Archivio dell'autore: caprenne

HIStory3 – Make Our Days Count ep. 10 (Taiwan, 2019)

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Tradotti i sottotitoli di 10 episodi su 10

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La serie si è così conclusa e, nonostante l’episodio finale, penso sia la più riuscita di tutte le serie intitolate a HiStory.
Nell’episodio conclusivo (per l’appunto il n.10), c’è stata inopinatamente una svolta inaspettata e del tutto gratuita, frutto di una scelta incomprensibile degli sceneggiatori, che contraddice clamorosamente l’impostazione leggera (soft) della vicenda, come si era svolta sino ad allora. La cosa non ha mancato di suscitare la rabbia e la delusione dei moltissimi fan che in tutto il mondo hanno seguito la serie.   
Da un certo punto di vista si può ritenere che la serie si sia conclusa con un happy end all’episodio 9, mentre la 10 si potrebbe forse considerare una sorta di finale alternativo dark, al quale alcune voci vogliono che seguirà un secondo finale che uscirebbe su DVD, vedremo.

 

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Happy endings sleepover (USA, 2019)

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Una deliziosa commedia noir prodotta negli USA ma interamente girata in Danimarca. Anche se non strettamente di genere, adatto al periodo natalizio, in quanto la “felice conclusione” è contenuta già nel titolo!
È basato sull’omonimo romanzo di Cade Jay Hathaway uscito nel 2015, primo di una serie di 7 romanzi che nelle intenzioni dell’autore dovrebbero uscire nei prossimi anni. Lo stesso autore ha scritto la sceneggiatura per il film.

Il film è anche la prima produzione della compagnia indipendente WOLF PUPPY FILMS , a favore del quale è stata lanciato un crowfunding sul sito Indiegogo.
Il protagonista Johnnie è un giovane agente della CIA alla sua prima missione in Europa, dove si imbatte nelle spie di Putin: Johnny è gay, ma non esita ad usare le armi contro gli omofobi agenti segreti russi: uno dei momenti più esaltanti del film!

Anche se non esplicitato, è molto interessante il contrasto fra le culture, da una parte quella american-trumpiana e dall’altra la tolleranza del piccolo regno di Danimarca, e comunque dell’Europa in genere.

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SWAN LAKE – Il lago dei cigni (Inghilterra, 1995)

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Balletto in un prologo e quattro atti
coreografia: Matthew Bourne
musica: Petr Ill’ic Cajkovskij

Per Natale, al posto dell’abusato Schiaccianoci, un balletto più consono all’indirizzo di questo blog, il Lago dei cigni nella celebre versione 1995 del coreografo e danzatore Matthew Bourne, un balletto che ancora oggi dopo 24 anni mantiene il primato di spettacolo di danza di maggior successo al mondo.
Anche chi non ama o non conosce la danza classica non può non essere coinvolto emotivamente da questa pièce, che oltre alla danza ha le caratteristiche di uno spettacolo teatrale, in cui i danzatori sono anche gli attori protagonisti del dramma narrato.
La radicale rivisitazione del Lago dei cigni di Bourne è famosa soprattutto per la sostituzione del corpo di ballo femminile con un corpo di ballo interamente maschile, nonché per aver sostituito la figura femminile della fragile Odette con quella di un Cigno sensuale, forte e misterioso, da cui la lettura omosessuale dell’amore tra il Principe e il Cigno.
Il registro predominante del balletto rimane comunque quello poetico e drammatico. Al suo centro c’è la figura del Cigno che rappresenta il mezzo attraverso il quale Bourne, prima ancora che narrare una storia trasgressiva, intende rendere le sensazioni che questi animali suscitano in lui: un ideale di bellezza, ma anche di aggressività e di forza, che ha suggerito a Bourne l’immagine della muscolatura maschile piuttosto che quella di aggraziate ballerine vestite di romantici tutù: ed ecco dunque che il corpo di ballo del Lago, si trasforma in un gruppo di creature selvagge, sensuali e capaci di improvvisa e inarrestabile violenza.


Bourne sostiene che questa storia già si celasse nella partitura di Tchaikovsky del Lago dei Cigni, la cui melodia rimanda naturalmente ad una potente e drammatica storia d’amore. Per Bourne quella di un giovane uomo che, non trovando affetto e comprensione in chi gli sta accanto, arriva a rincorrerlo in un ideale sfuggente, irraggiungibile, ma che gli dà il conforto e la forza necessari per sopravvivere. La morte dell’ideale coincide necessariamente con la morte del giovane.
Inevitabile anche il riferimento alla storia personale di Cajkovskij, sulla cui omosessualità permangono oramai pochi dubbi, e sul fatto che il compositore abbia adombrato nella tragicità della musica il dramma della sua vita intima.

