We Best Love: No. 1 For You – serie web (Taiwan, 2020)

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L’ondata di serie web dette BL (Boys Love) provenienti dall’Asia sta progressivamente montando e migliorando nella qualità, ultime in ordine di tempo le Filippine con numerose serie ispirate alla pandemia: fra tutte consigliabile Gameboys (sul blog Pinkmilk monster).
La mia preferenza personale comunque è sempre andata alle produzioni di Taiwan, sia per l’elevata qualità che per l’aria di liberazione che vi si respira: non per caso Taiwan è divenuta la prima nazione asiatica ad approvare il matrimonio paritario (superando quindi anche l’Italia!).
Nel caso si tratta di una breve serie uscita sulla web TV LINE, We Best Love: No. 1 For You, della quale non starò a parlare troppo, i frequentatori del genere sanno già tutto prima.

È previsto anche un sequel, We Best Love: Fighting Mr. 2nd, del quale si preannuncia l’inizio nel marzo 2021 (pandemia permettendo).

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Kyuuso wa chiizu no yume wo miru (Giappone, 2020)

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Dopo Dangerous Drugs of Sex  un altro film giapponese ispirato ad un manga di successo.
Nel 2006 la famosa mangaka Setona Mizushiro ha deciso di lanciarsi per la prima volta in una storia a carattere omoerotico: Kyuuso wa chiizu no yume wo miru, traducibile grosso modo con “Il topolino nell’angolo sogna il formaggio”, con il suo sequel “The carp on the chopping block jumps twice“. Ambedue i manga si possono leggere in inglese a questi links: Kyuuso wa chiizu no yume wo miru e Sojou no Koi wa Nido Haneru.
Nel tratteggiare i personaggi di Kyoichi e Imagase la mangaka Setona Mizushiro descrive il rapporto ossessivo tra due uomini, ambedue deprecabili per il loro egoismo e la crudele superficialità. Nel fare questo ne rivela però tutta la complessità umana, pur senza toglierne le asperità, e attivando così la prtecipazione emotiva del lettore.

Nel 2020, a seguito del continuativo successo del manga è infine uscito un film con lo stesso titolo – Kyuuso wa chiizu no yume wo miru – che rispecchia abbastanza fedelmente lo svolgimento del manga, sia pure con i necessari adattamenti. Anche il film ha avuto un notevole successo nei cinema giapponesi.

STORIA (da Shoju-manga.net)
Kyoichi Ootomo sembra l’uomo perfetto: elegante, virile, diligente sul lavoro e affettuoso con la moglie. In realtà la sua vita si trascina mollemente, appena scalfita dal rapporto con la consorte, superficiale e freddo. Desideroso di evitare tensioni e incapace di soddisfare i suoi desideri a causa del fastidio che il rapporto sessuale genera nella moglie, Kyoichi si limita ad assecondare ogni suo capriccio e a pagarle ogni spesa, salvo poi lasciarsi travolgere da ogni donna che tenti di sedurlo.
Questo tran tran quotidiano viene però sconvolto da Imagase Wataru, un ex compagno di università di Kyoichi a cui è stato chiesto per caso dalla moglie di investigare su eventuali infedeltà del marito. Imagase in realtà cova da anni un amore ossessivo per il senpai, ossessione che lo spinge a rivelargli le proprie indagini e a proporgli un patto: in cambio di un bacio manterrà il silenzio sull’infedeltà del marito. Kyoichi accetta, pensando che quel bacio servirà a mantenere intatta la sua routine. La moglie però lo lascia, insoddisfatta del suo servilismo che nasconde la sua noncuranza.
Kyoichi, solo e disorientato sulla soglia dei fatidici trenta, si trova così a investigare a fondo sul proprio modo di comportarsi e rapportarsi agli altri, mentre rimane invischiato nella ragnatela di Imagase, follemente innamorato di lui ma sostanzialmente incapace di credere in un futuro che non si limiti allo scambio sessuale. Pian piano però la loro relazione (prima fisica, poi di comodo, sempre tormentata) cresce diventando sempre più complessa, mentre i protagonisti si interrogano sul significato della stessa, insicuri su chi sia diventato tra di loro il gatto che caccia il topolino.

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Kinō nani tabeta? Special 2020 (Giappone, 2020)

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Il successo della serie in Giappone è stato notevole, tanto che per rispondere al desiderio degli spettatori di rivedere i protagonisti è stata messa in cantiere una puntata speciale andata in onda per il Capodanno 2020: appena prima della grande ondata mondiale di pandemia che sta cambiando le nostre vite.

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Titolo internazionale: What Did You Eat Yesterday? (Cosa hai mangiato ieri?). È un dorama giapponese su 12 episodi del 2019, basato sull’omonimo manga del 2007.

