Tucked (UK 2018)

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Oggi Vi proponiamo Tucked, un film made in UK. Quando la drag queen ottantenne, Jackie Collins, splendidamente interpretato da Derren Nesbitt, a cui è stato diagnosticato un tumore in fase terminale, conosce la giovane collega Faith, interpretato da un altrettanto bravo Jordan Stephens, decide di prenderla sotto la sua ala, ne nasce un’amicizia inaspettata, molto forte, che le aiuterà a conoscere se stesse e ad affrontare paure e dilemmi esistenziali. Un dramma dolce amaro sull’amore, l’amicizia e la perdita con un Derren Nesbitt (attore cult del cinema anni ‘50 e ‘60) in stato di grazia. Alcuni stereotipi vengono distrutti in Tucked, un film britannico che è stato presentato in anteprima mondiale all’Outfest e ha finito per vincere il premio del pubblico e un premio della giuria per il miglior film internazionale. Non vogliamo dire di più su un film per non rovinarvi la trama ed il piacere di vederlo.

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Il film fu uno dei più belli visti al Gender Bender di Bologna edizione 2018. Personalmente è uno dei miei “preferiti”. L’interpretazione che forniscono Derren Nesbitt e Jordan Stephens è ragguardevole e convincente. Il film ha ottenuto ben 8 premi e 5 nominations (Fonte: IMDb).   Novità: da questo rilascio verrà fornito un  video in formato .mkv con i sotto titoli già incorporati, in modo da renderVi più agevole la visione anche attraverso la stragrande maggioranza dei lettori e programmi software in commercio.  Vi rammentiamo che il player per eccellenza per visualizzare i file .MKV è il polifunzionale VLC. Per qualsiasi necessità / domande / suggerimenti potete scrivere a : enrico8@virgilio.it   (By Sauro, 2022 11 15).

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After Louie (USA 2017)

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Oggi Vi presentiamo un film che fu un evento centrale al 31 London LGBT Film Festival, e al Gender Bender 2017.
Si tratta di After Louie, interpretato dagli ottimi Alan Cumming (premiato e dichiarato), Wilson Cruz, e dal  bel Zachary Booth. Il drammaturgo e saggista Larry Kramer lo presenta così: “La mia prima impressione è di non aver mai visto un film gay come questo. E’ un film eccezionale. Il regista Vincent ha catturato aspetti del nostro mondo che non si sono mai visti al cinema, e insieme allo sceneggiatore Anthony hanno scritto qualcosa di veramente sorprendente e meraviglioso. La storia e il tema sono universali e interessano tutte le generazioni. Certamente racconta di persone molto più giovani di me, ma io mi sono ugualmente identificato ed ho sentito quei personaggi, quelle situazioni, quei drammi inerenti alle loro vite, come non dissimili da quello che noi abbiamo attraversato, sia come giovani in cerca d’amore o come anziani che si guardano indietro. E’ un film che avrà risonanza per tutte le generazioni”. Un film intenso, che mette in risalto il contrasto tra il passato, con particolare riferimento a coloro che hanno vissuto i primi anni dell’AIDS, ed i giovani di oggi, che vivono la cosa in maniera completamente diversa. La trama non la riveliamo per non rovinare la suspense.

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Noi speriamo che questo  film vi piacerà quanto è piaciuto a noi, confidiamo in un Vostro riscontro, lasciateci per cortesia un vostro gradito commento.  After Louie ha ottenuto 2 premi e due nominations.  (Fonte: IMDb). By Sauro

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Un Rubio – The blonde one (Argentina 2019 )

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Questa settimana proponiamo un film del regista argentino Marco Berger. Per gli amanti del genere queer, il regista argentino, classe 1977 nato a Buenos Aires, è una garanzia. “Un rubio“, fu presentato al Festival di San Sebastian nel 2019 e nello stesso anno alla 34a edizione del Lovers Festival di Torino. Un film essenziale nella fotografia e scenografia, tutto rivolto ad inqudrare i due protagonisti, che sono il padrone di casa Juan, l’attore teatrale e danzatore Alfonso Baròn,  ed il nuovo inquilino Gabriel, detto Gabo, “il biondo” del titolo, interpretato da Gaston Re, già componente della squadra di “Taekwondo” e qui impegnato anche in veste di co-produttore. Gabriel si è trasferito da poco a casa del collega Juan nei sobborghi di Buenos Aires. Juan ospita ogni sera donne diverse ma rivolge a Gabriel sguardi di intesa e sfioramenti fugaci. I due si rendono conto quasi subito di piacersi e la loro relazione, vissuta quasi totalmente all’interno delle mura domestiche, inizia senza grandi titubanze.  Crogiolandosi nello splendore virile dei suoi meravigliosi interpreti maschili, Marco Berger riflette sul desiderio maschile, spingendo la tensione sessuale fino al punto di rottura. Cinema di sguardi e di silenzi, in cui i dialoghi servono soprattutto a suggerire una facciata, oltre che a raccontarci la quotidianità dei personaggi.

