza della ketamina ne è una testimonianza lampante; neanche il suo punto di vista è ancorato ad una realtà oggettiva e fattuale. “Il film parte dalla premessa che la brama di Adam ha portato qualunque cosa a sembrare reale, a spostarsi sul piano dell’esistenza”, ha spiegato il regista Andrew Haigh. “Potrebbe essere tutto nella sua testa o potrebbe trattarsi davvero di fantasmi. Lascio che sia il pubblico a decidere quanto quello che Adam vede sia soltanto una manifestazione del suo desiderio di sentirsi meno solo oppure no. A me piace pensare che da un forte desiderio di connessione e di comprensione, tutto può essere spostato sul piano dell’esistenza”. Alla fine, è chiaro quanto Estranei si apra a chiavi di lettura differenti. In questo senso, la scena in cui Adam chiede a sua madre se il suo ritorno sia davvero reale ci dice molte più cose sull’essenza della scrittura di Haigh rispetto persino a quanto non faccia il finale del film. La risposta della madre: “Ti sembra reale?” è, di per sé, tutto ciò che conta veramente: qualunque sia l’interpretazione che si voglia dare al film in riferimento ai concetti di spazio e tempo, alla fine ciò che conta sono le emozioni che lo stesso è in grado di suscitare in noi … emozioni che siamo certi risuoneranno durante e dopo la visione, probabilmente ad ogni nuova visione, forse per sempre.
La scelta della canzone “The Power of Love”.
Dal punto di vista narrativo, aveva senso che Harry chiedesse di ascoltare “The Power of Love” alla fine del film. È proprio quella canzone, infatti, che risuonava dalla tv quando Harry ha bussato per la prima volta alla porta di Adam. Harry ne ha persino citato il testo prima che Adam lo respingesse, quando ha detto: “Ci sono i vampiri fuori dalla mia porta”. Quei “vampiri” sono, ovviamente, i demoni che affliggono Harry, quelli che lo hanno spinto all’alcol e alle droghe e che lo hanno portato alla morte. Non è un caso che i Frankie Goes to Hollywood, uno degli unici gruppi apertamente gay degli anni ’80, siano stati scelti per fare da colonna sonora ad alcuni momenti chiave. Durante tutto il film, Adam ha cercato di liberarsi dalle sofferenze subite durante quel decennio in particolare, imparando finalmente ad accettare il potere letterale dell’amore senza paura del dolore o della morte (per via dell’AIDS). “The Power of Love” una canzone che ha significato molto per il regista Andrew Haigh, il quale ha dichiarato: “I Frankie Goes to Hollywood, gli Housemartins, gli Erasure, sono state tutte band molto importanti per me durante la mia adolescenza. Le canzoni della colonna sonora sono quasi tutte abbastanza malinconiche. Come se volessero suggerire qualcosa che sta bollendo al di sotto … qualcosa di inquietante e sconvolgente”. Nel finale, “The Power of Love” assume un nuovo significato tanto per Adam quando per Harry: aiuta i ragazzi a perdonarsi per non essersi amati e, soprattutto, per non essersi sentiti mai degni dell’amore quando erano più giovani. Buona visione!

La pellicola viene rilasciata in un formato .mkv doppiato in italiano. Si consiglia la visualizzazione tramite il lettore universale VLC.

Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com

La locandina del film All of Us Strangers

Il Cast e la scheda di All of Us Strangers

Andrew Scott è Adam
Paul Mescal è Harry
Carter John Grout è Adam da giovane
Jamie Bell è il babbo
Claire Foy è la mamma
Regia di : Andrew Haigh
Sceneggiatura di : Andrew Haigh e Taichi Yamada
Data di uscita : 29 febbraio 2024 Italia
Paese di origine : U.K.
Lingua : inglese
Durata : 1h e 45 minuti

         

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Boy meets boy (Germania, 2021)