 

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White frog (USA, 2012)

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White frog (regia di Quentin Lee) è un film che molti, me compreso, hanno visto nella sua versione doppiata in italiano. Come in altri casi, mi è piaciuto riproporre il film nella versione da me preferita, con audio originale e sottotitoli in italiano, a partire dall’unica disastrosa versione inglese circolante sul web, che consta di circa 1800 righe con continui doppioni e ripetizioni: alla fine di un allucinante lavoro ho ricondotto la misura a circa 900 righe, compresa la ricostruzione del timing. È per questa ragione che metto a disposizione anche i sottotitoli inglesi, la cui versione corretta non sembra reperibile sul web.
White frog (La rana bianca) è un film familiare ben scritto e ben recitato, soprattutto da parte del gruppo di attori giovani, tanto che riesce ad essere avvincente, commovente e totalmente credibile. In particolare la prestazione del protagonista Nick, affetto da sindrome di Asperger (autismo), che si troverà a fare i conti con la propria ma anche con l’altrui diversità, soprattutto quella dell’adorato fratello Chaz, che lui perde all’improvviso in un incidente. Il film quindi gioca in maniera efficace su più temi: la perdita e il lutto, la crisi delle identità, le diversità e la ricerca di accettazione. Quindi non solo la tematica omosessuale ma le problematiche derivanti dal disagio mentale e comportamentale..

Fin dalla sua uscita White frog è stata una rivelazione, lontano dagli schemi del genere gay, talmente sincero (si stenta a credere che il giovane attore che recita Nick non sia davvero autistico!) da lasciare a chi l’ha visto allora ed a chi lo rivede ora una profonda impressione e una grande commozione.

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Malila, the farewell flower (Thailandia, 2017)

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Malila: The farewell flower (Gelsomino, il fiore del congedo), è il terzo film diretto dalla geniale regista thailandese Anucha Boonyawatana, dopo Down the river (2004) e The blue hour (su questo blog, 2015). Il film è stato presentato in anteprima al Busan International Film Festival 2017 dove ha vinto il Kim Jiseok Award. Con i suoi paesaggi allucinati e l’abile mescolanza di sacro e profano, Malila si avvicina molto al lavoro del maestro thailandese Apichatpong Weerasethakul di Tropical Malady.

Anucha Boonyawatana

Malila: The farewell flower è un film stupendo, una meditazione contemplativa e piena di sentimento sulla bellezza, l’effimero e la perdita, racconto elegiaco e malinconico in bilico tra il dolore esistenziale e la sua contemplazione. Il film segue i 2 ex amanti Shane e Pich mentre si ritrovano per lottare contro la malattia di Pich: la mortalità viene esplorata attraverso la filosofia buddista e il Bai Sri, un ornamento devozionale di fiori di gelsomino la cui creazione è indissolubilmente legata alla sua dissoluzione. I delicati fiori di gelsomino iniziano a deteriorarsi non appena sono piegati e attorcigliati alle foglie, divenendo simbolo della caducità del mondo e delle cose.

Il rito del Bai Sri Kwun è una cerimonia di benvenuto che si celebra quando qualcuno di importante arriva o si congeda.
Lo scopo del rituale è di riunire al corpo lo spirito che, per un motivo o per l’altro, vorrebbero andarsene, lasciando la persona in preda a malattie e disturbi. Quindi il Bai Sri oltre che una forma di saluto simboleggia anche una forma di guarigione.

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Eternal summer (Taiwan, 2006)

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Di recente Netflix ha presentato una bella serie taiwanese, The nowhere man. Rivedere l’interprete principale, Joseph Chang (Hsiao-chuan Chang), mi ha portato a ripercorrere le occasioni nelle quali mi era capitato di vederlo come attore, a cominciare dalla serie Crystal Boys (su questo blog), ma soprattutto l’indimenticabile Eternal summer (2006). Il film l’ho visto allora con i sottotitoli di Asianworld (a cura di Shonenbat) e oggi, a 10 anni di distanza, penso sia venuto il momento di riproporlo con adeguata revisione dei sottotitoli, a cominciare dall’uso di sciocchi nomi inglesi al posto degli originali cinesi, probabilmente per aiutare il film a circolare in ambito occidentale.

