Archivio dell'autore: caprenne

Marvin où la belle éducation (Francia, 2017)

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Marvin ou la Belle Éducation è un film drammatico francese realizzato da Anne Fontaine, e ispirato al romanzo autobiografico di successo Il caso Eddy Bellegueule, pubblicato in Francia nel 2014.
Autore del romanzo, e coautore della sceneggiatura del film, è Édouard Louis, scrittore ventunenne alla sua prima pubblicazione, nato come Eddy Bellegueule nella Francia del Nord da una famiglia della classe operaia: suo padre disoccupato e la madre che non ha mai lavorato. La povertà, il razzismo, l’alcolismo con cui si è confrontato nella sua infanzia e la sua classe sociale sono il punto di partenza della sua opera letteraria. Nel 2013 ha ottenuto di poter cambiare nome e diventare Édouard Louis.

Il film aderisce solo in parte alle vicende del romanzo, da cui trae spunto per vicende che rispecchiano solo l’infanzia e la prima giovinezza di Eddy Bellegueule-Édouard Louis.
Nel film il protagonista si chiama Marvin Bijoux, e vi si narra la sua infanzia in un villaggio rurale nei Vosgi, segnata dalla povertà materiale e culturale e dai maltrattamenti legati alla sua omosessualità. In seguito, trasferitosi a Parigi e cambiato il nome in Martin Clément, si sforza di costruirsi un destino grazie al teatro.


Determinante per il destino del giovane Martin Clément è l’incontro con la grande attrice Isabelle Huppert, che nel film interpreta un personaggio con il suo stesso nome, con la quale crea uno spettacolo attraverso il quale troverà il coraggio di narrare la sua storia.

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Toast (Inghilterra, 2010)

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Film tratto dalle memorie autobiografiche di Nigel Slater, cuoco e divulgatore di cucina in TV, il quale appare in un cameo alla fine del film fronteggiando il sé stesso adolescente, oltre ad averne curato la sceneggiatura. Nigel Slater è uno dei più popolari ed amati critici gastronomici e cuochi del Regno Unito, sempre presente nelle classifiche dei bestseller e in televisione. Quella per il cibo è per lui una vera e propria passione, più che un semplice lavoro, un amore sbocciato in tenera età e sempre coltivato con dedizione continua.
La tematica principale del film non è l’omosessualità, anche se scorre sotto traccia per tutta la storia, ma la cucina e la passione di Nigel per il cucinare, inteso anche come strada per arrivare al cuore delle persone.

Insieme alla cucina il giardinaggio è l’altra passione che si rivela nel film, attraverso la precoce storia d’amore con un avvenente giardiniere. Tutto questo si coniuga nelle sue più famose serie TV per la BBC, nel quale le ricette vengono realizzate all’aperto, in un orto-giardino che fornisce direttamente gli ingredienti per i piatti.

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The houseboy (USA, 2007)

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Anche di The houseboy avevo pronta la traduzione da anni, senza mai decidermi a pubblicarlo sul blog. Nel rivederlo, ho pensato che il momento migliore per lanciarlo fosse il Natale, avendo come fulcro della sua vicenda il “Christmas Eve“, la vigilia di Natale.
Ma non bisogna farsi ingannare: il Natale c’entra in quanto periodo che in molte persone suscita sentimenti di abbandono, desolazione e tristezza, per combattere i quali il protagonista Ricky si incontra con numerosi uomini, e ritrovandosi presto in una situazione che non riesce più a controllare, fra party con droghe, ragazzi disperati e il suo desiderio disperato di farla finita.
Comunque, essendo pur sempre un film di Natale, un qualche happy end è assicurato!

Sul web si trova traccia del fatto che nel 2010 il film è servito da base per un adattamento teatrale, a cura del regista e scrittore Massimo Stinco, presso il Colosseo Nuovo Teatro di Roma (intervista all’autore).

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Órói – Jitters (Islanda, 2010)

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Órói, noto anche con il titolo internazionale Jitters, è un film islandese del 2010 diretto da Baldvin Zophoníasson.
Il film è stato presentato al Toronto International Film Festival il 7 aprile 2011.

Dramma a tinte fosche e decisamente senza troppe speranze, Órói è ambientato in un’Islanda popolata da adolescenti perduti, figli di genitori distrutti, un panorama sociale inquietante e devastante che rispecchia il paesaggio dell’isola, un paese silenzioso e cupo, isolato dal mondo e chiuso nella sua bolla.
Gabríel vive la sua tranquilla esistenza di adolescente islandese tra festini a base di sesso ed alcool, amiche che vogliono suicidarsi e famiglie distrutte da divorzi, fughe, madri alcolizzate e nonne fuori di testa.
La sua vita piatta e noiosa viene però sconvolta da un viaggio studio in Inghilterra dove conosce Markús (che vive a due passi da casa sua) col quale si instaura un legame forte che si conclude con un bacio appassionato.
Al ritorno a casa Gabríel dovrà riconsiderare le sue priorità e soprattutto le sue emozioni. Ma prima della liberazione reale ci saranno ancora pesanti tragedie da affrontare.

