Sauvage (Francia 2018)

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Camille Vidal-Naquet è qui al suo debutto nel mondo dei lungometraggi. Un esordio sotto i riflettori del Festival del Cinema di Cannes, dove la pellicola ha partecipato, nel 2018, nella sezione Settimana internazionale della critica, aggiudicandosi il Premio Louis Roederer per la Rivelazione assegnato al protagonista Félix Maritaud. Il lavoro ha lasciato sicuramente il segno, anche per le scene di sesso che contiene – alcune palesemente esplicite. Quello stesso anno, sempre a Cannes e nella sezione Un Certain Regard, venne presentata la pellicola belga-olandese Girl di Lukas Dhont – autore del più recente Close – che aveva come protagonista la storia di una danzatrice classica in transizione MtF. ( By Renato).

Sopra la locandina del film

Trama di Sauvage

Léo è un ragazzo di 22 anni che si prostituisce e vive di espedienti: non ha amici, non ha una famiglia da cui tornare, si dedica al sesso e alla droga. Léo è un animale selvatico, basta a sé stesso e anche quando è alla ricerca di attenzioni, più o meno affettive, lo fa come un gatto: rimanendo fedele alla sua natura e a sé stesso.

Recensione di Sauvage a cura di Renato.

Questo film è una sorpresa – piacevole – sotto diversi punti di vista. La maggior parte delle persone si fermerebbe al racconto, che va sicuramente a toccare delle corde emotive non indifferenti: la difficoltà di un ragazzo di strada nell’affrontare la sua quotidianità, fatta di emarginazione e sregolatezza. Il fatto che sia un giovane che si prostituisce va indubbiamente a toccare quelle radici che molti di noi hanno nell’animo: quelle del salvatore. A volte ci si può indignare per le scelte fatte dal protagonista, non comprenderne il significato, non accettare come lui renda la sua stessa vita un inferno; ma tutto ciò fa gioco alla pellicola, con buona consapevolezza autorale, e cerca di smuovere la leva del redentore che porta lo spettatore a tifare per Claude, interpretato da Philippe Ohrel che gli amanti del cinema a tematica queer ricorderanno in Gamberetti per tutti (2019), che è colui che introduce Léo sulla via del riscatto.

Una narrazione che Camille Vidal-Naquet, regista e sceneggiatore dell’opera, ha decisamente ben imbastito, su tutti i fronti. Il racconto potrebbe ineluttabilmente portare a cercare di conoscere la situazione di Léo antecedente a quella che ci viene raccontata. I più esigenti potrebbero avere la necessità di comprendere come il protagonista sia arrivato a quella vita dissoluta, quali sono stati i legami – familiari e non – che lo hanno spinto in quella direzione. In realtà, non si sente il bisogno di indagare oltre quello che già ci viene proposto perché non è necessario: Vidal-Naquet riesce a catturare la nostra attenzione sul presente sia a livello drammaturgico che filmico, con le sue inquadrature spesso sporche, in movimento, a seguire la frenesia del giovane che, fra una notte passata con gli amici a drogarsi e l’altra addormentato per strada, non riesce a trovare pace. Nemmeno la liaison con Ahd, collega che ama non etichettarsi frocio ma che adora anche flirtare con i compagni di (dis)avventura, riesce a fargli trovare pace.

Perché dovrei cambiare? Léo

Frenesia che viene, momentaneamente, attenuata con il coinvolgimento di Claude ma che poi si ripresenta, a rafforzare un finale sicuramente d’effetto, anche se forse un po’ furbo. Anche negli attimi in cui il giovane è allo stremo – sia per strada, mentre raccatta cibo dall’immondizia o beve acqua da una pozzanghera, piuttosto che nei suoi incontri di sesso – il regista trova la via di rendere efficace la storia, anche se utilizza delle modalità che indignano parte del pubblico: il sesso esplicito di un paio di scene è voluto appositamente perché chi sta guardando sia immerso totalmente in una realtà che non conosciamo e discostiamo e che, probabilmente, non è conforme all’idea che abbiamo.

Se Vidal-Naquet è stato così efficace, parte del merito va dato anche al protagonista: Felix Maritaud, interprete di Léo, era già apparso nel film 120 battiti al minuto (2017) come coprotagonista. Non ha alle spalle una formazione attoriale accademica ma spicca decisamente per il suo sapere gestire le emozioni dei personaggi che interpreta. In questo caso, lo ritroviamo a presentarci un antieroe con un’anima: i suoi sguardi nel vuoto, i suoi sorrisi impercettibili, la sua freddezza in situazioni estreme – come l’incontro con la coppia che lo sodomizzerà con un plug abnorme – avvicinano il personaggio a chi lo sta spiando – spettatore incluso – rendendo il suo anticonformismo qualche cosa di non accettabile ma comunque umano. Le sue esperienze nel porno e il suo essere dichiaratamente gay può averlo aiutato in questo percorso, ma poco importa e non va a minare la sua interpretazione.