Un Rubio ha vinto 3 premi ed ottenuto 4 nominations (Fonte: IMDb). By Sauro

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The Cakemaker (Israele/Germania 2017)

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Questa settimana Vi proponiamo  The Cakemaker, Il Pasticcere. Un film che ci è piaciuto tanto, a chi vi scrive, Sauro, ed al Cineforum Esse Vu. Berlino. Il giovane pasticcere Thomas ha una relazione con Oren, ingegnere israeliano con moglie e figlio in patria. Quando Oren sparisce nel nulla, non gli resta che recarsi a Gerusalemme per capire cosa è successo realmente. Qui, nel tentativo di scoprire la verità, finisce per lavorare come lavapiatti nel caffè gestito da Arat, la moglie di Oren. La quale, una volta scoperto il suo talento per i dolci, lo promuove in cucina. Ma non solo…  Dal punto di vista tematico, anche se le questioni legate alla religione, all’ebraismo, all’omosessualità e alla posizione di un tedesco in Israele sono temi delicati che il film affronta, quello che c’è di realmente sovversivo è il rifiuto di conformarsi agli standard della sessualità: nessuno nel film sembra essere chiaramente omosessuale o eterosessuale, e i protagonisti del film sono in cerca di amore e protezione, tenerezza e intimità, al di là dei ruoli sessuali. Il rifiuto di ridurre l’identità a qualsiasi etichetta tradizionalmente imposta è il vero cuore pulsante di The Cakemaker. Insomma, un film dove il tema centrale è l’Amore.

Il film venne presentato al Lovers Festival di Torino nel corso della edizione del 2018. Uno dei più bei film a carattere “queer” mai visto nel corso di un Festival cinematografico, di una poesia unica, dove l’unico protagonista è l’Amore con la A maiuscola. Qui ci viene fornito dal Cineforum Esse Vu di Bologna. Il film ha ottenuto 13 premi e 29 nominations (Fonte: IMDb). By Sauro.

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La Santa Piccola (Italia, 2021)

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Come anticipato nei commenti da Claudio, il Blog Caprenne  presenta una novità. L’importanza di tenere in piedi un progetto come quello creato con Caprenne è fondamentale per permettere la visione di film a tematica QUEER, altrimenti quasi impossibile per molti di Voi. Operare un lavoro come quello iniziato da Claudio, a cui rivolgiamo i nostri complimenti, comporta un lavoro notevole. Tra ricerca e visione di film. La loro sottotitolazione e revisione. Fino ad arrivare alla parte finale e tangebile: la pubblicazione. Tutto questo è oneroso per una sola persona. Il rischio è di perdere questo prezioso patrimonio. E’ con grande piacere che Vi annunciamo “un rinforzo”, ovvero un piccolo gruppo, che aiuterà ed affiancherà Claudio nell’aggiornare e tenere in vita il suo bellissimo Blog. Lo faremo cercando di tenere fede alla sua linea, ma apportando anche qualche novità. Come quella di recensire film nuovi. Il gruppo è per ora composto da chi Vi sta scrivendo, Sauro, da Claude, Frank e Mauro. Ed ovviamente, Claudio! Per le recensioni invece avremo collaborazioni esterne dal Cineforum Esse Vu di Bologna. Cercheremo di non deluderVi e faremo del nostro meglio. Cominciamo con una novità:  la prima “recensione” operata dal nuovo gruppo. Il film è La Santa Piccola. Il film è disponibile sulla piattaforma  NetfliX. Di seguito le nostre “prime recensioni” 😊

