Theory of Love episodi 1- 6 (Thailandia, 2019)

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EPISODI
(nota: tradotti per il momento 6 episodi su 12)

01 Best Friends (Migliori amici)
02 Love Actually (L’amore, davvero)
03 Friends with Benefits (Amici con benefici)
04 Crazy, Stupid, Love (Pazzo, stupido, amore)
05 10 things I Hate About You (10 cose che odio di te)
06 Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Se mi lasci ti cancello)

Le pene di un amore non corrisposto e gli incerti confini tra amicizia e amore nell’età dell’adolescenza.
Theory of Love è una serie thailandese prodotta dalla GMMTV, una società di produzione televisiva che produce programmi TV, serie TV, canzoni e video musicali.
La serie è iniziata nel giugno 2019 e si è sviluppata su 12 episodi con cadenza settimanale. È tratta dal racconto originale thailandese scritto da JittiRain, scrittrice specializzata nei racconti Boys Love (BL).

Pur rientrando sempre nel genere, la serie è probabilmente una delle più riuscite dell’anno. Attori, registi e sceneggiatori stanno visibilmente migliorando rispetto ai prodotti thai di qualche anno fa, ed i protagonisti hanno acquistato una loro fama soprattutto presso le fans asiatiche, e anche nel resto del mondo.

Fanmeeting a Taiwan fra i due attori protagonisti e le loro fans.

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White frog (USA, 2012)

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White frog (regia di Quentin Lee) è un film che molti, me compreso, hanno visto nella sua versione doppiata in italiano. Come in altri casi, mi è piaciuto riproporre il film nella versione da me preferita, con audio originale e sottotitoli in italiano, a partire dall’unica disastrosa versione inglese circolante sul web, che consta di circa 1800 righe con continui doppioni e ripetizioni: alla fine di un allucinante lavoro ho ricondotto la misura a circa 900 righe, compresa la ricostruzione del timing. È per questa ragione che metto a disposizione anche i sottotitoli inglesi, la cui versione corretta non sembra reperibile sul web.
White frog (La rana bianca) è un film familiare ben scritto e ben recitato, soprattutto da parte del gruppo di attori giovani, tanto che riesce ad essere avvincente, commovente e totalmente credibile. In particolare la prestazione del protagonista Nick, affetto da sindrome di Asperger (autismo), che si troverà a fare i conti con la propria ma anche con l’altrui diversità, soprattutto quella dell’adorato fratello Chaz, che lui perde all’improvviso in un incidente. Il film quindi gioca in maniera efficace su più temi: la perdita e il lutto, la crisi delle identità, le diversità e la ricerca di accettazione. Quindi non solo la tematica omosessuale ma le problematiche derivanti dal disagio mentale e comportamentale..

Fin dalla sua uscita White frog è stata una rivelazione, lontano dagli schemi del genere gay, talmente sincero (si stenta a credere che il giovane attore che recita Nick non sia davvero autistico!) da lasciare a chi l’ha visto allora ed a chi lo rivede ora una profonda impressione e una grande commozione.

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Malila, the farewell flower (Thailandia, 2017)

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Malila: The farewell flower (Gelsomino, il fiore del congedo), è il terzo film diretto dalla geniale regista thailandese Anucha Boonyawatana, dopo Down the river (2004) e The blue hour (su questo blog, 2015). Il film è stato presentato in anteprima al Busan International Film Festival 2017 dove ha vinto il Kim Jiseok Award. Con i suoi paesaggi allucinati e l’abile mescolanza di sacro e profano, Malila si avvicina molto al lavoro del maestro thailandese Apichatpong Weerasethakul di Tropical Malady.

Anucha Boonyawatana

Malila: The farewell flower è un film stupendo, una meditazione contemplativa e piena di sentimento sulla bellezza, l’effimero e la perdita, racconto elegiaco e malinconico in bilico tra il dolore esistenziale e la sua contemplazione. Il film segue i 2 ex amanti Shane e Pich mentre si ritrovano per lottare contro la malattia di Pich: la mortalità viene esplorata attraverso la filosofia buddista e il Bai Sri, un ornamento devozionale di fiori di gelsomino la cui creazione è indissolubilmente legata alla sua dissoluzione. I delicati fiori di gelsomino iniziano a deteriorarsi non appena sono piegati e attorcigliati alle foglie, divenendo simbolo della caducità del mondo e delle cose.

Il rito del Bai Sri Kwun è una cerimonia di benvenuto che si celebra quando qualcuno di importante arriva o si congeda.
Lo scopo del rituale è di riunire al corpo lo spirito che, per un motivo o per l’altro, vorrebbero andarsene, lasciando la persona in preda a malattie e disturbi. Quindi il Bai Sri oltre che una forma di saluto simboleggia anche una forma di guarigione.

