Altro film che arricchisce la sezione – bacheca dei film <<Vintage – Cult>> : The lost language of cranes (traduzione: il linguaggio perduto delle gru). Un uomo di mezza età che è stato sposato per più di venti anni, trova sempre più difficile nascondere il suo vero orientamento sessuale a sua moglie e al figlio cresciuto. Quando sta per rivelare il suo segreto, suo figlio annuncia ai genitori di essere gay! La moglie in questa occasione si rivela come una volgare megera, cosa che rende ancora più difficile il coming out del marito. A dispetto di come sembri a raccontarlo, il film è invece straordinario, penetrante e avvincente e tutti gli interpreti sono superbi. John Schlesinger e Rene Auberjonis fanno due meravigliosi camei interpretando una vecchia coppia gay (qualcosa che non abbiamo mai visto). Tratto dal libro di David Leavitt , The lost language of cranes è un magnifico film del 1992 prodotto dalla BBC. E’ uno dei rari casi in cui il travaso da libro a film ha dato un risultato eccellente , aiutato dagli attori in stato di grazia e da una regia (Nigel Finch) particolarmente efficace. Il regista è lo stesso di Stonewall (sempre del 1992) ma qui mi sembra più acuto e introspettivo, scontando ovviamente la diversità dei temi trattati. Il coming-out del figlio e del padre gay sono descritti in modo superbo , sopratutto quello del padre (da sempre abituato ad avventure sessuali nei cinema porno) così contorto e sofferto. La madre che reagisce così duramente a tutte queste rivelazioni è una superba Eileen Atkins , esempio vivente dell’eccellenza (direi primato) della recitazione britannica. Film da vedere.
Il libro, da cui è tratto il film, La lingua perduta delle gru, di David Leavitt (Pittsburgh, 1961), l’esponente più noto di quella corrente che negli anni ’80 venne definita “minimalista”. Primo romanzo di Leavitt dopo i racconti di Ballo in famiglia, che avevano dato all’autore una grande notorietà sia in America che in Europa, il libro, uscito nel 1986, è al tempo stesso uno specchio della condizione omosessuale in quegli anni – abbondano quindi temi come il coming out, il “dichiararsi” ai propri genitori o amici, ma anche i club, i cinema porno, la minaccia dell’Aids e così via – e uno splendido romanzo sull’amore e la famiglia, così, senza ulteriori aggettivi.
Il titolo scelto da Leavitt si riferisce non alla gru come specie animale, ma ai mezzi meccanici e prende spunto da una piccola “leggenda metropolitana” riportata da uno dei personaggi (non direttamente collegata alla trama, ma che funge da possibile chiave di lettura): un bambino di due anni allevato in un casamento popolare di New York, circondato da cantieri, con una madre che non si curava di lui, aveva imparato ad imitare i movimenti e i rumori delle gru che vedeva affacciandosi alla finestra, e che erano di fatto i suo unici interlocutori. Il senso è: “Ciascuno, a suo modo, trova ciò che deve amare, e lo ama”, e rimanda al relativismo implicito in tutte le scelte, condizionate come sono dall’ambiente e dalle circostanze: “come dovevano essere parse meravigliose e grandiose quelle gru a Michael, in confronto alle piccole e goffe creature che lo circondavano”. Sembra di sentire i Velvet Undeground che sullo sfondo intonano Some Kinda Love, con quel verso definitivo: “Nessuna specie d’amore è migliore di altre”.
Leavitt non racconta una storia di degrado sociale e urbano, alla Hubert Selby jr. Come osserva Fernanda Pivano nella prefazione all’edizione italiana del romanzo, è uno scrittore romantico. La vicenda narrata rispecchia questa sua inclinazione e contiene diverse situazioni veramente indimenticabili, in cui la psicologia dei personaggi viene rivelata non da un monologo interiore o dall’occhio onnisciente del narratore, ma dai fatti in sé. E quando questo avviene, la scrittura narrativa dà veramente il suo meglio. I minimalisti vennero definiti tali sia per lo stile – piano, conciso, privo di barocchismi o sperimentazioni esasperate – sia per i temi trattati, orientati all’esplorazione della dimensione familiare ed in generale affettiva (al “privato”, avremmo detto in Italia).