Nota: avevo tradotto i sottotitoli per questo film diversi anni fa, senza poi pubblicarli sul blog. Il file era rimasto abbandonato in remoti hard disks non più usati, dimenticandomi poi di tutto. Per fortuna ne avevo salvata una copia su Opensubtitles.org, dove l’ho riscoperta e revisionata quando ho deciso (per la seconda volta!) di pubblicare il film sul mio blog.

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In between seasons (Corea, 2016)

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In Between Seasons (Hangul: 환절기 – Hwan-jeol-gi) è un film drammatico diretto da Lee Dong-eun, alla sua prima regia. Il film è il remake dell’omonima graphic novel scritta da lui medesimo. In realtà Lee Dong-eun era partito già con l’idea del film, ma la graphic novel si è rivelata un utile stadio intermedio prima dell’approdo finale al cinema.
Presentato per la prima volta al 21° Busan International Film Festival del 2016, ha vinto il Premio della Korea New Network (KNN).
Uscito per il pubblico in Corea nel febbraio 2018.
Il film è incentrato sulla sofferta relazione fra due giovani ragazzi, amanti e innamorati, e la madre di uno di loro, che al momento di una disgrazia occorsa al figlio arriva a scoprire quanto di lui le era fino a quel momento rimasto nascosto. Attraverso tutto il film i tre personaggi si trovano e si perdono continuamente, sino al finale nel quale finalmente sembrano trovare una sia pur provvisoria felicità.

La forza film è sta tutta nel modo in cui si sviluppa la fragile relazione tra la madre (Mee-kyung) e il fidanzato del figlio (Yong-joon): entrambi amano Soo-hyun (rispettivamente figlio e fidanzato) e vogliono che si riprenda, ma entrambi lottano senza sfuggire a esperienze dolorose attraverso le quali finiscono per crescere e accettarsi a vicenda.
Lee Won-keun, l’attore che interpreta la parte del fidanzato del figlio, ha fatto la parte del giovane poliziotto in La rete di Kim Ki-duk.

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Latter Days (USA, 2003)

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Latter Days è un film USA del 2003 diretto da C. Jay Cox. Delicato film che miscela leggera ironia e romanticismo a tratti drammatico per raccontare una storia d’amore fuori dagli schemi, non tanto per il fatto che si tratta di due uomini, ma per il fatto che gli stessi si collocano geograficamente e culturalmente agli antipodi.
Una commedia romantica gay che nel tempo è divenuta un cult nel mondo omosessuale, in tanti abbiamo visto e apprezzato a suo tempo la versione doppiata in italiano, uscita con il titolo (ahimè) di “Inguaribili romantici“. La leggerezza della trama ( sceneggiatura non eccelsa e forzature melodrammatiche), e la pesantezza del doppiaggio hanno contribuito a molte critiche negative, che però secondo me non oscurano la forza emotiva della storia e la sua importanza per l’epoca: nel 2003 ha avuto il merito di aver dato piena consacrazione ad un amore gay normale, che non debba necessariamente portare a catastrofi, malattie e droga.


Nel frattempo sono cambiati anche i nostri gusti in fatto di cinema, ed una visione sottotitolata con audio originale è oramai ritenuta imprescindibile da un pieno apprezzamento dell’opera cinematografica. Anche per questa ragione ho voluto mettere a disposizione una traduzione italiana dei sottotitoli che ancora mancava, assieme ad un video di discreta qualità.

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Forgive and forget (Inghilterra, 2000)

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Forgive and Forget è un film inglese realizzato per la televisione, trasmesso sulla rete indipendente ITV il 3 gennaio 2000. Il film segna il debutto televisivo dello scrittore Mark Burt, che ha scritto un soggetto raccolto dal produttore Simon Passmore e dal regista Aisling Walsh.
Le critiche sulla qualità del film non sono unanimi, soprattutto per il fatto che potrebbe essere associato ad una certa visione dell’omosessualità, non ancora debellata, per la quale una storia d’amore omosessuale è destinata a fallire e porta fatalmente alla rovina, quasi a dover scontare una colpa di fronte alla società e un peccato di fronte alle divinità.
In realtà, secondo me, il film è assolutamente valido come rappresentazione di una autentica passione amorosa, grazie soprattutto all’interpretazione appassionata dell’attore protagonista, Steve John Shepherd, che interpreta il giovane David, ed è comunque divertente e piacevole.

Il film è interessante anche per la rappresentazione di un coming out all’interno della working class inglese, intrisa di machismo e omofobia. È una storia di tradimento, confusione e diniego ma alla fine si tratta solo di amore. È un triangolo amoroso con una svolta, dopo la quale ognuno dei tre personaggi principali emerge profondamente cambiato.