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Vi siete mai innamorati in un giorno? Harry (interpretato da Matthew Morrison) ha festeggiato per 48 ore quando incontra Johannes (interpretato da Alexandros Koutsoulis) sulla pista da ballo di un club di Berlino. Johannes ha smarrito il suo portafoglio, e quando mancano 15 ore al suo volo di ritorno, Harry si offre di aiutarlo a stampare la sua carta d’imbarco. Questo compito banale porta a una giornata insieme in giro per la città. I contrasti nelle loro vite e nei loro valori costringono ciascuno a confrontarsi con le proprie verità. Boy meets Boy è una simpatica storia d’amore gay, senza troppe pretese, contemporanea, nello stile della trilogia di Before di Richard Linklater, o di Weekend. Anche se Weekend è di spessore superiore. Johannes e Harry discutono di molti argomenti diversi, tra cui hobby e interessi, sesso, carriera, cibo, religione e così via. Il film proietta un certo realismo intimo nella vita gay contemporanea attraverso il cinema vérité, dagli agganci su Grindr ai night club, dalla relazione monogama alla libertà polimorfa. Un grande ringraziamento per il lavoro fatto con i sotto titoli a Giuseppe DVS. Buona visione!

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli sovra impressi (i cosiddetti hardcoded), ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore.

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La locandina del film Boy meets boy

Il Cast e la scheda di Boy meets boy

Matthew Morrison è Harry
Alexandros Koutsoulis è Johannes
Regia di Daniel Sánchez López
Sceneggiatura: Hannah Renton e Daniel Sánchez López
Data di uscita: 26 ottobre 2021 in USA
Paese di origine: Germania
Lingua: inglese – tedesco
Durata: 1h 15 minuti

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Il banchetto di nozze – The wedding banquet (Taiwan, 1993)

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Per la serie “film storici da collezionare”, pubblichiamo quella che fu una vera sorpresa: il film di Ang Lee, del 1993, The wedding Banquet, tradotto in italiano “il banchetto di nozze”. Un film che non può mancare in una collezione che si rispetti. Un giovane taiwanese che convive da cinque anni col suo fidanzato americano decide di sposare una pittrice cinese bisognosa del permesso di soggiorno per accontentare i genitori che lo vogliono maritato. Il sontuoso banchetto di nozze che organizzano complicherà le cose visto che lei si ritroverà incinta e il fidanzato di lui vuole rivelare tutto ai ‘suoceri’ ignari. Molto garbo e gran classe in questa commedia degli equivoci sofisticata e ironica, dove l’umorismo è sottile e l’analisi dei rapporti interpersonali ben costruita. Uno dei migliori film a tematica gay degli anni ’90, giustamente premiato a Berlino con l’Orso d’Oro. Con questo film il regista Ang Lee fu candidato all’Oscar, che vinse poi nel 2005 con “I segreti di Brokeback Mountain. Buona visione!

La pellicola viene rilasciata in un formato .AVI doppiato in italiano, nella parte parlata in inglese, e con i sotto titoli sovra impressi (i cosiddetti hardcoded), per la parte parlata in mandarino.

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La locandina del film Il Banchetto di Nozze

Il Cast di Il Banchetto di Nozze

Winston Chao è Wai-Tung Gao
May Chin è Wei-Wei
Ah-Lei Gua è la signora Gao
Sihung Lung è il signor Gao
Mitchell Lichtenstein è Simon
Regia di : Ang Lee
Sceneggiatura di : Ang Lee, Neil Peng, James Schamus
Data di uscita : 5 Marzo 1993 Taiwan
Paese di origine : Taiwan
Lingua : mandarino – inglese
Durata : 1h. 46 minuti     

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Tengo Miedo Torero (Cile, 2020)

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Cosa più opportuno di un film come quello che vi propongo oggi, in occasione del 25 aprile? Un <<melò>> cileno. Siamo nel 1986, in Cile, nell’anno del fallito attentato al dittatore Pinochet, nel bel mezzo dei disordini politici. Il protagonista indiscusso è interpretato da uno straordinario Alfredo Castro, nei panni di un travestito che ha da tempo superato la cinquantina che si fa chiamare “La loca del frente”, ovvero la pazza della casa di fronte.