Una storia toccante e delicata dedicata finalmente ad una coppia gay non più giovane, che si avvia serenamente ad una vecchiaia da vivere insieme. Nella loro routine quotidiana affrontano tematiche quali la gelosia, l’invecchiamento, l’accettazione sociale e soprattutto l’alimentazione. Caratteristica di ogni puntata è la presentazione di una ricetta della cucina giapponese, che l’avvocato Kakei esegue per il suo convivente Kenji: sono autentiche ricette he sembrano avere buone probabilità i riuscita anche nelle nostre cucine.

Personaggi

Shirō Kakei, interpretato da Hidetoshi Nishijima.
Serio e diligente lavora come avvocato presso un modesto studio legale e ha l’hobby della cucina (nella quale si dimostra esperto), anche se nel fare la spesa è estremamente parsimonioso. È fidanzato e convivente da diversi anni con Kenji Yabuki, sebbene non sia proprio il suo tipo di uomo ideale.

Kenji Yabuki, interpretato da Masaaki Uchino.
Estroverso, gioioso e a tratti infantile, lavora come parrucchiere e ama la cucina del suo fidanzato Kakei. Veste con completi vistosi e variopinti.

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Kinō nani tabeta? serie TV (Giappone, 2019)

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Titolo internazionale: What Did You Eat Yesterday? (Cosa hai mangiato ieri?). È un dorama giapponese su 12 episodi del 2019, basato sull’omonimo manga del 2007.

Una storia toccante e delicata dedicata finalmente ad una coppia gay non più giovane, che si avvia serenamente ad una vecchiaia da vivere insieme. Nella loro routine quotidiana affrontano tematiche quali la gelosia, l’invecchiamento, l’accettazione sociale e soprattutto l’alimentazione. Caratteristica di ogni puntata è la presentazione di una ricetta della cucina giapponese, che l’avvocato Kakei esegue per il suo convivente Kenji: sono autentiche ricette he sembrano avere buone probabilità i riuscita anche nelle nostre cucine.

Personaggi

Shirō Kakei, interpretato da Hidetoshi Nishijima.
Serio e diligente lavora come avvocato presso un modesto studio legale e ha l’hobby della cucina (nella quale si dimostra esperto), anche se nel fare la spesa è estremamente parsimonioso. È fidanzato e convivente da diversi anni con Kenji Yabuki, sebbene non sia proprio il suo tipo di uomo ideale.

Kenji Yabuki, interpretato da Masaaki Uchino.
Estroverso, gioioso e a tratti infantile, lavora come parrucchiere e ama la cucina del suo fidanzato Kakei. Veste con completi vistosi e variopinti.

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L’uomo del Re – Wang-ui namja (Corea, 2005)

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Titolo internazionale: The King and the Clown
Si tratta di un grande classico del cinema, non solo coreano, che nel 2005 ha fatto conoscere il fascino androgino di Lee Joon-ki, tuttora uno degli attori coreani più amato e apprezzato.
Penso che in tanti lo abbiano già visto a suo tempo, grazie anche ad una traduzione di Asianworld, ma due considerazioni mi hanno spinto a riproporlo: la possibilità di reperire copie video di migliore qualità ma, soprattutto, l’aver verificato che la traduzione finora corrente, desunta a sua volta da una traslazione inglese, spesso non rispetta il senso del coreano originale, a cominciare dal titolo. Dato il grande successo, il film ha avuto anche una circolazione internazionale con il titolo “The King and the Clown” (in italiano “Il Re e il suo clown”), quando il titolo originale coreano suona come “Wang-ui namja” (왕의 남자) cioè semplicemente “L’uomo del Re“. La scelta del titolo inglese era dettata probabilmente dalla necessità commerciale di non allontanare il pubblico internazionale, allora sicuramente omofobo in maniera preponderante. Lo stesso si dica delle espressioni triviali ed i doppi sensi sessuali, derivanti dalla tradizione del teatro coreano di strada, in parte censurati nella versione inglese.

Il film, ambientato durante la dinastia Joseon, è l’adattamento cinematografico dell’opera teatrale “Yi” (2000) ispirata alla figura di Yeonsan-gun, decimo re della dinastia Joseon, nato come Yi Yung, che ha regnato fra il 1494 e il 1506. Yeonsan-gun è spesso considerato il peggior tiranno della dinastia Joseon, e forse tutta la storia coreana, noto per aver ucciso la madre e lanciato due sanguinose epurazioni degli studiosi. Ha anche sequestrato un migliaio di donne dalle province per servire come intrattenitrici di palazzo e si è appropriato della sala studio della università Seonggyungwan come terreno di piacere personale.
La storia del film è ispirata da un breve passaggio degli “Annali della dinastia Joseon“, in cui viene fatto un riferimento al clown favorito dal re, di cui il re si sarebbe innamorato.

