Spetters (Paesi Bassi, 1980)

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Oggi rilasciamo un altro film da non perdere, inerente la nuova sezione “Film d’altri tempi – cult”. Spetters, di Paul Verhoeven.

Passato alla storia, suo malgrado, come il film che “impedì” a Paul Verhoeven di dirigere <>, Spetters è uno scandaglio doloroso e nervoso della gioventù olandese sul finire degli anni Settanta, tra sommovimenti politici, sociali e sessuali. La storia di Eef, Hans e Rien, e del loro desiderio di trovare una via nella violenta e slabbrata Rotterdam, è quella di una generazione europea che rivendicava le illusioni del Sessantotto ma si deve scontrare con una società che si è già rinchiusa in se stessa. Da riscoprire.

La città delle carogne
Eef, Hans e Rien sono tre amici che vivono in un sobborgo degradato di Rotterdam. Oltre alla comune passione per il motocross, sport nel quale idolatrano il carismatico campione Gerrit Witkamp, sono attratti da Fientje, una procace ed energica proprietaria di un chiosco ambulante di friggitoria, per la quale i tre si sfidano. Ma molte cose devono ancora venire a galla…

– La Bibbia ci parla anche di Dio. Ma chi è Dio?
– Lo so io chi è. È un tizio che mi ha fatto un brutto scherzo.
– Non cedere a Satana! Chi è Satana?
– È un medico, quello stronzo che m’ha tenuto in vita.
– Satana sparge il male, Dio guarisce.
– E a che ora riceve?
Dialogo tra Rien e un predicatore

Al momento della sua uscita, prima in patria e poi nel resto del mondo, Spetters scioccò il popolo dei benpensanti, che lo accusarono un po’ di tutto, dalla misoginia all’omofobia, dalla messa alla berlina dei portatori di handicap alla ghettizzazione del proletariato. Il punto, con ogni probabilità, è che Verhoeven, nel mostrare le vicessitudini dei propri personaggi, non sposa mai un punto di vista scopertamente critico. Mette in scena, pone di fronte alla macchina da presa, e si pone come unico obiettivo l’assoluta, totale mancanza di reticenza.

Spetters può ambire senza dubbio ad assurgere al ruolo di opera “maledetta”, sempre che questo termine possa davvero acquisire un senso logico. Nella storia dei tre amici Rien, Eef e Hans non si cela solo la volontà di spostare lo sguardo verso i bassifondi di Rotterdam (il significato del nome della città è “Diga sulla Rotte”, con riferimento all’affluente della Nieuwe Maas, ma da solo il termine rotter è traducibile con “carogna”, “mascalzone”), ma anche di mostrare microcosmi che sul finire degli anni Settanta rappresentavano ancora un tabù.

Se la comunità gay trovò insultante il modo in cui Eef scopre la propria omosessualità, vale a dire in seguito a uno stupro subito da un gruppo di ragazzi che voleva ricattare e derubare, il mondo femminile accusò Verhoeven di aver destinato il ruolo più amorale a Fientje, l’avvenente bionda che gestisce con il fratello – uno degli stupratori di Eef, per di più – una friggitoria ambulante, e che tutti e tre i protagonisti cercano di circuire. A distanza di quasi quaranta anni dalla sua uscita nelle sale, perfino in Italia (dove ovviamente venne censurato, data anche la volontà di Verhoeven di mostrare il più possibile, fino a sfiorare territori all’epoca prossimi alla pornografia), è possibile rendersi conto di quanto quelle accuse fossero attribuibili a uno sguardo umorale e profondamente superficiale. Una volta di più il regista olandese non si interessa solo al destino dei suoi protagonisti, destinati in ogni caso a un ridimensionamento delle proprie ambizioni iniziali, ma cerca di inserirli in un contesto sociale più grande, che inevitabilmente li condiziona.
La scelta di puntare su ragazzi provenienti dalla periferia di Rotterdam, sospesi tra un destino da operai e meccanici e il sogno di diventare campioni di motocross, eguagliando il loro idolo Gerrit Witkamp (un superbo Rutger Hauer, che divide il suo cameo con Jeroen Krabbé, entrambi reduci da Soldato d’Orange), non partecipa al supposto verismo di gran parte del cinema borghese europeo degli anni Settanta, ma appare quasi il punto d’incrocio tra uno sguardo antropologico ed entomologico – nella visione scientifica degli umori grondanti dallo schermo – e una tensione narrativa e spettacolare non troppo distante da Hollywood, come testimonia ad esempio la prima sequenza di corsa in moto, dagli evidenti echi classici.