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Eternal summer (Taiwan, 2006)

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Di recente Netflix ha presentato una bella serie taiwanese, The nowhere man. Rivedere l’interprete principale, Joseph Chang (Hsiao-chuan Chang), mi ha portato a ripercorrere le occasioni nelle quali mi era capitato di vederlo come attore, a cominciare dalla serie Crystal Boys (su questo blog), ma soprattutto l’indimenticabile Eternal summer (2006). Il film l’ho visto allora con i sottotitoli di Asianworld (a cura di Shonenbat) e oggi, a 10 anni di distanza, penso sia venuto il momento di riproporlo con adeguata revisione dei sottotitoli, a cominciare dall’uso di sciocchi nomi inglesi al posto degli originali cinesi, probabilmente per aiutare il film a circolare in ambito occidentale.

Nota: nella lezione della maestra all’inizio del film, che parla dei corpi celesti, c’è una allusione al significato astrologico dei nomi cinesi dei tre ragazzi protagonisti:

Shou Heng 守恒 rappresenta il sole: 恒星 heng xing (stella)
Zheng Xing 正行 rappresenta la terra: 行星 xing xing (pianeta)
Hui Jia 慧嘉 rappresenta la cometa: 彗星 hui xing (cometa)

– Il sole brilla ininterrottamente.
– La terra segue la sua orbita attorno al sole, senza potersi avvicinare.
– La cometa porta la sorpresa nel sistema solare.
Il quadro è incompleto senza ognuno di loro.

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A Moment in the reeds (Finlandia, 2017)

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Opera prima di Mikko Mäkelä, che ha scritto la sceneggiatura e diretto il film. Realizzato a basso budget per mantenere al massimo la libertà di espressione, con la stessa logica il regista ha deciso di scegliere attori gay per i 2 ruoli principali, decidendo anche di non scrivere quasi nessun dialogo prima delle riprese. In tal modo ha lasciano volutamente una grande libertà agli attori, che improvvisano il testo nella maggior parte delle scene, il che conferisce al film un naturalismo e una semplicità sorprendenti. Il naturalismo è rafforzato dalla lingua scelta: Leevi e Tareq, uno finlandese e l’altro immigrato siriano, si parlano con un inglese approssimativo che non è la loro lingua madre. Questo riflette una realtà forse poco presente sullo schermo: l’utilizzo di un inglese internazionale come lingua comune ai giovani di tutto il mondo.
Il film trova tutta la sua forza e la sua vitalità nel ritratto di questa gioventù: vediamo due ragazzi del nostro tempo che, malgrado le origini diverse, si comprendono, condividono le stesse preoccupazioni, le stesse inquietudini, e lo stesso modo di vivere la loro sessualità in seno alla famiglia e sul web.

Malgrado la distanza, culturale prima che geografica, che separa i due giovano protagonisti, le preoccupazioni di Tareq e quelle di Leevi sono simili: un ambiente conservatore molto vincolante, e un’omosessualità che fatica a farsi spazio all’interno della famiglia.

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Aus der Haut – Shed my skin (Germania, 2016)

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Prosegue la linea dei film tedeschi con Aus der haut, film che mi è stato consigliato dall’amico Marco Calcinelli, il quale ha curato anche la revisione dei sottotitoli a partire dal tedesco, lingua per me ignota.
Aus der haut è una storia di coming out, un film dolce e tutt’altro che perfetto, ma certamente da vedere.
Fondamentalmente è la storia di Milan, un adolescente che a 17 anni si trova a scoprire una sua sospetta omosessualità, e le conseguenze per lui e la famiglia. E naturalmente questa, come qualunque altra ragione, è l’occasione per il protagonista per entrare in una tipica fase adolescenziale di depressione e ribellione.
Mentre è ubriaco, Milan distrugge l’auto del padre ed i genitori immaginano il peggio, pensando che il figlio sia affetto da disturbi dell’attenzione, che prenda droghe o che abbia qualche altro problema da cui debba essere salvato. Quindi sono sollevati nello scoprire che il figlio è “solo” gay: non è un problema per genitori moderni e ben adattati come loro, e in una scena fra le più esilaranti del film possono tornare come se niente fosse ai loro problemi di coppia.

Alla fine si giunge a capire che per un adolescente la cosa più difficile può non essere un coming out, in un contesto sociale abbastanza tollerante, ma forse la necessità di crescere e diventare maggiorenne.

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HIStory3 – Make Our Days Count (Taiwan, 2019)

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Episodi: 20       Episodi usciti:  6

 

Sono appena iniziati ad uscire gli episodi di una nuova serie di HiStory, contenitore taiwanese di storie TV del genere B.L., alla sua terza edizione (HiStory3). Alcune delle precedenti serie – HIStory1 e HIStory2 – si trovano già tradotte su questo blog.
Stavolta la storia riguarda due studenti liceali con i caratteri agli antipodi: mentre Xiang Hao Ting è estremamente estroverso e un po’ prepotente, Yu Xi Gu, gracile e quasi anoressico, preferisce mantenere un profilo basso e concentrarsi sui suoi studi. I due sembrano destinati a futuri totalmente diversi: il libresco Yu Xi Gu sembra destinato al successo accademico, mentre per Xiang Hao Ting la vita è solo una lunga gara di popolarità. Ma le stranezze del destino – a cui dà una mano una compagna di scuola – porteranno ad incrociarsi i percorsi dei due giovani.
Spero di poter far uscire i  20 episodi con cadenza settimanale ogni sabato.