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Liang Zhu – The lovers (Hong Kong, 1994)

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Liang Zhu (梁祝 ) è un film di Hong Kong del 1994, diretto e prodotto da Tsui Hark e ispirato alla leggenda cinese degli “Amanti della farfalla”. Il titolo è stato creato unendo i nomi dei due protagonisti: Liang Shanbo e Zhu Yingtai.
La leggenda di Liang Shanbo e Zhu Yingtai è nata nel 1600 dalla cultura popolare cinese: due giovani destinati ad un amore impossibile, lei nobile, bella e ribelle e lui un letterato di umili origini. Forse non a caso la storia dei due giovani amanti si è sviluppata nel 1600, lo stesso secolo in cui Shakespeare ha scritto la tragedia di Giulietta e Romeo, i due innamorati che muoiono tragicamente per il loro amore contrastato. A differenza però della storia inglese, quella cinese ha uno stupendo finale consolatorio, e l’ambiguità di una attrazione fra due personaggi apparentemente dello stesso sesso.
Le due storie sono talmente simili che nel 2008 la città di Ningbo e quella di Verona hanno stretto un gemellaggio da cui è nato uno scambio di statue, Giulietta è finita a vegliare sulla città degli amanti cinesi, mentre una copia della statua di Liang e Zhu veglia all’ingresso della tomba di Giulietta a Verona.

Nonostante qualche eccesso formale, tipico della grande cinematografia di Hong Kong, personalmente ho trovato questo film estremamente coinvolgente, e commuovente, senz’altro la più bella versione delle tante prodotte dal cinema su questa storia. Regia magnifica e bravi attori trasportano in un mondo di fantasia e poesia, tipico delle leggende cinesi, oserei dire un capolavoro.

La leggenda di Liang-Zhu ha ispirato uno dei brani più famosi della musica cinese, il concerto per violino e orchestra scritto nel 1959 da He Zhanhao e Chen Gang, allora studenti di conservatorio. Il concerto è ora spesso eseguito da orchestre di strumenti tradizionali, come Erhu, Pipa e Liuqin. Su Youtube si trova la bellissima versione di una orchestra tradizionale di Taiwan, la parte solista eseguita da un Ehru, strumento ad arco dotato di sole 2 corde, ma di una espressività  e una tecnica da poter tenere testa al violino ( 梁祝 Butterfly Lovers – ErHu Concerto ).
Il protagonista maschile nel ruolo di Liang Shanbo, Nicky Wu, canta anche la canzone iniziale del film.

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Distant voices, still lives (Inghilterra, 1988)

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Nota: il file video è superiore a 2 Gb, se qualcuno incontra difficoltà nel download me lo faccia sapere, posso caricare un file di dimensioni ridotte.

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Distant voices, still lives è un film britannico del 1988 diretto e scritto da Terence Davies . Evoca la vita di una famiglia della classe operaia a Liverpool durante gli anni ’40 e inizio anni ’50, ma è anche una semi-autobiografia del regista. Terence Davies è notoriamente omosessuale ma ha espresso costantemente disagio per la sua sessualità (“Ho sempre avuto la più grande difficoltà ad accettare di essere gay”, ha così dichiarato), essendo cresciuto durante un’era particolarmente oppressiva nella storia britannica. Negli anni ’50 il governo stava ancora reprimendo gli uomini sospettati di omosessualità (si pensi al caso di Alan Turing), e alcuni personaggi famosi come il politico Lord Montagu e l’attore John Gielgud finirono arrestati, confermando nelle famiglie proletarie quali quella di Davies il concetto della omosessualità come corruzione e depravazione. È per questo che il personaggio del film che rappresenta il regista (Tony, interpretato da Dean Williams), tiene lontano da sé ogni sospetto di omosessualità mascherandosi in un curriculum di normalità. A Davies, passato il periodo quasi felice dell’infanzia, la vita sembra che abbia riservato solo giorni di dolore: “La mia adolescenza ed i miei vent’anni sono stati tra i più disgraziati della mia vita, la vera disperazione. La disperazione è peggio di qualsiasi dolore.”

Davies era il più giovane di dieci figli, durante il cosiddetto baby boom, nato in una famiglia cattolica della classe operaia nella Liverpool del dopoguerra. Suo padre è morto quando aveva solo sei anni e mezzo, ma i ricordi di lui come un uomo potente, prepotente e violento sono vividi e, insieme all’amore e al sostegno della madre, formano l’elemento portante di Distant voices, still lives.
Il film è composto da due film separati, girati a due anni di distanza, ma con lo stesso cast e la stessa troupe. La prima sezione, “Voci lontane”, racconta i primi anni di vita di una famiglia cattolica della classe operaia che vive sotto un padre prepotente. La seconda sezione, “Ancora presenti”, vede i bambini cresciuti emergere nella Gran Bretagna degli anni ’50, a pochi anni dal rock and roll e dai Beatles , ma in qualche ancora lontani nel ricordo.
Il meccanismo della memoria viene attivato da Davies attraverso l’uso del canto a cappella: cantano tutti, canzoni leggere, popolari o sacre, fino al song sui titoli di chiusura “O Waly, Waly” di Benjamin Britten, al pianoforte con il tenore Peter Pears, meravigliosa chiusa per un film indimenticabile.
Per chi è interessato si trova qui  l’elenco completo della canzoni.