Il co-protagonista è Carlos, interpretato da Leonardo Ortizgris, un giovane sedicente architetto, in realtà è un rivoluzionario, che sta per l’appunto organizzando l’attentato al dittatore, e fra le altre cose, si serve della catapecchia cadente de La Loca in un quartiere molto proletario di Santiago per depositare le armi che serviranno alla bisogna camuffate da scatoloni di libri.

Rodrigo Sepúlveda, regista di Tengo Miedo Torero,

adatta l’unico romanzo di Pedro Lemebel,

amato in patria: il cinema cileno continua a scavare nella dittatura di Pinochet, e lo fa con Tengo Miedo Torero, (traduzione: ho paura, torero) che contiene una novità: affronta la questione dalla prospettiva LGBT in modo frontale, senza fronzoli né giri di parole. La storia del travestito interpretato da un gigantesco Alfredo Castro funziona infatti da metonimia per tutta una minoranza, sempre sola, ignorata da ogni rivoluzione (come lui stesso afferma), che per questo non partecipa alle proteste contro Pinochet negli anni Ottanta, ma vi “passa attraverso”. Proprio graficamente: l’immagine ripetuta di Castro che, con calma olimpica, cammina “dentro“ i cortei anti-regime ma non ne fa parte, mimetizzandosi solo con qualche slogan, vale più di ogni parola. Come in NO di Larraín la vittoria al referendum passava attraverso la svendita alla televisione commerciale, “berlusconiana”, aprendo l’era degli spot sciocchi e dei balletti, così in Tengo Miedo Torero la resistenza dei comunisti si dimentica totalmente della comunità LGBT, che di fatto non esiste (“Non c’è un comunista gay”). Appurato lo statuto dell’ambiguità che pervade la lotta, e trova nel protagonista il grillo parlante di tali contraddizioni, quello di Sepùlveda non è però (solo) un film politico: è un melò letterario su un amore impossibile, tessuto fra un travestito avanti negli anni e un bel rivoluzionario che lo usa per nascondere le armi necessarie ad uccidere il dittatore. L’overage di Castro ricorda il Raul di Tony Manero: l’uno voleva ballare e l’altro vuole amare, sono troppo vecchi ma vogliono farlo lo stesso. Con ostinazione folle e struggente. Qui il/la protagonista dai mille nomi sa che Carlos non la ama, ma non importa: tiene vivo quell’amore in modo sfacciato, senza pretendere, ed entra così nell’organizzazione dell’attentato. Sepúlveda gira il racconto in interni oscuri, fatiscenti, che contrastano con la luce e la bellezza dei protagonisti e la purezza dei loro intenti, nelle case in cui i ribelli si nascondevano dal regime, per forza di cose anonime, ma poi lo “apre” conducendolo verso l’infinità del mare. Ecco che Tengo Miedo Torero, nel suo racconto di una stagione tragica, nella sua love story sognata, propone coraggiosamente un altro tipo di “impegno”: la politica dei sentimenti. Che poi sia fallita, come dice Castro, non significa che non sia stata vissuta. Buona visione!

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli sovra impressi (i cosiddetti hardcoded), ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore.

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La locandina del film Tengo Miedo Torero

Il Cast di Tiengo Miedo Torero

Alfredo Castro è La Loca del Frente
Leonardo Ortizgris è Carlos
Julieta Zylberberg è Laura
Amparo Noguera è Doña Olguita
Regia di Rodrigo Sepúlveda
Sceneggiatura di Pedro Lemebel, Nazareno Obregón Nieva, Rodrigo Sepúlveda
Data di uscita: 15 ottobre 2020 in Brasile
Paese di origine: Cile
Lingua: spagnolo
Durata: 1h 33 minuti

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Buona Pasqua dal Blog Caprenne!