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Reincarnate (Thailandia, 2010-2017)

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Reincarnate è un film del 2010 del regista thailandese Thunska Pansittivorakul (wikipedia.org/wiki/Thunska_Pansittivorakul), il quale nel 2017 ne ha prodotto una versione revisionata soprattutto nelle immagini e nei colori. Questa versione, da lui pubblicata su Vimeo, è quella che ho usato per la traduzione dei sottotitoli, impressi in inglese sul video.
Thunska Pansittivorakul si è diplomato in educazione artistica all’Università di Bangkok e ben presto ha allargato la sua attività artistica all’uso della telecamera, iniziando nel 1997 a fare piccoli film autoprodotti e partecipando con questi a dei concorsi. In uno di questi era presente nella giuria Apichatpong Weerasethakul (wikipedia.org/wiki/Apichatpong_Weerasethakul), il più famoso regista thailandese a livello internazionale. Apichatpong ha apprezzato molto il lavoro di Thunska e in seguito lo ha molto supportato, soprattutto nei festival internazionali che sono l’unico spazio nel quale Thunska Pansittivorakul ha la possibilità di presentare i suoi lavori: un regista invisibile in patria ma apprezzato nelle grandi manifestazioni internazionali.
In una recente intervista all’Asia Film Festival in Italia, Tunska ha dichiarato: “Anche se nella situazione attuale non posso far vedere i miei lavori in Thailandia, spero che in futuro possano essere utili almeno come testimonianza di quello che succede oggi”.

Thunska attraverso Reincarnate si oppone ad una legge della Thailandia che va ben oltre la censura; con questa legge mostrare certe cose (ad esempio atti sessuali) non è solo vietato, ma diviene anche reato. Il film inizia con un testo che è anche una presa di posizione: “Act 2008: in Thailandia è vietata la proiezione di tutti i film che mostrano rapporti sessuali o contengano scene che mostrano l’organo sessuale. Inoltre, l’Ufficio di censura può ordinare tagli o vietare film contro la moralità, che sovvertano la nazione o influenzino la sicurezza della nazione“.
Per un regista che nei suoi film sente impellente il bisogno di concentrarsi sulla passione fisica, c’è quindi un problema. Thunska sostiene che avrebbe rinunciare al cinema se non fosse stato in grado di seguire le sue motivazioni (artistiche e sessuali). Una proiezione pubblica di Reincarnate in un cinema in Thailandia è fuori discussione, il regista verrebbe subito arrestato.

Una storia d’amore gay. Una storia sotto forma di ricerca sperimentale, a metà strada fra il documentario e la finzione, probabilmente soprattutto un film politico.
Ma anche un film molto personale, con lo stesso regista che condivide con noi la sua vita e i suoi sentimenti, la sua passione personale nei confronti dell’attore protagonista, Panuwat Wisessiri. In varie scene Thunska mostra l’amore omosessuale tra maestro e allievo in maniera più esplicita che mai, mentre diverse scene criptiche rimandano alla oppressiva situazione politica thailandese.

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Take me to the river (USA, 2015)

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Regia, sceneggiatura e produzione: Matt Sobel, alla sua prima produzione.
Canzone finale: Under Pressure – Queen & David Bowie

Presentato al Sundance Fim Festival 2015 e nominato al premio del pubblico come miglior film dal budget più contenuto. Tipico prodotto del maggior festival americano del cinema indipendente, creato e patrocinato dall’attore Robert Redford.
Il regista, sceneggiatore e produttore Matt Sobel racconta di essere partito da una esperienza personale quando, durante una riunione di famiglia nella fattoria dove poi ha girato il film, ha fatto un incubo nel quale era falsamente accusato di qualcosa di terribile durante una di quelle riunioni: “Ricordo di aver realizzato che tutto ciò che dicevo per difendermi avrebbe solo peggiorato la situazione, quindi dovevo stare zitto, anche se ribollivo per la sensazione di ingiustizia. Il mio primo obiettivo nel creare questo film è stato quello di catturare quella sensazione viscerale.” Il film si nutre fra l’altro dello scontro fra la cultura progressista della California, dalla quale proviene il protagonista, e gli ostracismi omofobi del Midwest rurale, fonte del potere politico dell’ultimo (speriamo) sciagurato presidente USA.

Sobel dichiara che gli è sempre piaciuto pensare alla storia come a una storia di inversione di età dove, invece di acquistare fiducia, il personaggio principale finisce per essere meno sicuro di molte cose rispetto all’inizio. Ryder, il protagonista gay adolescente, è fin dall’inizio sicuro della sua sessualità, a lui non serve il classico “coming out”, e lungi dallo scoprire la sua identità sessuale e il suo posto nella società, fa una sorta di cammino inverso, prendendo le mosse dal potere di altre soggettività per mettere in discussione le sue certezze.

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