Snails in the rain – Shablulim ba’geshem (Israele, 2013)

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The Garden of Dead Trees (1995) è il titolo di un racconto di Yossi Avni Levy, da cui il regista Yariv Mozer ha tratto il suo primo film, Snails in the Rain (Lumache sotto la pioggia) , una metafora che è anche una sorta d’invito agli omosessuali ad uscire dal loro guscio.

Il giardino degli alberi morti corrisponde ad un parco di Tel Aviv, luogo d’incontri omosessuali. Tel Aviv anche negli anni ’80 era una città laica, aperta e progressista, molto lontana dalla realtà religiosa e politica del resto del paese.

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Comunque colpisce sempre che questo piccolo paese (che insieme al Vaticano è l’unica teocrazia sulla terra e come quest’ultimo condanna dottrinalmente l’omosessualità) sia così fertile di film acuti e aperti sull’argomento gay.

Ambientato nell’estate del 1989, il film ha per protagonista Boaz, un affascinante ma malinconico venticinquenne che studia lingue, interpretato non a caso da un modello di Armani, Yoav Reuveni.

Il giovane, che riceve molte attenzioni da parte delle ragazze, conduce una vita fin troppo tranquilla, anche banale, in compagnia della fidanzata. Fino a quando comincia a ricevere lettere d’amore da un anonimo ammiratore maschio: chi è? Perché ha scelto lui?

Turbato, Boaz vive un conflitto interiore, ha paura di quelle lettere ma non può fare a meno di aspettarle, comincia a scrutare negli occhi degli uomini che frequenta per cercare di scoprire il misterioso innamorato, e si accorge che potrebbero essere tutti (o quasi). Gli sguardi fugaci, le conversazioni casuali, i comportamenti di molti sono ambigui.

La sua identità sessuale comincia a vacillare, mentre affiorano i ricordi di un passato in cui si sentiva (ricambiato) attratto dagli uomini, quando era nell’esercito.

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Cast

Yoav Reuveni è  Boaz
Yehuda Nahari è  Nir
Yariv Mozer è  il prof. Richlin
Moran Rosenblatt è  Noa
Eran Lev è  il soldato
Hava Ortman è  Ruth
Eyal Cohen è  il meccanico

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Una risposta »

  1. scusa ma Israele non è una teocrazia. Israele è un Paese democratico e, nonostante i suoi limiti, è l’unico paese democratico del medio oriente.

    Insieme al Vaticano le teocrazie che citerei sono quelle iraniane e saudite ecc. ecc.

    • Caro Riccardo, hai ragione, ilgiudizio è un po’ sommario ma vuole indicare una tendenza in atto da quandola destra di Netanyahu e Lieberman detiene il potere. Si tratta del tentativo ancora non completamente riuscito trasformando Israele in un paese regolato dalla legge ebraica, con l’inserimento di precetti della religione ebraica nella legislazione israeliana: se non è teocrazia poco ci manca. Altra considerazione: attualmente non è più sufficiente indicare come pienamente democratico uno Stato che utilizzi i metodi della democrazia più o meno parlamentare. Stati come Ungheria, Polonia o Turchia sono esempi di situazioni nelle quali una facciata di democrazia formale si accompagna ad una sostanza illiberale della legislatura.

    • Caro Riccardo, spero sarai d’accordo almeno sulla seconda parte della mia risposta: oggi non è più sufficiente auto dichiararsi “democratici” in virtù del sistema elettorale, quando oramai abbiamo anche nel cuore della “democratica” Europa regimi regimi con legislazioni ampiamente illiberali e in qualche caso dicriminatorie e omofobe, quali Ungheria e Polonia (per non parlare del resto del mondo, Russia, Turchia e chissà quanti altri). Per dichiararsi veramente democratici ci vuole qualcosa in più, e quel di più temo ancora manchi allo stato di Israele, sia pure riconoscendo che Israele è un faro rispetto ai paesi circostanti.
      Ricordo anche che Israele è una “nazione ebraica” per autodefinizione (“Israele, Stato nazionale del popolo ebraico” Legge Fondamentale, modifica del 2018), con imprescindibili e innegabili riferimenti alla religione.

      • Caro Caprenne,
        l’autodefinizione di democratico lascia il tempo che trova.
        Con tutti i limiti, un sistema legislativo che preveda libere elezioni, dove il potere non chiuda la bocca alla dissidenza arrestando pretestuosamente i leader dell’opposizione, con garanzie costituzionali che non permettano alla prima maggioranza di sovvertire l’ordinamento dello Stato ecc. ecc. ecc. è comunque il punto di partenza.
        Ciò premesso, non intendo certo polemizzare con te nella tua bella casa (il tuo blog) accogliente di cui amo essere ospite, spero gradito, nonostante il dissenso su una tua posizione.
        Ancora complimenti per lo splendido lavoro

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