La Santa Piccola. Napoli, Rione Sanità. La povertà. Il disagio. I pratagonisti sono Lino, riccioli biondi, fisico statuario da bronzo di Riace, interpretato da Francesco Pellegrino. Mario, interpretato da Vincenzo Antonucci. La piccola Annaluce, la Santa Piccola, interpretata da Sofia Guastaferro. Ed infine ma non ultima la mamma di Lino e Annaluce, Perla, interpretata da Pina di Gennaro. Perla è esaurita, persa nella sua casa, dove fuma e basta. Lino manda avanti come puà la baracca, con i suoi “lavoretti da quattro soldi”, come in una scena gli rinfaccia la sua mamma. Annaluce. detta Nanù, va a scuola. Un giorno avviene un miracolo. Nanù durante una processione fa risorgere una colomba. Il mito. La sua fama si espande. La casa diventa un pellegrinaggio. La fede non si può spiegare quando si vive la tragedia, la malattia, il dolore. Ci si aggrappa a tutto. Annaluce diventa la Santa Piccola. Le storie cominciano a scorrere parallele, tra il divenire della santità di Nanù, e i due amici “fraterni”, Lino e Mario. Ma Mario prende consapevolezza, giorno dopo giorno, che il sentimento che lo lega a Nino non è più soltanto l’amicizia fisica tra “napoletani”, fatta di abbracci, bacetti sui capelli, ma è diventato qualcosa di molto più grande. Lino si è innamorato del suo migliore amico Lino. Struggente la scena di sesso a tre, dove Lino e Mario fanno sesso, a pagamento, con una ricca signora della borghesia bene napoletana. Dove lino vive un sesso non diretto con il suo amato. Soltanto chi ha provato l’innamoramento non ricambiato per un’altra persona può profondamente provare empatia per Mario. Ma non sappiamo se  Lino effettivamente respinga o ricambi l’amore di Mario. Probabilmente no, ma non è scontato. Il finale è aperto.  (Sauro)

Credo che il bello del film sia l’equilibrio ed l’eterno dualismo tra sacro e profano. Da una parte la Fede, la Santità e spiritualità, dall’altra la sensualità e sessualità dei protagonisti maschili. Il film è piacevole perché è fatto di immagini/quadri che mettono in mostra più che dire. La critica alla religione quando diventa mercificazione della fede (con la mamma e il prete che “vendono” la piccola Santa). Ma anche la bella scena di sesso a 3; fatta non tanto per mostrare corpi nudi, ma per far capire attraverso gli sguardi dei 2 ragazzi il non detto ( il desiderio di Mario per l’amico e dall’altra perdita e sofferenza di Lino perché non più pilastro della famiglia). Credo che sia un film pieno di sensualità, mostra una Napoli povera, ma piena di quella malizia che conosco bene. I personaggi in un certo modo sono tutti prigionieri di qualcosa: di un rione dal quale vogliono fuggire, da una vita vuota, dal Culto, dal ruolo di cardine famigliare, dall’orientamento sessuale. Alla fine per chi si accetta per quello che è, e non per quello che altri si aspettano, sembra esserci una liberazione.  (Fabio)

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Al Berto (Portogallo 2017)

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Proponiamo un film che riscosse un buon consenso nel corso di Torino 2018. Si tratta di una produzione molto dolce, come il paese di produzione del film. Portogallo, estate 1975. Al Berto, venticinquenne poeta bohemien, fa ritorno nella nativa Sines da Bruxelles, dove ha vissuto molti anni lontanto dal suo paese. Il suo intento è di studiare da pittore. Il giovane inizia a frequentare i giovani artisti del luogo ed inizia una relazione sentimentale con uno di essi, João Maria.La sua villa, in cui organizza feste mai viste prima, diviene l’epicentro di un terremoto che sconvolge la quiete del sonnolento paesino: con lui i giovani, che vogliono vivere liberamente, contro di lui l’establishment, che,nonostante il vento di cambiamento che spira dopo la fine della dittatura, non riesce a capire comportamenti che giudica oltraggiosi, facendo storcere il naso ai benpensanti del luogo. Come la relazione tra Al Berto ed il bel João Maria…

Il film venne presentato al Lovers Festival di Torino nel corso della edizione del 2018. Qui ci viene fornito dal Cineforum Esse Vu di Bologna. Il film ha ottenuto 13 premi e 29 nominations (Fonte: IMDb)

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PERSÉPHONE – I. Stravinskij – Teatro Real de Madrid (2012)

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NOTA: fare attenzione che video e sottotitoli abbiano lo stesso nome, altrimenti rinominare

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Non c’è guerra che tenga, molti dei miei musicisti preferiti sono russi: Čajkovskij, Stravinskij, Šostakovič, Prokof’ev. Caso a parte Vladimir Horowitz, David Ojstrach e Svjatoslav Richter: tre immensi esecutori musicali ucraini, che oramai non devono essere più chiamati russi, ma appunto ucraini.