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Gods’s own country (Inghilterra, 2017)

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Gods’s own country è la prima regia cinematografica di un attore, Francis Lee, già visto in alcune serie tv (Heartbeat, Casuality, L’ispettore Barnaby). Il regista ha detto di aver girato il film nella casa dove ha passato l’infanzia e che la famiglia possedeva da anni, e di aver voluto rappresentare un amore gay all’interno di un ambiente rurale a forte caratterizzazione naturalistica da lui conosciuto molto bene.
Si tratta di un allevamento posto a Laycock, nella regione dello Yorkshire in Inghilterra, dove tra l’altro è in uso un dialetto piuttosto ostico per chi conosce solo l’inglese corrente. Il paesaggio arido e freddo del West Yorkshire è intriso di una luce fredda e tersa, dove i corpi degli uomini, piegati sulla terra, sembra siano chiamati solo a soffrire. Il protagonista Johnny non ha scelta: nonna e il padre contano su di lui per riparare le staccionate, accudire il gregge, far sopravvivere gli agnelli. Johnny non ha tempo da perdere, nemmeno per amare, almeno fino al giorno in cui alla fattoria arriva Georghe, un lavoratore stagionale rumeno della sua età. Pieno di valori positivi, il ragazzo rimette in piedi la fattoria e insegna a Johnny l’amore e la tenerezza.

Nel maggio 2018 è uscito in Italia con il titolo “La terra di Dio“, ho volutamente ritardato la pubblicazione dei sottotitoli per non danneggiare la sia pur modesta diffusione nei cinema.
Sono molte le similitudini che potrebbero ricordano la storia dei cowboys Jack e Ennis di Brokeback mountains, ma la maggiore sicurezza di Johnny e Georghe ci fa capire che molti anni sono passati dai tempi di quel film. L’omosessualità tragica dei due protagonisti non è stavolta al centro del racconto, che accompagna invece la crescita psicologica e sentimentale del suo protagonista Johnny.

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Due film sul calcio 2 – Mario (Svizzera, 2018)

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Regia: Marcel Gisler
Sceneggiatura: Marcel Gisler, Thomas Hess

Tredici anni dopo l’islandese Eleven men out (2005), viene dalla Svizzera questo film che affronta la questione ancora irrisolta della presenza di giocatori gay nelle squadre di calcio.
Ci sono voluti diversi anni al regista Marcel Gisler per convincersi della bontà dell’idea del co-sceneggiatore Thomas Hess, e per trovare i finanziamenti per una produzione di qualità.
L’Associazione svizzera di football, alla quale il regista si è rivolto per le location, ha accolto l’idea con entusiasmo ed ha indicato una lista di club potenzialmente favorevoli ed altri da evitare dato il loro managing fortemente conservatore.
La decisione di rivolgersi al Club Young Boys di Berna è stata quasi scontata, essendo il protagonista proprio di Berna, ed essendo il club stimato per essere aperto sull’eguaglianza dei diritti e delle sessualità. Basti dire che hanno un fan club gay e il loro inno è Boys Boys Boys di Lady GaGa.
Il Club Young Boys ha dato la massima disponibilità, mettendo a disposizione della troupe lo stadio, l’autobus, il logo e le magliette, dichiarando: “Abbiamo trovato il progetto e la sceneggiatura eccitanti. L’omosessualità è purtroppo ancora un argomento tabù nello sport – vogliamo affrontarlo in modo appropriato.”

Direi di più: il film islandese del 2005 mostra un movimento LGBT allo stato nascente, ancora pieno di speranza e ottimismo, mentre il film del 2018, nell’era della ventata reazionaria e omofoba che attraversa l’Europa, è molto più pessimista sulla possibilità di scardinare i meccanismi economici che governano implacabilmente il calcio.

 

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Due film sul calcio 1 – Eleven men out (Islanda, 2005)

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Titolo originale: Strákarnir okkar
(trad: I nostri ragazzi – come viene chiamata la squadra nazionale islandese).
Regia: Róbert Ingi Douglas

Lo scorso 4 ottobre 2018 al Florence Queer Festival di Firenze è stato proiettato in anteprima il documentario “Il calciatore invisibile”, scritto e diretto da Matteo Tortora, e realizzato con una raccolta fondi su internet, il cosiddetto crowdfunding ( https://www.produzionidalbasso.com/project/il-calciatore-invisibile/ ).
Il documentario è il primo in Italia a trattare apertamente la storia di una squadra amatoriale di calcio composta da giocatori omosessuali, il Revolution Team di Firenze. L’omosessualità nel calcio esiste ma non si vede. Come ha dichiarato di recente l’ex giocatore della Roma, Radja Nainggolan: “I calciatori gay non fanno outing, sarebbero finiti”.
Date le enormi difficoltà che ancora in tutto il mondo si frappongono a considerare normale la presenza di giocatori gay nel calcio, ho pensato che fosse interessante recuperare un vecchio film islandese del 2005 (Strákarnir okkar, più conosciuto come Eleven men out) a confronto con uno più recente dalla Svizzera (Mario, 2018), per mostrare come dal 2005 il tempo sia passato abbastanza inutilmente, resistendo ancora fortemente il tabù della relazione tra la realtà Lgbt e lo sport più amato nel mondo: il calcio.

Direi di più: il film islandese del 2005 mostra un movimento LGBT allo stato nascente, ancora pieno di speranza e ottimismo, mentre il film del 2018, nell’era della ventata reazionaria e omofoba che attraversa l’Europa, è molto più pessimista sulla possibilità di scardinare i meccanismi economici che governano implacabilmente il calcio.

 

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