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Il Gruppo del Blog Caprenne Augura a tutti Voi una Buona Pasqua, che possa essere di Pace e Serenità.

Dino Sauro Stupazzoni a nome di tutto il Gruppo

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Un corto : Lazarus come out

 

Author: Dino Sauro Stupazzoni, 2024-03-29

Femme (U.K., 2023)

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Abbiamo visto Femme mercoledì 20 marzo al CineForum EsseVu ed ho pensato di convididerlo qui nel Blog. Femme è un film che ruota attorno al mondo drag, la nozione mutevole di identità tipica di questa sottocultura sembra trasferirsi nel modo stesso di narrare il film. Fatta eccezione per la scena iniziale, in cui una certa Aphrodite Bang (l’alter ego drag del protagonista Jules, interpretato da Nathan Stewart-Jarrett) si pavoneggia allegramente sul palco prima di recitare un monologo malizioso, l’arco narrativo del film annulla questa espressività queer, o meglio la rinchiude dentro l’armadio, per così dire. Questo primo lungometraggio dei co-registi britannici Sam H. Freeman e Ng Choon Ping è stato uno dei titoli più apprezzati nella sezione Panorama della Berlinale 2023, in quanto riprende un tema ben noto e mainstream che forse ha perso parte della sua “marginalità” underground – quello della scena drag, resa popolare dal successo di RuPaul’s Drag Race – e lo contrappone a una variante più “masc” e intimidatoria di queerness. I registi raggiungono anche una sorta di desiderabile equilibrio che vede il film oscillare sia verso il lato “drammatico” sia verso il thriller o la suspense, evocando così una corrente sotterranea sinistra, pinteriana, avversa al realismo del cinema e del teatro britannici. Passata l’euforia da palco, Jules – ancora nei panni di Afrodite – si dirige verso un chiosco per comprare le sigarette; qui, viene aggredito da una banda di teppisti capeggiata da Preston (George McKay, di 1917 e dell’imminente The Beast), dopo che Jules gli dice di averlo visto bighellonare fuori dal nightclub prima del suo show, in cerca di amorevoli attenzioni. Preston, pieno di tatuaggi che denotano la sua passata detenzione in carcere, viene descritto in seguito da un altro personaggio come un “bulldog che è stato colpito in testa più volte”, e questa propensione alla violenza sembra manifestarsi come uno scudo protettivo, che distoglie l’attenzione dal suo vero orientamento sessuale. Tre mesi dopo, Jules ha rinunciato alla sua carriera di performer, macchiata dagli abusi omofobi subiti sia in questa occasione che in quelle precedenti – secondo quanto riporta il suo fidanzato Toby (John McCrae). Un giorno, girovagando per una sauna illuminata da chiaroscuri (che mostra ulteriormente la sua lontananza da spazi queer più accoglienti e conviviali), Jules incontra proprio Preston, che non riconosce la sua ex vittima ora priva di trucco. Esitanti, iniziano un corteggiamento caratterizzato da sesso violento e clandestino, e anche dal conflitto interno di Jules sull’ottenere vendetta, indipendentemente da quanto il loro legame metta in discussione in modo produttivo la sua comprensione della fluidità del genere maschile. Lodare il perfetto equilibrio che Femme sembra raggiungere a metà film non è esagerato; al suo apice, l’inversione dei ruoli e il senso di vendetta pianificata contro Preston appaiono schematici, almeno fino alla brillante coda, organizzata attorno a un unico accessorio di abbigliamento che ha acquisito un peso sempre maggiore nel corso della storia. Porre l’accento sui semplici oggetti di scena, piuttosto che sui mezzi cinematografici in sé, è alla base del successo di Freeman e Choon Ping (che, in effetti, si è fatto un nome nel mondo del teatro): Femme sembra provenire dal minimalismo di una performance teatrale contro uno sfondo nero senza scenografia, nel senso migliore del termine, mentre McKay e Stewart-Jarrett combattono e si inseguono, in un’intimità mozzafiato che il grande schermo amplifica alla perfezione. Femme è una produzione di Agile Films, con il supporto di BBC Film. Le vendite internazionali sono guidate da Anton. Un particolare ringraziamento ad Alex, un utente del Blog diventato nostro collaboratore, che ha curato l’adattamento dei sotto titoli, oltremodo difficile visto il dialetto londinese utilizzato, il cosiddetto “cockney”. Buona visione!