L’arrivo della primavera induce a voler evadere dall’inferno in terra scatenato in Ucraina dal regime del dittatore russo, niente di meglio per ridare speranza che rivivere l’antico mito greco di Persefone, che ogni anno riemerge dal gelo infernale a riportare la rinascita della primavera sulla terra.
Perséphone è una composizione di Stravinskij in tre parti composta fra il 1933 e gennaio 1934 su testo del poeta francese André Gide. Sebbene l’autore definisse Perséphone come “mélodrame”, in realtà si tratta di un’opera più complessa, ben lontana sia dalla tradizionale opera italiana sia da un semplice melologo; l’opera comprende infatti musica, canto, danza e recitazione.
L’opera fu commissionata a Stravinskij nel 1933 da Ida Rubinstein per la stagione del 1934 a l’Opéra di Parigi. L’idea era quella di far rivivere la meravigliosa triade del Teatro Greco: Poesia, Musica e Danza. Il testo è costituito da un dramma di André Gide ispirato al mito di Demetra, così come viene descritto nell’Inno a Demetra di Omero.
Come giudizio sulla musica di Stravinsky per Perséphone riporto quello lusinghiero dato da Robert Craft, direttore d’orchestra e biografo del compositore russo: «Perséphone trabocca di magnifiche innovazioni orchestrali. Mai un numero così ridotto di note di pianoforte fu utilizzato con un tal brio. Mai nessun compositore era riuscito a dare alla musica un tal rilievo tramite una strumentazione individuale ed elegante ad ogni frase dell’opera. Nel suo complesso l’opera – per citarne il testo – è fresca come “il primo mattino del mondo”».
L’esecuzione proposta è quella del Teatro Real di Madrid (2012) con la superba regia di Peter Sellars e la partecipazione di un ensemble di danzatori della Cambogia, che danno all’opera un gusto esotico orientaleggiante richiamante quello che poteva essere (ma non lo sappiamo) lo stile di danza dell’antica Grecia.

TRAMA
In genere nel caso di un film si evita di raccontare tutta la trama, per non togliere il piacere di scoprire il finale. In questo caso però l’intera trama è ben nota, trattandosi dell’antico mito di Demetra e Persefone che molti avranno stadiato anche a scuola, quindi di seguito la guida all’ascolto presa da Wikipedia:

PARTE PRIMA – Persefone rapita.
il sacerdote Eumolpo (tenore) invoca la dea Demetra, regina della terra, e ricorda come la figlia di lei Persefone (voce narrante) venne rapita. Nella rievocazione le ninfe circondano Persefone cantando e danzando, glorificando la Natura e la bellezza dei suoi fiori; quando appare il narciso Persefone si inchina sul fiore e lo coglie, nonostante gli avvertimenti di Eumolpo, e vede così il mondo degli Inferi con le sue anime tristi e disperate. Le ninfe incitano quindi la principessa a restare con loro, ma Persefone vuole portare conforto alle anime dei trapassati.
PARTE SECONDA – Persefone agli Inferi.
Narra del passaggio di Persefone nell’Ade e della sua unione con Plutone; Persefone rifiuta i doni di Plutone; quando Mercurio le offre un frutto del melograno per farle desiderare di tornare sulla terra, la principessa morde il frutto e viene presa da una grande nostalgia. Intanto sulla terra cambiano le stagioni, la primavera impallidisce e Persefone rimpiange di aver abbandonato la madre.
PARTE TERZA – Persefone rinata.
La principessa Persefone ritorna alla vita, si ricongiunge alla madre e allo sposo terrestre Trittolemo; intanto la natura sulla terra si risveglia come da un letargo, la primavera si colora di fiori. Persefone però sa di dover tornare nell’Ade dal suo sposo infernale perché il suo destino è anche quello di portare alle ombre un po’ di luce e di conforto; ella si incammina a lenti passi e volontariamente fa ritorno nel mondo tenebroso degli inferi; in tal modo ella porterà sia la luce alle anime degli Inferi, sia la primavera sulla terra.

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Eastern boys (Francia, 2013)

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Pochi giorni prima dell’aggressione russa all’Ucraina, ho iniziato a sistemare i sottotitoli di Eastern boys, film francese del 2013 dello scrittore e regista Robin Campillo (La classe – 2008, Palma d’Oro a Cannes, L’Atelier – 2017, 120 battiti al minuto – 2017, Grand Prix a Cannes). Nel procedere ho scoperto che dei 3 interpreti principali uno è francese, uno ucraino e uno russo, proprio nel momento in cui è iniziata la guerra di sterminio della Russia nei confronti del popolo ucraino, accrescendo ovviamente di molto l’interesse per questo straordinario film.