In questo libro la protagonista principale è proprio una famiglia: Rose Bejamin, editor, qualche velleità accademica nel suo passato, presto abbandonata, un matrimonio di quieta insoddisfazione; il marito Owen, insegnante, tormentato dai suoi demoni privati; il figlio della coppia, Philip, personaggio principale, che rivelando ai genitori la sua omosessualità costringe il padre a fronteggiare la propria, che ha governato tutta la vita per lo più con la rimozione e le fantasie. Ci sono poi diversi personaggi minori, a partire da Jerene, afroamericana, esperta di “linguaggi perduti”, messa alla porta dalla famiglia – molto meno tollerante di quella di Philips – dopo il suo coming out. Ed inoltre, i due amori di Philip, attraverso i quali il ragazzo impara a conoscersi e a conoscere la vita, delusioni comprese. Sono ben più che semplice contorno e danno spessore alla storia. Facendo un paragone con altri romanzi del periodo, come ad esempio Altri libertini di Tondelli, la materia dell’omosessualità qui viene trattata con delicatezza, pur se in maniera pienamente realista. Numerose le situazioni da sottolineare, come l’invito a cena che Owen rivolge a un suo collega insegnante che presume essere gay, dal quale si sente attratto, ma che intende al tempo stesso presentare al figlio come un possibile partner, in uno slancio di liberalità genitoriale. Rose, sulla quale si scaricano tutte le tensioni esistenziali della famiglia, compreso un imminente sfratto, assiste con muta sofferenza allo “spettacolo” del marito e del figlio che cercano entrambi di entrare nelle grazie dell’ospite.
Libro dove il mondo gay non viene dipinto come un universo pacificato, attraversato com’è da tensioni, sensi di colpa, segreti che faticano ad uscire e che quando escono mandano in crisi equilibri consolidati, La lingua perduta delle gru regge, mi pare, gli anni passati dalla sua uscita (che per certi romanzi sono un’inezia, ma che per altri, sociologicamente molto caratterizzati, rischiano di essere fatali). Un libro neanche tanto minimalista, considerati i temi senza tempo che affronta: l’amore, la sincerità, la solitudine coniugale, il diritto ad essere felici e ad esprimere liberamente la propria affettività/sessualità, ma anche quello di non accettare necessariamente tutto dagli altri, che è in fondo il diritto che rivendica Rose. Vi auguro che possiate gustarvelo come me lo sono gustato io. Buona visione.
Rilasciamo il film in formato .AVI con i sotto titoli separati in formato .ASS per una migliore visione. Si consiglia la visualizzazione con il lettore universale VLC onde evitare problemi.
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La locandina del film The lost language of cranes

Il Cast e la scheda di The lost language of cranes
Brian Cox è Owen
Angus Macfadyen è Philip
Eileen Atkins è Rose
Corey Parker è Elliot
Richard Warwick è Frank
Cathy Tyson è Jerene
René Auberjonois è Geoffrey
John Schlesinger è Derek
Regia di Nigel Finch
Sceneggiatura di Sean Mathias
Data di uscita: 9 febbraio 1992
Paese di origine: United Kingdom
Lingua: Inglese
Durata: 1 ora e 27 minuti
Alcune immagini tratte dalle scene del film






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Sottotitoli MEGA link
Author: Dino Sauro Stupazzoni, 2024-09-16

Sono contento he pur essendo uscito dal gruppo continuate a pubblicare i film che ho proposto. In particolar modo per questo film che aveva visto iniziare la mia collaborazione con voi. Peccato che la mia copia sia andata persa e che state pubblicando questa con i sottotitoli separati. Buona continuazione ragazzi. I titoli da pubblicare sono ancora molti.
Una iniziativa , questa vostra , che mi riempie di gioia. Potere (ri)vedere film con i sub italiani in modo da poterli meglio comprendere è “cool” , come direbbero i ragazzini! Ed io di primavere ne ho 81.