Cuatro Lunas: quattro storie di amore gay e di accettazione di sé intrecciate ad arte dal regista messicano Sergio Tovar Velarde. Quattro storie di desiderio gay e di accettazione di sé (o della loro mancanza) sono realizzate in modo convincente in Four Moons (Cuatro Lunas) del regista messicano Sergio Tovar Velarde, con i protagonisti che vanno dall’adolescenza al pensionamento. Anche se le storie non si intersecano – non si tratta di un Crash queer – il film passa fluidamente da una all’altra, con un risultato complessivo per lo più speranzoso ma non irrealistico. Prodotto con cura e ben recitato, il film si apre con un biondo e delicato undicenne, Mauricio (Gabriel Santoyo), che parla di videogiochi con il suo cugino dai capelli scuri e rotondi, Oliver (Sebastian Rivera), fuori dalla scuola che entrambi frequentano. La cotta segreta del primo per il secondo e la curiosità trasformata in omofobia del secondo renderanno il primo incontro del protagonista preadolescente con l’amore non corrisposto un incontro brutto e piuttosto sgradevole. Santoyo, ben calato nei panni di un ragazzo dall’aspetto fragile che all’inizio è piuttosto sicuro dei suoi sentimenti e osa anche metterli in pratica, colpisce in un ruolo difficile ma fortemente scritto, mentre Velarde non dimentica i genitori o i coetanei della scuola del ragazzo, che inavvertitamente trasformano un momento molto privato in uno spettacolo pubblico. Le cose sembrano andare un po’ meglio per Fito (Cesar Ramos) e Leo (Gustavo Egelhaaf), almeno all’inizio. Gli studenti universitari sono ex compagni d’infanzia che si incontrano per caso nel campus di Città del Messico e ricominciano subito a passare del tempo insieme. Si innamorano anche, con loro grande sorpresa. Il loro primo tentativo, incredibilmente goffo, di avere un rapporto sessuale tra uomini è uno dei momenti delicatamente comici del film, anche se il loro simpatico idillio si incupisce quando emerge che la paura di Leo di essere scoperto come gay dalla sua famiglia e dai suoi amici è più grande persino del suo bisogno di stare con il suo primo ragazzo. Anche Fito, che vive a casa, ha difficoltà a dire alla madre vedova (Monica Dionne) del suo compagno, ma prende coraggiosamente il toro per le corna. Come nella storia di Mauricio, lo scrittore e regista gioca con le aspettative del pubblico, poiché Leo sembra essere il più sicuro di sé tra i due. Sebbene la storia di Fito e Leo occupi 25 minuti di questo film di 110 minuti, offre uno sguardo ammirevolmente complesso sulle dinamiche e le possibili sofferenze che circondano la decisione di qualcuno di fare coming out. La terza storia è incentrata sugli amanti di lunga data Hugo (l’attore spagnolo Antonio Velazquez) e Andres (Alejandro de la Madrid), per i quali il coming out deve sembrare un lontano ricordo. Hanno stabilito una routine che include elaborate cene con gli amici, ma che per il resto sta iniziando a soffocare Hugo, che frequenta segretamente un altro uomo, Sebastian (Hugo Catalan). Le conseguenze di questa scoperta e il modo in cui influisce sulla loro relazione non si prestano particolarmente bene al formato medio di questa storia: solo Andres, con la sua singolare e ferma convinzione di tenersi stretto il suo uomo, emerge come un personaggio pienamente comprensibile. Le lotte più complesse di Hugo, che si trovano a dover soppesare 10 anni di felicità e ricordi condivisi rispetto al sesso (apparentemente) molto bollente con un nuovo arrivato – Sebastian si intravede solo un paio di volte – sono troppo spesso oscurate dal desiderio di Velarde di rimanere vicino al punto di vista di Andres, anche se diventa chiaro che rimanere in una relazione, farla funzionare e lottare per essa è altrettanto complicato, se non di più, che trovare un compagno in primo luogo. L’ultima storia coinvolge un professore universitario e poeta in pensione, Joaquin (l’attore veterano Alonso Echanove), che è sposato con figli e nipoti, ma che fa comunque una proposta a un truffatore strafatto (Alejandro Belmonte) in una sauna gay, e che deve rubare del denaro per pagare il costo elevato richiesto dal suo oggetto del desiderio (anch’esso apparentemente etero e sposato). Sebbene Echanove fornisca un’interpretazione intensa e Velarde abbia in serbo un colpo di scena simpatico, anche se un po’ ingenuo, nella seconda metà della narrazione, questa sembra la storia più tirata per le lunghe, con numerosi momenti che non aggiungono molto approfondimento o non fanno progredire la trama. Questo segmento rappresenta anche una sorta di delusione almeno per il pubblico gay, poiché le altre tre storie sembravano costruire dalla scoperta giovanile e dal coming out fino a una relazione a lungo termine e oltre, mentre il segmento “closeted-in-vecchiaia” non fa parte di questa progressione logica. È anche la storia che, data l’ambientazione in un bagno turco, contiene il maggior numero di nudi (non sessuali), il che potrebbe essere logico ma sembra comunque una concessione alle richieste del mercato internazionale dei film gay, dove qualsiasi trailer di un film straniero ha bisogno di nudi frontali per aiutare a vendere anche drammi d’autore seri e ricchi di emozioni come questo.
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La locandina del film Cuatro Lunas

Il Cast e la scheda di Cuatro Lunas
Antonio Velázquez è Hugo
Alejandro de la Madrid è Andrés
Cesar Ramos è Fito
Gustavo Egelhaaf è Leo
Alonso Echánove è Joaquín Cobo
Alejandro Belmonte è Gilberto
Gabriel Santoyo è Mauricio
Regia di Sergio Tovar Velarde
Sceneggiatura di Anibal Astorga e Sergio Tovar Velarde
Data di uscita: 12 febbraio 2015 in Messico
Paese di origine: Messico
Lingua: spagnolo
Genere: drammatico – romantico
Durata: 1 ora e 50 minuti
I protagonisti del film Cuatro Lunas




