Léo si comporta come un cane randagio: beve l’acqua della strada, dorme volentieri per strada, mangia spazzatura senza disgusto. Per noi, se fossimo davvero persi in una grande città, e non avevamo un dollaro per comprare l’acqua, sarebbe molto difficile per noi immaginare di andare alla grondaia per un sorso d’acqua. Camille Vidal-Naquet

In conclusione

L’opera è sicuramente d’impatto ed effetto. È ben riconoscibile una cifra stilistica del neofita – nei lungometraggi –. Vidal-Naquet ed è volutamente e duramente reale. Se proprio vogliamo approfondire, qualche piccola pecca c’è in questa violenta raffigurazione: manca quello che D. A. Miller – critico e studioso cinematografico noto per le sue idee controcorrente su film come Chiamami col tuo nome (2017) – definirebbe sangue e merda, ovvero quella parte inevitabile che esiste di sporco, anche in senso letterale. Il personaggio di Léo, animale selvatico, si ritrova fin troppo pulito rispetto alla situazione che vive, finanche dopo gli incontri sessuali, alcuni dei quali finiscono per ferirlo. Non è una deficienza rilevante, la narrazione scorre comunque in maniera lineare. Ed è fuori di dubbio che una pellicola come questa è talmente lontana dalle forzature omonormative presenti in Italia che, anche solo per questa ragione, merita di essere visto. Senza pregiudizi.

Questa pellicola ha dei sotto titoli già incorporati di default, viene rilasciata in un unico file in formato .MKV. Si consiglia la sua visualizzazione con il player universale VLC. Per ogni chiarimento, dubbio, suggerimenti, proposte, se volete partecipare al progetto ed aiutarci, potete scrivere a : caprenne23@outlook.com Ed infine Vi ricordiamo la nostra pagina Facebook, https://www.facebook.com/people/Sottotitoli-italiani-per-film-e-serie-gay/100063589207670/

Titolo originale: Sauvage

Anno: 2018

Paese di produzione: Francia

Genere: drammatico

Produzione : Les Films de la Croisade, La Voie Lactée

Durata:1 h 39 min 

Regia: Camille Vidal-Naquet

Sceneggiatore: Camille Vidal-Naquet

Montaggio: Elif Uluengin

Fotografia: Jacques Girault

Musica: Romain Trouillet

Attori: Félix Maritaud nei panni di Léo,  Eric Bernard nei panni di Ahd, Nicolas Dibla nei panni di Mihal, Philippe Ohrel nei panni di Claude.

Una scena del film con Felix Maritaud nei panni di Léo

Léo (Felix Maritaud) in una scena del film

Un primo piano di Felix Maritaud

Léo (Felix Maritaud) e Ahd (Eric Bernard)

Il Trailer

Pellicola:   MEGA link

Una risposta »

  1. Grazie per avere condiviso questo film ! lo avevo visto molto tempo fa su un canale Tv francese di notte ed era una vita che lo cercavo.. grazie ancora! 😉

    • Anche di questo film me ne hanno parlato molto bene ma non riesco a trovarlo da nessuna parte.. qualcuno lo avrebbe o sarebbe possibile averlo direttamente qui sul blog ?

      • Ciao Max. Quand on a 17 ans, di André Téchiné, è tra i film in programma. Dovrete portare pazienza, però, siamo in pochi per il lavoro che c’è da fare dietro alle quinte 😉

      • Ciao Max , leggo adesso che lo stai cercando, io lo ho in DVD versione doppiata , se ti interessa posso provare a fartene una copia ed inviartelo.

      • Tra i film interessanti e rari ci sarebbe a mio avviso anche LA LINGUA PERDUTA DELLE GRU, trasposizione cinematografica del celebre romanzo di David LEAVITT. non è che per caso avete anche questo in programma?
        La lingua perduta delle gru
        regista: Nigel Finch
        GENERE: Drammatico
        ANNO: 1992
        NAZIONE: UK
        DURATA (min.): 90

  2. Grazie anche per questo film, per la qualità della definizione. Sottotitoli non impeccabili, ma non disturbano più di tanto. Bel film, davvero intenso. L’avevo già visto in lingua ma non avevo colto tutto. Unica pecca, dal mio punto di vista è il finale. Occhi perché da qui SPOILERO. Non è solo furbetto. E’ un piolo nel cuore del film. Un insulto alla sua dinamica. Che senso ha mostrare nel “selvaggio” una serie di itinerari affettivi, addirittura un innamoramento che tortura, che non lascia tranquillo, se la vita da sauvage è la scelta finale? Non parteggio per Claude. Ma un finale così, rende il film un’occasione mancata. Paolo

  3. anche SAUVAGE come MAN IN ORANGE SHORT, lo vidi diversi anni fa. A differenza di quest’ultimo non mi ha entusiasmato allora e non mi ha entusiasmato ora. Forse perchè non amo molto il cinema francese. Comunque al di là del mio gusto resta un film interessante.

  4. Ciao Alex scusa ma ho letto solo ora ! se per te non è un problema quando puoi ti posso lasciare la mia mail per il file o eventualmente mi lasci tua .. come preferisci, grazie per la disponibilità ! ;=)

    • ciao, ti avevo risposto lasciandoti il mio indirizzo di telegram ma vedo che il messaggio è comparso. Riprovo, se sparisce ancora vuol dire che non ci è permesso aiutarci direttamente. Se così fosse pregherei Enrico di darci istruzioni. Ciao @BLUFREAR

  5. Con Felix Maritaud ho visto “Jonas”… film molto bello, a breve guarderò anche questo…
    Grazie mille per il lavoro che fate 🙂

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