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Were the world mine (USA, 2008)

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Essendo un fanatico di Shakespeare non sono in grado di resistere a nessuna proposta, compresa questa rivisitazione di una trama classica quale il “Sogno di una notte di mezza estate“.
Were the world mine (2008) è un film a tratti non ben riuscito, talvolta ridicolo come nei balletti, talora tremendo nelle musiche delle canzoni tipo Broadway, ma fa sorridere e anche ridere e per questo vale ancora la pena.
Were the world mine“, sembra un’alternativa indipendente e una risposta gay alla trilogia Disney di “High School Musical”, prodotta in quegli anni. Il film è pieno di stereotipi gay (fatine, ragazzi con le ali, giocatori di rugby che fanno piroette…), ma tutto trattato con leggerezza e humor, come d’altronde conviene alla materia teatrale originale.

Dalla riduzione musicale di Henry Purcell nel 1695 (con il titolo di “The fairy queen“) fino a questo film del 2008, il fascino esercitato dalle opere di Shakespeare sembra non poter mai venire meno.

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His (Giappone, 2020)

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Questo film porta il titolo ed è il sequel di una miniserie TV uscita in precedenza, secondo i canoni sentimentali del cosiddetto genere BL (Boys Love). La serie TV racconta la storia d’amore di due ragazzi liceali, Shun Igawa e Nagisa Hibino.
Con mia grande sorpresa, il film si colloca su un terreno qualitativo molto superiore, con un approfondimento psicologico e sociale inaspettato, merito sicuramente del regista Rikiya Imaizumi e dello sceneggiatore Atsushi Asada.
Il traduttore giapponese che ha traslato i sottotitoli dal giapponese all’inglese racconta così la sua esperienza: “Come descrivere questo film? È un’esperienza di guarigione. Sono andato a vederlo in sala due volte, ed entrambe le volte piangevano tutti. Ho pianto anch’io mentre guardavo più e più volte le stesse scene sul mio programma per sottotitoli: ma erano belle lacrime! È un film molto gentile, molto tranquillo e molto importante, vorrei che molte persone potessero vederlo”.
In effetti devo confessare reazioni simili quando mi sono trovato a tradurre i sottotitoli di alcune scene cruciali, colpito nello stesso tempo dalla complessità e dalla profondità analitica delle vicende. Tanto mi basta per consigliare la visione di His, cercando di andare oltre a tutti gli stereotipi ai quali ci ha abituato la cinematografia LGBT.

Hio Miyazawa, l’attore che nel film interpreta la parte di Shun, in una intervista ha dichiarato: “In Giappone, quella che le persone considerano una normale “famiglia” è generalmente composta da padre, madre, figli e talvolta nonni, proprio come l’anime di lunga data, Sazaesan . Ma non è più necessariamente la norma. Una coppia gay con bambini, questa è una famiglia. Un genitore single e figli, anche questa è una famiglia. Forse i tuoi nonni ti hanno cresciuto, e anche quella è una famiglia.”

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Strikers and defenders (Inghilterra, 2020)

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Il film è disponibile a questo link: https://vimeo.com/ondemand/strikersanddefenders           

 

NQV Media, acronimo di New Queer Visions, è una compagnia inglese specializzata nel proporre raccolte di cortometraggi di tematica gay, incentrate ognuna su un determinato argomento. Nel caso di Strikers and Defenders, il filo conduttore dei film corti è il campo di calcio. I quattro cortometraggi esplorano il raggiungimento della maggiore età, il desiderio e la mascolinità aggressiva. Ogni racconto approfondisce esperienze che possono iniziare negli spogliatoi, ma espandersi oltre le sue porte. Sono storie su menti e corpi in mutamento, su anni formativi e prime esperienze, sull’essere apparentemente all’esterno e guardarsi dentro, sentirsi diversi e superare la normalità.

Partendo dalla tematica sportiva ogni cortometraggio affronta in maniera diversa temi sociali più ampi quali l’amicizia, l’abuso, la confusione e la perdita di fiducia, mettendo allo stesso tempo in evidenza la difficoltà nella formazione di una identità dei giovani ragazzi e la pressione dei pari.

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