Nota: nella lezione della maestra all’inizio del film, che parla dei corpi celesti, c’è una allusione al significato astrologico dei nomi cinesi dei tre ragazzi protagonisti:

Shou Heng 守恒 rappresenta il sole: 恒星 heng xing (stella)
Zheng Xing 正行 rappresenta la terra: 行星 xing xing (pianeta)
Hui Jia 慧嘉 rappresenta la cometa: 彗星 hui xing (cometa)

– Il sole brilla ininterrottamente.
– La terra segue la sua orbita attorno al sole, senza potersi avvicinare.
– La cometa porta la sorpresa nel sistema solare.
Il quadro è incompleto senza ognuno di loro.

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A Moment in the reeds (Finlandia, 2017)

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Opera prima di Mikko Mäkelä, che ha scritto la sceneggiatura e diretto il film. Realizzato a basso budget per mantenere al massimo la libertà di espressione, con la stessa logica il regista ha deciso di scegliere attori gay per i 2 ruoli principali, decidendo anche di non scrivere quasi nessun dialogo prima delle riprese. In tal modo ha lasciano volutamente una grande libertà agli attori, che improvvisano il testo nella maggior parte delle scene, il che conferisce al film un naturalismo e una semplicità sorprendenti. Il naturalismo è rafforzato dalla lingua scelta: Leevi e Tareq, uno finlandese e l’altro immigrato siriano, si parlano con un inglese approssimativo che non è la loro lingua madre. Questo riflette una realtà forse poco presente sullo schermo: l’utilizzo di un inglese internazionale come lingua comune ai giovani di tutto il mondo.
Il film trova tutta la sua forza e la sua vitalità nel ritratto di questa gioventù: vediamo due ragazzi del nostro tempo che, malgrado le origini diverse, si comprendono, condividono le stesse preoccupazioni, le stesse inquietudini, e lo stesso modo di vivere la loro sessualità in seno alla famiglia e sul web.

Malgrado la distanza, culturale prima che geografica, che separa i due giovano protagonisti, le preoccupazioni di Tareq e quelle di Leevi sono simili: un ambiente conservatore molto vincolante, e un’omosessualità che fatica a farsi spazio all’interno della famiglia.

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Aus der haut – Shed my skin (Germania, 2016)

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Prosegue la linea dei film tedeschi con Aus der haut, film che mi è stato consigliato dall’amico Marco Calcinelli, il quale ha curato anche la revisione dei sottotitoli a partire dal tedesco, lingua per me ignota.
Aus der haut è una storia di coming out, un film dolce e tutt’altro che perfetto, ma certamente da vedere.
Fondamentalmente è la storia di Milan, un adolescente che a 17 anni si trova a scoprire una sua sospetta omosessualità, e le conseguenze per lui e la famiglia. E naturalmente questa, come qualunque altra ragione, è l’occasione per il protagonista per entrare in una tipica fase adolescenziale di depressione e ribellione.
Mentre è ubriaco, Milan distrugge l’auto del padre ed i genitori immaginano il peggio, pensando che il figlio sia affetto da disturbi dell’attenzione, che prenda droghe o che abbia qualche altro problema da cui debba essere salvato. Quindi sono sollevati nello scoprire che il figlio è “solo” gay: non è un problema per genitori moderni e ben adattati come loro, e in una scena fra le più esilaranti del film possono tornare come se niente fosse ai loro problemi di coppia.

Alla fine si giunge a capire che per un adolescente la cosa più difficile può non essere un coming out, in un contesto sociale abbastanza tollerante, ma forse la necessità di crescere e diventare maggiorenne.

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HIStory3 – Make our days count (Taiwan, 2019)

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Episodi: 10       Episodi usciti:  9

 

Sono appena iniziati ad uscire gli episodi di una nuova serie di HiStory, contenitore taiwanese di storie TV del genere B.L., alla sua terza edizione (HiStory3). Alcune delle precedenti serie – HIStory1 e HIStory2 – si trovano già tradotte su questo blog.
Stavolta la storia riguarda due studenti liceali con i caratteri agli antipodi: mentre Xiang Hao Ting è estremamente estroverso e un po’ prepotente, Yu Xi Gu, gracile e quasi anoressico, preferisce mantenere un profilo basso e concentrarsi sui suoi studi. I due sembrano destinati a futuri totalmente diversi: il libresco Yu Xi Gu sembra destinato al successo accademico, mentre per Xiang Hao Ting la vita è solo una lunga gara di popolarità. Ma le stranezze del destino – a cui dà una mano una compagna di scuola – porteranno ad incrociarsi i percorsi dei due giovani.

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