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 con i sotto titoli sovra impressi (i cosiddetti hardcoded), ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore.

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La locandina del film Femme

Il Cast di Femme

George MacKay è Preston
Nathan Stewart-Jarrett è Jules
Aaron Heffernan è Oz
John McCrea è Toby
Antonia Clarke è Molly
Regia di : Sam H. Freeman e Ng Choon Ping
Sceneggiatura di : Sam H. Freeman e Ng Choon Ping
Data di uscita : 1 Dicembre 2023 Regno Unito – U.K.
Paese di origine : Regno Unito – U.K.
Lingua : inglese – cockney
Durata : 1h. 39 minuti         

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7 kinds of wrath – 7 tipi di collera (Grecia, 2014)

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Oggi Vi proponiamo un film che abbiamo visto al Cineforum Esse Vu, ed è stato oggetto di intenso dibattito. Nel complesso è piaciuto. Il film ci è stato proposto da un appassionato del blog, Alex, che ce lo ha 1) segnalato, 2) procurato, 3) sotto titolato, 4) recensito. Qui di seguito la recensione dell’amico Alex, che ovviamente ringraziamo moltissimo.

Il film ruota attorno al rapporto di amore e sesso che si instaura tra un archeologo 45-enne di Atene, Petros, ed un ventenne immigrato dall’Egitto, Hussam, incontrato durante una missione di lavoro sugli scavi del teatro antico di Argo, in una zona dove abitualmente i gay greci vanno a cercare giovani stranieri. Quello che sembra all’inizio come un veloce incontro sessuale, si sviluppa poi in una relazione vera e propria, con Hussam, mussulmano praticante, che proclama il suo amore per Petros, mentre quest’ultimo, appena uscito da una storia fallimentare, è dubbioso ma consenziente. Attorno a questa relazione, inevitabilmente attraversata da conflitti tra culture diverse, si muove una piccola cerchia di persone, ognuno a suo modo “diverso” ; personaggi con i quali Petros interagisce, ricavandone esperienze in vario modo traumatiche: Laerte e Migen, immigrati albanesi di seconda generazione, che insieme ad una ragazza, Alexandra, formano un trio di musica classica (e anche un trio erotico); Daniel, un gay di successo che crede solo nel potere del denaro; Michael, un poliziotto che vive fuori della realtà. Pedros dovrà pensare ad una soluzione di compromesso che gli permetta di mantenere i suoi legami con queste persone senza perdere il suo equilibrio psichico. Il film, girato quasi interamente in bianco e nero, ha il suo punto di forza nella descrizione di come l’impatto dello straniero costringa il cittadino greco a dover affrontare scenari lontani dalla sua tradizione e di come le differenze culturali e sociali interferiscano in tema di amore e di desiderio tra individui con estrazioni sociali molto diverse. Tutti temi quanto mai attuali, nelle crisi che attraversano oggi il Mediterraneo. Christos Voupouras nato a Mytilene nel 1954, è un regista con più di trent’anni di esperienza, che ha più volte affrontato l’argomento delle relazioni tra i greci e gli ‘altri’. Buona visione!