Gli spunti suggeriti dal periodo olandese di Paul Verhoeven sono molteplici. Si tratta dei primi passi cinematografici costituiti da una manciata di pellicole che serviranno come trampolino di lancio per la sua brillante carriera hollywoodiana iniziata durante gli anni ottanta (“RoboCop” e “Atto Di Forza” non hanno certo bisogno di presentazioni). Ma cosa ricordiamo degli esordi di Verhoeven? Spesso si tende a focalizzare l’attenzione su “Fiore Di Carne” (1973) con Rutger Hauer giovane protagonista, un lavoro considerato in patria come la migliore produzione orange dello scorso secolo. Ci dimentichiamo però di “Spetters”, il suo vero film scandalo, un cupo affresco giovanile ambientato nei sobborghi di Rotterdam.
Eef, Hans e Rien sono tre amici con la passione comune per il motocross e per la bella Fientje, la procace ed energica proprietaria di un chiosco ambulante di friggitoria, per la quale i tre si sfidano (“facciamo così, se la scopa chi ce l’ha più grosso”). Ma se la prima parte dell’opera riesce a mantenersi su toni leggeri quasi da commedia, il resto della pellicola offre allo spettatore un panorama davvero desolante che culmina con un epilogo amaro e per nulla consolatorio.
“Spetters” (in Italia uscì solo nel 1982, presentato da una locandina in stile biker movie metropolitano!) è un film tremendamente drammatico. Il destino dei tre protagonisti, inizialmente identico, prende strade completamente diverse: il regista olandese ci mostra la competizione sportiva come metafora della competizione sessuale tra maschi, una gara dove chi primeggia rischia improvvisamente di finire all’ultimo posto della graduatoria. Verhoeven ci sbatte in faccia la crudeltà dell’attimo fatale (l’incidente con successiva paralisi o la scena devastante dello stupro omosessuale) senza mai scadere nel buonismo, anzi l’entusiasmo di questa gioventù ancora inconsapevole presto ritorna indietro come il più infimo dei boomerang. Ce ne accorgiamo pure nei dialoghi, intrisi di disillusione e di profondo cinismo (“l’amore non può risolvere tutto e la compassione fa brutti scherzi, è forte all’inizio ma poi se ne va in fretta”).
“Spetters” è un film realistico che rispecchia pienamente le contraddizioni di un’epoca agli albori (gli anni ottanta), qui ben rappresentata sia dai personaggi che dalle atmosfere, score musicale incluso. In Olanda però la critica massacrò la pellicola: Verhoeven fu accusato di aver realizzato un lavoro anti-gay, anti-invalidi, fortemente ateo e addirittura misogino, un titolo effettivamente esplicito e scabroso ma proprio per questo motivo sincero e degno della migliore tradizione indipendente europea. Cinema del dolore duro e crudo, lo shock di una qualunque esistenza ai margini della società, come un “American Graffiti” (1973) trapassato dalla disperazione più nera.

La pellicola viene rilasciata in un formato .AVI, doppiato in italiano. Si consiglia la visualizzazione con il lettore universale VLC onde evitare problemi.

Nota: alcuni passaggi sono in lingua originale, probabilmente a causa della censura di cui il film fu oggetto in Italia. Questo fatto non pregiudica la comprensione generale del film. Trattasi di una copia assai rara, e riteniamo cosa pregevole poterla condividere.

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La locandina del film Spetters

Il Cast e la scheda di Spetters

Hans van Tongeren è Rien
Renée Soutendijk è Fientje
Toon Agterberg è Eef
Maarten Spanjer è Hans
Regia di: Paul Verhoeven
Sceneggiatura: Gerard Soeteman, Jan Wolkers
Data di uscita del film: 28 febbraio 1980 Paesi Bassi
Paese di origine: Paesi Bassi
Lingua: olandese
Durata: 2 ore

         

Il trailer di Spetters

Pellicola    MEGA link

 

Author: Dino Sauro Stupazzoni, 2024-08-19

Una risposta »

  1. Una pellicola sintomatica del disagio di esistere che il regista riesce ad esprimere magistralmente , anche se con toni sopra le righe . Da vedere ( e conservare) anche se non incontra i propri gusti.

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