Inizio subito ringraziando per l’aiuto alla traduzione l’amico Marco Calcinelli, che dalla Romagna (non dalla Svizzera!) dove risiede ha fatto una importante revisione dall’audio originale in tedesco, misto a turco, lingue che mi sono ambedue ugualmente ignote. Ci impegniamo come sempre senza pretese di professionalità, ma cercando di dare la migliore interpretazione nei limiti delle nostre capacità.
Il film è essenzialmente drammatico, sia pure temperato da forti toni di commedia, con la regia di Tor Iben che lo rende molto bello e coinvolgente. Contribuisce al risultato l’ambientazione in una città come Berlino, aperta, progressista e multiculturale (perché mi viene da piangere pensando all’Italia di oggi?)
Ciò non significa che sia un paradiso: il protagonista Ibo, diminutivo di Ibrahim, figlio di immigrati turchi e omosessuale, deve affrontare molte difficoltà e battersi per la sua felicità, ma lo fa non da emarginato ma da cittadino berlinese che vuole continuare a vivere in Germania.
Il film di Tor Iben si smarca dagli stereotipi identitari che gravano sugli immigrati e sui gay e dalla dicotomia vittima-colpevole: “Ho vissuto a Kreuzberg, Berlino, per molti anni – spiega il regista – e ho incontrato molti immigrati, e la maggior parte di loro non corrisponde affatto a quegli stereotipi”.













