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Il caso ha voluto che mi trovassi a considerare contemporaneamente per la pubblicazione sul blog due film recenti, diversi per clima culturale e sviluppo drammatico, ma accomunati da uno stesso argomento: come un adolescente affronta la perdita derivante dalla morte di una persona a lui vicina. Si tratta di A wake, film USA del 2019, e Été 85, del grande regista francese Francois Ozon. Ho portato avanti in contemporanea la sistemazione dei sottotitoli, ora li pubblico uno di seguito all’altro.
Inizio con A wake (Una veglia) del regista americano Scott Boswell.
Si tratta di una produzione indipendente, ambientata all’interno di una tipica famiglia americana di forte impronta religiosa e cristiana, i cui classici atteggiamenti omofobi trovano comunque rispondenza nella comunità e negli ambienti nei quali il protagonista Mitchel si è trovato a vivere. Una famiglia razzista e intollerante verso l’omosessualità, tanto che i genitori di Mitchel credono esplicitamente che essere gay sia un peccato per il quale l’anima brucerà per sempre all’inferno.
In questo contesto il giovane Mason si trova ad affrontare il senso di colpa e il trauma per la perdita del fratello gemello Mitchel, mentre la famiglia è all’oscuro dei risvolti segreti della vita di Mitchel: i segreti e il lutto hanno comunque un effetto tossico su tutti i componenti della famiglia.
Da segnalare la prestazione attoriale di Noah Urrea, che interpreta i due gemelli Mason e Mitchel. Naturalmente il budget del film indipendente non consente i trucchi oggi correnti, ma il regista ovvia utilizzando gli angoli di ripresa e il montaggio per creare scene in cui Urrea sembra parlare con l’altro personaggio che sta interpretando.
Mason, che vive in una famiglia strettamente religiosa, si scontra con i genitori mentre si prepara la veglia funebre per il fratello gemello Mitchel.
L’adolescente Mason cerca con tutti i mezzi di colmare il vuoto della perdita e raggiungere in qualche modo il fratello perduto.
La precoce preadolescente Molly organizza meticolosamente l’evento della veglia, aspettandosi che tutto vada esattamente come previsto.
La sorella maggiore Megan, tornata a casa dopo una lunga assenza, cerca in tutti i modi di far emergere la verità.
La nonna ed i genitori, ferventi battisti, tentano invece di mantenere una qualche normalità.
Fino a quando arriva inaspettato lo sconosciuto Jameson, che costringendo la famiglia ad affrontare segreti e bugie sulla morte di Mitchel.
Cast
Noah Urrea è Mason / Mitchel
Kolton Stewart è Jameson
Sofia Rosinsky è Molly
Megan Trout è Megan
Bettina Devin è Loretta
Emilie Talbot è Vanessa
Kevin Karrick è Richard
Scott Cox è il Pastore Rob
Tiffany Heggebo è Sheila
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Grazie come sempre perfetto
Bel film? Mi è piaciuto a tratti, ma mi ha creato anche perplessità. Beata gioventù?!? Suvvia… se è così, viva l’età adulta. Quanta sofferenza… a tratti disturbante. Che panorama di violenza familiare: in certi momenti poco credibile… Anche i piani temporali non mi sembrano perfetti: davvero i bulli aspettano mesi per vendicarsi e non sanno nulla delle tragedie del paese? Certo i due teenagers son proprio carini. E Colton Stuart (Jameson) innamora quando parla: parole incredibili, sentimenti autentici. Anche solo per lui, il film è da vedere. Ma… accetto aiuto per un taglio di lettura un po’ più positivo.
Grazie, signor Caprenne per i suoi regali. Viva a lungo. Paolo
Certo, mi sono reso conto subito delle imperfezioni del film, ma preferisco sempre lasciare ai frequentatori di questo blog le eventuali critiche. E poi, se fosseri tutti privi di imperfezioni che gusto ci sarebbe?
Sempre infiniti ringraziamenti, sig. Caprenne, per tutto il lavoro che lei ci offre. Il film mi è piaciuto e considero le citate imperfezioni come licenze poetiche.
Ringraziando il cielo per la famiglia, non certo perfetta, che ho avuto, volevo fare una considerazione: mi sembra che in famiglia si dica che “l’anima (di Mitchel) brucerà per sempre all’inferno” non tanto perché omosessuale (“scelta” comunque peccaminosa), ma piuttosto perché morto suicida.
grazie ancora
Hai ragione, la considerazione è ambigua, potrebbe valere anche per il suicidio ma data l’omofobia fino a quel momento manifestata si è portati a considerare prevalente l’opzione gay.
Grazie per averci fatto conoscere questa chicca