Segnalo una interessante intervista al regista (https://filmuforia.com/interview-with-robin-campillo-director-eastern-boys-2013/) che descrive in maniera esauriente il processo di scrittura e realizzazione del film, e anche alcune curiosità: trattandosi di una storia di invasione domestica il regista ha pensato bene di usare per le riprese il proprio appartamento, in modo da vivere da vicino questo tipo di esperienza: “Mi piace la sensazione di essere invaso dai miei personaggi, nel mio film e nel mio spazio”. Gli attori sono talmente bravi che molti a suo tempo hanno pensato che si trattasse di personaggi presi dalla strada, quando invece l’attore che interpreta Marek proviene da una famiglia di attori e recita con grande professionalità.

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Été 85 (Francia, 2020)

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Estate ’85 (Été 85) è un film del 2020 scritto e diretto da François Ozon.
Il film, adattamento cinematografico del romanzo “Danza sulla mia tomba” di Aidan Chambers, è stato selezionato per il Festival di Cannes 2020. Il romanzo è reperibile in traduzione italiana anche su ebook, ed è una lettura molto coinvolgente esorretta da uno stile letterario di grande qualità. Non c’è da stupirsi se il giovane Ozon sia stato colpito così tanto da volerne fare la sua opera prima, anche se il progetto si è potuto realizzare solo ora.
A me è capitato di leggere il romanzo pochi anni fa, il regista François Ozon invece sembra averlo letto nella sua giovinezza durante gli anni ’80, mentre si trovava in vacanza in Normandia: di qui la scelta di spostare l’ambientazione nei luoghi e nel periodo in cui Ozon ha letto il romanzo.

Non anticipo niente dicendo che il racconto parte subito introducendo il tema fondamentale della morte, evocato in modo inequivocabile anche dal titolo del romanzo di Chambers. Nell’estate del 1985 in Normandia, Alexis, ragazzo sedicenne con pensieri continui sulla morte, esce in mare e viene salvato dal diciottenne David quando la sua barca si capovolge. Tra i due ragazzi nasce una tumultuosa storia d’amore, che terminerà con la morte di David in un incidente di moto. Alexis, e anche lo spettatore, si trova trascinato in impulsi e ossessioni che solo durante l’adolescenza si sperimentano in modo così intenso e totalizzante.
A me il film è piaciuto molto ma, data la complessità delle tematiche e la fama del regista non aggiungo altri commenti: mi limito a segnalare due recensioni (una favorevole ed una contraria), utili comunque ad approfondire il significato del film.
Recensione favorevole: https://www.mymovies.it/film/2020/ete-84/
Stroncatura: http://www.cinelapsus.com/ete-85-2020-di-francois-ozon/
Riguardo alle musiche, ho riascoltato con emozione dopo tantissimo tempo la canzone “Sailing” di Rod Stewart, mentre non mi ha detto niente il brano dei The cure, data la mancanza di un adeguato retroterra di cultura rock-pop.

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A Wake (USA, 2019)

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Il caso ha voluto che mi trovassi a considerare contemporaneamente per la pubblicazione sul blog due film recenti, diversi per clima culturale e sviluppo drammatico, ma accomunati da uno stesso argomento: come un adolescente affronta la perdita derivante dalla morte di una persona a lui vicina. Si tratta di A wake, film USA del 2019, e Été 85, del grande regista francese Francois Ozon. Ho portato avanti in contemporanea la sistemazione dei sottotitoli, ora li pubblico uno di seguito all’altro.
Inizio con A wake (Una veglia) del regista americano Scott Boswell.
Si tratta di una produzione indipendente, ambientata all’interno di una tipica famiglia americana di forte impronta religiosa e cristiana, i cui classici atteggiamenti omofobi trovano comunque rispondenza nella comunità e negli ambienti nei quali il protagonista Mitchel si è trovato a vivere. Una famiglia razzista e intollerante verso l’omosessualità, tanto che i genitori di Mitchel credono esplicitamente che essere gay sia un peccato per il quale l’anima brucerà per sempre all’inferno.
In questo contesto il giovane Mason si trova ad affrontare il senso di colpa e il trauma per la perdita del fratello gemello Mitchel, mentre la famiglia è all’oscuro dei risvolti segreti della vita di Mitchel: i segreti e il lutto hanno comunque un effetto tossico su tutti i componenti della famiglia.

Da segnalare la prestazione attoriale di Noah Urrea, che interpreta i due gemelli Mason e Mitchel. Naturalmente il budget del film indipendente non consente i trucchi oggi correnti, ma il regista ovvia utilizzando gli angoli di ripresa e il montaggio per creare scene in cui Urrea sembra parlare con l’altro personaggio che sta interpretando.

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