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La locandina del film 7 kinds of wrath – 7 tipi di collera

Il Cast di 7 kinds of wrath – 7 tipi di collera

Maximos Moumouris è Petros
Nikos Gelia è Hussam
Sofia Kokkali è Alexandra
Haris Fragoulis è Laertis
Ieronymos Kaletsanos è Daniel

Regia di Christos Voupouras
Sceneggiatura di : Angeliki Iliopoulou, Giorgos Korras, Christos Voupouras
Data di uscita: 4 febbraio 2016 Grecia
Paese di origine : Grecia
Lingua : Greco – arabo
Durata : 1 h e 45 minuti


         

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The Wound – Inxeba (Sud Africa, 2017)

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Oggi Vi proponiamo un film che ci presenta un’antica tradizione con le sue numerose implicazioni. Si tratta del primo lungometraggio del regista sudafricano John Trengove; è una storia forte su una tradizione tribale d’iniziazione alla virilità. Il primo lungometraggio del regista sudafricano John Trengove, The Wound – titolo originale Inexba – è un film potente, visivamente creativo e di grande attualità ambientato in un’atmosfera esotica, che racconta una storia avvincente di tradizioni, mascolinità e omosessualità. È stato presentato in anteprima mondiale al Sundance prima di essere proiettato a Berlino. Il personaggio principale, Xolani (Nakhane Touré), è un membro del popolo Xhosa in Sud Africa. Lavora in una fabbrica in città, e si reca a una montagna lontana con un gruppo di altri uomini per assistere all’ukwaluka – un’iniziazione tradizionale all’età adulta per i giovani nella tarda adolescenza. Il gruppo di ragazzi, chiamati “iniziati”, sarà circonciso e quindi “preparato” per la vita da veri uomini. Ognuno di essi è guidato da un “accompagnatore”, e Xolani si prende cura di Kwanda (Niza Jay Ncoyini), l’unico del gruppo che viene da una famiglia benestante di Johannesburg. Il resto sono per lo più bambini rurali e scherniscono Kwanda per essere un ragazzo di città eccessivamente sensibile. Kwanda, però, scopre rapidamente che Xolani è innamorato di uno degli altri accompagnatori, il burbero e un po’ più anziano Vija (Bongile Mantsai). Trengove si assicura ad ogni passo che la storia mantenga la sua presa sul pubblico. Ci riesce prima tramite le forti immagini, che, oltre all’ambientazione nella boscaglia, includono la vernice bianca con cui i ragazzi vengono coperti durante i primi giorni dopo la circoncisione. E l’atto stesso della circoncisione di gruppo, estraneo alla maggior parte del pubblico, viene eseguito con eleganza, ma con una tale tensione che catturerebbe l’attenzione anche se la narrazione non fosse dettagliata e coinvolgente – e lo è sicuramente, fino al climax scioccante. Le questioni su cui soffermarsi a discutere sono abbondanti – dalla tradizione che è, per la mente moderna, non solo brutale, ma pericolosa per la salute, al modo in cui i giovani e gli anziani che li portano all’iniziazione lo percepiscono come il vero segno di ingresso nell’età adulta, all’idea della circoncisione come castrazione, e il suo potenziale e conseguente rapporto con l’omosessualità. Questo punto di vista moderno è rappresentato da Kwanda, un giovane uomo di città, mentre Xolani, d’altra parte, è un personaggio molto più misterioso, saggio a modo suo, e che fa da ponte tra il gruppo di tradizionalisti e l’adolescente che protegge. Siamo di fronte ad un film che ha ottenuto 27 vittorie in rassegne cinematografiche (fonte IMDb). Buona visione! By Dino Sauro Stupazzoni.

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La locandina del film Inxeba – The Wound

Il Cast di Inxeba – The Wound

Nakhane è Xolani(as Nakhane Touré)
Bongile Mantsai è Vija
Niza Jay è Kwanda(as Niza Jay Ncoyini)
Regia di : John Trengove
Sceneggiatura di : John Trengove, Thando Mgqolozana, Malusi Bengu
Data di uscita: 19 aprile 2017 Francia
Paese di origine : Sud Africa
Lingua : Xhosa – Afrikaans – Inglese
Durata : 1 h e 28 minuti

         

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Nel Cerchio (Italia 1976)

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Oggi Vi propongo una vera “chicca”. Un film del 1976. Nel Cerchio, del regista Gianni Minello. Presentato a vari Festival tra cui Venezia, Taormina, Cannes, premi e riconoscimenti vari non servirono a superare lo scoglio della censura di mercato per questo film praticamente inedito dal tema arduo e difficile, ma poetico e sincero. Le peripezie di un giovane sardo, Giorgio Sandrini, ospite di uno zio in una Venezia chiusa e distante, apprendista a Murano. Si tratta, nel suo genere, di un vero gioiello, per la sua rarità, per il periodo in cui uscì. La qualità ovviamente non è delle migliori, visti i passaggi analogici. Ringrazio infinitamente Roberto che ce lo ha procurato. Buona visione! By Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 doppiato in italiano, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore.

Per qualsiasi domanda, suggerimento, o se voleste partecipare al progetto di questo Blog, di cui sareste i benvenuti, potete scrivere a: caprenne23@outlook.com

La locandina del film Nel Cerchio

Il Cast di Nel Cerchio

Regia di: Gianni Minello
Sceneggiatura di: Gianni Minello
Data di uscita: non disponibile
Paese di origine: Italia
Lingua: Italiano
Durata: 1 h e 20 minuti

         

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Flee – Fuggire (Danimarca 2021)

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Ieri sera al CineForum Esse Vu abbiamo visto Flee. Sull’onda delle emozioni che mi ha suscitato, confesso di essermi commosso, ne ho decisa la immediata pubblicazione per permetterVi di poterlo vedere. Vorrei condividerlo con Voi, lo considero un capolavoro, e non posso che consigliarVi di vederlo. La forza, la capacità di suscitare empatia, emozioni, paura, ansia, angoscia, gioia, attraverso il cartone animato di Jonas Poher Rasmussen è semplicemente straordinaria. Guardatelo, e poi dateci un riscontro. Flee, la storia vera di Amin Nawabi, tra l’omossessualità e la fuga da un Afghanistan devastato. Uno dei film più importanti degli ultimi anni. Di incubi bagnati e di sogni cristallini, di un viaggio umano e di un viaggio disperato, in cui si incrocia la storia personale e la storia di un popolo frantumato dall’idiozia umana. Pochi ghirigori, pochi aggettivi: Flee, diretto dal danese Jonas Poher Rasmussen è un film meraviglioso, nonché uno dei migliori visti recentemente. Presentato al Sundance 2021 (con annesso tripudio), il film grazie alla messa in scena animata, missata ad immagini di repertorio, arriva dove il senso filmico non sarebbe potuto arrivare, in quanto l’animazione esalta il valore di un racconto epifanico e doloroso, che mette al centro la vicenda di Amin Nawabi che, sul punto di sposare suo marito, racconta per la prima volta il passato, quando scappò in Danimarca dall’Afghanistan, trasformata in un campo di battaglia dall’infinito contenzioso tra URSS e US, sfociato poi nel medievale regime talebano. Come vediamo in Flee – dimenticavamo, ben tre candidature agli Oscar, Miglior Film Internazionale, Miglior Film di Animazione e Miglior Documentario – la fuga di Amin, con le turbe giovanili mischiate all’ossessione per il poster di Jean-Claude Van Dame, che lo accompagnano nella consapevolezza della sua omosessualità (in un paese che la ripudia…), è un percorso poetico e cronaca reale, in cui al centro – più di tutto – c’è il bisogno vitale e fondamentale di essere felici. Colpisce soprattutto per questo Flee, narrato direttamente da Amin e trasformato in una sorta di graphic novel in cui Jonas Poher Rasmussen, supportato dal montaggio di Janus Billeskov Jansen, alterna stupefacenti video in 8mm di un’Afghanistan molto diversa da quella che conosciamo. Per questo Flee si fa (anche) reportage documentaristico (tecnicamente è, appunto, un documentario), senza però eludere l’empatia, l’emozione, il coinvolgimento diretto e reciproco. Nonostante il dramma dell’epopea vissuta marcatamente sulla sua pelle, Amin Nawabi – oggi affermato docente universitario – è il sinonimo diretto e puro di ciò che vuol dire libertà, data a lungo per scontata eppure costantemente minacciata dall’indole aggressiva e repressiva intrisa in certi tipi di potere. Ma, dietro l’aspetto politico e sociale, Flee è innanzitutto un capolavoro di scrittura, in cui il regista – che ha conosciuto Amin vent’anni fa – cuce i ricordi del protagonista direttamente sopra un’animazione che si rispecchia il rispettivo umore e le rispettive fasi di vita. Un’operazione, da questo punto di vista, assolutamente folgorante, dato che il team di animatori passava le scene tramite un processo vicino alle intenzione e alle vicende di Amin. Una volta fatto questo, e con il benestare del regista, gli animatori pennellavano le sequenze come fossero, appunto, tavole di una graphic novel. Ma, dietro l’approccio estetico sicuramente protagonista, Flee è un’opera sull’identità – e che bella la scena di Amin, quando entra per la prima volta in un club gay –, per questo Jonas Poher Rasmussen cambia approccio più volte, dando al film un ritmo naturale e puro che ne esaltasse il senso di (ri)scoperta dei ricordi. Per questo la lunga conversazione che fa da laccio alla narrazione sembra una sorta di terapia psico-analitica, il cui obbiettivo è – forse – annegarei i demoni e i tormenti che, per anni, hanno strangolato l’esistenza di Amin. E, noi spettatori, con reverenza, rispetto ed umiltà, grazie a questo splendido film abbiamo l’opportunità di assistere alla rivelazione di un uomo, che con coraggio è riuscito ad esporre tutta la tragica complessità del suo viaggio. Dunque, oltre il mezzo artistico e cinematografico, Flee diventa la straziante testimonianza di una liberazione, nonché una storia che resta profondamente sedimentata nel cuore e nella testa. Buona visione! By Dino Sauro Stupazzoni.

La pellicola viene rilasciata in un formato .MP4 doppiato in italiano, ed è visualizzabile direttamente in streaming o su qualunque tipo di lettore.

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La locandina del film Flee

Il Cast di Flee

Doppiatori originali:
Amin Nawabi: sé stesso
Daniel Karimyar: Amin bambino
Fardin Mijdzadeh: Amin adolescente
Jonas Poher Rasmussen: sé stesso
Kasper: sé stesso
Belal Faiz: Saif
Milad Eskandari: Saif bambino
Zahra Mehrwarz: Fahima
Elaha Faiz: Fahima adolescente
Sadia Faiz: Sabia
Doppiatori versione italiana:
Davide Albano: Amin Nawabi
Alberto Pilara: Amin bambino
Adriano Venditti: Amin adolescente
Francesco Pezzulli: Jonas
Marco Baroni: Kasper
Flavio Dominici: Saif
Giulia Luzi: Fahima

Regia di: Jonas Poher Rasmussen
Sceneggiatura di: Jonas Poher Rasmussen e Amin Nawabi
Data di uscita: 10 marzo 2022 (Italia)
Paese di origine: Danimarca, Francia, Norvegia, Svezia, Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti, Finlandia, Italia, Spagna, Estonia, Slovenia, Canada.
Lingua: Danese – Inglese- Dari – Russo – Svedese – inglese e francese
Durata: 1 h e 29 minuti

         

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